3 Giugno 2020
Politica Economica In primo piano

No Eurobond, vincono i paesi dei criminali negati alla giustizia, dei free joint e delle signorine in vetrina

“…Nessuno di questi paesi vuole avere qualcosa in comune con l’Italia, che rimane per loro un semplice mercato di sbocco, possibilmente da depredare come già hanno fatto, nella Storia Moderna, Napoleone ed Hitler…”

Editoriale di Alessio Cardinale*

Nel negoziato sugli eurobond, anche questa volta ha prevalso la linea di quei paesi ostinatamente contrari all’adozione di uno strumento di vera solidarietà europea. Neanche le migliaia di morti di una pandemia globale hanno convinto la Merkel – con i conservatori tedeschi che la tengono nella sua poltrona – e la sua ancella Christine Lagarde a fare l’unica cosa che andava fatta: prendere per mano gli olandesi di Mark Rutte (quante metafore in un solo cognome…) e convincerli a non fare il bastian contrario.

Invece, il Cancelliere tedesco ha preferito seguire le indicazioni politiche di chi la tiene in sella da tre mandati, senza irritare gli amici olandesi che trova sempre alleati quando c’è da salvare le proprie banche in rovina.

Pertanto, le trattative sui c.d. Coronabond sono finite come la Merkel aveva già annunciato ieri sera, mettendo una pietra tombale sulla possibilità che potesse essere messo in campo qualcosa – sia anche un normalissimo titolo obbligazionario “europeo” – che ci accomunasse tutti in uno stesso popolo. Invece, il messaggio è chiaro: nessuno di questi paesi vuole avere qualcosa in comune con l’Italia, che è un semplice mercato di sbocco, possibilmente da depredare come già hanno fatto, nella Storia Moderna, Napoleone ed Hitler.

Ricapitolando, la questione si può sintetizzare in questi termini:

— Italia, Francia, Spagna, Portogallo e altri 5 paesi “pigs” d’Europa si oppongono al MES per via delle condizioni di austerity che esso impone e che già il popolo greco ha subito;

— Tedeschi, olandesi, austriaci e finlandesi, pur di non confondere il loro popolo con quello dei “pigs”, sono disponibili a consentire l’accesso ai fondi del MES senza imporre riforme inaccettabili ADESSO, rinviando quel momento a quando la pandemia sarà passata, e condizionando le somme al solo comparto sanitario, escludendo qualunque intervento sulle imprese del nostro Paese e condannando così l’Italia ad una “recessione durevole”;

– i “pigs” vogliono condizioni agevolate nella restituzione delle somme (tra 30 e 50 anni), mentre i paesi del Nord Europa vorrebbero scadenza-capestro a massimo 10 anni.

Del resto, Angela Merkel era stata chiara nel chiudere definitivamente il negoziato sugli eurobond: «Voi sapete che io non credo che si dovrebbe avere una garanzia comune dei debiti e perciò respingiamo gli eurobond», ha detto in conferenza stampa a Berlino, nonostante sia stata attaccata duramente – come mai era successo prima – da una parte della stampa tedesca che la sollecitava a restituire il favore ricevuto dalla Germania nel secondo Dopoguerra dagli altri stati.

La Merkel, peraltro, ha tentato di “mettere in mezzo” anche il Premier Giuseppe Conte, affibbiandogli pubblicamente il ruolo di “quasi-complice benevolo” della linea tedesca: «….Ho parlato a lungo con il premier italiano Giuseppe Conte anche pochi giorni fa. Siamo d’accordo che vi sia una urgente necessità di solidarietà ora che l’Europa vive le sue ore forse più difficili. La Germania è pronta a dare a dare solidarietà e si sente in dovere di dare solidarietà…».

Non sappiamo cosa ha pensato Conte, ma chiunque, al posto suo, si sarebbe infuriato per questa uscita “a gamba tesa”.

E mentre si cerca di capire che ruolo abbia avuto la Francia in questo episodio, l’Europa vagheggiata da Prodi (a proposito, dov’è finito…?) si è ridotta ad essere dominata da una nazione che protegge ancora oggi, insieme al suo surplus commerciale, anche gli assassini nazisti condannati in Italia, negandone ostinatamente l’estradizione, e da un’altra che ha fatto delle prostitute in vetrina e della libertà di drogarsi un vanto di libertà nazionale.

Siamo sotto ricatto – è vero – ed è difficile manovrare in queste condizioni. Ma deve esserci un modo per uscirne.

*Editore e direttore editoriale di Patrimoni&Finanza

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