Febbraio 21, 2024

Relazioni commerciali UE-Cina: il vertice chiarisce le possibili implicazioni per i mercati finanziari

In tema di relazioni commerciali tra UE e Cina, la posizione di fermezza della Germania è rischiosa e potrebbe generare conseguenze negative sia per l’economia globale che per i mercati finanziari.

Di Valerio Giunta*

Il vertice UE-Cina, tenutosi il 9 dicembre 2023, ha rappresentato un momento importante per le relazioni tra le due maggiori economie del mondo. Il tema centrale della discussione è stato il crescente divario commerciale tra le due parti, che vede la Cina in una posizione di vantaggio. Le imprese europee, infatti, lamentano le restrizioni alle importazioni e i generosi sussidi concessi dal Governo cinese alle imprese con sede in Cina. Questo ha portato a un aumento progressivo del deficit della bilancia commerciale dell’UE con la Cina, che è passato da 127 miliardi di euro nel 2020 a 142 miliardi di euro nel 2022.

Le imprese europee del settore dell’Automotive, dell’Elettronica e delle Tecnologie verdi sono le più colpite dalle pratiche commerciali aggressive della Cina. La Germania, che è il principale partner commerciale della Cina nell’UE, é la nazione che ha assunto una posizione di maggiore fermezza nei confronti di Pechino. Il nuovo documento sulle relazioni internazionali, reso pubblico nel luglio 2023, riconosce un aumento degli aspetti di competizione e rivalità a scapito della dimensione di partenariato. Questa nuova strategia tedesca è dovuta a una serie di fattori, tra cui la guerra in Ucraina, che ha messo in luce la vulnerabilità dell’economia tedesca alla dipendenza dalla Cina (e della Russia). Inoltre, il crescente controllo politico sull’economia in Cina ha sollevato preoccupazioni in Germania e in altri paesi europei.

Tuttavia, la posizione della Germania è rischiosa, in quanto ha come conseguenza un raffreddamento delle relazioni tra UE e Cina. Questo ha potenzialmente conseguenze negative per l’economia globale, con un possibile impatto negativo sui mercati finanziari. Ecco, in dettaglio, alcune delle implicazioni per gli investitori:
– l’aumento dei prezzi di importanti materie prime, cui la Cina ha il controllo, avrebbe un impatto negativo sui costi di produzione delle imprese europee, che sarebbero costrette a trasferire questi costi ai consumatori, aumentando i prezzi al consumo;
– l’aumento dei prezzi dei beni di consumo ridurrebbe il potere d’acquisto dei consumatori e una forte contribuzione alla recessione in atto;
– l’aumento della volatilità dei mercati finanziari, a causa di un aumento dell’incertezza economica: ciò renderebbe più difficile per gli investitori prevedere i movimenti dei prezzi e conseguire perdite di denaro;
– l’aumento del rischio di credito, a causa di un aumento delle difficoltà finanziarie delle imprese esposte al mercato cinese, che rende più difficile per le imprese ottenere prestiti bancari e potrebbe portare a fallimenti aziendali.

Gli investitori, alla luce di tali effetti, potrebbero prendere in considerazione una serie di azioni per ridurre il rischio di un’esposizione eccessiva al mercato cinese e l’adozione di alcuni strumenti che aiutano a proteggere gli investimenti da eventuali fluttuazioni del tasso di cambio tra euro e yuan. Più precisamente:
– valutare l’esposizione dei propri investimenti utilizzando strumenti di analisi finanziaria che consentono di visualizzare la distribuzione geografica dei propri investimenti;
diversificare gli investimenti al di fuori del mercato cinese, investendo piuttosto in titoli di società di altri paesi, come l’Europa, gli Stati Uniti, il Giappone o l’India;
investire in strumenti di copertura contro il rischio di cambio.

In definitiva, alcuni settori potrebbero essere particolarmente colpiti da un inasprimento della guerra commerciale tra UE e Cina. Innanzitutto, il settore dell’Automotive è particolarmente vulnerabile, in quanto la Cina è uno dei principali produttori di automobili al mondo. Un aumento delle tariffe sulle importazioni di automobili cinesi avrebbe come conseguenza un aumento dei prezzi delle automobili in Europa, quindi  una contrazione degli acquisti. A titolo d’esempio, se l’UE imponesse una tariffa del 20% sulle importazioni di automobili cinesi, il prezzo medio di tali automobili in Europa aumenterebbe di circa 2.000 euro. Questo aumento comporterebbe una contrazione stimata del mercato delle automobili cinesi del 20-25%.

Il settore dell’Elettronica è un altro settore critico: la Cina è un importante produttore di componenti elettronici, come semiconduttori, display e batterie. Un aumento delle tariffe o delle restrizioni alle importazioni di questi componenti ha come conseguenza inevitabile un aumento dei prezzi dei prodotti elettronici in Europa, con conseguente contrazione nella vendita di questi prodotti. Il settore delle tecnologie verdi è un settore in forte crescita che potenzialmente potrebbe essere danneggiato: la Cina è, infatti, il più importante produttore a livello globale di pannelli solari, batterie e altri prodotti per l’energia pulita. Un aumento delle tariffe o delle restrizioni alle importazioni di questi prodotti ostacolerebbe la transizione energetica europea, che nelle agende di tutti gli Stati aderenti è oggi al primo posto. E quelli appena menzionati sono solo alcuni dei settori potenzialmente colpiti dalla crescente tensione nelle relazioni tra UE e Cina.

Gli investitori, quindi, nei prossimi mesi saranno tenuti a monitorare da vicino l’evoluzione delle relazioni tra i due paesi, nonché a prendere le misure necessarie per ridurre il rischio di un’esposizione eccessiva ai mercati segnalati e alla Cina in generale.

*AD di Startup Italia e Founder di Banking People

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