Febbraio 2, 2023

L’Argentina sale sul tetto del mondo, la calcio-finanza festeggia

Quella appena terminata è l’edizione del campionato mondiale dove mai come prima il vero protagonista è stato il denaro: elargito, incassato, investito, conteso e persino offerto con finalità poco chiare a personaggi senza scrupoli. Ecco quali sono gli effetti benefici del trionfo argentino per il paese sudamericano.

Di Marco d’Avenia

All’indomani delle infinite emozioni dei 120 minuti di calcio giocato ai massimi livelli e dopo gli immancabili calci di rigore, che hanno visto trionfare l’Argentina ai danni della Francia nella finale dei mondiali di Qatar 2022, vale la pena analizzare l’evento dal punto di vista finanziario.

Argentina-Francia, con il suo pesante carico di aspettative e ambizioni nazionali, è stata certamente una sfida sportiva dai risvolti travolgenti, ma è stato anche un confronto tra colossi commerciali che si sono contese una grossa fetta di ricavi derivanti dalla vittoria iridata. Infatti, oltre che a consegnare nelle mani di Lionel Messi la leggendaria coppa – ideata e disegnata dall’orafo e scultore italiano Silvio Gazzaniga, per la cronaca – la FIFA elargirà 42 milioni di dollari per la “Selección” argentina, che non vinceva la coppa più ambita dal 1986, quando Diego Armando Maradona lasciò il mondo a bocca aperta. Inoltre, la vittoria finale porta in dote numerosi benefit, anche indirettamente. Per esempio, l’accordo tra Argentina e Adidas (11 milioni di dollari all’anno), quest’ultima storico sponsor tecnico dei sudamericani, scade proprio alla fine di Dicembre, per cui la vittoria di questo mondiale garantisce all’AFA (Asociación del Fútbol Argentino) un potere contrattuale non indifferente in sede di rinnovo.

La sensazione è che l’Adidas abbia aspettato l’esito del torneo – forse con grave azzardo – per formulare alla federazione argentina la nuova proposta commerciale, che andrebbe a prolungare una partnership che inizia nel lontano 1974, quando i mondiali di calcio si tennero in Germania Ovest. Per restare sui sudamericani, c’è da menzionare anche l’accordo esclusivo che lega l’Argentina alla piattaforma di fan token Socios.com, che utilizza la blockchain di Chiliz (un CHZ vale circa 0,13 dollari). Attualmente, il gettone virtuale legato a Messi e compagni ($ARG) è il più prezioso tra le squadre di calcio dopo quello del Paris Saint Germain, che – non a caso – ha in rosa entrambi i numeri 10 che si sono sfidati domenica: Lionel Messi da una parte e Kylian Mbappé dall’altra. Il token dell’Argentina, infatti, ha un valore di base di 29,46 CHZ (circa 3,82 dollari), e sollevare al cielo la coppa iridata ha fatto lievitarne ulteriormente il valore.

Infine, la vittoria al mondiale fa lievitare sensibilmente la stima commerciale complessiva della rosa sudamericana, che Transfermarkt valuta in 645,20 milioni di euro, con Lautaro Martinez (75 milioni) a segnare la cifra più alta. Dall’altro lato c’è invece la Francia, che per un niente ha mancato un clamoroso bis mai riuscito a nessuna nazionale da quando in palio c’è la FIFA World Cup. Il valore dell’intera rosa francese è quasi il doppio di quella argentina (1,03 miliardi di euro), ed è proprio Mbappé, con i suoi 160 milioni di euro, il gioiello più prezioso. Nonostante l’impresa non sia riuscita al giovane fuoriclasse (nato nel 1998), il capocannoniere del mondiale può in qualche modo consolarsi guardando alle cifre del contratto che lo lega alla Nike, che paga attualmente Mbappé 16 milioni di euro all’anno per i diritti d’immagine e, in caso di trionfi importanti, potrebbe lievitare notevolmente e, probabilmente, generare un contratto a vita, com’è accaduto ai più grandi calciatori della storia (come Messi).

Per quanto riguarda gli asset digitali, la Francia, al contrario dell’Argentina, non riconosce alcun fan token ufficiale, ma può vantare un accordo commerciale ben più remunerativo rispetto ai rivali. Il contratto con Nike porta infatti alla FFF (Fédération Française de Football) un tesoretto annuo di 50,5 milioni di euro per un contratto che reca come scadenza il 2026, quando i mondiali si giocheranno in Canada, Stati Uniti e Messico. Il bis iridato avrebbe potuto comportare dei premi studiati ad hoc dalla multinazionale americana per blindare ulteriormente i transalpini al proprio portfolio, ma il mondiale è sfumato, e con esso anche la replica del boom di vendite, come quello seguìto alla vittoria di Russia 2018, grazie alla terza stella mondiale sulla maglia. Nel 2018, le maglie della nazionale francese andarono a ruba in poche settimane, e obbligarono la Nike a fare i salti mortali per sopperire alla domanda che superava nettamente l’offerta sul mercato.

Questi appena analizzati sono solo alcuni degli aspetti che derivano dalla vittoria mondiale da parte dell’Argentina. Ci sono infatti altri risvolti, difficilmente ponderabili in cifre, che toccano l’economia – fortemente inflazionata – del paese sudamericano. Come, ad esempio, l’incremento del turismo sportivo, maggiori sovvenzionamenti al sistema-calcio, più consistenti investimenti da parte delle squadre di club e – non in ultimo – la concreta possibilità di organizzare una delle prossime FIFA World Cup. A tal proposito, l’Argentina ha già presentato la propria candidatura ufficiale per i mondiali del 2030, e la vittoria di Messi e compagni rappresenta un ottimo sponsor per presentarsi al cospetto della federazione internazionale con un modello vincente.

Nel cercare similitudini tra le due vittorie mondiali dei sudamericani del 1986 e del 2022, è opportuno effettuare alcune distinzioni in merito ai rispettivi contesti in cui l’Argentina viveva in ciascun periodo. Infatti, a guardare i dati economici di oggi, la nazione sudamericana sembra essere tornata indietro al 1975, quando prima dell’avvento della dittatura del generale Videla il ministro dell’Economia Celestino Rogrigo firmò una manovra economica che scatenò una tempesta finanziaria e forti aumenti sui prezzi, in particolare energia elettrica (+75%) e carburanti (+180%), a cui si contrappose un sostanziale congelamento salariale. Come allora, anche oggi l’inflazione argentina corre sulle tre cifre, e il quadro non è certo dei più rassicuranti. Ora l’Argentina spera di ottenere da questo trionfo tanto atteso dei benefici economici simili a quelli che si sono verificati in tutta la Francia subito dopo la vittoria ai mondiali in Russia. Il Louvre, per esempio, nel 2018 registrò un’affluenza record con picchi del +25% rispetto all’anno precedente. Boom di turisti si ebbero anche per il Pantheon (+19%) e per Notre-Dame (+40%).

In definitiva, ora che è calato il sipario sull’edizione più controversa della storia recente dei mondiali, è tempo di comprendere come essa verrà giudicata negli anni a venire, anche dal punto di vista dell’etica sportiva. Si è trattata, infatti, di un’edizione dove mai come prima il vero protagonista, anziché il calcio, è stato il denaro: elargito, incassato, investito, conteso e persino offerto – in valigette o sacchi – con finalità oscure a personaggi senza scrupoli. Ombre dense si erano già stagliate, negli anni scorsi, sull’organizzazione del torneo, e i sospetti di corruzione dei massimi vertici della FIFA hanno condizionato non poco il clima di quello che, in teoria, dovrebbe essere esclusivamente un evento sportivo privo di interessi di parte, eccetto quello di consentire al team migliore di vincere sul campo una semplice partita di pallone.

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