8 Agosto 2020
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Enasarco in ostaggio della maggioranza. I ministeri impongono elezioni, il vertice ricorre al TAR

Difficile non interpretare negativamente l’ultima decisione del vertice di Enasarco, sempre più determinato a non fissare le elezioni nonostante il diktat dei ministeri vigilanti. Ma è altrettanto difficile non riconoscere, in questa strategia solo apparentemente suicida, un intento che Patrimoni&Finanza afferma già da tempo: chi comanda in Enasarco vuole arrivare al commissariamento.

Non erano neanche trascorse 24 ore dalla fine dell’assemblea dei delegati, quando una nuova “sorpresa” è venuta fuori dal vertice Enasarco, che ormai pare abbia eretto le barricate pur di non indire regolari elezioni. Infatti, durante il CdA della Fondazione svoltosi il 1 luglio, “Presidenza e maggioranza hanno reso noto di aver impugnato davanti al TAR l’invito dei Vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a completare l’intera tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati entro il 10 agosto 2020...”.

In sintesi, in occasione dell’assemblea la maggioranza – nonostante specifiche domande “fuori o.d.g.” di alcuni consiglieri dell’opposizione – si sarebbe guardata bene dal comunicare un fatto così importante per tutti gli iscritti, e così, secondo i 5 consiglieri del CdA della Fondazione Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti), il vertice di Enasarco sarebbe andato contro gli stessi Ministeri, in un atto di arroganza e superbia, senza informare preventivamente il CdA; il tutto in danno dell’Istituzione che governano e degli iscritti che rappresentano“.

Solo ieri“, proseguono i consiglieri di “Fare Presto!”, “è spuntata fuori, con un clamoroso ritardo di ben 15 giorni, la lettera del Ministero che invitava l’Ente a dare corso immediato allo svolgimento delle elezioni e vietava di fatto qualsiasi atto o delibera che superasse i confini dell’ordinaria amministrazione. Ciò significa che tutti gli atti di non ordinaria amministrazione che sono stati adottati nell’Assemblea conclusasi il 30 giugno u.s. sarebbero inficiati da nullità. E ancora più colpevolmente i vertici di Enasarco hanno taciuto il contenuto della lettera del Ministero, oltre che al CdA, anche ai 60 delegati che a tale assise assembleare hanno partecipato, votando inconsapevolmente gli argomenti posti all’ordine del giorno”.

La lista “Fare Presto“, inoltre, denuncia che “il vertice rimane arroccato pericolosamente sulla poltrona  più alta della Fondazione Enasarco, sordo alle istanze delle minoranze che fino a prova contraria rappresentano decine di migliaia di iscritti, sconfessando gli inviti dei Ministeri Vigilanti, assumendosi personalmente ogni responsabilità – unitamente ai consiglieri di maggioranza del CdA – decidendo di adire il TAR, senza avere un preventivo mandato esplicito del Consiglio d’Amministrazione; e non per tutelare gli agenti ma, al contrario, per non andare immediatamente al voto e rimanere in regime di prorogatio. Un’azione da stigmatizzare in toto, che rappresenta un’offesa per chi in Enasarco ripone fiducia e versa i contributi per il proprio Fondo Pensionistico. E lo sta facendo in un momento storico in cui agenti di commercio e consulenti finanziari ci chiedono un aiuto vero e concreto, perché alle prese con i danni economici, sociali e sanitari determinati dall’Emergenza Covid-19”. E di tale arbitraria iniziativa “non sono stati informati neanche i delegati assembleari che hanno votato il 30 giugno scorso e che ora si trovano nella non invidiabile posizione di poter essere oggetto di attenzione, unitamente al vertice Enasarco e agli altri organi della Fondazione, per gli ingenti ed eventuali danni erariali causati dal comportamento arrogante e presuntuoso del  vertice”.

LEGGI ANCHE: Speciale Enasarco. Dal rinvio delle elezioni di Aprile 2020 all’assemblea del 30 Giugno

I 5 consiglieri fanno infine sapere che “in CdA il Presidente ci ha informato sull’arrivo, proprio ieri, di un’ulteriore missiva dei Ministeri vigilanti, che tuttavia ancora non ci è stata fornita come consiglieri, mentre stamattina sul quotidiano “Libero” abbiamo letto della volontà della Corte dei Conti di Commissariare “ad acta” Enasarco. Una cosa è certa: l’Ente va liberato perché è in ostaggio“.

Il risultato finale, secondo “Fare Presto” è “l’ennesima presa in giro di agenti e consulenti finanziari i quali sarebbero destinatari non solo di aiuti economici irrisori ma addirittura di aiuti che non si verificheranno in quanto contenuti in delibere di cui i Ministeri vigilanti avevano già anticipato la loro nullità allo stesso Presidente e alla maggioranza del CdA in numerose note“.

Difficile non interpretare negativamente l’ultima decisione del vertice di Enasarco, sempre più determinato a non fissare le elezioni nonostante il diktat dei ministeri vigilanti. Ma è altrettanto difficile non riconoscere, in questa strategia solo apparentemente suicida, un intento che Patrimoni&Finanza evidenzia già da tempo: chi comanda (ancora per poco) in Enasarco vuole arrivare al commissariamento. Più precisamente, un atteggiamento così “esagerato”, teso esclusivamente a procrastinare nel tempo qualunque ipotesi di elezioni, non può che puntare ai tempi lunghi che la Politica ed il Governo, ancora impegnati a risolvere le emergenze economiche e sociali dettate dal Covid-19, hanno necessità di osservare prima di scalzare l’attuale vertice dalla poltrona a cui sembra incollato.

Ove così non fosse, tutti gli iscritti sarebbero indotti a fare cattivi pensieri.

“Nei comportamenti umani, niente accade per caso” è la sintesi del più famoso detto “cui prodest” (trad. “chi trae vantaggio?”) di classica memoria, con il quale è possibile risolvere anche i più strani fatti e/o comportamenti in apparenza incomprensibili.

Pertanto “chi trae vantaggio” da questa tattica suicida? Probabilmente i componenti dello stesso vertice, per motivi che presto verranno chiariti o, con l’intervento delle Istituzioni, saranno essi stessi costretti a chiarire.  

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