Settembre 20, 2021

Cosa possono insegnarci Charlie Watts e i Rolling Stones sugli investimenti

Come in una band, ogni investitore ha bisogno di avere accanto un Charlie Watts che lo aiuti a capire quando è “abbastanza”, ed evitare così le conseguenze più dannose. “Negli investimenti sii il batterista, e stai fuori dalla mischia”*.

Le migliori lezioni che gli investitori possono imparare dai Rolling Stones non vengono dal carismatico cantante Mick Jagger, bensì dal batterista Charlie Watts, recentemente scomparso all’età di 80 anni. Watts era nei Rolling Stones dal 1963, e non perdeva mai un tour da più di 50 anni, esprimendo ciò che meno ti aspetteresti dal batterista di una band guidata da Mick Jagger e Keith Richards: fermezza, disciplina e freddo distacco dal “pathos” dei concerti dal vivo.

Se vi chiedete cosa c’entri con gli investimenti la storia di una rock band dove non sono mai mancati gli eccessi, è presto detto: per i Rolling Stones, scrivere buone canzoni ed essere grandi musicisti non era sempre abbastanza. Come disse una volta Mick Jagger, “Tutto ciò che vale la pena fare, vale la pena strafare“. Ebbene, quell’appetito insaziabile non è una prerogativa esclusiva delle rockstar, poiché lo troviamo – con le dovute differenze di stile – anche nella maggioranza degli investitori, soggetti come sono agli stessi alti e bassi di emotività

Del resto, la storia finanziaria dei Rolling Stones non è sempre stata lastricata di ricchezza. Nei primi anni della loro carriera, infatti, pur vendendo milioni di copie ed essendo spesso primi in classifica – in alternanza con i Beatles – prendevano solo una piccola parte dei guadagni, e successivamente ebbero bisogno di assumere un manager esperto di finanza per riprendersi dagli inganni della precedente casa discografica. In sintesi, nonostante il successo ubriacante, capirono che tutto ciò era abbastanza, e che si doveva voltare pagina. La “leggenda” racconta che fu proprio Watts, insieme a Mick Jagger, a guidare la rifondazione finanziaria del gruppo, uscendo fuori gradualmente anche dalle sabbie mobili dei debito con il fisco. Allo stesso modo, quando investiamo dobbiamo aver presente che arriverà il momento di abbracciare l’idea di “abbastanza“, smettendo di essere gli investitori che non siamo ed evitando così le conseguenze più dannose.

Charlie Watts, lungo tutta la sua carriera, evitò accuratamente i riflettori. Era tranquillo, pensieroso, ebbe una sola moglie e, a differenza degli altri Stones, non fece uso di droga se non, ormai quarantenne, durante un brevissimo frammento della sua vita e in un momento di crisi coniugale; terminata la quale, smise come aveva iniziato, da un momento all’altro e per sempre. Ha suonato notte dopo notte davanti a migliaia di fan adoranti, ma non ha lasciato che la fama influenzasse la sua personalità riservata e prudente. Prendendo il suo esempio, e traslandolo nel mondo degli investimenti, ecco tre lezioni che gli investitori possono imparare dall’esperienza di Charlie Watts.

Sii il batterista, non il cantante”. Watts citava spesso Adam Smith che, in relazione al mercato azionario, ebbe a dire: “Se non sai chi sei, questo è un posto costoso per scoprirlo”. Lo stesso si può dire dello stile di investimento di molti investitori, che inseguono le tendenze, seguono le folle e si lasciano influenzare dalla cultura dominante, imparando solo successivamente, a proprie spese, che alcuni di quei percorsi non erano adatti a loro. Charlie Watts sapeva chi era – un batterista Jazz prestato al Rock ‘n Roll – ed ha contribuito allo spettacolo, senza mai farne veramente parte. Lui  si descriveva come un accompagnatore, qualcuno il cui compito era portare avanti la grande idea della band più famosa e longeva di tutti i tempi, sapendo quando era il momento di dire basta.

Se vuoi andare lontano, tieni unita la band”. Come i Rolling Stones, che tennero insieme il gruppo anche con un Keith Richards in preda alla tossicodipendenza più acuta, anche l’investitore che ha una famiglia ed è affiancato dai propri consulenti deve comprendere che il loro intero è maggiore della semplice somma delle sue parti. Gli investitori, in pratica, dovrebbero pensare ai propri limiti come fa una band, poiché diversificare un portafoglio è come costruire una band, il cui successo non dipende da uno solo dei componenti, ma dall’insieme.

Stai al di sopra della mischia”. Mentre per alcuni membri della band la festa continuava dopo i concerti, Charlie Watts aveva una routine diversa: se non aveva la moglie al seguito, tornava da solo nella sua stanza d’albergo dopo uno spettacolo, tirava fuori un taccuino e disegnava la sua stanza, fregandosene della eccitazione che c’era intorno a lui. La sua soddisfazione veniva dall’essere nella band, ma anche al di sopra della mischia. Lo stesso concetto è particolarmente adatto al contesto del 2021, che ha segnato uno spartiacque storico nel modo di percepire il rischio ed ha permesso alla massa di approcciarsi alle criptovalute ed agli investimenti più volatili. In una situazione del genere, gli investitori potrebbero chiedersi “mi sto perdendo qualcosa?“. Dipende, naturalmente. Per qualcuno è più importante essere appagati, per altri è fondamentale il brivido della volatilità. Ma chi ha già avuto successo con gli investimenti, forse è preferibile un atteggiamento alla Charlie Watts, che ha tenuto a distanza la “volatilità del successo” e ha preferito goderselo in un modo diverso.

Parimenti, se siamo a nostro agio con la nostra strategia di investimento, allora siamo liberi di perseguire la vita alle nostre condizioni, e poco importa se queste siano solamente “soddisfacenti”.

* Liberamente tratto daWhat the Rolling Stones can teach us about investing”, di Dennis Morton

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