7 Agosto 2020
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Querelle Gabanelli, sul ring ANASF e Opec Financial. Se le fondamenta cedono, il palazzo crolla

Il dibattito scatenato dalla giornalista ha prodotto finora l’unico risultato di non affrontare il vero problema: la regola del mono-mandato, che dopo trent’anni  si rivela come l’unica (e debole) fondamenta su cui si regge l’edificio della consulenza finanziaria non autonoma ed il suo conseguente monopolio di fatto.

Tutto era iniziato con un video realizzato – e “mirato” – da Milena Gabanelli e Giuditta Marvelli dal titolo “Consulenti finanziari indipendenti: quanto costa un consiglio?”, che aveva suscitato un vespaio di polemiche per via degli espliciti riferimenti della celebre giornalista al conflitto di interesse che dominerebbe il mondo della consulenza finanziaria non autonoma (che rappresenta il 98% circa del totale dei professionisti in Italia), con la conseguente “celebrazione” dell’altro modello di consulenza, quello indipendente, che oggi è regolato da norme specifiche ma che stenta ancora ad emergere.

Sulle ceneri della polemica iniziale e dell’immediata replica di ANASF, con il suo presidente Maurizio Bufi a difesa della categoria, è nato subito dopo un interessante botta e risposta tra lo stesso Bufi e Tullio Dodero, segretario generale di Opec Financial, dal quale si sarebbe potuto generare un confronto costruttivo sull’intero settore, se solo il primo non avesse fatto prevalere una reazione piccata alle obiezioni del secondo che sembravano, in tutta evidenza, una richiesta di chiarimenti e di dialogo.

Invece, il botta e risposta che ne è seguito ha prodotto l’unico risultato di non affrontare, ancora una volta, il vero problema: la regola del mono-mandato che, se andava bene trent’anni fa, oggi si rivela come l’unica (e debole) fondamenta su cui si regge l’edificio della consulenza finanziaria non autonoma ed il suo conseguente monopolio di fatto.

E, si sa, se le fondazioni si indeboliscono, può crollare l’intero palazzo, con tutti i residenti dentro (senza distinzione tra quelli “ricchi” e quelli “poveri”).

Tra coloro che hanno dato ragione alle tesi della Gabanelli c’è, appunto, Tullio Dodero, “reo” di aver inviato una lettera nella quale dichiarava tutta la propria soddisfazione per  “l’autorevole voce fuori dal coro che mette il dito sulle cattive prassi e sui palesi conflitti d’interesse che hanno sempre contraddistinto l’attività delle reti bancarie di consulenza finanziaria. Ovviamente a scapito della clientela privata….”. Dodero aggiungeva ironicamente “….non mi sembra così grave chiamare ‘consulenti Finanziari Indipendenti’ i professionisti che svolgono la Consulenza Finanziaria Indipendente (era una annotazione di Bufi alle parole della Gabanelli, ndr). Mi sembra quasi consequenziale….E’ vero che le norme hanno definito tale categoria professionale come ‘Consulenti Finanziari Autonomi’, ma è certamente più colorita e innovativa la definizione degli ex Promotori Finanziari che sono diventati ‘consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede’: breve, concisa, chiara e facile da dire e da ricordare….”. Infine, Dodero si scagliava contro “la replica di ANASF, ancora una volta schierata a difesa delle banche invece che dei consulenti…. Per ANASF, evidentemente, è importante non entrare nel merito delle questioni, probabilmente perché non ha alcun argomento da portare per contraddire le tesi di Gabanelli & C….”.

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La reazione del presidente di ANASF non si faceva attendere, ma non era esattamente diplomatica e, anziché tendere la mano all’avversario – magari chiedendo un confronto pubblico, come ci si sarebbe aspettati da un personaggio del suo calibro – Bufi si è lasciato andare all’irritazione, affermando che (dalla polemica scatenata dalla Gabanelli, ndr) “….è subito scaturita (e non è la prima volta) una kermesse di opinioni da parte di soggetti, la cui rappresentatività è assai dubbia, a difesa della propria posizione, o meglio, del proprio angusto recinto….”.

Un’affermazione che, purtroppo, vanifica la portata di quanto di buono Bufi abbia poi scritto, e non solo in difesa della categoria dei consulenti non autonomi: “…Quanto alla consulenza su base indipendente e non indipendente….abbiamo più volte auspicato che tale limitazione in capo alla singola rete fosse rimossa, in quanto inefficiente ed anacronistica. Il divieto, infatti, non dovrebbe valere a monte, obbligando l’intermediario a gestire due canali paralleli e distinti. Il consulente dovrebbe avere la possibilità di utilizzare entrambi i modelli in funzione del cliente assistito con il quale si stabilisce alternativamente l’applicazione dell’una o dell’altra modalità…..”.

Senza la sua provocazione verso “soggetti, la cui rappresentatività è assai dubbia”, Bufi avrebbe potuto aprire un vero dibattito, con l’obiettivo di passare dagli “auspici” alle “azioni concrete”. Invece, le sue parole hanno finito solo per svilire qualunque utilità collettiva, generando solo altre (legittime) reazioni. Dodero, infatti, ha replicato con maggiore veemenza “….È divertente osservare come reagiscono i monopolisti quando qualcuno, anche autorevole come il Corriere della Sera, si permette di sollevare il velo da pratiche poco chiare. Il motto è sempre lo stesso: non disturbare il manovratore….È vero che i rapporti di forza sull’effettiva rappresentanza delle organizzazioni si misura con i numeri…..tuttavia, conserviamo intatta la rappresentanza del nostro cervello che liberamente predilige difendere i principi, le buone prassi e gli interessi prevalenti dei risparmiatori, soprattutto quando sono tutelati dalla legge. Quest’ultima, come abbiamo detto, è spesso violata o non applicata proprio per quella posizione dominante che influenza, è inevitabile, anche gli organismi di controllo….”. E ancora “….assicuro che abbiamo letto le norme e le conosciamo, ovviamente non bene come voi che siete i custodi della verità, ma sappiamo riconoscere ciò che si può fare e ciò che non si può fare….Siamo riusciti perfino a capire, anche se sembrerà strano a qualcuno, quali sono gli evidenti limiti qualitativi delle prassi in uso presso gli intermediari, cui i consulenti abilitati all’offerta fuori sede debbono soggiacere (ubi maior minor cessat!)….”.

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Nonostante si tratti di una replica molto dura, nella lunga lettera di Dodero – che non pubblichiamo interamente per motivi di spazio – non mancano chiari riferimenti ad un possibile terreno di confronto comune: “….Naturalmente, è giusto parlare anche dell’attività di consulenza finanziaria allo sportello, dove circa 200.000 addetti danno consigli senza avere la dovuta formazione professionale, spesso senza conoscere le elementari regole di diversificazione e frazionamento del rischio. Sono prassi che lasciano qualche dubbio sulle attenzioni degli Organismi di vigilanza, anche se i rischi per i clienti – e qui concordo con il Presidente di ANASF – sono molto elevati, come dimostrato dagli infausti e recenti fatti di cronaca…. mi corre l’obbligo di fare un paio annotazioni positive sul menzionato articolo di ANASF: la presa di distanza dalle banche tradizionali (anche se sono quasi sempre le capogruppo delle reti di consulenza finanziaria e la difesa degli ex promotori….)”.  

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Sebbene l’asprezza dei toni sembri scoraggiare le possibilità di un confronto veramente utile tra i vari rappresentanti dei due modelli di Consulenza Finanziaria, le distanze non sono poi così grandi, e solo un rapido “spegnimento” del dibattito potrebbe determinare il mantenimento di uno status quo che, invece, recherà più danni che benefici nel medio-lungo periodo.

Che piaccia o no ad ANASF, serve una soluzione di continuità nell’intero settore. E pazienza se qualcuno lo fa presente da un “angusto recinto”. Si riparta dagli obiettivi comuni, e tutti gli attori costruiscano insieme un futuro migliore per tutta la categoria. Anzi, al punto in cui stiamo rapidamente arrivando, tutti costoro assicurino semplicemente che ci sia, un futuro.

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