Vai al contenuto

 

Facciata di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano in Piazza Affari

Tassi e azioni: Scauri vede un possibile picco dei rendimenti e punta sulla selezione

La lettura del gestore Lemanik resta costruttiva sull’azionario ma energia inflazione e costo del capitale richiedono di distinguere le opportunità dalle previsioni ancora da verificare

di RedazionePubblicato il
CondividiLinkedInFacebookWhatsAppAdvisor

Rielaborazione e aggiornamento dell’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth

L’aumento dei rendimenti obbligazionari non implica necessariamente la fine delle opportunità sull’azionario, ma rende più importante capire quali imprese possano sostenere un costo del capitale elevato senza compromettere utili e investimenti. È il filo conduttore dell’analisi di Andrea Scauri, gestore di Lemanik High Growth, che mantiene una lettura costruttiva delle azioni e considera le correzioni un’occasione per selezionare società solide. La sua ipotesi di un picco dei tassi va però letta come scenario di gestione, soprattutto riferito all’evoluzione dei rendimenti di mercato, non come un massimo già certificato dalle banche centrali o una garanzia di successivi ribassi.

La distinzione conta perché il prezzo del denaro fissato da Federal Reserve e BCE non coincide con il rendimento di un Treasury o di un BTP a dieci anni: sulle scadenze lunghe pesano anche aspettative di inflazione, crescita, offerta di debito e premio richiesto dagli investitori. Un mercato può quindi anticipare una stabilizzazione dei tassi ufficiali mentre i rendimenti obbligazionari restano elevati, oppure reagire a una revisione delle prospettive economiche senza attendere una decisione monetaria. Per leggere la tesi di Scauri occorre partire da questa relazione e dalla sua conseguenza operativa: selezionare imprese con flussi di cassa robusti e indebitamento sostenibile, evitando di fondare tutto il portafoglio su una sola previsione sui tassi.

Le decisioni delle banche centrali e il rischio inflazione

Il quadro monetario disponibile al 14 ottobre 2026 richiede prudenza nel parlare di una svolta già compiuta. Il 16 settembre la Federal Reserve ha aumentato di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei federal funds al 3,75–4%, richiamando un’attività economica solida e un’inflazione ancora elevata. Il 10 settembre la BCE ha a sua volta deliberato un rialzo di 25 punti base, portando dal 16 settembre il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello marginale al 2,90%. La banca centrale europea non si è impegnata su un percorso successivo prestabilito: le decisioni restano legate ai dati e ai rischi per la stabilità dei prezzi.

Nella lettura di Scauri, una parte della pressione sui rendimenti riflette la resilienza della crescita nominale, non soltanto il timore di un’inflazione fuori controllo. Questa valutazione non elimina tuttavia il rischio energetico: nelle proiezioni BCE di settembre l’inflazione media dell’area euro è indicata al 3% nel 2026 e al 2,5% nel 2027, con incertezza sugli effetti diretti e indiretti dello shock in Medio Oriente. Occorre perciò separare lo scenario favorevole, nel quale l’economia continua a generare utili e le pressioni sui prezzi si attenuano, da quello in cui energia e costi di finanziamento comprimono i margini. Le aspettative sui prossimi rialzi o tagli restano ipotesi, non decisioni già assunte.

Rendimenti lunghi e utili restano il banco di prova

Il riferimento del gestore ai Treasury statunitensi è rilevante anche per Piazza Affari, perché una variazione dei rendimenti americani può influenzare le condizioni finanziarie globali e il confronto tra obbligazioni e azioni. Non esiste però un automatismo che trasferisca ogni movimento ai titoli italiani: il costo del debito dell’Italia risente anche del premio per il rischio nazionale e del contesto europeo. Allo stesso modo, considerare un’azienda industriale più difensiva perché ha poca leva richiede di guardare alla stabilità dei ricavi e ai mercati di sbocco. Il basso indebitamento è un elemento di forza, ma non rende un titolo immune da recessione, volatilità o revisioni degli utili.

Tra i rischi richiamati da Scauri figura anche la capacità delle grandi società tecnologiche di trasformare gli investimenti nell’intelligenza artificiale in ricavi e profitti sufficienti. Se il finanziamento diventa più costoso, progetti molto onerosi devono dimostrare con maggiore chiarezza il proprio rendimento economico: il rischio è che aspettative troppo elevate sui benefici dell’AI si traducano in revisioni dei programmi di investimento o degli utili attesi. Il legame tra tassi lunghi e spesa tecnologica resta però una relazione da analizzare azienda per azienda, considerando disponibilità di cassa, struttura del debito e risultati operativi, senza attribuire a una singola soglia di rendimento obbligazionario il potere di determinare da sola il ciclo degli investimenti.

Utilities tecnologia e salute nella selezione del gestore

Tra i temi richiamati nell’analisi figurano infrastrutture e transizione energetica, con Enel ed ERG come esempi di esposizioni differenti: la prima collegata anche alle reti e alle attività regolate, la seconda più direttamente alla produzione da fonti rinnovabili. Per Scauri l’interesse nasce dal rapporto tra investimenti, valutazioni e rischio normativo, ma la presenza di una domanda strutturale non basta a rendere qualsiasi prezzo conveniente. Autorizzazioni, incentivi, costo del finanziamento e disciplina nell’impiego del capitale incidono sulla redditività dei progetti; la valutazione deve quindi distinguere la prospettiva di lungo periodo dal rendimento che l’azionista può ragionevolmente attendersi dal prezzo pagato.

Sul fronte tecnologico, STMicroelectronics e Technoprobe sono indicate dal gestore tra le posizioni rilevanti della propria analisi, mentre nel settore della salute viene richiamata DiaSorin, acquistata secondo il contributo originario dopo una fase di notizie negative e debolezza del titolo. Sono scelte che esprimono una valutazione specifica del rapporto tra prezzo e prospettive, non un invito a comprare indiscriminatamente il comparto. Semiconduttori e diagnostica hanno cicli, clienti e fattori di rischio diversi: la capacità di generare cassa e sostenere gli investimenti va confrontata con domanda effettiva, concorrenza e aspettative incorporate nelle quotazioni, che possono cambiare anche rapidamente.

Finanziari energia e industria senza generalizzazioni

La nota esprime maggiore selettività sui finanziari e richiama BPER, Unipol e Monte dei Paschi, pur segnalando una riduzione dell’esposizione bancaria complessiva. Il punto è bilanciare redditività, remunerazione degli azionisti e possibili effetti del ciclo economico sulla qualità del credito. L’aumento dei tassi può sostenere alcuni margini, ma anche rendere più onerosa la raccolta e il servizio del debito per famiglie e imprese; inoltre, la sensibilità dei bilanci ai prezzi dei titoli dipende dalle caratteristiche delle posizioni e dal loro trattamento contabile. I dividendi costituiscono una componente del rendimento, non una protezione dalle perdite sul capitale, e le stime di distribuzione non vanno confuse con somme già deliberate.

Tra gli altri nomi citati compaiono Poste Italiane, Saipem, Fincantieri e Leonardo. Nel caso di Saipem, Scauri collega l’interesse alle valutazioni e alle prospettive dell’operazione con Subsea7: le società hanno firmato un accordo vincolante di fusione il 24 luglio 2025, ma stimare i benefici richiede di valutare anche condizioni dell’operazione, integrazione e rischi esecutivi. Fincantieri e Leonardo sono richiamate dopo una riduzione dei multipli; anche qui, il prezzo va messo in relazione con ordini, margini e fabbisogno finanziario. Poste Italiane resta tra i titoli menzionati nel contributo, senza trasformare questi riferimenti in una certificazione delle posizioni attuali del fondo, che possono essere cambiate rispetto all’analisi originaria.

Una visione costruttiva che deve restare verificabile

Il messaggio utilizzabile oggi è una preferenza per la qualità e la selezione, più che la promessa di un imminente calo dei rendimenti: un’impresa con flussi di cassa solidi, debito controllato e vantaggi competitivi può affrontare meglio condizioni finanziarie impegnative, ma il prezzo di acquisto resta decisivo. La tesi di Scauri va dunque confrontata nel tempo con inflazione, decisioni monetarie, risultati societari e capacità di realizzare gli investimenti. I titoli citati descrivono il suo contributo e non sostituiscono una valutazione personale di obiettivi e rischi.

CondividiLinkedInFacebookWhatsApp

Articoli correlati

Newsletter

La newsletter di Patrimoni & Finanza

Una selezione ragionata di analisi su economia, Real Estate e patrimonio

Il servizio di iscrizione non è ancora collegato: nessun indirizzo viene registrato