28 Ottobre 2020
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Post Covid Economy, l’unica certezza è più incertezza. Aziende, gli aiuti avvicinano lo scopo al profitto

Le aziende si stanno pericolosamente abituando a “sopravvivere e rimanere a galla”, mentre il loro mestiere è quello di “progredire, fare utili ed espandersi”. Dato che molte di esse beneficeranno di un salvataggio del governo, è probabile che accetteranno le sollecitazioni governative ad affiancare al profitto uno scopo di interesse collettivo.

Di Andrew Shirley*

In un mondo dominato dalle vecchie, care incertezze a cui ci eravamo abituati da secoli – guerre, crisi economiche, Guerra Fredda, fame nel mondo, scioglimento dei ghiacciai ed altri eventi con cui siamo entrati in familiarità – quella del Covid-19 è una “nuova incertezza”, dotata di un elemento che fino ad oggi non avevamo mai visto nelle “altre incertezze”: la sua globalizzazione. Infatti, la capacità del virus di colpire in rapidissima successione tanto un campesino messicano quanto un vulcanologo islandese, ha determinato una crisi di fiducia sulla durata stessa del mondo e del genere umano, o almeno di quello che conoscevamo fino a qualche mese fa.

Le conseguenze di questa crisi, così “condivisa” da tutte le etnie del mondo, ha generato nuove tendenze, alcune delle quali ritenute prima “improbabili”, oppure “belle ma impossibili”. Una delle tendenze chiave delineate dalla Grande Paura  che sta guidando la politica internazionale è la mutevole relazione tra i tre principali blocchi commerciali del mondo, ossia Stati Uniti, Cina ed Europa. Infatti, con l’arrivo della pandemia, la relazione tra i blocchi è diventata così disfunzionale da rendere necessario coniare una nuova definizione della crisi in atto, denominata “recessione geopolitica“.

In considerazione della risposta globale, in gran parte scoordinata, data fino ad oggi alla pandemia – la corsa individuale alla scoperta del miglior vaccino ne è prova tangibile – questa recessione sembra destinata ad aggravarsi, a meno che non emerga improvvisamente una leadership politica ispirata.

Prima della diffusione del Covid-19, il modello di dimensionamento della ricchezza globale prevedeva una forte crescita del numero di individui con un patrimonio netto elevato, in tutto il mondo, nei prossimi cinque anni, con le maggiori salite in Asia. In pratica, un allargamento della forbice di ricchezza (dai più ricchi ai più poveri) e la concentrazione di potere economico nelle mani di una ristretta cerchia di persone, capaci così di influenzare il corso della Politica e della Storia. Oggi, invece, bisogna rivedere le tali previsioni, poiché la crisi finanziaria globale scatenata dalla pandemia – di cui non si vede ancora la fine – ha mostrato che la creazione di ricchezza si riprende più velocemente di quanto ci si possa aspettare, e che il “trasferimento di ricchezza” all’interno dei vari comparti merceologici – da quelli tradizionali, che sono andati giù, a quelli tecnologici, che hanno avuto crescite spaventose – è stato altrettanto rapido. In generale, le economie occidentali stanno già cercando di “riallacciare” alle proprie strutture industriali la parte maggiore della loro capacità produttiva, al fine di assicurarsi

una minore vulnerabilità allo stress della catena di approvvigionamento che, nei momenti iniziali, aveva lasciato vuoti gli scaffali dei supermercati; però, districare decenni di globalizzazione non è affatto facile, e risulta infinitamente meno costoso spendere denaro per la ricerca scientifica e la produzione (e distribuzione) del futuro vaccino. Quest’ultimo, infatti, costituisce l’elemento fondamentale per declassare la “Grande Incertezza Globale” al livello di “incertezza comune”.

Un’altra tendenza generata dalla pandemia è identificabile nel desiderio di trasparenza sentito da tutte le popolazioni colpite dall’incertezza, e grazie a questo il velo di segretezza che nascondeva gran parte della ricchezza mondiale è stato gradualmente rimosso, svelando un po’ dappertutto quale impatto il Covid-19 sta avendo sui “super-ricchi” e quale sia il livello di tassazione del loro denaro.

Già la crisi finanziaria del 2008 era stata un potente catalizzatore. All’improvviso, i governi si sono trovati a corto di denaro e di fronte a una popolazione molto arrabbiata per la disuguaglianza in termini di ricchezza. La crisi finanziaria del 2008, però, portava alla luce le profonde differenze in termini di ricchezza, mentre la pandemia del Covid-19 ci porta pericolosamente a parlare di disuguaglianza in termini di salute, il chè ci fa prevedere una risposta c.d. populista della Politica e delle masse, desiderose di ricevere lo stesso livello di opportunità di cura e prevenzione che avranno le classi più ricche.

Relativamente alle strategie di investimento, verso la fine del 2019 molti gestori e consulenti patrimoniali stavano rivedendo gli scenari e il proprio atteggiamento verso il futuro in senso più “sociale”. In tal senso, la pandemia ha accelerato questa fase di revisione, dal momento che il danno inflitto ai mercati azionari mondiali e il costo dei pacchetti di salvataggio non faranno altro che sovraccaricare questo processo di cambiamento. La proprietà di beni tangibili, come quelli artistici, le auto classiche e i lingotti d’oro – hanno rafforzato la propria tendenza alla crescita, così come la liquidità – parametro principale che misura l’incertezza – la fa da padrone, e solo una nuova pressione inflazionistica potrebbe far cambiare rapidamente comportamento agli investitori.

Anche il settore immobiliare sta godendo di una rivalutazione, ma al suo interno rivela una profonda modificazione delle preferenze, dalle città alle campagne vicine, che si estenderà negli anni a venire in tutto il mondo occidentale e industrializzato. Infatti, dato che le città sono state l’epicentro per la diffusione del Covid-19, i loro abitanti rivaluteranno se lavorare da casa in aree meno popolate.

Andrew Shirley

Molti dei fattori di cambiamento che modellano i futuri trend di investimento ricadono sotto la bandiera dei criteri ESG: ambientale, sociale e di governance. Il 2019, infatti, potrà essere ricordato come l’anno in cui il capitalismo è diventato “sentimentale”, ed il 2020 è l’anno in cui il capitalismo avrà chiesto di essere semplicemente salvato. Infatti, la sensazione è che le aziende si stiano pericolosamente abituando a “sopravvivere e rimanere a galla”, mentre il loro mestiere è quello di “progredire, fare profitto ed espandersi”. Dato che molte di esse beneficeranno di un salvataggio del governo dagli effetti del Covid-19, è probabile che accetteranno le sollecitazioni governative ad affiancare al profitto uno scopo di interesse collettivo.

Il tempo ci dirà se abbiamo fatto bene a pensarlo.

*Traduzione a cura della redazione di P&F

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