Settembre 20, 2021

In Cina le notizie sul taglio dell’imposta di bollo confondono i traders. Indici fuori dal trading rangebound?

Gli indici azionari cinesi hanno vissuto un andamento altalenante a causa dei rumors sul taglio dell’imposta di bollo. L’euforia dei traders sui possibili tagli dei costi di negoziazione è durata poco. Indici cinesi fuori dal trading rangebound dopo tre mesi.

La recente proposta della Cina di ridurre l’imposta di bollo – che avrebbe l’effetto di portare un taglio dei costi di negoziazione – è stata interpretata erroneamente da molti investitori, nonostante tale provvedimento non sia stato ufficialmente menzionato dal governo. In una conferenza stampa, Zang Tiewei, portavoce del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il principale organo legislativo della nazione, ha affermato che ci sono piani per modificare le bozze di delibera sulle leggi relative all’imposta di bollo, come l’abbassamento del tasso e la portata del prelievo.

Sebbene il commento di Zang non abbia menzionato il trading azionario, parecchi investitori (soprattutto quelli più piccoli) sono stati presi dall’euforia, alimentando i guadagni nelle azioni degli intermediari quotati in borsa, poiché questi ultimi trarrebbero maggior beneficio dall’aumento del volume delle transazioni a seguito del taglio. I guadagni, però, sono stati di breve durata, dopo che gli analisti di Huaxi Securities hanno sottolineato che i commenti erano stati interpretati in modo errato, perché le autorità di mercato tendono a tagliare i costi di negoziazione solo quando occorre rilanciare il mercato.

Le conseguenze sui listini non si sono fatte attendere: l’indice CSI300, che replica i 300 titoli più grandi sia di Shanghai che di Shenzhen, venerdì è balzato fino all’1,5% a un massimo intraday prima di cedere la maggior parte dei guadagni della giornata per chiudere la giornata in rialzo dello 0,5%. Gli indicatori di riferimento in entrambi i mercati sono aumentati prima di chiudere in ribasso. “I mercati cinesi sono stabili ora, e gli investitori hanno una buona fiducia”, ha affermato Li Lifeng, stratega di Huaxi, “per cui la possibilità di una riduzione dell’imposta di bollo a breve termine è estremamente bassa”.

L’emendamento al disegno di legge sull’imposta di bollo non interessa la compravendita di azioni, ha affermato il Securities Times, quotidiano gestito dal People’s Daily, portavoce del Partito comunista, citando fonti governative non identificate.

Nel complesso, l’indice Shanghai Composite è uscito da quasi tre mesi di trading rangebound, ossia da quella strategia di trading che cerca di identificare e capitalizzare il trading di azioni nei canali di prezzo, dopo aver trovato i principali livelli di supporto e resistenza e averli collegati con le linee di tendenza orizzontali (acquistando un titolo al supporto della linea di tendenza inferiore, in basso nel canale, e vendendo in prossimità della resistenza della linea di tendenza superiore, in cima al canale). Tale strategia ha trovato fine questo mese, poiché i timori di un brusco cambiamento nell’allentamento della politica monetaria e la forza dello yuan hanno aumentato l’attrattiva delle attività legate alla valuta locale.

Gli acquisti esteri di azioni cinesi onshore sono aumentati al livello più alto quest’anno a maggio, e i costi di transazione più elevati in genere vengono vissuti come una tassa dagli investitori a breve termine (come i day trader) e dai trader ad alta frequenza, che si affidano a transazioni rapide per realizzare profitti rapidi. Gli investitori a lungo termine, i fondi istituzionali e i gestori patrimoniali sono generalmente indifferenti alle mutazioni dei costi di transazione.

La Cina, fino ad oggi, ha già adeguato dieci volte l’aliquota dell’imposta di bollo sulle transazioni di azioni. L’ultima volta è stata nel settembre 2008, durante la crisi finanziaria globale, quando Pechino ha abolito l’imposta sull’acquisto di azioni e ha mantenuto il tasso di vendita allo 0,1 per cento. Le imposte di bollo in Cina vengono applicate anche ad altre aree, come le transazioni immobiliari, e i costi di negoziazione delle azioni di Hong Kong, per esempio, sono tra i più alti al mondo: a partire da agosto verrà imposta una tassa dello 0,13 per cento sia sull’acquisto che sulla vendita, contro l’attuale 0,1 per cento.

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