Febbraio 2, 2023

Guerra e crisi energetica allontanano la Sostenibilità dalle priorità degli italiani

La lotta al cambiamento climatico è solo al quinto posto, dopo il miglioramento delle retribuzioni, una buona assistenza sanitaria, la lotta all’inflazione e il rafforzamento dell’economia.

L’impatto della pandemia e della guerra in Ucraina e la conseguente crisi inflazionistica hanno inciso in maniera negativa sull’interesse delle persone verso le problematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), sostituite da nuove priorità, come la lotta all’aumento del costo della vita, la garanzia di un’assistenza sanitaria di qualità e a prezzi accessibili e il rafforzamento dell’economia. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’ESG Monitor, l’indagine di SEC Newgate che monitora il livello di consapevolezza delle persone sulle problematiche ambientali, sociali e di governance e come queste stiano influenzando i comportamenti d’acquisto e l’opinione nei confronti di governi e imprese.

La survey, che ha coinvolto 12 Paesi e territori fra Europa, America, Asia e Pacifico[1] per un totale di oltre 12.000 intervistati, affronta un tema che sarà oggetto di discussione durante COP27, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Sharm el Sheikh a novembre. Proprio il confronto con i dati dello scorso anno mette in luce come gli eventi globali come la guerra in Ucraina e il protrarsi della pandemia e i loro effetti, come l’aumento dei prezzi dell’energia e il forte incremento del costo della vita, abbia distolto attenzione negli italiani verso le tematiche ESG: l’interesse scende infatti dal valore di 7,9[2] del 2021 al 7,3 di oggi.

Si tratta comunque di un dato elevato, più alto rispetto a quanto espresso a livello globale (6,5). Inoltre, gli intervistati italiani attribuiscono la massima importanza all’impegno delle aziende sulle questioni riguardanti la sostenibilità (8,1) e affermano che le loro decisioni d’acquisto quotidiane sono comunque influenzate dalle azioni delle imprese (6,9) in ambito ESG. Se dunque le esigenze personali immediate, come il prezzo, la qualità e la convenienza, si rafforzano rispetto a valori e priorità più altruistici, restano ancora elevate le aspettative sulle azioni di cui imprese e governi devono farsi carico in merito alle questioni ambientali, sociali e di governance.  Le aziende, perciò, dovranno stare molto attente a non scaricare sui consumatori costi non necessari e a privilegiare le iniziative volte a sostenere realmente le categorie più vulnerabili.

“La congiuntura macroeconomica e geopolitica che ha caratterizzato lo scenario mondiale nell’ultimo anno sta portando in secondo piano le tematiche della sostenibilità rispetto all’aumento del costo della vita”, osserva Fiorenzo Tagliabue (nella foto), CEO e fondatore di SEC Newgate. “Ciononostante, l’azione di aziende e governi in tema ambientale e – soprattutto in questa fase storica – sociale, rimane rilevante nel determinarne la reputazione. Come evidenzia il SEC Newgate ESG Monitor, è necessario accompagnare ad azioni concrete una comunicazione trasparente, chiara e coerente per creare un rapporto di fiducia con le persone, che ad oggi rimangono scettiche rispetto al reale impegno di imprese e istituzioni sulle problematiche ESG. È in questo contesto che il ruolo della consulenza strategica relativamente a politiche e scelte legate alla sostenibilità risulta fondamentale per proteggere e incrementare la reputazione e il business delle organizzazioni, ponendosi al crocevia fra mercato, politica e società”.

I dati dell’Italia – Entrando nel merito dei temi ESG, quello che gli italiani reputano più importante per le aziende sono la tutela dell’ambiente (19%), la lotta ai cambiamenti climatici (15%) e i diritti dei lavoratori (15%). Le questioni ambientali sono considerate dal 62% degli intervistati uno dei principali problemi di cui le aziende dovrebbero occuparsi, a fronte del dato globale del 46%. Severo il giudizio degli italiani sulle azioni del governo in ambito ESG (5,0 punti su 10), sensibilmente più basso rispetto al 5,5 del 2021, mentre le organizzazioni no profit si confermano al primo posto per le azioni ESG con un voto medio di 5,9. Insufficienti anche le valutazioni delle imprese: le grandi aziende si posizionano in fondo alla classifica (5,4 punti su 10), seguite dalle PMI (5,7) e dal consumatore in generale (5,6). Quanto ai singoli settori, i più apprezzati per l’impegno ESG sono grande distribuzione organizzata, agricoltura e tecnologia e telecomunicazioni, mentre il settore delle bevande alcoliche, quello chimico e quello del trasporto aereo hanno ricevuto il punteggio più basso. Qui le valutazioni italiane, oltre ad aver registrato cali significativi, sono state generalmente inferiori rispetto alla media globale.

Lo scenario globale: pandemia e guerra in Ucraina modificano le priorità in tutto il mondo
Anche a livello mondiale, l’impatto della situazione geopolitica e macroeconomica ha cambiato l’ordine di priorità delle persone: ben il 39% degli intervistati afferma che l’aumento del costo della vita è tra le principali criticità da affrontare per il futuro del Paese, seguita dalla garanzia di un’assistenza sanitaria di qualità e accessibile (27%) e dal rafforzamento dell’economia (27%). Agire con decisione sul cambiamento climatico si è classificato solo all’ottavo posto (14%) tra i temi esaminati. La crisi economica raffredda l’interesse per i temi ESG, diminuito rispetto al 2021 di 0,3 punti (da 6,8 a 6,5 su 10). E fra le tematiche ESG, quelle in ambito sociale (7,3) hanno superato per interesse quelle dell’ambiente (7,2).

Questo non toglie che le persone continuano ad aspettarsi un impegno attivo in materia di ESG da parte delle aziende: il 78% afferma che le imprese abbiano la responsabilità di monitorare il loro impatto sulle persone e sul pianeta; mentre il 71% dichiara che le aziende dovrebbero agire attivamente in tema di sostenibilità. Inoltre, i cittadini-consumatori sono pronti a reagire a ciò che le imprese fanno – o non fanno – nell’ambito della sostenibilità: il 62% si dice d’accordo sul penalizzare le aziende in caso di mancata azione sulle principali questioni ESG, ma, il 69% è disposto a dare una seconda occasione a un’organizzazione, se questa è trasparente sui propri errori e dimostra di voler migliorare in futuro.

Agire sulle questioni ambientali rimane un fattore fondamentale per modificare la percezione che la collettività ha delle imprese. Per il 71% degli intervistati, si tratta di azioni che non incidono sulla reddittività di un’azienda e, sebbene il 67% dei consumatori si aspetta che le aziende si facciano carico anche dei costi legati al miglioramento di tali prestazioni senza scaricarli sui consumatori, c’è una quota importante tra gli intervistati (46%) che è disposta a condividerne il prezzo. Dallo studio emerge tuttavia che solo il 9% dei cittadini consumatori si fida di ciò che le aziende dichiarano sulle proprie prestazioni ESG. Inoltre, secondo il 72% degli intervistati, le organizzazioni dovrebbero comunicare più chiaramente a consumatori e investitori i risultati dei loro sforzi in merito alle questioni ambientali, sociali e di governance e il 71% concorda sul fatto che le imprese dovrebbero utilizzare un approccio coerente per dare conto delle proprie performance.

Tom Parker (nella foto), Deputy CEO di SEC Newgate Group, ha dichiarato: “Nonostante la scarsa conoscenza del termine ESG, gli europei hanno chiaramente a cuore la sostenibilità, in particolare le questioni legate all’ambiente, e sono più critici nei confronti delle performance aziendali rispetto ad altre parti del mondo. Questo è un campanello d’allarme per le aziende che operano in Europa. Non solo devono fare meglio sul fronte della sostenibilità, ma devono anche migliorare la loro comunicazione”.

Per avere accesso a tutte le notizie riguardanti le tematiche ESG, si può visitare il sito dedicato www.secnewgateesgmonitor.com.

[1] I Paesi interessati dalla ricerca sono stati: Australia, Colombia, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Hong Kong, Italia, Polonia, Regno Unito, Singapore, Svezia e Stati Uniti

[2] Su una scala che va da 0 a 10, dove 0 equivale a “Per nulla interessato” e 10 a “Estremamente interessato”

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