Febbraio 26, 2024

Le azioni europee performeranno meglio di quelle statunitensi? Pare di sì

Grazie al massiccio intervento dell’Europa per combattere la crisi energetica, le azioni europee hanno messo in scena un bel rally, sovraperformando rispetto a molti omologhi non europei. 

La maggior parte dei commenti macro si concentra sugli Stati Uniti, ma negli ultimi mesi il vero protagonista è stata l’Europa: di recente l’euro si è apprezzato di oltre il 10% rispetto al dollaro USA, e i dati macro sembrano suggerire che una recessione è stata evitata e il mercato azionario europeo è in crescita, avendo sovraperformato l’S&P 500 e altri pari.

Per i macro economisti stranieri, la complessa architettura europea e le sue numerose dimensioni appaiono come una scatola nera poco attraente da analizzare. Infatti, appena sei mesi fa (Settembre 2022) le borse europee erano in caduta libera, il cambio EUR/USD viaggiava a 0,95 e tutti si domandavano se l’Europa sarebbe riuscita a tenere le luci accese durante il successivo inverno, o a poter scaldare le case. Queste preoccupazioni, oltre ad essere “pompate” dai media europei, erano però motivate dal complesso quadro macroeconomico ed energetico di quel periodo, che richiedeva certamente l’elaborazione di misure di emergenza, ma soprattutto soluzioni a lungo termine capaci di evitare i disastri dell’ultimo minuto.

L’Europa, cronicamente carente sulle soluzioni a lungo termine,  si è concentrata sulle prime. E così, una gigantesca quantità di PIL pro capite è stata assegnata da diversi paesi europei a famiglie e imprese nel tentativo di combattere la crisi energetica. Più precisamente, i paesi hanno stanziato in media circa il 5% del PIL pro capite per far fronte alla crisi energetica, ed è una cifra enorme se pensiamo che, per esempio, il disavanzo fiscale italiano di un intero anno oscilla tra 50 e 60 miliardi di euro e l’Italia ha stanziato oltre 90 miliardi di euro esclusivamente per proteggere i consumatori e le imprese dall’aumento dei prezzi dell’energia; ed in tal modo si è mostrata pessima nella definizione di soluzioni a lungo termine ma brava nelle misure di emergenza, esattamente come gli altri paesi dell’Unione Europea.

Usare le finanze pubbliche per proteggere il settore privato da un problema strutturale di commercio e/o circolazione merci non è una soluzione praticabile a lungo termine, ma funziona sicuramente a breve termine, poiché incide nella relazione tra importazioni, esportazioni e valuta, ossia nelle c.d. ragioni di scambio. Queste altro non sono che il rapporto in base al quale beni di diversi paesi vengono scambiati. Gli indici delle ragioni di scambio misurano la performance relativa dei prezzi di esportazione e importazione di un paese. Ragioni di scambio migliori (più alte) si manifestano quando il valore che un paese ottiene dalle proprie esportazioni supera il valore delle cose che deve importare dall’esterno, e viceversa. Inoltre, le ragioni di scambio sono importanti per la valuta: il deterioramento (o il miglioramento) del relativo indice comporta spesso una valuta più debole (o più forte), poiché il paese deve spendere di più (o di meno) per importare la stessa quantità di prodotti.

Ebbene, non appena l’Europa è intervenuta massicciamente e le ragioni di scambio hanno iniziato a migliorare, e l’euro è cominciato a risalire in modo implacabile. Un euro più forte e un sentiment generale migliore hanno sostenuto anche la ripresa degli asset di rischio europei, ma soprattutto l’intervento del governo ha eliminato le tensioni recessive ed ha ridotto l’estremo pessimismo intorno all’industria manifatturiera, in quanto i costi degli input e dell’energia erano sovvenzionati dai governi. In questo modo le azioni europee hanno messo in scena un massiccio rally, sovraperformando rispetto a molti omologhi non europei. Inoltre, i dati macro hanno iniziato a convalidare questa nuova “narrazione azionaria europea”, poiché i sondaggi provenienti dalle PMI hanno visto risposte più ottimistiche sulla futura crescita economica.

Pertanto, le azioni europee continueranno a sovraperformare le loro controparti statunitensi, e questo sta diventando più probabile di giorno in giorno.

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