7 Luglio 2020
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Donazioni di denaro ai figli. Genitori e nonni, bonifici e cointestazioni vanno fatti a regola d’arte

Le donazioni indirette sono atti di disposizione usati molto frequentemente nelle famiglie italiane, ma andrebbero disciplinate in modo corretto per evitare possibili problemi con i terzi. Ecco le accortezze che genitori e nonni non devono sottovalutare per effettuarle in tutta serenità.

Nella vita di ogni giorno, tutti i professionisti che si occupano di gestione e tutela del patrimonio dei propri clienti si imbattono nei classici quesiti che riguardano gli atti di disposizione delle somme liquide, che genitori e nonni intendono effettuare per le esigenze più disparate di figli e nipoti. Molto spesso, poi, queste richieste arrivano quando il titolare di una posizione ha fiutato un pericolo generico di possibile aggressione da parte di terzi, e vorrebbe così correre al riparo mascherando da donazione una distrazione di denaro da far custodire ai propri congiunti. Per evitare di far insorgere un tale sospetto anche quando si è in perfetta buona fede, è bene usare nel modo corretto i due strumenti più frequentemente usati per trasmettere risorse finanziarie ad altri (figli e/o coniuge) o per attribuirne a questi la contitolarità: i bonifici bancari e le cointestazioni

Premesso che se il “danno” è fatto, e se è già stato incardinato un contenzioso da parte di terzi, non c’è strumento di tutela tardiva che i creditori non possano demolire in un eventuale giudizio, in tutti i casi in cui si voglia effettuare una donazione di denaro è necessario usare delle accortezze che segnano il confine tra l’autentica tutela dei propri cari ed un possibile accertamento fiscale (per non parlare delle future dispute tra eredi).

Relativamente al bonifico bancario, sono diversi i motivi che inducono i genitori ad usarlo per effettuare una vera e propria donazione: l’avviamento economico alla professione del figlio appena abilitato, l’acquisto della sua prima abitazione, le spese matrimoniali o la nascita dei nipoti. Si tratta di esempi di donazione indiretta, che andrebbero disciplinate con atto pubblico, nella quale non rientrano tutte le altre tipologie di spesa “non necessarie” o “non eccezionali”, come quelle universitarie, o per l’acquisto dell’abito da sposa. Al contrario, il pagamento di master e corsi universitari all’estero del figlio è il risultato di una donazione a tutti gli effetti, e andrebbe disciplinata, anche questa, con atto pubblico.

Relativamente all’acquisto della abitazione al figlio, se non si ha la volontà di effettuare una donazione, ma serve integrare i mezzi finanziari di cui l’acquirente è parzialmente (o totalmente) sprovvisto, l’iter corretto da seguire è questo: il genitore partecipa all’atto di compravendita, mette a disposizione la somma necessaria per l’acquisto ed il notaio preciserà nel relativo atto che il denaro viene messo a disposizione dal genitore. In questo caso, non si tratta di una donazione, l’immobile acquistato non sarà soggetto ad alcun termine di perfezionamento (decennale o ventennale) come nelle donazioni e, inoltre, potrà essere rivenduto successivamente, in qualunque momento, senza pregiudizio per i terzi acquirenti.

Altro tema è quello della donazione dai nonni ai nipoti. La Corte di Cassazione ricorda che anche il semplice prestito padri-figli andrebbe registrato e sottoposto ad imposta; pertanto, il bonifico di valore rilevante che si effettua al nipote (ma anche da marito a moglie), per essere valido, deve essere assistito da atto pubblico, a meno che:

– non sia di modico valore (da valutare caso per caso, in proporzione al patrimonio del nonno),

– non sia ricorrente (es. pagamento regolare della rata di mutuo del figlionipote),

– non sia privo di motivazione.  

Sempre secondo la Cassazione, la donazione di denaro effettuata con bonifico più atto pubblico – quasi mai eseguita in tal modo dagli italiani – è una donazione a tutti gli effetti, che comporta il trasferimento della proprietà del denaro in capo al donatario, e per essere invalidata dovrà essere revocata per ingratitudine o per sopravvenienza di figli (es. dopo la separazione, con una seconda moglie).

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La validità di una donazione di denaro – ribadiamo: quando viene effettuata tramite bonifico più atto pubblico – ha effetti notevoli relativamente alla tutela del patrimonio disponibile. Infatti, se la donazione è valida, i creditori del donante non potranno avanzare pretese di alcun tipo sul denaro donato, e gli (altri) eredi potranno agire solo se c’è lesione della loro quota legittima.

La Cassazione è intervenuta anche nei casi di donazione di denaro effettuata con bonifico ma senza atto pubblico (c.d. donazione informale). In questi casi, tale atto di disposizione non trasferisce affatto la proprietà del denaro, ma fa del destinatario un semplice custode di esso, che rimane di proprietà del donante e quindi può essere aggredito dai suoi creditori e può essere reclamato, in sede di successione, dagli eredi esclusi.

Secondo la Suprema Corte, si tratta di donazione indiretta anche quando il donante effettua il trasferimento di denaro ad un conto cointestato tra donante e donatario, il quale poi ne dispone liberamente. In questo caso, la donazione è valida a condizione che si dimostri il c.d. animus donandi, per esempio corredando il bonifico con una documentazione idonea (es. scrittura privata più causale che specifichi la parola “donazione”). Anche in questo caso, i creditori non potranno aggredire il denaro (idem gli eredi, con azione di riduzione). L’effetto è identico anche per le donazioni effettuate tramite assegno.

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Un caso interessante, a metà strada tra gli effetti del bonifico e quelli di una cointestazione, è quello della cessione della qualità di contraente di una polizza vita da padre a figlio (o da nonno a nipote, o da marito a moglie). Anche in questa circostanza sarà necessario dimostrare l’animus donandi, cosa che, dopo alcuni anni, è difficilissimo da fare, a meno che non esista almeno una scrittura privata a sostegno dell’operazione.

Relativamente alle cointestazioni, c’è da dire che le famiglie italiane usano spesso questo strumento, ma bisogna valutarne bene vantaggi e svantaggi. In una cointestazione, infatti, ogni cointestatario si presume essere comproprietario del denaro ivi contenuto, e quindi può essere aggredito dai creditori, a meno che non si conservino le prove della provenienza esclusiva delle somme in capo all’originario intestatario (es. vendita titoli/fondi, disposizione di chiusura del conto mono-intestato e trasferimento tramite bonifico al conto cointestato).

Questo strumento, inoltre, non è privo di effetti collaterali, come nelle questioni ereditarie in presenza di seconda moglie che pretende, per esempio, la metà di quanto tenuto nel conto cointestato padre-figli; oppure il caso tipico di una cointestazione di lunga durata padre single-figlio, il secondo dei quali commette una irregolarità amministrativa e, per questo motivo, viene perseguito fino al risarcimento a terzi. In questo caso, secondo la Cassazione tutte le somme cointestate, anche se erano di competenza esclusiva del padre (il quale le alimentava, per esempio, con il proprio reddito o pensione), potranno essere sequestrate, e liberate solo se il padre potrà dimostrare di averle accantonate da solo grazie alla documentazione bancaria.

Per quanto sopra, è sempre meglio usare la delega, che non trasferisce alcuna proprietà e conferisce ampie possibilità di gestione al figlio delegato.

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