Settembre 20, 2021

Ciclo economico ormai troppo dipendente dall’intervento pubblico. PBOC più cauta della FED

Dopo il rimbalzo l’economia resterà debole ed esposta a ricadute. Banca Centrale cinese più attenta della Fed all’economia reale. Rischio margin call sui trader retail. Novelli (Lemanik): “Sarà molto difficile riassorbire i disoccupati creati dalla crisi”.

“Il principale rischio che corre il sistema è insito nella instabilità di un ciclo economico ormai troppo dipendente dall’intervento pubblico. Intervento che è comunque previsto in netto ridimensionamento nei mesi a venire e che dopo la forte spinta iniziale è destinato comunque a perdere trazione, così come sta già accadendo da tempo alla politica monetaria. Non stiamo per ora parlando di rischi di recessione, ma è abbastanza scontato che sarà decisamente difficile riassorbire completamente i disoccupati creati dalla crisi e, nella migliore delle ipotesi, dopo il rimbalzo l’economia resterà debole ed esposta a ricadute”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund.

Un altro elemento di preoccupazione, per Novelli, è l’assoluta spregiudicatezza con la quale gli Stati Uniti stanno gestendo le variabili finanziarie, diffondendo apprensione internazionale negli ambienti finanziari che non fanno parte del “consensus” e gestiscono “real money” o “safe asset”, come fondi pensione, fondi sovrani, family office ed hedge fund. Mentre le autorità cinesi intervengono a regolare il ciclo economico e finanziario, togliendo ed erogando gli stimoli fiscali e monetari in relazione all’andamento economico, gli Stati Uniti sono entrati nel “tunnel” dello stimolo a oltranza, sacrificando la stabilità di lungo termine per cercare di sostenere in tutti i modi quella di breve periodo. Appare abbastanza assurdo che, se cerchi una remunerazione del capitale sul mercato dei bond governativi, devi rivolgerti al governo “comunista” della Repubblica Popolare cinese, dato che il sistema “capitalistico” occidentale non è più in grado di farlo. Così come le politiche monetarie della Banca Centrale cinese sembrano meno orientate a sostenere gli indici di borsa e più attente alle dinamiche dell’economia reale.

Questo modo di operare da parte delle Banche Centrali ha creato le premesse per l’esplosione del trading on line da parte degli investitori retail, che oggi fanno il 70% dei volumi di Wall Street e sono uno dei principali fenomeni di sostegno al trend rialzista. Anche i prestiti sottoscritti dai privati investitori per acquistare azioni ha raggiunto la cifra record di 1 trilione di dollari (pari al 5% del PIL USA) e il collaterale a garanzia di tali prestiti sono i titoli stessi acquistati a leva. La situazione ricorda il fenomeno dell’equity withdrawal sul mercato immobiliare del 2007, quando i privati accedevano a nuovi prestiti, oltre a quelli già contratti con i mutui, grazie alla rivalutazione costante dei valori immobiliari, valori che erano il collaterale di una dinamica di espansione del credito che funzionava solo con prezzi in rialzo. La stessa dinamica sostiene oggi il credito a margine sui titoli azionari, che si espande quando il valore dei titoli a collateral sale, mentre si contrae violentemente in caso di discesa dei prezzi. La storia si ripete, un eventuale calo dei prezzi di mercato produrrebbe un colossale margin call.

Come in precedenti eventi, oggi l’eccesso di aspettative è estremamente proporzionale alle incertezze che circondano la tenuta della ripresa. Si rimane dunque convinti che la FED rimarrà intrappolata, come Bank of Japan e BCE, nella situazione attuale e che la tendenza dei mercati dipenderà più dalle dinamiche di crescita e inflazione che da politiche monetarie ormai poco utili sia all’economia che alla finanza. Dato che la crescita inizierà a rallentare, e l’inflazione proseguirà ancora al rialzo per alcuni mesi, si confermano tutti i segnali compatibili per una netta contrazione della propensione al rischio nel corso del secondo semestre appena iniziato.

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