Febbraio 2, 2023

La Juve non avrebbe potuto essere quotata in Borsa? L’inchiesta adesso fa paura al mondo del calcio

Non smette di produrre novità e interesse il caso Juventus. La Società rischia grosso e la dirigenza bianconera ha evitato di un soffio le misure cautelari. Finirà come al Palermo di Zamparini?

di Marco d’Avenia

Questi finora i fatti: la Juventus è indagata come soggetto giuridico nell’inchiesta “Prisma”, condotta dai PM della Procura di Torino. Le accuse riguardano i bilanci relativi alle annate che vanno dal 2018 al 2021 e includono i seguenti reati: false comunicazioni sociali di società quotate in Borsa, emissione di fatture false, notizie false e manipolazione del mercato e ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanza. Tra gli indagati, anche veri e propri “pezzi da novanta” dell’ormai ex entourage bianconero, come Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici (ora direttore generale del Tottenham) e Maurizio Arrivabene (“traghettatore” fino alla formazione del prossimo CdA). Relativamente al bilancio, approvato lo scorso 3 dicembre, si evidenziano perdite pari a 239,3 milioni di euro.

Di fronte a questo dato, anche la UEFA ha aperto un’inchiesta per indagare su presunte violazioni del Financial fair play, mentre la FIGC – dopo l’archiviazione per l’esame di italiano “facilitato” a Perugia per l’attaccante Luis Suarez – sta valutando se riaprire il fascicolo alla luce dei nuovi elementi emersi in questi giorni. Nel frattempo, il titolo in Borsa della Juventus ha perso il 30% del proprio valore da inizio anno, toccando il minimo di 0,25 euro per azione. Il titolo è scambiato ad un’alta frequenza, il che comporta un’elevata volatilità, e non sono in pochi a temere l’arrivo di una tempesta finanziaria; tuttavia John Elkann, amministratore delegato di Exor, al momento ha scongiurato l’ipotesi di un’ulteriore ricapitalizzazione del gioiello sportivo più prezioso della famiglia Agnelli. L’immissione di nuovi liquidi nella società, infatti, è una ipotesi che preoccupa il mercato, che detiene il 24,33% delle oltre 2,5 miliardi di azioni, mentre Exor ne controlla il 63,77%.

La lettera ai dipendenti della società dipinge uno scenario in cui la Juve si trova in difficoltà. Lo stesso Agnelli ha deciso, di concerto con John Elkann, di abbandonare la nave nel momento di maggiore pericolo, allo scopo di “contenere i danni” e salvarla.

Tuttavia, questa mossa potrebbe non bastare. Negli ambienti bianconeri si ha la sensazione di trovarsi in svantaggio in quello che potrebbe essere considerato uno dei momenti più delicati della storia della Juventus. Il nuovo CdA, che sarà operativo solo a gennaio, avrà dunque un compito ben preciso: ribaltare i confronti con la Procura di Torino e con l’opinione pubblica. La tesi dei PM è la seguente: senza le plusvalenze il patrimonio netto della Juventus sarebbe andato in rosso e quindi il club “non avrebbe potuto operare negli esercizi in discorso, né essere quotata in Borsa”. Un’accusa che la società torinese ha sempre rigettato, difendendo la bontà della sua condotta finanziaria. In suo soccorso, nelle ultime ore, è arrivata la decisione del giudice per le indagini preliminari Ludovico Morello, il quale ha per ora respinto le accuse presentate dai PM, ricordando come le plusvalenze siano prassi costante nel mondo del calcio da quando esistono i diritti Tv, affievolendo non poco l’ipotesi del dolo e, conseguentemente, l’entità del reato. Inoltre, il GIP ha motivato affermando che gli accusati sono tutti incensurati e che le manovre sul taglio stipendi 2020 e 2021 siano strettamente collegate alla pandemia Covid. Tuttavia, al di fuori delle vicende giudiziarie in corso, si potrebbe ipotizzare che la “parte lesa”, in questa vicenda, è certamente rappresentata dai tifosi.

Una realtà che, per certi versi, richiama quella già vissuta dai tifosi dell’U.S. città di Palermo dopo le dimissioni e l’arresto di Maurizio Zamparini, padre-padrone del club siciliano dal 2002 al 2017 e scomparso di recente. Anche in quel caso, i tifosi si ritrovarono ad ingoiare una delusione dopo l’altra dopo gli sfarzi dei vari Dybala, Cavani, Belotti, Ilicic, Pastore, Grosso, Miccoli e Amauri, solo per citarne alcuni. E pensare che nel 2009 Il Sole 24 Ore premiò l’operato dell’U.S. Palermo, che nel giugno dello stesso anno approvò un bilancio tra i più positivi delle società di Serie A. Poi la crisi economica mise a dura prova le finanze di Zamparini, che in una lettera aperta ai tifosi nel 2011 confessò di aver speso per il Palermo oltre 84 milioni di euro, 21 dei quali di tasca propria. Senza contare poi il fatto che, a ogni chiusura di esercizio, il club rosanero andava quasi sempre in perdita in quanto le uscite superavano sistematicamente i ricavi.

Al buco di bilancio evidenziato dalla Procura, in tutta probabilità, contribuì in larga parte la gestione spregiudicata degli allenatori, in un declino economico-finanziario senza soluzione di continuità, culminato con le accuse di falso in bilancio per il triennio 2014-2016 e di false comunicazioni alla Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (Covisoc). Anche nel caso dell’U.S. Città di Palermo, i tifosi sono stati le vera parte lesa della vicenda, costretti a vedere dissolvere l’esperienza dolce-amara – ed a tratti esaltante – della propria squadra, rapidamente precipitata dai fasti della serie A all’inferno della D; molti  di loro, probabilmente, si stanno chiedendo perché per Andrea Agnelli e soci non siano ancora scattate le manette e perché, al contrario, la richiesta di misure cautelari per i dirigenti bianconeri formulata dalla Procura sia stata respinta già a fine ottobre.

Quale che sia la risposta, i rischi a cui vanno incontro la Juventus e gli altri imputati dell’inchiesta “Prisma” non sono da considerare meno seri. Ad inguaiare la Vecchia Signora, infatti, ci sono le intercettazioni raccolte dagli stessi pm di Torino, che rivelerebbero un sistema di plusvalenze fittizie, prodotto da una “decisione aziendale complessiva, imposta e condivisa dai vertici”, scrivono i magistrati. Se si considerano anche le due cosiddette “manovre stipendi”, attuate per ridurre il peso degli ingaggi, ecco che i PM arrivano a calcolare come ci sarebbero oltre 70 milioni di euro fuori bilancio. In più, la Consob ha ipotizzato per la Juventus l’ipotesi di violazione dell’art. 154-ter del TUF (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria), dove si rende obbligatorio il giudizio di conformità sul bilancio da parte di una società di revisione.

Gli scenari futuri dipenderanno dalle decisioni dell’autorità giudiziaria, che potrebbero innescare, oltre ad un possibile delisting di Borsa in caso di procedure concorsuali/fallimentari, anche un processo anche dal punto di vista sportivo, che potrebbe generare sanzioni fino alla retrocessione e alla revoca degli scudetti. Nel caso del Palermo, i punti di penalizzazione furono 20 per la stagione di Serie B 2018/2019, ai quali seguirono poi l’esclusione dalla Serie B e il fallimento nell’ottobre del 2019. Sono ipotesi come queste quelle che più spaventano i tifosi e tutto il sistema-calcio italiano, che per anni ha fatto delle plusvalenze un’arma contabile utile a sopperire alle follie del calciomercato che, nonostante tutto, continua a sfuggire ad ogni forma di controllo.

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