Aprile 16, 2021

Da Steve Jobs alla Realtà Aumentata, il progresso tecnologico viaggia sotto il segno del “tutto in uno”

Quello che accadrà tra dieci anni nel mondo dell’informatica è già stato deciso oggi, e noi accetteremo qualunque cambiamento ci verrà proposto. E’ questa la conclusione a cui si giunge osservando gli stili di consumo di tutte le generazioni , a partire da quella immediatamente successiva ai c.d. babyboomers. Chi investirà nel megatrend del “tutto in uno”, invece, farà fortuna.

Di Massimo Bonaventura

Sembrano lontanissimi i tempi in cui i gusti dei consumatori prevalevano sul marketing strategico, decretando il successo (o l’insuccesso) dei prodotti. Il caso più celebre – se qualcuno lo ricorda, tra i millennials, o ne ha sentito parlare – fu quello della Coca Cola, che il 23 aprile del 1985 lanciò la “New Coke” e interruppe la produzione e distribuzione della Coca Cola classica negli USA e in Canada. Ne seguì una sorta di sollevazione popolare dei consumatori che, trascinati dai media, organizzarono una tale protesta da convincere la Big Company a tornare sui propri passi e produrre la bevanda con il vecchio gusto.

Qualcuno, ancora oggi, ha il sospetto che quella della New Coke fu il più gigantesco marchingegno pubblicitario messo in atto da una grande azienda – che in quel periodo era scesa fino al 22% come quota di mercato delle bevande gassate nel mondo (dal 60% di venti anni prima) – ma non è questo il punto. Il punto è che, negli anni ’80, i consumatori sceglievano, e avevano “un potere contrattuale”, almeno fino a quando non è iniziata la Rivoluzione Digitale, che ha sovvertito dalle fondamenta i rapporti di forza tra produttori e consumatori di tecnologia.

Negli anni ’80, infatti, Steve Jobs ebbe la prima intuizione che cambiò il mondo: unire le schede elettroniche (i c.d. circuiti, via via ridotti fino alle nano-dimensioni di oggi), che all’inizio lui e i suoi soci avevano venduto separatamente, al suo contenitore, ossia un televisore. Tutto in uno, insomma: circuito elettrico (allora 10.000 volte più grande di quelli di oggi) più lo schermo.

Nacque così il Personal Computer, concepito per essere usato, nei decenni successivi, come un elettrodomestico alla portata di tutti, e dopo l’avvento della telefonia cellulare, la comparsa degli smartphone ha proseguito lo stesso schema di cambiamento tracciato trent’anni prima dalla Apple: personal computer più telefono cellulare, tutto in uno.

Oggi, mentre usiamo i nostri smartphone convinti che la vita sarà questa per chissà quanti altri anni, si profila una trasformazione epocale nel mondo dell’informatica, ispirata chiaramente alla matrice del “tutto in uno”, di cui è già in corso la progettazione del suo “veicolo di cambiamento”. Infatti, troverà applicazione commerciale entro cinque anni circa la combinazione “smartphone più occhiali” (o meglio, “visore oculare”), prodotto di punta di una vasta gamma facente parte della c.d. “Realtà Aumentata”. Questa consiste in una serie di dispositivi che «aumentano» la realtà attraverso uno smartphone, o un PC dotato di webcam o altri sensori, e alcuni dispositivi di visione (per es. occhiali a proiezione sulla retina), di ascolto (auricolari) e di manipolazione (guanti), i quali tutti aggiungono informazioni multimediali alla realtà già normalmente percepita.

La Realtà Aumentata altro non è che il terreno di coltura della futura tecnologia degli smartphone, che è già cominciata con le innovazioni tecnologiche degli AirPod di Apple e delle stazioni di ricarica wireless. Ma questo sembra essere solo l’inizio di una nuova era di progressi che porterà le tecnologie degli smartphone a un livello completamente nuovo, ed il 2020, con il suo carico di trasformazione nelle relazioni sociali, sta aumentando il tasso di velocità con cui questi progressi accadranno, anticipandoli di 3-5 anni. Infatti, non è un mistero che alcune aziende tecnologiche abbiano già definito la produzione e introduzione nel mercato di nuovi prodotti accessori agli smartphone; come Vivo, che sta lavorando a un nuovo smartphone con un pannello in vetro elettro-cromico che può cambiare colore con il semplice tocco di un pulsante. Il vetro elettro-cromico non è una nuova invenzione, ma Vivo sarà il primo a introdurre tale funzionalità negli smartphone.

Relativamente agli auricolari – che si sono affermati come un oggetto indispensabile – l’azienda Xiaomi ha depositato due brevetti con i quali gli auricolari saranno sempre con il proprietario dello smartphone, in quanto integrati in uno slot speciale dello smartphone stesso (anche qui, chiarissima ispirazione del “tutto in uno”). Inoltre, i dispositivi di Xiaomi fungeranno anche da altoparlanti se inseriti in due punti appositamente previsti sulla parte superiore del telefono.

Uno dei progressi più incisivi arriverà dalla trasmissione dati. La tecnologia wireless denominata  “LiFi” (fusione tra i termini Light e Fidelity), infatti, sarà 100 volte più veloce del WiFi, perché utilizza la luce per trasmettere i dati, anziché le frequenze radio. Sulla scorta di questa innovazione, la società Oppo sta lavorando per rendere i suoi smartphone compatibili con il LiFi, che peraltro funziona anche con la luce che appare spenta ad occhio nudo.

Pertanto, appare non tanto lontano il giorno in cui lo smartphone sparirà completamente. Del resto, prima di lui sono già spariti i cercapersone, i fax e i cellulari di prima generazione. Insieme alla sua sparizione, probabilmente, cambierà il modo in viviamo le nostre vite quotidiane, e saremo pronti alla prossima grande trasformazione determinata dalla strategia del “tutto in uno”. Infatti, se andate indietro nel tempo di soli dieci-quindici anni, vi accorgerete come gli smartphone abbiano semplificato la classica combinazione di mouse, tastiera e monitor propria di PC e portatili, riducendo il modello ad un solo componente, facilitando la funzionalità con la tecnologia touch e, molto presto, perfezionando l’accessibilità fino a controllare ogni singola funzione e app con la sola voce, senza alcun bisogno di far lavorare le dita. Tutto ciò grazie ai prodotti della Realtà Aumentata di aziende come Microsoft, Facebook, Google, e Magic Leap che stanno lavorando per costruire cuffie autonome per la realtà aumentata proiettanti immagini 3D dettagliate dritto negli occhi.

La Realtà Aumentata, pertanto, potrebbe sostituire contemporaneamente smartphone e televisore. In più, sono già una realtà i sistemi informatici che “rispondono” ai nostri comandi vocali, e presto potrebbero interferire con i nostri sensi, con vista e udito intermediati dalla tecnologia.

Ma la “scala dei progressi” non finisce qui, manca un passaggio finale, ossia quello che va dai gadget che si devono indossare (come i visori-occhiali per la Realtà Aumentata) alla tecnologia denominata “Stringa Neuronale”. Si tratta di una tecnologia da applicare direttamente nel corpo umano, sulla quale sta lavorando la Neuralink, una nuova società patrocinata da Musk che ha l’obiettivo di costruire micro-computer nel nostro cervello.

E’ il “tutto in uno” definitivo, nel quale l’umano e la macchina diventano, appunto, una sola cosa. 

Non sappiamo quando avverrà questa rivoluzione (dieci anni, venti anni?), ma a quel tempo non esisterà più, probabilmente, alcun rapporto di forza tra produttori e consumatori, i quali accetteranno qualunque innovazione con totale “sottomissione commerciale”, ed anzi lotteranno per essere “sottomessi”, esattamente come oggi fanno per assicurarsi l’ultimo modello di smartphone a prezzi incredibili (indebitandosi senza fine con il sistema rateale su carta di credito ed il continuo rinnovo tecnologico). Ma anche stavolta, non è questo il punto. Il punto è che la strategia – semplicissima ed efficace – del “tutto in uno” produrrà miliardi di utili per gli azionisti, sebbene probabilmente le aziende produttrici saranno sempre meno. Infatti, siamo da tempo entrati nell’era delle aziende “visionarie”, le uniche capaci di assicurare continuità al “tutto in uno” fino al punto di disintermediare persino il semplice possesso degli oggetti e, quindi, il concetto stesso di proprietà.

In tal senso, nemmeno Amazon è al sicuro.

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