7 Agosto 2020
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Coronavirus, per i consulenti finanziari danni pari a 300 milioni. Necessario accedere ad una quota del FIRR

Il vuoto assoluto di tutela economica collettiva per i quasi 5 milioni di partite IVA italiane non consentirà di compensare (nemmeno parzialmente) una temporanea diminuzione dei ricavi che, per i consulenti finanziari, non sarà inferiore al 30% per il solo 2020.

Tempi bui per i consulenti finanziari. Oltre ad un generale ripensamento della professione, dettato dagli effetti durevoli della pandemia sulle future modalità di relazione con la clientela, questa categoria di professionisti, che in Italia può contare su circa 35.000 operatori effettivi, sta vivendo un fortissimo rallentamento dell’attività, causato sia dal “distanziamento sociale” imposto dall’azione di contrasto al contagio, sia dai crolli generalizzati delle borse e del valore dei portafogli di una clientela sempre più impaurita e immobile.

Rispetto agli shock di mercato già vissuti (2001 e 2008, per citare i più recenti), quello attuale non è dipeso da fattori endogeni al sistema (come, ad esempio, fu la crisi dei mutui subprime nel 2008), ma da un fattore esogeno – un virus aggressivo, nato chissà come e chissà dove – che impedisce ai consulenti di espletare la loro principale funzione, e cioè la “prossimità fisica” con il cliente. Niente, infatti, è più tranquillizzante di un incontro con il proprio consulente, durante il quale confrontarsi sui problemi e ricevere le informazioni che servono per portare avanti con fiducia le proprie strategie.

Tutto questo, al momento, manca, e mancano anche le strategie. La paura del contagio ci ha colti del tutto impreparati, ed i cambiamenti che il Coronavirus porterà alle economie di tutto il mondo rende impossibile abbozzare qualunque scenario a breve termine. Quello che è chiaro, invece, è che il vuoto assoluto di tutela economica collettiva per i quasi 5 milioni di partite IVA italiane non consentirà di compensare (nemmeno parzialmente) una temporanea diminuzione dei ricavi che, per i consulenti finanziari, non sarà inferiore al 30% per il solo 2020. Pertanto, la durata dell’emergenza diventa il fattore determinante per elaborare una previsione del danno economico complessivo verso il quale la categoria va incontro, e nei confronti del quale lo Stato non ha opposto alcun ammortizzatore sociale o sostegno (così come sta già facendo per il lavoro dipendente e per le imprese) che possa attenuare significativamente gli effetti di questa sciagura. Infatti, il governo Conte ha affidato all’INPS l’erogazione di un bonus una tantum alle c.d. partite IVA di soli 600 euro (forse ripetibile ad Aprile), la cui destinazione anche ai consulenti, dalla lettura del decreto, appare dubbia. La gestione delle richieste, in ogni caso, sembra che verrà disciplinata attraverso un “clik day” – questa la voce circolata negli ultimi due giorni, poi timidamente smentita dal sottosegretario all’Economia Baretta – ossia una sorta di lotteria, inaccettabile in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, in cui non vi è nessun criterio di assegnazione se non quello del primo arrivato.

Non si distingue per generosità neanche Enasarco, la cassa di previdenza obbligatoria dei consulenti finanziari, che ha stanziato un sostegno economico di soli 8,4 milioni (la “bellezza” di circa 250 euro a testa, nell’ipotesi che la richiedano tutti), a fronte di un danno stimabile, per la categoria dei CF, in almeno  300 milioni di minor fatturato solo nei prossimi nove mesi. Del resto, che si sarebbe arrivati a tanto si era capito già dal comunicato di qualche giorno fa, in cui Enasarco metteva le mani avanti annunciando “….di essere sul punto di presentare tutte le possibili istanze al governo, considerando anche il fatto che la crisi perdurerà anche dopo l’emergenza, con l’unico e invalicabile limite rappresentato dal fatto che le risorse oggi disponibili e le misure adottate non dovranno mettere a rischio le prestazioni future, sia previdenziali sia assistenziali”.

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E dire che, poco prima, i consiglieri della Fondazione Marcianò, Gaburro, Mei, Ricci e Triolo, in una lettera indirizzata al presidente Costa e al direttore Bravi, avevano fatto notare che tutti gli aderenti all’Adepp, ossia l’Associazione degli enti previdenziali privati, avevano già deliberato o stavano deliberando sul rinvio, la sospensione o il congelamento degli adempimenti previdenziali, chiedendo che all’ordine del giorno del successivo CdA venisse messo al primo punto una discussione su una serie di interventi come, ad esempio, il congelamento degli adempimenti previdenziali, la sospensione del pagamento delle cartelle, la proposta di modifica della convenzione FIRR per consentire agli agenti la facoltà di richiederne una anticipazione e la possibilità di utilizzare le somme rivenienti dai rendimenti netti del patrimonio (fatta salva la riserva legale e la sostenibilità dell’ente).

Persino Confesercenti aveva bacchettato Enasarco, dicendo a gran voce che contro il virus doveva fare di più per i consulenti finanziari. Anche Federpromm, per bocca del suo Segretario Manlio Marucci, si era rivolta al Ministro Gualtieri rappresentando “…la necessità inderogabile di non lasciare fuori dal provvedimento anche tutti gli operatori professionali dell’intermediazione finanziaria, creditizia ed assicurativa, quali i consulenti finanziari e gli agenti assicurativi/previdenziali che operano a partita Iva. Un universo di qualificati professionisti iscritti ai vari albi di categoria (oltre 250mila) che gestiscono e hanno a cuore in questo particolare momento il risparmio delle famiglie italiane…”.

Pertanto, appare evidente che, se dal governo Conte i consulenti finanziari non possono attendersi particolari benefici, lo stesso non deve accadere con Enasarco; la Cassa dovrebbe mettere in atto, rapidamente, tutti i passi necessari per consentire a ciascun consulente di poter attingere ad una quota significativa del proprio FIRR (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto), il cui accantonamento complessivo, per la sola categoria dei CF, si stima essere non inferiore a 200 milioni su un totale a bilancio superiore ai 2 miliardi.

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