Agosto 15, 2022

Deutsche Bank: l’era dei tassi nominali ultra bassi è finita, torna l’interesse per il reddito fisso

Il sentiment dei mercati finanziari riflette sempre una logica sottostante, e comprenderla diventa importante in un momento in cui l’incertezza è alta. L’attrattiva del reddito fisso come asset class potrebbe aumentare.

Di Christian Nolting*

Siamo solo a metà del 2022 e questo è già stato un anno da ricordare in termini di geopolitica, macroeconomia e cambiamenti di politica monetaria. Per definire lo scenario in cui viviamo, possiamo usare le parole di Shakespeare, che osservò in modo così memorabile: “quando vengono i dolori, non vengono singole spie, ma in battaglioni“. L’incertezza, infatti, è ancora a livelli elevati su molte questioni, tra cui i livelli di inflazione futuri, l’interruzione dell’offerta globale, la crescita economica, le risposte politiche e, soprattutto, il Coronavirus.

Come sempre, i prezzi di mercato riflettono una serie di ipotesi su ciò che accadrà dopo. Queste ipotesi possono ovviamente cambiare in futuro. È possibile, ad esempio, che i mercati inizino ad aspettarsi un inasprimento della politica monetaria meno aggressivo di quanto non facciano ora, il che avrà molteplici impatti sull’attrattiva relativa delle classi di attività (asset class). È anche importante ricordare che i prezzi di mercato rappresentano anche una visione composita di molteplici rischi, non una semplice valutazione di un singolo problema.

Le prospettive macroeconomiche per il 2022 sono peggiorate dall’inizio dell’anno. I prezzi globali dell’energia, già elevati, sono ulteriormente aumentati a causa della guerra Russia-Ucraina. I consumi delle famiglie hanno sofferto non solo di ciò, ma anche dell’aumento dell’inflazione in generale, in particolare dei prezzi dei generi alimentari. Allo stesso tempo le aziende stanno frenando gli investimenti, a causa dell’incertezza macroeconomica. Abbiamo quindi ridotto le nostre previsioni di crescita del PIL per il 2022 al 2,9% per gli Stati Uniti e al 2,8% per l’Eurozona. Quest’ultima, in particolare, resta a rischio di recessione tecnica nel caso in cui le importazioni di gas naturale dalla Russia dovessero essere interrotte con breve preavviso.

In sintesi, sono quattro rischi da monitorare:

1) Conflitto Russia-Ucraina. Senza una soluzione al conflitto in vista, l’allontanamento delle nazioni occidentali dalle importazioni di energia russe ha già fatto salire i prezzi dell’energia. Poiché un passaggio immediato alle energie rinnovabili è impossibile, la necessità di garantire forniture significa che le scorte di petrolio e gas devono essere garantite, il che ha spinto i prezzi più in alto e potrebbe mantenerli elevati. D’altra parte, il blocco delle esportazioni agricole ucraine (l’Ucraina è uno dei maggiori esportatori mondiali di grano e mais) da parte della Russia ha fatto aumentare drasticamente i prezzi alimentari globali. Ulteriori sanzioni occidentali e ritorsioni, inoltre, sono da attendersi in misura tale da aumentare le pressioni inflazionistiche.
2) Inflazione e atterraggi economici “duri”. I riflettori sulla risposta delle banche centrali all’inflazione elevata hanno suscitato preoccupazioni per l’aumento ad alta velocità e gli atterraggi economici duri, uno dei principali fattori che contribuiscono alla volatilità del mercato.
3) Elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Anche le risposte fiscali e politiche all’inflazione sono un argomento importante in vista di queste ultime. I democratici hanno lottato finora per attuare la loro agenda politica, e i rovesci elettorali limiterebbero ulteriormente il margine di manovra dell’amministrazione Biden per le elezioni.
4) Cina e crescita globale. Dato che la produzione economica cinese è di fondamentale importanza per la crescita globale, la politica zero-Covid del Paese non solo ha colpito i consumi interni (in uno dei mercati chiave del mondo), ma ha anche prolungato o esacerbato le interruzioni delle catene di approvvigionamento internazionali. Ora sembra che ci stiamo avvicinando a un’uscita parziale dalle restrizioni, e con accenni di una politica economica più pragmatica, ma i mercati finanziari continueranno a controllare il percorso di uscita dal blocco del Paese. La riapertura potrebbe quindi aumentare la domanda di energia e stimolare l’economia ad accelerare la ripresa economica mondiale. Tuttavia, se la crescita cinese riprenderà come previsto nel secondo semestre, ciò potrebbe innescare ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia.

Cosa possiamo ricavare da questo in termini di gestione del portafoglio? Primo, che alti livelli di incertezza non significano che il processo decisionale di portafoglio possa essere sospeso. Può essere difficile prevedere il futuro, ma la logica del mercato sta ancora cercando di prevederlo e i portafogli devono riconoscere queste mutevoli aspettative del mercato. In secondo luogo, è molto importante guardare oltre i titoli. Se i mercati stanno valutando in una valutazione composita, ha senso comprendere i diversi fattori che contribuiscono ad essa. Ma, come parte di questa valutazione più dettagliata, dobbiamo considerare i fattori di prezzo sia a lungo che a breve termine. Possiamo anche, credo, essere ragionevolmente fiduciosi su determinati parametri. Quindi, mentre le aspettative sui livelli futuri dei tassi di interesse cambieranno senza dubbio di nuovo, l’era dei tassi di interesse nominali ultra bassi sembra ora essere alle nostre spalle, sebbene sia certamente prematuro parlare di “normalizzazione” delle politiche. Tassi più elevati incoraggeranno una rivalutazione dell’attrattiva relativa delle diverse classi di attività.

Con il “reddito” ora di nuovo all’ordine del giorno, l’attrattiva del reddito fisso come asset class potrebbe ora aumentare, nonostante la possibilità che i tassi di insolvenza salgano dagli attuali livelli molto bassi. Questo, a sua volta, potrebbe far venire meno la sensazione che “non c’è alternativa” per le azioni, ma non la rimuove del tutto. Infatti, le valutazioni azionarie complessive sono ancora interessanti, gli utili societari appaiono solidi e le nostre previsioni vedono guadagni a 12 mesi, anche se con volatilità nel frattempo. 

Le ipotesi sugli aumenti dei tassi di interesse avranno un impatto all’interno delle classi di attività, come sull’appeal relativo dei diversi stili e settori azionari (titoli “growth” e “value”) negli ultimi mesi. Sarà necessaria una continua attenzione alla gestione immediata del rischio. Ma, tornando alla seconda conclusione di cui sopra, resta importante mantenere la disciplina, guardare oltre le mosse immediate del mercato e mantenere una salda presa sugli obiettivi a lungo termine, sull’asset allocation e sui temi di investimento. La previsione del futuro, infatti, non è una semplice estrapolazione del passato, e l’economia globale potrebbe apparire molto diversa tra 12 mesi. Ma penso che dobbiamo lavorare sulla base del fatto che il contesto macroeconomico e degli investimenti rimarranno potenzialmente molto fragili. La ripresa non sarà semplice e, anche sulle ipotesi più ottimistiche (ad esempio sulla riapertura economica cinese), ci vorrà tempo per risolvere problemi come l’interruzione della catena di approvvigionamento.

Infine, si rimane molto preoccupati per gli stress sociali e umanitari in molti paesi derivanti dalla pandemia, dall’inflazione o dall’interruzione delle forniture alimentari dall’Ucraina. Questi stress potrebbero peggiorare prima di migliorare. Tuttavia, le lezioni chiave rimangano: non ritardare il processo decisionale del portafoglio, utilizzare le strategie di gestione del rischio in modo appropriato e mantenere saldamente gli obiettivi a lungo termine. Ecco come navigare nella seconda metà del 2022 e oltre.

* Global CIO – Deutsche Bank Chief Investment Office

Related Posts

Lascia un commento