Luglio 26, 2026
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PMI, frena l’ottimismo sulla crescita economica. Grant Thornton: ripensare i modelli organizzativi

Secondo Grant Thornton, l’incertezza economica è il principale vincolo alla crescita delle PMI globali. Nonostante questo, il 60% delle imprese del mid-market si aspetta un aumento della redditività.

Secondo l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton, elaborato a livello globale sui dirigenti di oltre 2.500 imprese del mid-market, nel secondo semestre del 2023 si assiste ad un calo dell’ottimismo da parte delle aziende globali, dal 67% al 65% (-2% rispetto al primo semestre 2023), con un decremento più netto in Europa, dove l’indice di fiducia economica si abbassa dal 56% al 51% (-5%), e in Italia, in discesa dal 46% al 43% (-3%). A destare preoccupazione sono le prospettive economiche incerte a causa delle tensioni geopolitiche e delle condizioni finanziarie restrittive per famiglie e imprese.

E così, nonostante il leggero calo (-1% rispetto al 1° semestre 2023), l’incertezza economica rimane ancora il vincolo più frequentemente riportato a livello globale (57%), in Europa (47% vs 49%) e in Italia, dove il dato resta stabile al 55%. A seguire, i principali ostacoli alla crescita vengono individuati nei costi del lavoro (51%) e dell’energia (52%) e dalla disponibilità di forza lavoro qualificata (50%), sebbene tutti i dati mostrino un evidente miglioramento che, seppur in modo marginale, riflette la minore preoccupazione delle aziende rispetto al semestre precedente. A questo quadro di incertezza si contrappone un numero significativo di aziende che si aspetta un aumento della redditività (in crescita dal 59% al 60%) per il prossimo anno, attribuibile principalmente al fatto che l’inflazione è stata messa sotto controllo. Una tendenza contraria mostra l’indice in Europa in lieve discesa, dal 45% al 42%, così come in Italia, dal 43% al 42%.

Il miglioramento atteso sulla profittabilità è ulteriormente rafforzato dal fatto che un numero inferiore di aziende (nel mondo dal 55% al 50%; in Europa dal 50% al 47%; in Italia dal 45% al 34%) prevede di aumentare i prezzi di vendita nei prossimi dodici mesi. Tuttavia, ad una crescita attesa della redditività si accompagna una contrazione del numero di aziende che prevede un aumento dei ricavi per il prossimo anno, che scende dal 60% al 59%. L’indice è in leggero peggioramento anche in Italia, passando dal 56% al 54% e in Europa, dove scende al 53% dal 54%.

Nonostante più della metà delle aziende globali preveda un aumento della redditività, il segmento del mid-market si mostra nel complesso in difficoltà, trovandosi a fronteggiare le molteplici sfide poste dall’economia globale. Questa incertezza trova riscontro anche nell’esiguo aumento (+1%) del numero di imprese che prevede di assumere personale nel corso di quest’anno, che passa dal 50% al 51%. In Europa le aspettative di assunzione calano dal 41% al 39%, ma il pessimismo è più marcato in Italia, con una diminuzione di ben 10 punti percentuali (dal 43% al 33%). Resta stabile invece (83%) il numero delle aziende che prevede un possibile aumento dei salari, mentre le imprese italiane si mostrano più fiduciose (in leggera ascesa dal 67% al 69%), seguite da quelle europee (dal 78% al 79%).

Prospettive poco promettenti anche per il commercio internazionale, probabilmente a causa del diffuso sentiment di sfiducia verso scenari geopolitici incerti. Le aspettative di espansione sui mercati esteri mostrano infatti un andamento in frenata, con il 43% delle aziende ottimiste su una crescita dell’export (47% nella prima metà del 2023); una tendenza analoga si riscontra in Italia e in Europa, che vedono entrambe un decremento dal 37% al 35%. Questo fenomeno è principalmente imputabile alla flessione (40% contro il 43% del primo semestre 2023) del numero di aziende che prevede di aumentare il numero di Paesi verso i quali esportare, a cui si accompagna un calo (42% vs 44%) delle aziende che prevedono di aumentare i ricavi connessi alle esportazioni. Le imprese si mostrano meno fiduciose anche in merito al ricorso a fornitori sui mercati esteri, che dovrebbe crescere secondo il 34% del campione (37% nei primi sei mesi dell’anno).

Guardando agli investimenti, restano al primo posto quelli destinati alla Tecnologia, con il 61% delle aziende a livello globale che prevede un aumento nei prossimi 12 mesi (stabile sul primo semestre 2023); in Europa il dato scende al 46% (50% nei primi sei mesi dell’anno) ed è in flessione anche in Italia (47% vs 52%). Per quanto riguarda gli altri settori si assiste ad un calo generalizzato delle aziende che prevedono di accrescere gli investimenti in competenze del personale (56% vs 57%), in ricerca e sviluppo (52% vs 54%) e nelle costruzioni (36% vs 38%). Alessandro Dragonetti (nella foto), Managing Partner & Head of Tax di Bernoni Grant Thornton, commenta “l’indice di fiducia delle nostre imprese ha registrato un calo generalizzato, che si inserisce nel più ampio quadro di incertezza sulle previsioni economiche internazionali, a causa dell’inasprimento dei conflitti geopolitici e del persistere delle politiche monetarie restrittive. Di contro, le aziende si mostrano fiduciose sulla buona tenuta della redditività nel prossimo anno, che dipenderà in gran parte da come sapranno rispondere alle sfide del contesto economico nel quale si troveranno ad operare. Questo processo dovrà necessariamente passare dal ripensamento dei modelli organizzativi, l’automazione dei processi, il potenziamento delle competenze e, non ultima, una maggiore spinta agli investimenti, ivi inclusi quelli nel capitale umano”.

Osservatorio Grant Thornton e Università di Pisa: crescono le Pmi innovative italiane nel triennio

Aumentate del 67% le iscrizioni di PMI innovative al Registro del MISE nel periodo 2019-2021, ma in lieve calo le nuove imprese. Crescita media del fatturato a +27% nel 2020. I due terzi delle PMI si qualificano come micro-imprese. Milano in testa.

Prosegue nel triennio 2019-2021 la crescita delle PMI innovative italiane che, nonostante gli impatti della pandemia sul tessuto economico e imprenditoriale, registrano un incremento del +67% su base triennale (1.226 PMI innovative al 30 settembre 2019 vs 2.058 al 30 settembre 2021). Nell’ultimo anno si evidenzia però un leggero calo delle nuove imprese iscritte al Registro del Mise, con 525 nuove imprese tra ottobre 2020 e settembre 2021, contro le 567 nello stesso periodo dell’anno precedente. Anche quest’anno, quindi, appare evidente come il numero di nuove iscritte della categoria sia contenuto rispetto al bacino potenziale e le misure del legislatore, in particolare gli interventi di sostegno introdotti nel Decreto Rilancio in risposta all’emergenza pandemica, risultino ancora non sufficientemente comprese e sfruttate per sostenere la crescita del comparto.

Questo il quadro delineato dal Report 2021 dell’Osservatorio Open Innovative PMI, realizzato da Grant Thornton – network internazionale nella consulenza in area audit, tax e advisory – in collaborazione con l’Università di Pisa, che è stato presentato in occasione della cerimonia di premiazione di “Open Innovative PMI”, primo riconoscimento nazionale targato Grant Thornton dedicato esclusivamente alle PMI innovative italiane. 

Alessandro Dragonetti (nella foto), Head of Tax di Grant Thornton ha commentato: “La tenuta delle performance di crescita delle PMI innovative italiane evidenziata negli ultimi tre anni, conferma la vivacità e la solidità di un comparto dinamico, caratterizzato da un’elevata capacità di resilienza e adattamento messa in risalto dal contesto di emergenza pandemica. Tuttavia, l’Osservatorio rivela ancora una volta un numero di nuove iscritte della categoria piuttosto contenuto rispetto al bacino potenziale, segnalando nell’ultimo anno una (seppur lieve) diminuzione di nuove iscrizioni al registro delle PMI innovative. La causa della limitata crescita delle imprese iscritte nel comparto è ascrivibile sia ad una cornice legislativa non sufficientemente incentivante per il settore, su cui è necessario intervenire con misure con un orizzonte di lungo termine, nonché alla insufficiente conoscenza, da parte degli stakeholders e dei consulenti, della disciplina speciale prevista a favore delle stesse”.

Andando nel dettaglio, i risultati registrati dall’Osservatorio di Grant Thornton e Università di Pisa mostrano una crescita della dimensione media delle PMI innovative e come la maggior parte di queste, circa due terzi, siano di dimensioni ascrivibili alla categoria delle micro-imprese, con un fatturato al di sotto della soglia dei due milioni di euro. Circa un quarto delle nuove PMI innovative osservate è rappresentato da piccole imprese (fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro), mentre restano al di sotto del 10% le aziende qualificabili come medie imprese (fatturato superiore a 10 milioni e inferiore a 50), ma comunque in crescita rispetto al periodo di osservazione precedente.

L’anzianità media, tra le nuove iscritte, è di poco inferiore ai 9 anni, evidenziando una leggero calo rispetto ai precedenti report. Il dato si mostra pienamente coerente con i requisiti di ammissibilità per l’accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in Startup e PMI innovative disposti dal legislatore con il Decreto 7 maggio 2019. Tale provvedimento prevede, infatti, che risultano ammissibili quelle PMI innovative che operano sul mercato da meno di 7 anni oppure che, superato tale limite temporale, dimostrino di trovarsi ancora in fase di espansione o nelle fasi iniziali di crescita. A livello territoriale, su base regionale, la Lombardia, con 161 unità (oltre il 30% del totale), presenta il maggiore numero di società iscritte nel Registro nell’ultimo anno. Seguono il Lazio con 88 imprese, l’Emilia-Romagna con 41, il Veneto con 39, la Toscana con 33, il Piemonte con 30 e la Campania con 28, mentre tutte le altre regioni si attestano su valori decisamente più bassi.

A livello provinciale, invece, il maggior numero di nuove PMI Innovative è a Milano, con 112 società iscritte nell’ultimo anno (-8% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 82 società iscritte (+41%) e a seguire Torino con 27 (+59%). Invece, per quanto riguarda le caratteristiche demografiche delle PMI innovative, il Registro del MISE mette in evidenza un basso tasso di prevalenza femminile nella compagine proprietaria (7,05%), in diminuzione rispetto al precedente periodo di osservazione, e di quella giovanile (7,05%) che contrariamente mostra una crescita del +0,5% rispetto al 2020. La proprietà straniera appare quasi del tutto assente con una quota inferiore al 2%.

Particolarmente interessante, con uno sguardo rivolto sempre agli elementi demografici, è la percentuale crescente di nuove PMI innovative che possiedono brevetti o software in portafoglio, pari a circa il 65% delle imprese analizzate. Si mostra in controtendenza rispetto a tale andamento, il rallentamento del livello di frequenza con cui le imprese investono in attività di ricerca e sviluppo.

Osservando le performance delle “nuove iscritte” nei settori di attività, i gruppi più numerosi  sono quelli attivi nei servizi, il settore maggiormente rappresentato con PMI operanti soprattutto nella produzione di software, consulenza informatica, attività di R&S in campo scientifico, consulenza, commercio, elettronica e fabbricazione di prodotti chimici. Tali segmenti, più “vivaci” che nel 2021, rappresentano complessivamente circa il 75% delle PMI innovative, rientrano tra quelli che erano stati identificati come capaci di rispondere al meglio alla crisi innescata dall’emergenza sanitaria da COVID-19, anche sulla base delle ipotesi formulate dal Cerved Industry Forecast del maggio 2020.

La seconda parte del Report, dedicata all’analisi dei dati economico-finanziari delle PMI innovative, evidenzia una elevata variabilità nei livelli di fatturato correlata alla dimensione delle imprese. Dall’analisi infatti emerge che, operando un confronto tra i dati dell’esercizio 2019 e quelli del 2020,  le imprese di dimensioni minori hanno subito perdite di fatturato più consistenti rispetto a quelle di dimensioni maggiori. In particolare, le PMI con volumi di fatturato fino a un milione di euro hanno registrato un decremento medio di circa il 36%, mentre quelle con volumi di fatturato superiori ai 5 milioni di euro hanno riscontrato una variazione media positiva pari a circa il 21,71%.