Agosto 4, 2021

L’Alfa Romeo GT di Pasolini esiste, ed è stata trovata. Ma il mistero è davvero finito?

Nonostante il parere degli scettici, il ritrovamento dell’Alfa Romeo GT 2000 Veloce appartenuta a Pier Paolo Pasolini era nell’aria da settimane, fin da quando Patrimoni&Finanza aveva anticipato la storia di quell’auto ed il mistero di cui era avvolta.

Com’è noto, dopo il delitto Pasolini, la sua Alfa Romeo GT 2000 Veloce venne tenuta sotto sequestro fino al 1983, e successivamente affidata all’attore Ninetto Davoli – amico intimo del poeta/regista – il quale dichiarò di averla rottamata nel 1987.

Dell’auto, quindi, si erano perse le tracce da allora, ma fu chiaro che la demolizione non fosse avvenuta veramente, e che il veicolo fosse rimasto integro nel deposito della ditta demolitrice a cui fu portato. Nel 1987, infatti, si poteva effettuare la demolizione della vettura esibendo al PRA solo le targhe, ed il demolitore avrebbe poi deciso cosa fare del veicolo. Ebbene, chi aveva ricevuto in deposito l’Alfa GT2000 di Pasolini, venuto a conoscenza dell’identità del proprietario, probabilmente preferì conservarla invece che demolirla, e così è stato, come ricostruito dal nuovo proprietario che si è manifestato solo pochi giorni fa.

Al numero di targa RMK69996, fino al 2019, risultava ancora l’intestazione di proprietà di una Alfa GT 2000 Veloce a Pasolini Pier Paolo. Pertanto, fino ad allora, non c’erano stati dopo di lui altri proprietari, non risultava nessuna copertura assicurativa dal Novembre 1975, non risultava nessuna cancellazione dal PRA o cessata circolazione. Finchè nel 2019 qualcuno ha nuovamente immatricolato la targa, come risultava anche dalle visure; finchè l’Alfa Romeo GT 2000 è stata ritrovata, ricomparendo in un garage in provincia di Varese dopo essere stata acquistata, ad inizio 2020, da un collezionista di auto d’epoca che pare sia intenzionato a riportarla in condizioni di restauro conservativo – l’auto, a quanto sembra, è in pessime condizioni generali – e ad affidarla ad un museo.

Di certo, stando alle cronache di questi giorni, il numero di telaio e la targa corrispondono, per cui è interessante ricostruire il percorso di questo ritrovamento così atteso. L’Alfa GT 2000 di Pasolini, utilizzata anche nella notte dell’omicidio, è rimasta a lungo all’interno del cortile della caserma dei Carabinieri di Ostia, con danni e tracce evidenti dell’omicidio che facevano dell’auto un irrinunciabile mezzo di prova. Nel 1981 le autorità emettono il permesso di demolizione, e l’attore Ninetto Davoli viene incaricato di portar l’Alfa GT al demolitore, dove rimane abbandonata – ma mai demolita – fino a quando un appassionato di auto palermitano la nota a Roma e l’acquista per una cifra modestissima.

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Il colore dell’auto non era più quello originale, e forse questo particolare spiega sia il prezzo irrisorio di cessione, sia gli intenti di chi, probabilmente ignaro, la comprò presso il demolitore. L’auto viene conservata così com’è fino al 2017, quando un collezionista di auto d’epoca di Erice la acquista e la reimmatricola nel 2019, per poi venderla ad inizio 2020 all’attuale proprietario.

E’ così che l’Alfa Romeo GT 2000 di Pasolini finisce in provincia di Varese. Secondo il settimanale online Formulapassion.it, il nuovo proprietario sarebbe intenzionato a restaurare l’auto, e ha dichiarato di “non avere alcuna intenzione di venderla, nonostante le valutazioni astronomiche di cui si è sentito parlare, ma di riportarla alle sue fattezze originali e magari restituirla alla collettività consegnandola alle istituzioni, a un museo, pur mantenendo la proprietà”. 

Il lieto fine, però, sembra non risolvere ancora il “mistero delle due Alfa GT” presenti durante il barbaro assassinio di Pier Paolo Pasolini. Infatti, l’auto di Pasolini era stata ritrovata la notte dell’omicidio dalla polizia in una strada del quartiere Tiburtino, dove qualcuno l’aveva abbandonata. Dalle indagini, però, è emerso che, nelle stesse ore, la stessa auto – o meglio, un auto del tutto uguale – sarebbe stata avvistata a grandissima velocità e fermata a Ostia dai carabinieri con alla guida il presunto omicida, Pino Pelosi, che molto tempo dopo, prima di morire, ha raccontato pubblicamente la verità e la sua innocenza, tenuta a lungo nascosta per paura che i suoi familiari potessero essere oggetto di una vendetta trasversale. Pertanto, sembra che sul luogo del delitto sarebbe stata presente un’altra Alfa uguale a quella di Pasolini, ed è lecito oggi dubitare se la Alfa GT oggi ritrovata sia quella effettivamente guidata dai suoi carnefici ed usata per eseguire materialmente l’omicidio, oppure no. Secondo una testimonianza del 2010, infatti, la macchina che uccise Pasolini non era quella sua, bensì l’altra, e fu portata sporca di fango e sangue da due carrozzieri: il primo si rifiutò di lavorarci, il secondo accettò. Da lì in poi si persero le tracce anche della seconda Alfa GT.

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