Ottobre 3, 2022

Giappone vs Cina: in posizioni contrarie, ma non troppo

Il confronto tra i due giganti asiatici è ancora di grande attualità, soprattutto in questo periodo in cui il dibattito sui tassi di interesse coinvolge tutte le economie mondiali. Guardinga la BoJ, pronta ad ulteriori tagli la PBoC.

Da circa un anno, e cioè da quando il governo cinese è entrato più volte “a gamba tesa” su alcune aziende del mercato azionario – attraverso restrizioni regolamentari imposte ad alcuni listini specifici – l’attenzione degli analisti specializzati sui mercati asiatici si è spostata sul Giappone e sui suoi fondamentali ritenuti più promettenti. Di conseguenza, diverse società di gestione hanno alleggerito l’esposizione sull’azionario cinese e appesantito quella in azioni giapponesi. Pertanto, il confronto tra i due giganti asiatici è ancora di grande attualità, soprattutto in questo periodo in cui il dibattito sui tassi di interesse coinvolge quasi tutte le economie mondiali.

Durante la scorsa settimana, i rendimenti del mercato azionario giapponese sono stati negativi, con l’indice Nikkei 225 in calo del 2,14% e il più ampio indice TOPIX in calo del 2,62%. A causa delle nuove infezioni da coronavirus record a livello nazionale, il governo ha posto Tokyo e altre 12 prefetture in uno stato di quasi emergenza, che ha pesato sul sentiment generale di mercato. In questo contesto, il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è sceso allo 0,13%, dallo 0,15% alla fine della settimana precedente, mentre lo yen si è rafforzato a circa 113,96 JPY contro il dollaro USA, dai 114,22 JPY della settimana precedente.

La banca centrale del Giappone (BoJ) mantiene un atteggiamento da colomba, spostando il punto di vista sul rischio di inflazione e conservando la sua posizione accomodante nella riunione di politica monetaria di gennaio. Di conseguenza, La Bank of Japan ha tenuto invariati i tassi di interesse a breve e a lungo termine ed ha affermato che proseguirà con l’allentamento monetario quantitativo e qualitativo per il controllo della curva dei rendimenti, con l’obiettivo di raggiungere la sostanziale stabilità dei prezzi al 2% di inflazione, e che non esiterà adottare ulteriori misure di allentamento, se necessario.

La BoJ ha aggiornato le sue previsioni di crescita economica per l’anno fiscale 2022, prevedendo un’espansione del prodotto interno lordo (PIL) anno su anno in termini reali del 3,8% (rispetto all’espansione del 2,9% prevista nell’ottobre 2021), grazie principalmente al contraccolpo delle misure economiche del governo e ad una ripresa della produzione per adeguarsi alla domanda. La BoJ ha anche aggiornato le sue previsioni per l’indice dei prezzi al consumo (CPI) nell’esercizio 2022 all’1,1% (dallo 0,9% previsto per ottobre), riflettendo un aumento dei prezzi delle materie prime e il trasferimento di tale aumento sui prezzi al consumo.

I dati economici separati hanno evidenziato che le esportazioni sono aumentate del 17,5% su base annua a dicembre, spinte dall’allentamento dei colli di bottiglia dell’offerta verso la fine del 2021. Le importazioni sono aumentate del 41,1% su base annua nello stesso periodo, grazie all’aumento dei costi delle materie prime e a uno yen più debole. Il primo ministro Fumio Kishida (nella foto) ha sottolineato che la ripresa economica del Giappone sarà guidata dalla digitalizzazione e dagli investimenti in tecnologia verde e capitale umano. La chiave per la digitalizzazione è l’investimento nelle infrastrutture, e l’uso della fibra ottica è molto più veloce e ha vantaggi in termini di riduzione dell’elettricità.

I mercati cinesi, in posizione ostinatamente contraria al resto del mondo occidentale – la Cina ed il suo modello economico ormai fanno storia a sé – hanno registrato un guadagno settimanale, poiché il governo ha intensificato le misure di allentamento monetario e ha segnalato un ulteriore supporto per il settore immobiliare assediato dai fallimenti. L’indice Shanghai Composite è salito dello 0,1% e l’indice CSI 300 ha guadagnato l’1,1%. Lunedì scorso, la People’s Bank of China (PBOC) ha inaspettatamente ridotto di 10 punti base il tasso di interesse sui prestiti a medio termine (MLF) a un anno ad alcune istituzioni finanziarie, portandolo al 2,85%, la prima riduzione della banca centrale dall’aprile 2020. In risposta, le banche cinesi hanno tagliato i tassi di prestito privilegiati per i prestiti a uno e cinque anni. A seguito di questo taglio dei tassi, il vice governatore della PBOC Liu Guoqiang ha affermato che la Cina lancerà ulteriori misure politiche per stabilizzare l’economia e prevenire le pressioni al ribasso. I suoi commenti hanno innescato un rally dei titoli di stato cinesi, portando il rendimento del titolo sovrano a 10 anni al 2,736% dal 2,809% della scorsa settimana.

Nel frattempo, la pressione normativa sul settore tecnologico cinese è continuata fino al punto che la società ByteDance, proprietaria del celebre social TikTok, ha comunicato che stava sciogliendo il suo team di investimento strategico a livello di gruppo. L’agenzia di pianificazione statale cinese, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, ha pubblicato un documento politico contenente opinioni contro i monopoli, contro la concorrenza sleale e i problemi relativi ai dati degli utenti nelle società di piattaforme online.

Secondo i dati più recenti, il prodotto interno lordo cinese è cresciuto del 4%, un risultato migliore del previsto nel quarto trimestre del 2021, rallentando però rispetto al ritmo di espansione del 4,9% del terzo trimestre. I dati suggeriscono un peggioramento delle pressioni al ribasso, soprattutto nei consumi e nell’andamento degli immobili, anche se gli investimenti in infrastrutture hanno mostrato un certo miglioramento. Lo yuan ha chiuso la settimana stabile a 6,34 per dollaro USA, dopo essere salita al livello più alto da maggio 2018 all’inizio della settimana. Alcuni analisti hanno attribuito la recente forza della valuta cinese agli afflussi degli investitori obbligazionari, che si stanno posizionando in vista di ulteriori tagli dei tassi.

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