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Documenti finanziari, occhiali e smartphone con un grafico di borsa su una scrivania accanto a un portatile
Leeloo The First / Pexels · Pexels License

Mercati sicuri per sette investitori su dieci ma la fiducia non cancella i rischi

L’indagine TGM Research per XTB mette a confronto sicurezza percepita, perdite e tentativi di frode. Fra i più giovani la fiducia cresce insieme alle esperienze negative, mentre l’intelligenza artificiale apre nuove domande sulla qualità dell’informazione

di RedazionePubblicato il
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Si può avere fiducia nei mercati finanziari e aver già perso denaro. Si può anche considerare affidabile il sistema degli investimenti dopo essere stati raggiunti da un tentativo di frode. È questa convivenza, più che una semplice contraddizione, a rendere interessante l’indagine realizzata da TGM Research per conto di XTB e diffusa il 28 ottobre 2026: il 69% degli investitori italiani interpellati definisce i mercati sicuri o abbastanza sicuri, mentre il 38,7% riferisce almeno un’esperienza negativa legata ai propri investimenti. Il confronto invita a interrogarsi su che cosa gli intervistati intendano per sicurezza e su quanto riescano a distinguere le oscillazioni di un investimento dai comportamenti illeciti di chi propone un’offerta.

Perdere denaro e incontrare una frode sono esperienze diverse

Il dettaglio comunicato da XTB aiuta a separare fenomeni che il dato complessivo riunisce. Il 17,9% degli investitori dichiara una perdita finanziaria significativa; il 15,3% un tentativo di frode senza conseguenze economiche rilevanti; il 5,6% entrambe le esperienze. Non sarebbe quindi corretto trasformare quel quasi quattro su dieci nella percentuale di persone truffate. Una perdita può verificarsi anche acquistando uno strumento regolare attraverso un intermediario autorizzato, mentre un tentativo di raggiro può essere riconosciuto e fermato prima di provocare un danno. La distinzione conta perché le risposte sono differenti: valutare un rischio di mercato richiede comprensione dell’investimento, contrastare una frode richiede anche verifiche sull’interlocutore e sull’autenticità della proposta.

Per Gaia Zerbola, Marketing Manager di XTB Italia, «L'educazione finanziaria è il punto di partenza per superare timori e disuguaglianze, e per trasformare la conoscenza in autonomia e fiducia nelle proprie scelte». Nella dichiarazione che accompagna la ricerca aggiunge: «Investire non è solo una questione di soldi, ma di consapevolezza». È la posizione della società che ha commissionato l’indagine, da leggere insieme ai risultati senza confonderla con una conclusione statistica. Il tema che emerge è comunque concreto: la fiducia diventa utile quando permette di riconoscere i limiti di ciò che si sta comprando, compresa la possibilità di una perdita, e di capire quali controlli precedono la decisione.

I giovani mostrano maggiore fiducia e più esposizione agli episodi negativi

Il divario è particolarmente evidente nella fascia fra 18 e 24 anni: l’81,6% considera i mercati sicuri o abbastanza sicuri, ma il 68,4% dichiara almeno un evento negativo. Sempre fra gli under 25, il 34,2% riferisce un tentativo di frode senza perdite significative, contro il 15,3% del gruppo complessivo degli investitori. Anche nella fascia 25-34 anni gli episodi sfavorevoli risultano frequenti, con il 55,3% che segnala perdite o tentativi di frode. Questi dati descrivono le risposte raccolte dalla ricerca; non misurano automaticamente la competenza finanziaria di un’intera generazione e non dimostrano che l’utilizzo del digitale sia la causa delle esperienze negative.

La lettura editoriale suggerita dal confronto riguarda piuttosto la distanza possibile fra facilità di accesso e capacità di valutazione. Aprire un’applicazione, trovare informazioni e concludere un’operazione può richiedere poco tempo; comprendere perché un investimento possa perdere valore, quale soggetto lo proponga e come vengano remunerati i diversi passaggi richiede un lavoro diverso. Per questo una maggiore familiarità con le interfacce non dovrebbe essere scambiata per una protezione sufficiente. Il comunicato ricevuto non dettaglia numerosità dei sottocampioni, periodo delle interviste e margini di errore: le percentuali per età meritano dunque una lettura prudente, senza attribuire ai decimali una precisione maggiore di quella documentata.

Chi resta fuori chiede protezione e trasparenza

Fra chi non investe, il 53,7% indica la protezione del capitale come principale fattore capace di generare fiducia; il 44,9% chiede più trasparenza su costi e rischi e il 22,9% contenuti educativi più accessibili. Sono aspettative che aiutano a capire la distanza dai mercati, ma la richiesta di protezione deve essere chiarita prima di diventare una promessa commerciale. Ridurre la probabilità di alcune perdite, conservare liquidità e ottenere una garanzia contrattuale sono obiettivi distinti. Un servizio di informazione efficace dovrebbe spiegare tali differenze, oltre a illustrare i possibili rendimenti, rendendo visibile anche ciò che un prodotto non può assicurare.

L’intelligenza artificiale entra nella formazione ma le fonti restano decisive

XTB collega la ricerca al Mese dell’Educazione Finanziaria e annuncia per novembre quattro webinar sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per leggere informazioni di mercato, analizzare titoli, interpretare dati macroeconomici e osservare grafici. David Pascucci, Market Analyst di XTB Italia, sottolinea: «L'avvento dell'IA fornisce nuovi strumenti utili per le nostre scelte di investimento, sia dal punto di vista informativo che analitico». L’interesse dell’iniziativa risiede nell’apprendimento di un metodo di consultazione; la disponibilità di una risposta automatica non trasforma però quella risposta in una fonte verificata o in una valutazione adeguata alla situazione di chi legge.

La domanda da portare fuori da questa indagine è quindi quale qualità abbia la fiducia dichiarata. Se nasce dalla convinzione che i mercati siano incapaci di produrre perdite, rimane fragile. Se comprende rischi, costi, tempi e possibilità di errore, può invece sostenere decisioni più consapevoli. Per gli intermediari e per chi fa educazione finanziaria, la verifica sarà aiutare le persone a distinguere queste due condizioni, anche quando la comunicazione più rassicurante sarebbe la più semplice da proporre.

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