Maggio 26, 2022

La crisi Ucraina affonda i listini mondiali. In caso di guerra recupero in breve tempo

Secondo alcuni analisti, in caso di guerra in Ucraina i mercati recupererebbero le perdite in poco tempo, in linea con le statistiche storiche, riportando i valori in linea con la congiuntura economica mondiale.

Mentre ora dopo ora sale la tensione al confine ucraino e il rischio di un’invasione della Russia si fa più concreta, analisti e gestori si interrogano sul “dopo”. Infatti, nonostante il lavoro febbrile delle diplomazie, la situazione sembra ormai precipitare verso una occupazione territoriale come non se ne vedevano dagli anni ’70, e l’unica speranza di evitare la strada dell’aggressione militare è adesso legata all’accettazione, da parte del governo ucraino e dei maggiori Paesi dello scacchiere mondiale, di una “resa anticipata” nel nome di superiori interessi economici e di un ingresso ufficiale dell’Ucraina nella sfera di influenza economica della Russia.

Del resto, da quando è salito al potere Putin non ha mai fatto mistero che l’Ucraina, per via della sua importanza strategica, fosse una specie di “regione ribelle” della Russia, mai veramente uscita da quella che una volta era l’URSS. Un po’ come Taiwan per il governo cinese, con i dovuti distinguo.

I mercati mondiali, naturalmente, risentono dell’acutizzarsi di queste tensioni, con il prezzo del petrolio che decolla e l’oro che sta a guardare dopo una bella corsa durata otto anni (+100%). Le circostanze, in ogni caso, consigliano prudenza agli investitori in azioni non mediate dal risparmio gestito, suggerendo un alleggerimento delle posizioni sostituendo con titoli di Stato a breve termine o valute rifugio come dollari e yen. Mentre scriviamo, a Piazza Affari il Ftse Mib cede il 3,57%, in linea con Francoforte (-3,53%) e Madrid (-2,92%). Male anche Parigi (-3,34%) e Amsterdam (-2,72%). In particolare, in Italia il rischio di una guerra colpisce soprattutto i titoli bancari, poiché una delle prime sanzioni che verrà applicata dall’Unione Europea alla Russia in caso di aggressione militare sarà la chiusura totale delle operazioni interbancarie verso le banche russe, che verranno isolate finanziariamente facendo cessare di colpo le attività economiche tra Russia e UE.

Secondo alcuni analisti, tuttavia, in caso di guerra in Ucraina i mercati dopo un breve periodo di tensione generalizzata recupererebbero le perdite in poco tempo, in linea con le statistiche storiche che vedono le borse arretrare pesantemente solo nelle prime due settimane, per poi recuperare rapidamente (o meno) a seconda della congiuntura mondiale, che in questo momento è lanciata verso la continuazione della crescita economica dell’area Euro, USA e Giappone, sia pur all’interno di un quadro inflattivo da tenere sotto controllo. Per esempio, la storia dei crolli di borsa degli Stati Uniti in concomitanza con eventi bellici del secolo scorso ci racconta che l’episodio più vistoso corrisponde alla Prima Guerra del Golfo, quando l’Iraq invase incautamente il Kuwait e lo S&P500 fece -16,9%. Al secondo posto l’attacco alle torri gemelle (-11,6%).

Per trovare un crollo più grave, bisogna andare a ritroso all’attacco a Pearl Harbor del 1941, che fece scendere la borsa americana del 19,8%. In tutti gli altri casi le perdite sono state molto più contenute, facendo assestare la media complessiva su un modesto -4,6%. Inoltre, sembra che l’Ucraina sia intenzionata  a rinunciare all’adesione alla Nato allo scopo di evitare una guerra con la Russia ed evitare perdite militari, civili ed economiche. Ciò permetterebbe la creazione di una sorta di “stato neutrale”, sul modello svizzero, che potrebbe rappresentare al momento il miglior risultato possibile.

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