27 Ottobre 2020
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Bonus per autonomi, professionisti e piccole imprese, peggio dell’Italia solo la Grecia

Germania, Olanda e USA le più generose, mentre Norvegia e Danimarca hanno adottato un meccanismo simile alla CIG (con percentuali dell’80%). A parte il “record” di lentezza della Spagna, i tempi di erogazione sono più rapidi di quelli italiani in quasi tutti i paesi presi in esame.

Italia agli ultimi posti, nella speciale classifica degli aiuti post Covid relativamente alle cifre erogate (con tempi di erogazione molto lenti) a beneficio di lavoratori autonomi, professionisti e piccole imprese.

Il recente decreto Agosto del Governo ha di fatto confermato, non senza polemiche, quello precedente in materia di bonus da riconoscere a queste categorie. Infatti, i mille euro di maggio spetteranno senza condizioni a tutti i liberi professionisti non pensionati con reddito 2018 sotto i 35.000 euro, mentre quelli tra i 35.000 e i 50.000 euro di reddito dovranno dimostrare un calo delle entrate nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 pari ad almeno il 33 per cento.

E’ proprio il riferimento al reddito 2018 che ha scatenato proteste del tutto legittime, dal momento che già a Febbraio sarebbe stato possibile certificare, con l’ausilio di un commercialista – di cui si servono massivamente autonomi, professionisti e imprese  – sia il fatturato che il reddito netto (fatturato meno costi, ammortamenti e acconti, molto sinteticamente).

In più, è ancora oscuro – per non dire strumentale all’abbattimento del numero degli aventi diritto – il criterio secondo il quale si sia scelto di prendere come parametro di riferimento di nuovo il primo trimestre 2020, in cui è ricompreso un solo mese di blocco delle attività, e non il primo quadrimestre, periodo in cui gli effetti del lockdown si sono fatti sentire maggiormente ed in cui i ricavi dei professionisti e dei piccoli imprenditori sono letteralmente crollati.

In sintesi, il Governo ha giocato continuamente al ribasso, restringendo la platea degli aventi diritto (anzichè cercare di allargarla il più possibile) e amplificando il disagio causato anche dall’incertezza mostrata dalle casse di previdenza private – che hanno potuto fare ben poco, visti i regolamenti a cui devono sottostare in materia di operazioni straordinarie. Su tutte, la vicenda di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari, bloccata dagli attriti interni esplosi dopo il rinvio delle elezioni previste per Aprile al prossimo mese di Settembre (220.000 autonomi rimasti senza la promessa anticipazione del FIRR). 

In Europa e nel mondo, quasi tutti hanno fatto meglio di noi. In Germania, per esempio, il sistema di aiuti è stato gestito dai singoli stati federali. Chiunque, in quei giorni di Marzo, ha fatto accesso al portale per la richiesta delle indennità riservate ai residenti delle città, è stato tenuto aggiornato via email sulla propria posizione e sul proprio turno (una sorta di coda telematica) ed ha avuto il via libera in 72 ore con una semplice autodichiarazione di perdite subite per via del virus, ricevendo presso la propria banca, dopo altre 24-48 ore, la somma di 5.000 euro. Identica somma è stata erogata, con gli stessi tempi, alle PMI  fino a 5 dipendenti a tempo pieno, a cui si è affiancato il Fondo federale con altri 9.000 euro, per un totale di 14 mila (per le imprese tra 5 e 10 dipendenti, i fondi federali sono arrivati fino a 15.000 euro).

Peggio dell’Italia solo la Grecia, con un mini bonus di 400 euro per mezzo milione di disoccupati, mentre in Francia il bonus per autonomi e piccole imprese è stato pari a 1.500 euro. In Spagna il bonus è compreso tra 500 e 2.500 euro (anche per le piccole imprese), in Gran Bretagna 2.500 sterline (per tre mesi) ed in Belgio da 1.200 a 1.600 euro. Il sistema bonus viene applicato anche dall’Olanda, che ha erogato la somma di 1.500 euro ai professionisti e di 4.000 euro a fondo perduto per le piccole imprese.

Norvegia e Danimarca, invece, hanno assicurato rispettivamente l’80% delle entrate 2019 (trimestre su trimestre, da ripetere eventualmente per il trimestre successivo) e il 75% (stesso criterio), mentre la Svizzera non ha erogato bonus, ma ha assicurato a tutti gli aventi diritto credito bancario pressoché illimitato (con un tetto molto ampio a seconda del fatturato 2019), garantito al 100% dalla stato e restituibile al tasso dello 0,5% annuo in 5 anni.

Uscendo dall’Europa, gli Stati Uniti hanno erogato in quattro giorni un bonus  da 10.000 dollari alle piccole imprese e 600 dollari settimanali ai loro dipendenti, mentre alle famiglie sono andati (direttamente sul c/c) 2.400 dollari una tantum per i coniugi più 600 dollari settimanali per ogni figlio. Ad Hong Kong il bonus è stato pari a 1.200 dollari per ciascun residente e a 10.000 dollari per ogni piccola impresa.

Relativamente ai tempi di erogazione, l’Italia ha confermato la propria lentezza che già aveva creato enormi disagi alle categorie di lavoro dipendente, a causa dei tempi “biblici” (anche tre mesi) di erogazione della CIG. Relativamente alle partite IVA e alle piccole imprese, il nostro Paese è a metà classifica (in media 15 giorni), tra le 48 ore dell’Olanda ed il mese della Spagna, passando dai 5 giorni di Germania e Francia ed i 7 giorni del Belgio.

Su tutti, sorprende la generosità della Germania, ma non troppo: la forza economica attribuita dall’altissimo avanzo commerciale e, soprattutto, il più basso indebitamento statale consentono all’economia tedesca (così come a quella olandese) di poter erogare fondi di tale portata. Stessa cosa per Norvegia e Danimarca.

In definitiva, nonostante le attenuanti – prima esperienza di pandemia, dopo quelle viste al cinema nelle spy-stories – l’Italia si conferma un Paese fragile e debolmente organizzato, con episodi di mala amministrazione dell’emergenza al limite della civiltà (In Sicilia gli impiegati addetti alla lavorazione delle pratiche CIG hanno preteso, in piena emergenza, un premio di produzione per singola pratica).

Le stesse attenuanti, però, ce li hanno anche gli altri paesi europei e mondiali; eppure hanno tutti fatto meglio di noi.

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