Ottobre 3, 2022

Gli utili gonfiano Wall Street, ma i timori per la crescita affondano il petrolio

Delle 49 società dell’S&P 500 che hanno comunicato i propri utili trimestrali, quasi l’80% ha superato le stime di profitto. Ma le previsioni di un rallentamento della crescita economica hanno generato vendite diffuse su obbligazioni e petrolio.

I titoli statunitensi salgono sulla scia di utili societari più forti del previsto, ma le previsioni negative sulla crescita economica globale hanno spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari e hanno spinto al ribasso il petrolio. Infatti, il Nasdaq ha aperto la strada ai guadagni, poiché molte società hanno iniziato a riportare profitti più alti del previsto, e questo ha dato una mano agli investitori per scrollarsi di dosso gli avvertimenti degli analisti che hanno previsto un rallentamento della crescita economica e hanno generato vendite diffuse su obbligazioni e petrolio. In dettaglio, delle 49 società dell’S&P 500 che hanno comunicato i propri utili trimestrali, quasi l’80% ha superato le stime di profitto, secondo i dati Refinitiv.

L’azionario statunitense è in rialzo grazie a una serie di trimestrali positive, che hanno messo in secondo piano i timori sugli aumenti “aggressivi” dei tassi di interesse e le delusioni per l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni. Tesla è salita dell’8,69%, dopo aver battuto le aspettative di Wall Street sugli utili ottenuti applicando prezzi più alti e compensando così i maggiori costi di produzione e le minori vendite dovute ai rallentamenti nelle catene di approvvigionamento. United Airlines e American Airlines sono salite rispettivamente del 12% e del 6,23% a seguito dell’annunciato ritorno all’utile nel trimestre in corso per via della domanda di viaggi schizzata in su.

Da notare che queste impennate sono arrivate nonostante sia la Banca mondiale che il Fondo monetario internazionale abbiano ridotto le loro prospettive economiche globali per il 2022 di quasi un intero punto percentuale, citando le turbolenze derivanti dall’invasione russa dell’Ucraina e la battaglia campale delle banche centrali di tutto il mondo per frenare l’inflazione. In particolare, la Federal Reserve sembra destinata ad aumentare il suo tasso di interesse di 50 punti base quando si riunirà il mese prossimo, e un aumento di 75 punti base non è stato escluso dai funzionari della Fed. Sul punto, La presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha detto di essere favorevole ad un aumento del target dei tassi overnight al 2,5% entro la fine di quest’anno, ma ciò dipenderà da quanto accadrà in materia di inflazione e di mercato del lavoro. Riguardo a quest’ultimo punto, gli ultimi dati hanno mostrato un moderato calo nel numero di americani che durante la scorsa settimana hanno presentato nuove richieste di sussidi di disoccupazione, per cui è evidente che il mese di aprile sarà nel complesso un altro mese di forte crescita del lavoro.

Pertanto, la Fed potrebbe aumentare i tassi di mezzo punto percentuale in occasione dei prossimi due meeting, ma nessuno si sbilancia al momento sul ritmo esatto degli aumenti. In ogni caso, non mancano i “falchi” tra i massimi dirigenti della Fed: il presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, ha ribadito la sua tesi per un aumento dei tassi al 3,5% entro la fine dell’anno. “C’è una crescente speculazione che la Federal Reserve cercherà di aumentare il tasso di inasprimento della sua politica monetaria”, ha affermato David Madden, analista di mercato di Equity Capital. “I rendimenti obbligazionari statunitensi stanno salendo rapidamente”. Ed infatti il rendimento del Treasury a 10 anni è stato pari al 2,942%, in leggero calo dopo aver raggiunto i livelli più alti degli ultimi tre anni.

I timori per la crescita, che hanno pesato sui mercati petroliferi, hanno fatto invertire la scia dei guadagni. Il greggio Brent è sceso del 5,35%, a 107,11 dollari al barile. Il greggio statunitense è sceso del 5,34% a 102,43 dollari al barile. I prezzi dell’oro, infine, sono diminuiti dopo essere stati vicini al raggiungimento di $ 2.000 l’oncia durante la sessione di lunedì. 

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