Maggio 26, 2022

Come gestire il rischio Ucraina in portafoglio

Sette passi per mettere in sicurezza il portafoglio in caso di invasione dell’Ucraina da parte di Putin. L’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio.

“Personalmente assegno una probabilità inferiore al 50% all’eventualità che la Russia possa invadere l’Ucraina. Tuttavia l’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio ed è bene considerare con attenzione l’esposizione ad alcune specifiche asset class”: è la posizione di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Al momento, nonostante lo stallo dei colloqui diplomatici tra Russia, Nato, Ocse e Stati Uniti, gli osservatori considerano ancora prevalenti i fattori a favore dello status quo in Ucraina. Nelle situazioni di incertezza, però, è sempre importante  prendere in considerazione le implicazioni dei possibili scenari di crisi, per non farsi trovare impreparati se gli eventi dovessero precipitare. In uno scenario di escalation sul fronte ucraino – spiega Cribari — vediamo sette fattori di attenzione per il portafoglio.

Il primo consiglio è quello di evitare gli investimenti sui Paesi dell’Europa orientale più esposti al conflitto, in via diretta o indiretta: dall’Ungheria alla Polonia e alle Repubbliche baltiche. Il secondo è quello di evitare, in un primo tempo, un’eccessiva esposizione sull’Eurozona, se non altro per le implicazioni economiche dell’aumento dei costi energetici. Terzo, è prevedibile che, almeno in un primo momento, l’euro si indebolirebbe a favore del dollaro. Quarto, i prezzi delle commodities potrebbero invece crescere, soprattutto il petrolio e, in parte, anche l’oro. Quinto, potrebbero risentirne moderatamente in positivo i titoli della difesa, anche quelli europei. Sesto, sicuramente positivo il tema della cybersecurity. Infine, al settimo punto, una guerra avrebbe conseguenze molto negative per le asset class russe.

Qui il worst case sarebbe l’esclusione dei titoli dal circuito interbancario in dollari.

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