Vai al contenuto

 

Palazzi residenziali con balconi e piante lungo una strada

Affitti brevi e case introvabili, quando la locazione tradizionale può tornare conveniente

Il turismo compete con la domanda abitativa nelle zone più richieste, ma concorrenza, costi e obblighi possono ridurre il vantaggio dell’ospitalità e riportare alcuni proprietari verso un reddito più stabile

di RedazionePubblicato il
CondividiLinkedInFacebookWhatsAppAdvisor

Una casa contesa tra chi visita e chi abita

In molti quartieri delle città turistiche, lo stesso appartamento può rispondere a due domande profondamente diverse: quella di chi cerca un alloggio per pochi giorni e quella di chi ha bisogno di una casa per vivere, lavorare o studiare. Quando il proprietario sceglie il primo mercato, quell’immobile può uscire dall’offerta residenziale, almeno per il periodo in cui viene destinato ai soggiorni turistici. Il passaggio è comprensibile sul piano individuale, ma la somma di molte decisioni simili può contribuire a restringere le possibilità per i residenti. La questione non è se una famiglia abbia diritto a valorizzare il proprio patrimonio, ma che cosa accade quando il rendimento atteso dal turismo diventa il riferimento anche per il mercato della casa. Il prezzo sostenibile per un visitatore durante una vacanza non coincide necessariamente con quello sostenibile da un lavoratore per dodici mesi.

Gli affitti brevi incidono, ma non spiegano tutto

Il rapporto fra ospitalità turistica e disponibilità delle abitazioni non è soltanto una percezione. Nel sondaggio della Banca d’Italia relativo al quarto trimestre 2025, gli agenti immobiliari segnalavano una rilevanza elevata delle locazioni brevi in molte città e un’incidenza significativa sulla crescita dei canoni. È un’indicazione degli operatori, non una misura della quota di ogni aumento attribuibile al turismo. Sarebbe infatti riduttivo ignorare gli altri fattori: concentrazione della domanda nelle aree con lavoro e università, difficoltà di accesso alla proprietà, alloggi non disponibili o inadeguati e timori dei proprietari rispetto alla locazione. Gli affitti brevi possono aggravare una scarsità preesistente, con effetti differenti tra quartieri, città e località stagionali; non costituiscono una spiegazione unica e uniforme dell’intero mercato italiano.

Perché il proprietario preferisce il turista

Dietro la scelta turistica non c’è soltanto la prospettiva di incassare di più. Contano il pagamento anticipato, la durata contenuta del soggiorno e la possibilità di organizzare periodi nei quali utilizzare personalmente l’immobile. Per chi ha vissuto una morosità o teme i tempi necessari per recuperare la disponibilità della casa, questi elementi possono pesare quanto il rendimento. Il turista, però, non elimina il rischio economico: lo trasferisce su prenotazioni, cancellazioni, danni, recensioni, stagionalità e capacità di mantenere un servizio competitivo. Anche la disponibilità personale ha un prezzo, perché riservare la casa alla famiglia nelle settimane più richieste significa rinunciare a potenziali ricavi. La flessibilità è un vantaggio reale, ma non gratuito, e dovrebbe essere valutata insieme ai costi della gestione, anziché considerata una ragione sufficiente per abbandonare qualsiasi alternativa residenziale.

Il turismo cresce, il margine del singolo può diminuire

La crescita dei flussi turistici non dimostra che ogni appartamento destinato all’ospitalità stia guadagnando più di prima. I dati Istat sul secondo trimestre 2026 indicano un aumento delle presenze sia negli esercizi alberghieri sia in quelli extralberghieri, più pronunciato in questi ultimi: rispettivamente il 2,4% e il 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi numeri descrivono la domanda aggregata, non il risultato netto dei singoli gestori. Se nello stesso quartiere aumentano gli alloggi concorrenti, una parte della crescita può distribuirsi tra più operatori; se aumentano anche i costi, l’incasso aggiuntivo può non tradursi in maggiore redditività. Non possiamo quindi proclamare una crisi generalizzata dell’ospitalità familiare, ma neppure dedurre dai record del turismo che ogni nuova apertura sia economicamente giustificata.

Il vantaggio si misura dopo le spese

Il confronto con l’affitto tradizionale viene spesso falsato accostando il ricavo lordo delle prenotazioni al canone mensile di un inquilino. La gestione turistica deve invece sostenere commissioni, utenze, pulizie, lavanderia, manutenzione, sostituzione degli arredi e, quando presente, il compenso del gestore. Occorre poi considerare imposte, periodi senza ospiti e lavoro dei familiari, che rimane un costo economico anche quando non viene pagato separatamente. Una casa capace di produrre incassi superiori può lasciare un reddito netto solo modestamente più alto, richiedendo però un impegno molto maggiore. La domanda decisiva è quanto resta al proprietario alla fine dell’anno e per quanta attività svolta, includendo una riserva per gli imprevisti. È su questa differenza, non sulla tariffa della settimana migliore, che può maturare un ritorno alla locazione residenziale.

Le regole rendono meno credibile il reddito facile

Nel linguaggio corrente si tende a chiamare B&B qualsiasi appartamento prenotabile per pochi giorni, ma attività ricettiva e locazione breve hanno regole diverse. Il quadro nazionale sul CIN si affianca agli adempimenti regionali e locali, senza sostituirli; gli obblighi di sicurezza devono essere verificati in relazione alla tipologia effettiva dell’attività. Anche la fiscalità richiede attenzione: per le locazioni brevi che possono accedere alla cedolare secca, l’aliquota è del 26%, ridotta al 21% per una sola unità immobiliare individuata dal contribuente, mentre questo regime non va esteso automaticamente a un B&B. Non è una ragione per considerare sconveniente ogni progetto turistico, ma impone di rifare i conti sulla disciplina applicabile. La redditività non può poggiare sull’idea che bastino un annuncio e una piattaforma per trasformare la casa in un’attività senza oneri.

L’affitto tradizionale può recuperare attrattività

Il ritorno a un contratto residenziale può diventare interessante quando il maggior ricavo turistico non compensa più lavoro, spese e variabilità degli incassi. Una domanda abitativa solida può offrire al proprietario una prospettiva di continuità, soprattutto se l’immobile è adatto alla vita quotidiana e il canone è coerente con il mercato locale. La scelta tra contratto libero 4+4 e concordato 3+2 richiede una valutazione delle condizioni applicabili, degli accordi territoriali e del risultato netto, senza presumere che il canone nominale più alto sia sempre la soluzione migliore. La stabilità ha un valore economico, particolarmente per chi vuole integrare il proprio reddito senza trasformarsi in un gestore dell’ospitalità. Questo non significa che la locazione lunga sia priva di problemi: significa attribuire un prezzo anche alla prevedibilità e al tempo che il proprietario può dedicare ad altro.

Selezionare l’inquilino riduce l’esposizione, non garantisce il futuro

La paura della morosità non va liquidata come un pretesto: può derivare da esperienze concrete e condizionare profondamente le scelte patrimoniali. Per contenerla servono una valutazione proporzionata del reddito rispetto al canone, documentazione attendibile e garanzie adeguate quando disponibili. Un affitto eccessivo rispetto alle risorse del nucleo familiare può aumentare la fragilità del rapporto anche quando la documentazione iniziale appare rassicurante. Nessuna verifica, tuttavia, protegge integralmente da perdita del lavoro, difficoltà personali o altri cambiamenti successivi; eventuali coperture assicurative devono essere lette anche nelle esclusioni e nei limiti. Una locazione sostenibile parte dall’equilibrio del rapporto, non dall’accumulo di garanzie considerate infallibili. La qualità dell’inquilino conta, ma contano anche la correttezza del contratto, lo stato della casa e la ragionevolezza del canone.

Overtourism e scarsità di case si incontrano nel quartiere

L’overtourism non coincide semplicemente con un numero elevato di visitatori: emerge quando la loro concentrazione mette sotto pressione servizi, spazi e vita quotidiana. La questione abitativa ne può diventare una componente particolarmente delicata. Se un quartiere perde residenti, cambiano anche le attività commerciali e i servizi che lo rendono vivibile durante tutto l’anno; il problema riguarda quindi l’organizzazione della città, oltre al prezzo degli appartamenti. Allo stesso tempo, non ogni casa utilizzata dai turisti sarebbe necessariamente disponibile per una famiglia residente, né la chiusura di una struttura garantisce il suo ingresso nell’offerta residenziale. Le politiche efficaci devono distinguere contesti e utilizzi, mentre la sicurezza percepita della locazione tradizionale è parte della soluzione: se quel mercato resta poco affidabile agli occhi dei proprietari, il semplice contenimento degli affitti brevi può non bastare a rimettere le case a disposizione.

Il possibile ritorno dipende dai conti, non dalla nostalgia

Non ci sono ragioni sufficienti per annunciare un ritorno generalizzato dall’ospitalità turistica agli affitti tradizionali. Esistono però condizioni nelle quali il passaggio può diventare razionale: concorrenza intensa, costi di gestione crescenti, disponibilità limitata del proprietario e una domanda residenziale capace di sostenere un canone equilibrato. Per alcuni immobili continuerà a prevalere il turismo; per altri la locazione lunga potrà offrire un rapporto più favorevole tra reddito, rischio e impegno. L’investitore dovrebbe mantenere aperta questa possibilità anche nella progettazione degli spazi, evitando trasformazioni che rendano costoso cambiare destinazione. Valorizzare una casa significa scegliere l’utilizzo più sostenibile nel tempo, non inseguire indefinitamente quello che, in una stagione favorevole, ha prodotto l’incasso più appariscente.

CondividiLinkedInFacebookWhatsApp

Articoli correlati

Newsletter

La newsletter di Patrimoni & Finanza

Una selezione ragionata di analisi su economia, Real Estate e patrimonio

Il servizio di iscrizione non è ancora collegato: nessun indirizzo viene registrato