Settembre 19, 2021
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Il progetto “Finanza Elementare” di P&F. La scuola veicolo di trasmissione delle conoscenze

A distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge 15/2017, il livello di educazione finanziaria degli italiani risulta essere ancora tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni, al pari dei genitori, a maturare scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Con la legge del 17 febbraio 2017, n. 15 (“Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio“), in Italia si era finalmente cominciato a porre le basi per una campagna nazionale di sensibilizzazione verso i benefici dell’Educazione Finanziaria. La norma, infatti, pone particolare attenzione al ruolo delle scuole, e non v’è dubbio che il contesto scolastico è sempre stato un canale privilegiato per veicolare conoscenze e competenze in ogni materia dello scibile, e per favorire anche la trasmissione di sapere all’interno dello stesso nucleo familiare.

Inoltre, i programmi didattici di Educazione Finanziaria producono, per mezzo di un processo di comunicazione dal basso verso l’alto, (dai figli ai genitori che, per esempio, li aiutano nei compiti a casa) una maggiore attenzione degli adulti ai temi della Finanza.

Sfortunatamente, a distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge, il livello di Educazione Finanziaria degli italiani risulta essere tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni a maturare, a differenza dei genitori, scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Da questi principi nasce il progetto di Family Financial Training denominato FINANZA ELEMENTARE©, pensato da PATRIMONI&FINANZA® per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per quelli del biennio universitario.

L’obiettivo è fornire ai giovani la conoscenza di base – elementare, appunto – della Finanza, coinvolgendo alunni e scuola in un lavoro di gruppo condiviso anche con i genitori.

Il progetto traccia un percorso di cultura familiare che valorizza il ruolo degli obiettivi e illustra, in maniera semplice, i processi della pianificazione finanziaria e la scelta dei mezzi necessari per raggiungerli. I principi su cui si fonda il progetto sono contenuti nell’e-book gratuito “Dalla Finanza Complicata alla Finanza Elementare, destinato a docenti, genitori, studenti e giovani adulti (per scaricarlo è sufficiente registrarsi qui).

Ogni programma di educazione finanziaria viene concordato con la scuola, e si articola in un numero di moduli variabile, a seconda della disponibilità di tempo dei docenti e dei genitori coinvolti. Il numero minimo è di due moduli di due ore ciascuno, ed i contenuti potranno essere integrati nel curriculum di ogni studente.

I formatori sono professionisti della consulenza patrimoniale (consulenti finanziari, avvocati, notai e commercialisti), regolarmente iscritti agli ordini di appartenenza, a cui PATRIMONI&FINANZA® rilascia un attestato aggiuntivo di idoneità a svolgere l’incarico nell’ambito del progetto.

Se sei uno studente maggiorenne, un docente, un consulente finanziario, un avvocato, un notaio o un commercialista, e vuoi segnalare la tua disponibilità nella tua città, scrivi a info@patrimoniefinanza.com, oppure clicca qui per compilare la scheda di contatto e comunicare l’interesse ad essere messo in contatto con l’Area Formazione di PATRIMONI&FINANZA®.

La Finanza Elementare e i suoi quattro pilastri: denaro, bisogni, obiettivi e programmazione

Non è sufficiente avere le idee chiare su bisogni e obiettivi, perchè senza una buona programmazione rischiamo di essere sempre sopraffatti dagli imprevisti. Abituarsi a programmare, ecco il segreto per gestire tutto ciò che non possiamo controllare.

Chiunque si sia trovato, nella vita, nella difficile scelta di come investire i propri risparmi, si è certamente (e inconsapevolmente) imbattuto – oltre che in una banca o in un consulente finanziario – nei c.d. tre pilastri della Finanza Elementare: mezzi (il denaro, o altro bene altamente fungibile), necessità/bisogni e obiettivi di investimento. Inoltre, a quasi tutti, sarà sfuggito che questi tre elementi sono le gambe che sorreggono, come in un tavolo ideale della nostra vita, il principio fondamentale dell’accantonamento di mezzi finanziari: “il risparmio è spesa differita nel tempo“. In pratica, risparmiare vuol dire costituire i mezzi per realizzare domani una spesa che non è possibile sostenere oggi.

Ogni tavolo che si rispetti, però, deve avere anche stabilità; pertanto alle prime tre gambe va aggiunta una quarta: la Programmazione. Infatti, possiamo avere obiettivi chiari e mezzi sufficienti per soddisfare i nostri bisogni, ma senza una buona programmazione, saremo sempre sopraffatti dagli imprevisti. Anzi, in assenza di questo elemento così importante, e senza razionalizzare tutte le sue fasi (identificazione, valutazione, formulazione, finanziamento e successiva realizzazione) persino le cose più semplici da fare ci sembreranno “straordinarie” ed “impreviste”.

Sia chiaro: gli imprevisti, quelli veri, esistono eccome, ed incidono molto sulle vicende della vita di ognuno di noi, ma se non programmiamo almeno ciò che è “programmabile”, tutto apparirà difficile, anche i compiti che svolgiamo ogni giorno.

LEGGI ANCHE: La finanza elementare e le regole del saper investire: dare all’intuito il giusto valore

La capacità di programmare non è una dote innata per tutti; infatti, bisogna abituarsi a programmare, ed a farlo nel modo corretto, cioè tenendo in buon conto alcuni interrogativi:

  • quali sono i nostri bisogni,
  • quanti sono i mezzi che abbiamo a disposizione,
  • quali obiettivi vogliamo raggiungere.
  • quanto tempo occorre per soddisfare i nostri bisogni, in base ai mezzi che abbiamo a disposizione?
  • Possiamo dilazionare nel tempo gli obiettivi?
  • Quanto dobbiamo risparmiare per avere mezzi disponibili in quantità maggiore per quel dato obiettivo?…

Potremmo continuare con decine di altri interrogativi sempre più specifici, ma per comprendere immediatamente ciò di cui stiamo parlando, facciamo un esempio pratico. Ipotizziamo di voler fare un viaggio all’estero da soli o con la famiglia. Per farlo, servirà compiere una serie coordinata di azioni più o meno semplici, e più precisamente:

  •  stabilire la destinazione finale (città, regione) ed un itinerario;
  •  acquistare il biglietto dell’aereo/treno/nave;
  •  prenotare l’albergo (o più alberghi);
  •  noleggiare un’auto.

Inoltre, servirà preliminarmente:

  •  avvisare il luogo di lavoro della vostra assenza, oppure
  •  chiedere/programmare le ferie coordinandoci con i colleghi;
  •  informarsi sui luoghi più interessanti da visitare;
  •  fare una lista delle cose da portare in valigia;
  •  altre incombenze che, mentre state leggendo, già vi vengono in mente…

Pertanto, se per organizzare un viaggio è necessario lavorare per giorni svolgendo vari compiti tutti necessari (alcuni anche indispensabili, a meno che non si voglia andare all’estero a piedi), programmare, pianificare e seguire un investimento nel tempo, a maggior ragione, richiede un grandissimo impegno.

Al mondo c’è chi risparmia solo per il gusto di farlo, perché trae beneficio dal vedere un conto in banca sempre in aumento. Poi c’è chi mette da parte il denaro senza avere alcun obiettivo di spesa già individuato, ma lo fa per il “non si sa mai”. Infine, esistono i risparmiatori che programmano gli obiettivi di spesa con una certa regolarità, sebbene siano veramente pochi (per questo esistono i consulenti patrimoniali…).

Abbiamo detto che il risparmio altro non è che spesa differita nel tempo. Ebbene, la programmazione ci aiuta a definire proprio l’entità di questo differimento, che cambierà in relazione al nostro obiettivo di spesa (es. acquistare casa). Per tradurre il principio in realtà, facciamo un altro esempio: l’acquisto di un’auto a rate, tipico dei nostri tempi, se è vero che ci consente di avere subito il possesso del bene, è altrettanto vero che richiede una programmazione mensile del risparmio con il quale pagare gradualmente il suo costo complessivo. Al contrario, se abbiamo già un’automobile, ma vogliamo sostituirla tra tre anni, dobbiamo:

  •  calcolare, con una buona approssimazione, quale potrebbe essere il valore della nostra attuale macchina tra tre anni,
  •  ipotizzare quale tipo di auto ci piacerebbe acquistare tra tre anni (ad esempio, se vogliamo salire di categoria e comprarne una più confortevole oppure no),
  •  calcolare quanto dobbiamo risparmiare periodicamente per permetterci di raggiungere la somma complessiva necessaria per l’acquisto, al netto della vendita del mezzo che possediamo adesso.

Il secondo punto, a ben vedere, definisce l’obiettivo “emozionale” di spesa (“salire di livello”), ossia la motivazione più intima che ci spinge a risparmiare. In mezzo, ossia durante i tre anni, si posiziona la possibilità di investire le somme via via risparmiate, con l’obiettivo di beneficiare di un possibile rendimento ed aumentare la somma disponibile (o raggiungere in anticipo l’obiettivo, grazie al rendimento conseguito, se la nostra capacità di risparmio non ci consente di raggiungere tutta la cifra  e se il nostro consulente patrimoniale è bravo).

L’esempio che abbiamo fatto, con le dovute differenze, sarà valido anche per obiettivi ancora più impegnativi ed ambiziosi (l’acquisto dell’abitazione, per esempio), oppure per obiettivi più semplici (viaggi, vacanze etc) ma ugualmente appaganti e significativi.

In tutti i casi, la natura stessa del bene/risultato che vogliamo raggiungere tra “enne” anni ci impone di dover attuare una programmazione, perché nessun obiettivo è uguale ad un altro, e noi siamo diversi gli uni dagli altri. Pertanto, investire il proprio risparmio ricavando un rendimento, o gestire il patrimonio in maniera oculata, determina il vantaggio di procurarsi una elevata probabilità di raggiungere in anticipo gli obiettivi di spesa, o di colmare la parte di denaro che manca per poterli raggiungere senza dover aumentare l’orizzonte temporale.

Programmare – e farlo bene, in modo corretto – è quella cosa che separa la frase “…ce l’ho fatta!” da “…quanto sono sfortunato!“. Mica poco.

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edito da PATRIMONI&FINANZA.

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Buona lettura !

Finanza Elementare: al via il progetto di Educazione Finanziaria di Patrimoni&Finanza

Combattere l’analfabetismo finanziario degli adulti educando gli alunni delle scuole superiori ai principi basilari della Finanza.

Una volta gli italiani accedevano in banca per fruire di servizi semplici (mutui per acquistare la casa, prestiti con cambiali, prelievi e versamenti di contanti…), che tutti comprendevano bene.
Oggi il contesto è radicalmente cambiato, l’home banking ha preso piede e l’offerta del sistema bancario ha virato decisamente la rotta verso gli utili assicurati dai servizi di investimento e dal risparmio gestito.
Così, i costi dell’analfabetismo finanziario hanno finito con il pesare anche sullo stesso tenore di vita degli utenti, costretti come sono stati a subire costi bancari elevati senza averne mai piena consapevolezza.
Con la legge del 17 febbraio 2017, n. 15 (“Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio“), in Italia finalmente si parla di Educazione Finanziaria. La nuova norma pone particolare attenzione al ruolo delle scuole. Infatti, il contesto scolastico è un canale privilegiato per veicolare le conoscenze e competenze in materia di educazione finanziaria e favorire la trasmissione di sapere all’interno del nucleo familiare.
Inoltre, i programmi didattici di Educazione Finanziaria producono, per mezzo di un processo di comunicazione dal basso verso l’alto, (dai figli ai genitori che li aiutano nei compiti a casa) una maggiore attenzione degli adulti ai temi della finanza.
Da questi principi nasce il progetto di Family Financial Training denominato FINANZA ELEMENTARE©, pensato da PATRIMONI&FINANZA® per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per quelli del biennio universitario.
L’obiettivo è fornire ai giovani la conoscenza di base – elementare, appunto – della finanza, coinvolgendo alunni e scuola in un lavoro di gruppo condiviso anche con i genitori.
Il progetto traccia un percorso di cultura familiare che valorizza il ruolo degli obiettivi e illustra, in maniera semplice, i processi della pianificazione finanziaria e la scelta dei mezzi necessari per raggiungerli. I principi su cui si fonda il progetto sono contenuti nell’e-book gratuito “Dalla Finanza Complicata alla Finanza Elementare”, destinato a docenti, genitori, studenti e giovani adulti (per scaricarlo è sufficiente registrarsi qui)
Ogni programma di educazione finanziaria viene concordato con la scuola, e si articola in un numero di moduli variabile, a seconda della disponibilità di tempo dei docenti e dei genitori coinvolti. Il numero minimo è di due moduli di due ore ciascuno, ed i contenuti potranno essere integrati nel curriculum di ogni studente.
I formatori sono professionisti della consulenza patrimoniale (consulenti finanziari, avvocati, notai e commercialisti), regolarmente iscritti agli ordini di appartenenza, a cui PATRIMONI&FINANZA® rilascia un attestato aggiuntivo di idoneità a svolgere l’incarico nell’ambito del progetto.

Se sei un consulente finanziario, un avvocato, un notaio o un commercialista, e vuoi segnalare la tua disponibilità nella tua città, scrivi a formazione@patrimoniefinanza.com.

Se sei un docente, o un dirigente scolastico, e stai valutando di inserire le tue classi in questa attività di formazione scrivi a scuole@patrimoniefinanza.com.

Per chiunque (docenti, genitori, formatori, studenti maggiorenni) cliccare qui per compilare la scheda di contatto e comunicare l’interesse ad essere messi in contatto con l’Area Formazione di PATRIMONI&FINANZA®.

Finanza complicata e Finanza Elementare. La prima continua a prevalere sulla seconda

La legge n. 15/2017 segna, in teoria, l’avvio di una strategia permanente di educazione finanziaria nelle scuole italiane. Ma è davvero così?

La Finanza, vista nei suoi elementi essenziali (gestione delle proprie risorse finanziarie) non è affatto complicata. Come tutte le cose che ci tocca analizzare nel quotidiano, essa può essere ridotta ai minimi termini ed essere compresa anche da un bambino.

Però, scrivere che la Finanza possa essere “Elementare” risulta impossibile se non la si mette a confronto con il suo opposto imperante, e cioè con la “Finanza Complicata”; quella che l’industria del risparmio ha costruito nel tempo per giustificare la sua stessa esistenza.

Resta da capire se questa “complicazione” rappresenti un’evoluzione del sistema, o se in realtà serva a far passare inosservati alcuni aspetti negativi che caratterizzano i servizi finanziari nel rapporto con gli utenti.

Non ci si deve sorprendere, pertanto, se rendere la Finanza comprensibile a tutti sia stato impossibile per qualche decennio – e, per certi versi, lo è tutt’ora – fino all’entrata in vigore di una legge (n. 15 del 17 Febbraio 2017) che, nelle intenzioni del Legislatore, avrebbe segnato l’avvio di una strategia permanente di educazione finanziaria nelle scuole italiane. E se così doveva essere, la realtà dei fatti è che i programmi didattici introdotti nella Scuola Primaria e Secondaria sono ancora del tutto insufficienti.

Del resto, fino ad oggi in Italia si è preteso di insegnare l’Educazione Finanziaria senza aver reso nuovamente obbligatori, se non di recente, gli insegnamenti di Educazione Civica, elevando entrambi a rango di materia fondamentale nelle scuole primarie e secondarie.

Tuttavia, serve un passo in avanti, dettato da un concetto semplice, ampiamente dimostrato dalla Scienza: se i bambini imparano le lingue straniere con relativa facilità, per quale motivo non dovrebbero recepire, allo stesso modo e con un linguaggio adeguato all’età, i principi basilari della gestione del risparmio familiare? I giovanissimi di oggi rappresentano le future generazioni di genitori e percettori di reddito, perchè non insegnare loro ciò con cui si dovranno confrontare ogni giorno?

I nostri figli, cresciuti con smartphone e tablet alla mano, vengono definiti “nativi digitali”. Forse, aggiustando il tiro, dovremmo insegnare loro a diventare anche dei “nativi finanziari”.

Come dicevamo, la Finanza non è complicata: al netto di “derivati” e “indici stocastici”, eliminando qui e lì “duration” e “grafici a candele” (manco fosse sempre Natale…), i processi che determinano le scelte di investimento sono semplici! E laddove i tecnicismi non ci consentono di proseguire in autonomia, possiamo sempre rivolgerci ad un esperto.

Infatti, tutti sappiamo che per costruire una casa bisogna partire dalle fondamenta, ma quanti di voi sanno calcolare la profondità in cui esse devono affondare per reggere la nostra abitazione senza che possa mai crollare? E ancora: “Chi è in grado di determinare il calcolo esatto della quantità di cemento che occorre per ogni singolo pilastro?”
La risposta è ovvia: nessuno di noi, a meno che non sia un ingegnere edile.

Pertanto, per costruire una casa ci serve, come minimo, un bravo professionista esperto in normativa edilizia, calcoli e cubature; un direttore dei lavori; una squadra di operai e materiale vario (dal cemento al ferro).

Questo, però, non deve determinare una totale delega a terzi, nè ridurci al ruolo di semplici spettatori. Infatti, la necessità di rivolgersi ad esperti in materia di costruzioni non preclude affatto per i clienti la possibilità di condividere altri importanti elementi di base (il progetto, i tempi di realizzazione, i materiali utilizzati etc), al fine di sostenere con il professionista un “confronto consapevole”.

Non siamo forse noi che suggeriamo quante camere da letto, quanti bagni e quanti ingressi desideriamo avere nella nuova casa? Non tocca a noi approvare il capitolato ed il preventivo di spesa? Senza il confronto consapevole con gli esperti, il processo di realizzazione del nostro progetto potrebbe andare in stallo, come un aereo a cui improvvisamente viene a mancare la portanza e precipita nel vuoto. Ecco, nella finanza personale funziona allo stesso modo: siete voi che suggerite al consulente finanziario gli elementi di base: la vostra “storia” di risparmiatore, gli orizzonti temporali dei vostri obiettivi e la capacità di risparmio.

Sono elementi semplici, comprensibili e accessibili a tutti. Certo, così facendo non diventerete voi stessi esperti di finanza, ma saprete riconoscere all’istante un buon consulente da uno cattivo. Quello buono si affiancherà a voi, interpreterà correttamente i vostri suggerimenti e vi chiederà continuamente aggiornamenti sulle vicende importanti della vostra vita. Quello cattivo sarà sbrigativo, vi parlerà con linguaggio complicato e si farà sempre vivo per gli auguri di Pasqua e di Natale, ma dimenticherà di rallegrarsi con voi per il vostro compleanno o per quello dei vostri bambini.

La comprensione delle cose, la piena consapevolezza di ciò che ci viene proposto, ci rende liberi.

E semplici.

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Finanza Personale: i percorsi di auto-formazione di Patrimoni&Finanza

Presi da mille impegni, spesso non dedichiamo alla gestione del nostro patrimonio l’attenzione che merita. Molti trovano comodo delegare ad altri (banca, consulente, avvocato) la scelta di strumenti molto sofisticati, che invece andrebbe condivisa.

Soprattutto, qualunque scelta andrebbe capita.

Così facendo, quasi tutti i patrimonials© si sentono impreparati (e, oggettivamente, lo sono) ad affrontare da soli decisioni di Finanza Personale, e finiscono con il concedere una “delega in bianco” a chi, poi, produrrà risultati non in linea con le aspettative.

Contrariamente a ciò che si pensa, è sempre possibile delegare i processi decisionali in materia di patrimonio senza mai perderne il controllo. È sufficiente un percorso di auto-formazione che insegni ad impiantare un confronto costante con i professionisti del patrimonio, e faccia leva sull’osservanza di alcuni principi di buon senso finanziario e Finanza Elementare.

Se desiderate confrontarvi gratuitamente con la redazione di esperti di PATRIMONI&FINANZA, scrivete a: info@patrimoniefinanza.com, e riceverete un primo riscontro riservato entro 48 ore.

Se hai trovato utile questo contenuto, forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio familiare dagli attacchi esterni

Scarica l’e-book “La Protezione del Patrimonio Familiare dai possibili atti di aggressione dei terzi“, edito da PATRIMONI&FINANZA.

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Principi di Finanza Elementare: le obbligazioni ed il rischio emittente

Non è difficile scegliere un titolo su cui investire, è sufficiente esaminare il suo rating e conoscere il suo emittente.

Finita piuttosto presto la tanto temuta fase di rialzo dei tassi di interesse (mentre scriviamo, Agosto 2019 – gli USA hanno già esaurito la fase rialzista e Trump sollecita la FED ad abbassare i tassi per stimolare l’Economia), in Europa – spread o non spread – viviamo ancora in uno scenario di tassi di breve termine prossimi allo zero che non accenna a finire. Molti investitori, di fronte a questo scenario che dura ormai da quattro anni, hanno compreso che, per ricavare un rendimento dai propri investimenti, è necessario cambiare le proprie abitudini.

Per comprendere meglio lo scenario, facciamo un esempio preso a prestito dalla vita di ogni giorno. Se a colazione sono abituato a bere succo di mela verde, e le mie adorate mele verdi non si trovano più neanche a pagarle a peso d’oro, devo fare una scelta: rinunciare, oppure cambiare frutto da cui ricavare la mia preziosa spremuta quotidiana.
Potrei sempre optare per un buon cappuccino, ma nella sostanza la questione rimane la stessa: devo cambiare abitudini.

Allo stesso modo, nell’amministrazione dei nostri risparmi, oggi, è accaduto qualcosa che ci ha costretto ad abbandonare le vecchie abitudini del tasso fisso remunerativo, per cui è più importante di prima avere una guida. Il buon tasso di interesse di breve periodo, al pari delle mele verdi del nostro esempio, è quasi scomparso, e non si sa quando farà ritorno. Anzi, a giudicare dalla situazione attuale (calo dei consumi e bassa inflazione), gli amati interessi a cui eravamo abituati da generazioni potrebbero tardare molti anni prima di riapparire.

Ciò detto, introduciamo alcuni concetti che ci permetteranno di rendere semplice i principi di Investimento Elementare. Per cominciare, enunciamo quella che appare come una banale ovvietà: “Il denaro, prima di essere speso nell’acquisto di un bene o di essere investito in qualunque strumento finanziario, è liquido e disponibile”.

Fino a ieri, lo status di “liquidità” del denaro era visto, dalla generazione dei patrimonials©[1] (cioè i “figli del miracolo economico italiano” degli anni ‘50-’60, quelli che viaggiavano con i BOT al 15.00% annuo…) come nefasto, improduttivo e inopportuno: “…ma come…dovrei lasciare i soldi sul conto e non percepire alcun interesse…???”.
Oggi la liquidità – dovrebbero insegnarlo anche alla scuola materna – è invece un asset talmente strategico che, se usato con saggezza, permette di poter accettare i c.d. rischi “sostenibili” (che non sono folli né imprevedibili), anche per i risparmiatori poco avvezzi al rischio ma oggi orfani del tasso di interesse. Anche perchè, i risparmiatori abituati a comprare obbligazioni hanno imparato, ormai da tempo, a fare i conti con il cosiddetto rischio emittente.

Cos’è il “rischio dell’emittente”? In poche parole, è il rischio legato all’acquisto di un titolo emesso da un’azienda (o da uno stato) economicamente debole e, quindi, ritenuto scarsamente affidabile al momento di pagare gli interessi o restituire il capitale.

Per meglio comprendere ciò di cui scrivo mi ricollego ad una delle regole auree del saper investire in maniera semplice: “Compro un titolo obbligazionario = divento creditore di chi lo ha emesso”. In pratica, se compro un’obbligazione dello Stato Italiano (es. un BTP, buono del tesoro poliennale) a 5 anni, io PRESTO il mio denaro all’Italia per una durata massima di 5 anni, durante i quali, ogni anno, prendo gli interessi stabiliti dal regolamento di quella emissione di BTP (es. 1.50% annuo o 0.75% semestrale). Alla scadenza del quinto anno, se non ho venduto prima il titolo (è sempre possibile sul c.d. mercato secondario, alla quotazione ufficiale del giorno in cui lo vendete), lo Stato mi restituirà in unica soluzione tutto il capitale prestato.

Non è un caso, infatti, che lo chiamino Prestito Obbligazionario: l’obbligazione che abbiamo comprato è esattamente un prestito che noi facciamo all’emittente, un vero e proprio titolo di credito nei confronti dello Stato (ma potrebbe essere anche un’azienda privata come ENEL, ENI etc).

Per maggiore chiarezza, facciamo l’esempio inverso, e ipotizziamo di volerci indebitare per 5 anni al tasso del 5.00% annuo allo scopo di acquistare un’auto nuova che costa 10.000,00 euro, ma la finanziaria presso cui abbiamo ottenuto il prestito, anziché concordare il pagamento di rate comprensive del capitale e degli interessi (e restituire tutto poco alla volta con somme mensili sempre uguali), ci fa pagare per tutta la durata (i 5 anni) piccole rate con i soli interessi, e ci chiede il capitale prestato (i 10.000,00 euro) solo al quinto anno, in unica soluzione. In questo caso, sarà necessario mettere da parte, a riserva, ogni anno una somma che ci consentirà, tra 5 anni, di poter pagare tutto l’ammontare in un’unica soluzione, senza affanno o (come succede con il debito pubblico) senza bisogno di doversi indebitare nuovamente per pagare il debito precedente.

L’obbligazione funziona esattamente così, per cui comprenderete bene che dobbiamo acquistare soltanto quelle per le quali il rimborso del capitale (che è la parte più grande del prestito, e ti viene restituita solo alla fine) è sicuro e non ci crea alcuna “ansia da mancato rimborso”. Come sapere in anticipo se l’emittente dell’obbligazione che intendiamo acquistare è affidabile, ed il rimborso del capitale al termine (o la sua vendita nel mercato secondario) è certo?

Grazie a due elementi: il buon senso (vostro e del vostro consulente patrimoniale), ed il Rating. Relativamente al primo, esso corre in aiuto per guidarci lungo i meandri del mondo delle obbligazioni. Infatti, il rating è un giudizio sulle capacità di una società di pagare o meno i propri debiti, che viene espresso da un soggetto esterno e (si suppone) indipendente da chi emette il titolo: l’agenzia di rating.  Questa valuta la solvibilità di un soggetto che emette obbligazioni; in altri termini attribuisce un giudizio circa la sua capacità di far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. Tale giudizio è sottoposto a revisione periodica, e tutti possono controllarlo, essendo pubblico.

Gli stati sono i maggiori emittenti in assoluto; le agenzie di rating valutano e classificano i loro titoli in base alla loro capacità di mantenere gli impegni e, durante la vita di un titolo, in base agli sviluppi della propria economia e ai rischi intervenuti relativamente a certe scelte del Governo. I titoli con un rating pari a “AAA” sono nella fascia massima di solvibilità e sicurezza, mentre quelli con rating “CCC”, per esempio, hanno una probabilità del 16.0% di non rimborsare il capitale (1 probabilità su 6)…

Una roba semplice, reperibile su Google in un decimo di secondo. In fondo, la Finanza, prima ancora che una materia di numeri, è sempre stata una questione di buon senso.

[1] Gruppo di individui nati tra il 1950 ed il 1965, ognuno dei quali è a capo di un patrimonio familiare, tra beni mobili ed immobili, superiore a 750.000 euro.

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La finanza elementare e le regole del saper investire: dare all’intuito il giusto valore

Qualunque metodologia di investimento non dovrebbe essere basata sulle intuizioni, bensì sulla ricerca di una piattaforma pratica e concettuale che consenta di ridurre al minimo gli errori.

“Comprare o non comprare”, “cosa” comprare, “quando” comprare, “quanto” comprare… sono domande a cui qualunque risparmiatore non potrà rispondere compiutamente, a meno che egli stesso non diventi un consulente finanziario, oppure si affidi ai consigli dei patrimonials©[1] (ossia gli appartenenti alla generazione dei propri genitori, sapienti riguardo le cose della vita ma notoriamente poco avvezzi alle cose della finanza).

Avere intuito, senza informazione, aggiornamento e studio dei fondamentali economici, non è sufficiente; le migliori intuizioni, infatti, si scontrano spesso contro la scarsa conoscenza degli strumenti patrimoniali e, ancora più spesso, contro il tempo. A voler pensar male, sembra che qualcuno abbia preferito mantenerci tutti nell’ignoranza in materia finanziaria, confidando sulla cronica mancanza di tempo che ci affligge, e sulla nostra tendenza a complicarci la vita. Infatti molti di noi, nel compiere le proprie scelte (anche quelle più semplici e banali) nutrono un’attrazione sconfinata per le complicazioni. Persino la scelta di un detersivo per il bucato in lavatrice è materia ormai di rango accademico (ed infatti i commessi dei supermercati sono tutti laureati, ma questa è un’altra storia). Eppure, nella gestione del nostro patrimonio non prestiamo la stessa attenzione che mettiamo nella scelta di un semplice detersivo: non leggiamo le modalità d’uso, e non chiediamo quanto costa. Ci interessa sapere solo il numero massimo dei “lavaggi” (quanto rende? …per quanti anni?).

Qualunque metodologia di investimento, invece, dovrebbe essere improntata alla ricerca di una piattaforma pratica e concettuale che consenta di ridurre al minimo gli errori. Per realizzarla, è sufficiente affidarci alla Finanza Elementare, ossia quell’insieme di concetti di finanza e gestione finanziaria che, pur non richiedendo una laurea in Economia, risultano sufficienti a risolvere il 95% dei problemi di approccio al Risparmio. La sua denominazione, però, non deve trarre in inganno: la circostanza di dover diventare semplice, per la finanza, è un dovere verso gli utenti, ma non svilisce certo la materia, bensì la contrappone alla c.d. finanza complicata, nata per giustificare l’esistenza stessa dell’industria del Risparmio Gestito e dei derivati (questi ultimi capaci di “affossare” intere economie e diffusi in modo preoccupante negli ultimi quindici anni).

È solo dopo aver scelto la strada per sbagliare il meno possibile che possiamo dare sfogo alla nostra capacità di muoverci attraverso gli strumenti della Finanza Elementare, affidandoci – perché no? – anche all’intuito.
Nel giusto modo, però. Il professionista, infatti, attribuisce all’intuito un peso massimo del 5%, il cliente quello del 95%; per questo motivo anche l’applicazione dei principi di Finanza Elementare richiede sempre l’affiancamento discreto di un consulente patrimoniale, il quale riuscirà a bloccare sul nascere i possibili errori di valutazione del cliente, tutelandolo anche dalle sue stesse scelte, quando queste non sono adeguate al suo profilo di investitore.

Cosa vogliamo dire? Le idee di investimento più rischiose e strampalate, molto più spesso di quanto si possa immaginare, provengono proprio dagli stessi clienti, che a volte maturano granitiche convinzioni finanziarie su un certo titolo azionario (o su una certa obbligazione) solo perché qualcuno gliene ha decantato le virtù. Un consulente di lungo corso potrebbe raccontare decine di aneddoti su queste idee e soluzioni di investimento “esotiche”, ivi comprese le numerose “catene di Sant’Antonio” finanziarie in cui molti clienti si sono imbattuti con grande ingenuità.

Altri, avvisati in tempo dal professionista di famiglia, le hanno evitate, ed oggi raccolgono i frutti di errori mai commessi.

[1] Gruppo di individui nati tra il 1950 ed il 1965, ognuno dei quali è a capo di un patrimonio familiare, tra beni mobili ed immobili, superiore a 750.000 euro

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