Maggio 8, 2026

Dollaro in ribasso e oro in calo dopo il cessate il fuoco Iran-Israele. Francia: debito alle stelle

Il dollaro cala a causa della possibile sostituzione di Powell da parte di Trump. L’oro scende dopo l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente. In Francia debito pubblico record.

Dopo una settimana di calma apparente, il cessate il fuoco tra Israele e Iran sembra reggere, attenuando i timori di una nuova escalation nella regione. Il presidente Trump ha espresso ottimismo in merito ai prossimi colloqui volti a limitare le ambizioni nucleari dell’Iran, contribuendo a un clima di maggiore stabilità sui mercati. 

Nel frattempo, l’economia statunitense mostra segnali di rallentamento, con un indebolimento del mercato del lavoro e crescenti pressioni inflazionistiche legate ai recenti dazi commerciali. I funzionari della Federal Reserve stanno valutando un possibile taglio dei tassi d’interesse a luglio, anche se alcuni restano prudenti sulle prospettive economiche. Secondo gli analisti, senza una ripresa significativa della produttività o una soluzione delle tensioni commerciali, l’economia americana potrebbe continuare a perdere slancio. Una nota positiva proviene dalle relazioni internazionali. Giovedì scorso, infatti, un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con la Cina per accelerare le spedizioni di terre rare verso il mercato americano. L’intesa arriva tra gli sforzi per porre fine alla guerra commerciale tra le due principali economie mondiali.

Sul fronte dei cambi, il dollaro statunitense ha subito un forte calo dopo le indiscrezioni secondo cui Donald Trump potrebbe annunciare con largo anticipo un sostituto per il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, il cui mandato scade nel 2026. I mercati hanno interpretato questa mossa come politicamente motivata, sollevando timori sull’indipendenza della Fed e lasciando presagire un possibile orientamento più accomodante nella futura politica monetaria. Di conseguenza, il prezzo dell’oro è sceso sensibilmente – anche in seguito al cessate il fuoco tra Iran e Israele – per via dei ritardi nei tagli dei tassi negli Stati Uniti, che hanno smorzato l’ottimismo degli investitori. L’attenzione dei mercati è ora rivolta ai prossimi dati sull’inflazione PCE, mentre le incertezze sulla politica della Fed e sui dazi dell’era Trump continuano a pesare sulle prospettive.

Relativamente alle materie prime, i prezzi del petrolio hanno registrato il calo settimanale più marcato degli ultimi due anni, con un ribasso di circa il 12%, grazie al cessate il fuoco tra Israele e Iran che ha attenuato i timori legati all’offerta nella regione. Nonostante un lieve rimbalzo, i segnali legati alla domanda, come il calo delle scorte di greggio negli Stati Uniti, hanno contribuito a stabilizzare i prezzi. Secondo gli analisti, il rischio di interruzioni resta contenuto e i prezzi dovrebbero restare in un intervallo ristretto, salvo nuovi shock geopolitici. 

Sul fronte europeo, il debito pubblico francese ha raggiunto un nuovo massimo, superando i 3.200 miliardi di euro – pari a circa il 112% del PIL – nonostante gli sforzi per ridurre il deficit di bilancio. Alcune voci hanno ipotizzato un possibile intervento dell’FMI, ma questa eventualità appare improbabile, poiché la Francia mantiene una solida capacità di finanziamento e beneficia della flessibilità prevista dalle regole di bilancio dell’UE. L’obiettivo del governo è ridurre il deficit al 5% del PIL nel 2025 e portarlo sotto il 3% entro il 2029, accompagnando il piano con riforme strutturali per stimolare la crescita. Nel Regno Unito, a giugno le vendite al dettaglio sono diminuite del 3,1%, registrando il calo mensile più marcato da oltre due anni. Il calo è stato trainato dalla riduzione della spesa dei consumatori, sia nei generi alimentari che nei beni discrezionali. Questo peggioramento alimenta le preoccupazioni sulla crescita economica britannica, aumentando la pressione sul governo affinché affronti le sfide legate al costo della vita e valuti nuove misure fiscali.

Ormai entrati a far parte di molti portafogli di investimento, il mondo dei crypto-asset registra reati in aumento e crea allarme negli esperti. La Financial Action Task Force (FATF) lancia l’allarme: molti Paesi sono ancora in ritardo nella regolamentazione delle criptovalute, mentre i portafogli illeciti hanno ricevuto fino a 51 miliardi di dollari nel 2024. Nonostante alcuni progressi, solo 40 delle 138 nazioni valutate risultano ampiamente conformi agli standard della FATF. L’organismo di vigilanza sottolinea inoltre che le stablecoin vengono utilizzate sempre più spesso da reti criminali, invitando a un’azione coordinata e più incisiva a livello globale.

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