Maggio 26, 2022

Azionario troppo “tirato” e rischi da inflazione durevole? I gestori tra cauto ottimismo e prudenza

Secondo M&G Investment i prezzi dei titoli azionari sono mediamente elevati, e una inflazione più duratura e il tapering potrebbero portare volatilità. Secondo Fidelity, nel 2022 lo scenario macroeconomico resta di supporto alle asset class a rischio.

“L’azionario globale è salito davvero molto negli ultimi anni, ad un ritmo doppio rispetto alle medie storiche di lungo termine. Inoltre, le quotazioni di molti titoli sono tirate o addirittura care, e questo comporta che un eventuale elemento di discontinuità, come una inflazione più duratura oppure politiche monetarie meno accomodanti, potrebbero portare con loro quella volatilità che ormai non si vede da un anno e mezzo”. Così ha commentato Manuel Pozzi, Investment Director di M&G Investment.

“In termini di approccio all’investimento – afferma Pozzi – è molto importante innanzitutto fruire di strumenti che sfruttino l’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e consente di adottare nuove metodologie di selezione dei titoli azionari, aiutando i gestori in carne ed ossa a superare i propri limiti e le proprie convinzioni, oppure ad analizzare un universo enorme di titoli”. “Un altro tema che stiamo guardando con molto favore – continua Pozzi – è quello di investire nelle aziende che detengono o gestiscono infrastrutture-chiave, e quindi in un contesto completamente diverso da quello della tecnologia. Infatti, il settore delle infrastrutture-chiave è caratterizzato da decenni di sotto-investimenti e regole rigide, ma oggi i piani di recovery americani ed europei (PNRR per l’UE, ndr) stanno spingendo tantissimo sulle infrastrutture, creando un contesto fiscale e regolamentare potenzialmente molto favorevole”.

“Inoltre – aggiunge Pozzi – si tratta di un settore estremamente diversificato, tra infrastrutture sociali, economiche e di nuova generazione, e se vediamo le quotazioni possiamo notare che si tratta di un area di mercato rimasta molto indietro nell’ultimo anno e mezzo a causa della pandemia e dei lockdown, che hanno avuto un impatto forte sulle infrastrutture legate ai trasporti. Oggi il rapporto prezzo/valore di libro di queste aziende è attorno a due volte, rispetto allo stesso rapporto della borsa mondiale che è pari a tre volte”. “(Possiamo aspettarci) valutazioni più normali – conclude Pozzi – a fronte di prospettive fiscali e regolamentari più favorevoli e rispetto alla capacità di offrire flussi di cassa stabili, spesso legati anche all’inflazione, con dividendi superiori”.

Secondo Pasquale Borra, Head of Distribution Italy di Fidelity International, “ci avviciniamo a grandi passi verso la fine di un 2021 per molti versi assolutamente straordinario. Per il 2022 lo scenario macroeconomico resta di supporto alle asset class a rischio. Infatti, è vero che stiamo vivendo una fase di maturazione di questo ciclo economico così concentrato, ma è altrettanto vero che possiamo aspettarci dei tassi di crescita ancora molto superiori ai trend di lungo periodo”. “La crescita – afferma Borra – è diffusa ed è trainata soprattutto dall’Asia e dalla Cina, ma vede anche un contributo molto forte da parte degli Stati Uniti, mentre l’Europa sta facendo la sua parte anche se si prenderà un po’ più di tempo prima di ritornare in termini di crescita ai livelli pre-Covid. Il sostegno delle banche centrali continuerà ad essere sostenuto, soprattutto negli Stati Uniti dove l’Amministrazione Biden è alle prese con un calo dei consensi enorme, come non si vedeva dai tempi della presidenza Carter, innescato dalla difficile gestione della crisi in Afghanistan. Pertanto, Biden ha tutte le motivazioni per avvicinarsi alle elezioni di Midterm stimolando l’economia americana e, di conseguenza, i mercati azionari. E lo fa annunciando un ulteriore stimolo fiscale che si aggiunge ai 6.000 miliardi di dollari già immessi nel sistema”.

“Relativamente alle aspettative di inflazione – aggiunge Borra – secondo noi non porteranno la Fed “dietro la curva”, poiché i target di inflazione della banca centrale americana sono passati dall’essere puntuali all’essere valutati all’interno di un ciclo di mercato, dando così maggior tempo alla Federal Reserve per diluire la fase di normalizzazione dei tassi di riferimento. E poi non va dimenticato che il prossimo stimolo fiscale promesso da Biden verrà finanziato da una maggiore tassazione, e questo farà sì che il tapering sarà più intenso e più breve del precedente ed avrà un impatto limitato per via della minore emissione di debito pubblico conseguente alla maggiore tassazione. Infine, non dimentichiamoci del megatrend dell’Asia e della Cina”.

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