Dicembre 2, 2021

Enasarco, Valerio Giunta: basta tensioni, chi si richiama al bene comune deve perseguirlo veramente

Una opinione “dal di dentro” sui recenti fatti della Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari, raccolta da chi ha vissuto in prima persona la convulsa giornata del 23 Dicembre che ha segnato l’ennesima fase di tensione. 

In pochi, tra i nuovi delegati di Enasarco, dimenticheranno il “battesimo di fuoco” del 23 Dicembre 2020, data in cui si è consumato l’ennesimo atto di una commedia che, mese dopo mese, rischia di essere declassata a semplice telenovela. Sarà difficile, adesso, evitare le lungaggini derivanti dalle iniziative legali che la coalizione uscita sconfitta dai regolamenti – ma non dalle urne – ha promesso di intraprendere dopo il pronunciamento della commissione elettorale, che ha annullato il voto ritardato di uno dei suoi delegati e consegnato di fatto la maggioranza, regolamento alla mano, alla coalizione che sembrava destinata ad un ruolo di opposizione.

Sul tema, abbiamo intervistato Valerio Giunta, imprenditore e AD di Startup Italia, eletto delegato in occasione della scorsa tornata elettorale di Enasarco, che ci illustra il suo punto di vista sui temi della Fondazione dalla sua ormai nota – e unica, a quanto sembra – posizione moderata e indipendente tra i delegati.

Per lei l’assemblea del 23 Dicembre era la prima adunanza nel mondo Enasarco, può dirci cosa l’ha colpita di più?

La cosa che mi ha imbarazzato di più è stata la totale mancanza di una minima parvenza di bene comune. Seguo la politica, ed ho fatto marginalmente politica anche in passato, per cui so bene che la consuetudine, prima di ogni votazione, è che ogni schieramento dichiari le proprie posizioni e i programmi, anche per rispettare una buona prassi storica e, se vogliamo, le semplici apparenze. In questa occasione, alla richiesta del Presidente dell’assemblea di illustrare i punti dei rispettivi programmi e/o le intenzioni di voto, è seguito il silenzio. Mentre assistevo a questo teorema di bocche cucite, mi chiedevo se stesse davvero accadendo, e se mi trovavo nel posto giusto. Infatti, confesso candidamente che le mie aspettative fossero quelle di una “maratona” dal sapore quasi parlamentare, con tante dichiarazioni di intenti e di possibili intese, ma mi sbagliavo, e l’ho capito solo quando mi sono trovato lì.

Cosa è successo dopo?

Al momento della votazione, svolta rigorosamente in videoconferenza e a chiamata nominale, viene chiamato ad esprimere il suo voto in quota Confesercenti, che nonostante tutte le raccomandazioni ricevute dai responsabili tecnici di Enasarco e tutta l’assistenza (e le prove tecniche), è letteralmente scomparso per un lungo lasso di tempo. Il Presidente, invece di considerarlo assente o astenuto, ha proceduto con la votazione di tutti gli altri componenti, per dare il tempo a quel delegato di poter risolvere gli eventuali problemi e votare per ultimo. Naturalmente, i compagni di lista e i tecnici informatici della Fondazione hanno cercato di rintracciare il delegato, ma il suo telefono e il suo telefono squillava a vuoto. Dopo ulteriori chiamate da parte del presidente, non ottenendo risposta la votazione viene dichiarata chiusa con 59 votanti su 60, e lì è successo il finimondo.

Il delegato è stato poi rintracciato?

Sì. Dopo circa 25 minuti di parapiglia e di dichiarazioni a verbale, il delegato “scomparso” è riapparso ed ha espresso la sua volontà di voto. Il notaio ne ha preso atto, rimarcando che sarebbe stata la commissione elettorale a stabilire la validità del suo voto. Ne è seguito un caos totale, durante il quale un altro delegato ha fatto mettere agli atti l’esistenza di un precedente, avvenuto in occasione di una precedente assemblea dei delegati per l’approvazione dei bilanci in cui, a causa di una abbassamento di linea, questi non riuscì a esprimere il voto – che fu ritenuto nullo ed escluso dal conteggio – nonostante risultasse presente in video e fosse in costante collegamento telefonico. Il resto è storia recente: a fronte di una sostanziale parità, i regolamenti interni di Enasarco prevedono di assegnare il ruolo di consigliere in CdA al delegato più anziano, e questi fa parte della coalizione di Solo Agenti in Enasarco (che raggruppa anche Ugl, Cisl, Cgil).

Com’è la situazione adesso, e che sensazioni ha ricavato da questo episodio?

Innanzitutto mi ha colpito la correttezza del presidente uscente, che ringrazio per aver gestito con grande equilibrio un’assemblea difficilissima e carica di tensione. Devo dire che molti di nuovi delegati sono rimasti perplessi, al pari di me, per come si sono svolte le cose, per il clima generale e per i toni. Personalmente, sono rimasto allibito per questa bagarre, ma mi auguro che il CdA possa esprimere a breve un Presidente e si possa iniziare finalmente a lavorare. Come ho detto con insistenza in campagna elettorale, occorre tornare alla normalità e concentrarsi sui programmi.

Quali dovrebbero essere le priorità di breve e lungo periodo di Enasarco, secondo lei?

Secondo la delibera del CdA del 27 novembre 1996, la Fondazione Enasarco è un organismo di diritto privato incaricato di pubbliche funzioni, per operare nel settore della previdenza obbligatoria, dell’assistenza, della formazione e qualificazione professionale nei confronti degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari. Confrontiamoci allora su questi temi di breve e lungo periodo, a partire dagli aiuti economici alla categoria, così duramente colpita dalla pandemia, e dalla formazione di agenti e consulenti per attrarre giovani. Ricordo che negli ultimi 10 anni abbiamo perso circa 5/6 mila iscritti ogni anno, e che nel 2020 il numero di iscritti è calato di ulteriori 12 mila iscritti, tra 5 mila pensionamenti e 7 mila che hanno terminato l’attività. Pertanto, è urgente raccogliere le forze di tutti sul rilancio della nostra categoria.

Lei è sempre stato un fautore delle “larghe intese” in Enasarco. Oggi è dello stesso parere?

Lo sono più di prima. Spero che ANASF  voglia iniziare una fase di collaborazione attiva con la maggioranza, per costruire insieme la futura generazione di consulenti finanziari. Infatti, quella dei CF è una categoria particolarmente avanti con l’età (età media oltre i 53 anni) ed ancora troppo chiusa dentro le alte mura dell’autoreferenzialità. A tal proposito, ultimamente ho visto nel nuovo presidente confortanti segnali di apertura e reale volontà di operare in questa direzione.

E relativamente al mondo degli agenti di commercio, come dovrebbe muoversi il CdA di Enasarco?

E’ nella natura degli intermediari commerciali prendersi una grande responsabilità, e cioè quella di rilanciare l’economia attraverso le vendite. In Italia abbiamo tutto: agricoltura, artigianato e turismo sono le nostre eccellenze. Il 70% del patrimonio culturale e artistico mondiale è in Italia, e ci classifichiamo quinti a livello di PIL legato al turismo, dietro a Francia, USA, Spagna e Cina. Auspico quindi, da parte del nuovo CdA, un grande programma di rilancio formativo e di interventi a favore di politiche inclusive nei confronti dei giovani, soprattutto di quelli del Sud.  Occorre compattezza sui programmi anche e soprattutto per presentarsi uniti quando sarà il momento di investire i fondi del Recovery Fund. Rimanere disuniti vorrebbe dire mancare di nuovo l’appuntamento con i supporti economici alla categoria (vedi il capitolo dei c.d. ristori) e ad un commissariamento che non giova a nessuno.

Quali saranno le sue priorità personali in seno ad Enasarco, non appena sarà definita la nuova governance?

Appena sarà definita la nuova governance, sarò il primo a presentarmi per chiedere di passare immediatamente all’operatività relativamente a quanto promesso agli iscritti durante la campagna elettorale. Chiedo con forza a tutti gli schieramenti in campo di fare altrettanto, partendo dai numerosi punti di contatto dei rispettivi programmi. Chi si richiama al bene comune della Cassa, dovrà perseguirlo veramente per essere credibile.

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