Febbraio 14, 2026
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Outlook 2026, ecco i possibili scenari per i mercati globali. Cosa ci dobbiamo aspettare

Analisi per il nuovo anno delle prospettive macroeconomiche, politiche monetarie, valute, materie prime, indici azionari e criptovalute, più una selezione di titoli globali chiave.

Di David Pascucci – XTB

Nell’ultimo scorcio del 2025, i mercati appaiono ancora fortemente influenzati da incertezza geopolitica, politica monetaria in transizione e accelerazione degli investimenti in tecnologie AI, con il 2026 descritto come anno di “verifica” per valutazioni azionarie e scenari macro.

Sul fronte statunitense, la Federal Reserve è impegnata in un graduale allentamento monetario dopo aver riportato l’inflazione sotto il 3%, ma costretta a muoversi in modo prudente per l’incertezza generata dalla politica commerciale del presidente Donald Trump. L’inflazione USA è sicuramente in rallentamento, ma non è ancora “vinta”, con la possibilità di un soft landing nel 2026 supportato da un mercato del lavoro meno tirato, da guadagni di produttività legati all’uso dell’IA e da eventuali revisioni o sospensioni dei dazi da parte della Corte Suprema.

Nel 2026, l’economia europea entra in una fase di cauto ottimismo, con crescita moderata, ma ancora frenata da debole domanda interna, ritardo negli investimenti in R&S e forte dipendenza dal credito bancario. Da sottolineare il ruolo dei programmi UE per colmare il divario di innovazione e il peso di fattori politici e fiscali come principali rischi al ribasso per crescita e fiducia degli investitori. Relativamente alle valute e ai tassi di interesse, per l’EURUSD l’apprezzamento dell’Euro nel 2025 è stato trainato dalla debolezza del dollaro e dalla percezione della valuta europea come parziale valuta rifugio, con prospettive di ulteriore sostegno in caso di divergenza più marcata tra una BCE relativamente stabile e una Fed più espansiva. Tra i rischi, vengono evidenziati stagnazione prolungata nell’Eurozona, nuovi tagli BCE sotto il 2% e un indebolimento della fiducia nel debito europeo, che potrebbero comprimere i rendimenti relativi e la forza dell’euro.

In questo scenario, l’oro è stato un asset in forte ascesa nel 2025, con rialzi di prezzo record, quota in crescita nelle riserve delle banche centrali e particolare ruolo della Cina, in un contesto di de-dollarizzazione e ricerca di beni rifugio. Per il petrolio, la view di base è di eccesso di offerta nel 2026 con possibile discesa verso 50 dollari al barile; scenario, questo, che può tuttavia essere ribaltato da shock geopolitici e da eventuali restrizioni più severe sulle esportazioni russe.

I mercati azionari globali, invece, nel corso del biennio 2024-2025 sono stati caratterizzati dal rally dei titoli legati all’intelligenza artificiale, che potrebbe essere paragonato alla bolla dot-com pur avendo fondamentali molto più solidi e multipli medi inferiori rispetto alla fine anni ‘90. Tuttavia, persiste il rischio di correzioni in alcuni settori e il 2026 potrebbe rivelarsi il “momento della verità” per verificare se utili e margini sapranno giustificare gli ingenti investimenti in data center e infrastrutture AI. Le società strategiche, nei rispettivi settori, sono le seguenti: Palo Alto Networks e CyberArk nella cybersecurity, ASML nella litografia avanzata e semiconduttori, SMCI nelle infrastrutture AI, Alphabet come pilastro dell’infrastruttura digitale, LVMH nel lusso europeo e MP Materials nelle terre rare strategiche USA.

Per il mercato crypto, il 2025 è stato un anno di consolidamento per Bitcoin e di crescente centralità per Ethereum, grazie al ruolo dominante nelle applicazioni reali di blockchain e nella tokenizzazione degli asset. Il 2026 rappresenta un potenziale inizio di un ciclo in cui Ethereum potrebbe rafforzare il proprio peso relativo rispetto a Bitcoin nel lungo periodo, favorito da adozione istituzionale, quadro regolamentare più chiaro e caratteristiche intrinseche del protocollo (staking e potenziale componente deflazionistica).

Relativamente all’Italia, la sua economia è tra le più solide dell’area euro, con inflazione compresa tra l’1% e il 2%, disoccupazione ai minimi dagli anni ’80 e un mercato obbligazionario molto appetibile a livello europeo. Il FTSE MIB è stato infatti uno dei migliori indici europei nel 2025, trainato soprattutto dal settore bancario e da singoli titoli come Telecom, Iveco, Leonardo e Italgas, pur restando elevata la sensibilità rispetto all’andamento dei mercati statunitensi e delle grandi tech americane.

David Pascucci

Guardando al futuro, il 2026 potrebbe essere influenzato dal peggioramento delle dinamiche del mercato del lavoro su scala globale. Dopo l’arresto delle politiche monetarie espansive nel 2025, dovuto in gran parte all’inflazione globale alimentata artificialmente dai dazi, è probabile che il prossimo anno vedrà un proseguimento degli aggiustamenti iniziati tra Q1 e Q2 2025, con impatti importanti sulle strategie delle banche centrali e sul comportamento degli investitori. Su tutto, l’attenzione rimane costante sul settore azionario AI, dove titoli come Nvidia ed Apple oggi superano i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, Alphabet (Google) e Microsoft si trovano sopra i 3.000 miliardi di dollari mentre Amazon sopra i 2.000 miliardi di dollari (solamente Meta è a 1.500 miliardi di dollari). Per fare un confronto utile a capire il livello di capitalizzazione di queste aziende, quella di Nvidia supera l’intero debito pubblico italiano…

Cresce il numero delle startup “unicorno”. Luigi Capello: l’Italia segua la strada della Francia

La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata la costituzione di un Fondo da 10 miliardi e la semplificazione della normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale. L’Italia di recente ha compiuto passi avanti.

Da qualche tempo, un nuovo mito circola tra i giovani imprenditori e gli addetti ai lavori. Si tratta delle startup “unicorno”, ossia nuove aziende operanti in settori fortemente innovativi, non quotate in borsa, il cui valore supera a un miliardo di dollari. Se sono rare le aziende unicorno (“uni” sta per un solo miliardo di valore), ancora più rare sono quella “deca-corni”, e cioè dal valore di 10 miliardi di dollari, e rarissime quelle “etto-corni” (come Alphabet Inc. di Google e Facebook Inc), che avevano  i 100 miliardi di dollari di valore prima delle rispettive offerte pubbliche iniziali (IPO).

C’è da dire che il numero complessivo di aziende unicorno nel mondo è cresciuto notevolmente nel giro di pochi anni. Erano 39 nel 2013, 220 nel 2018, 362 nel 2019 e oggi, Secondo i dati di CB Insight di Dicembre 2020, sono 510 le startup che rientrano nella definizione di unicorno, attive soprattutto nel Fintech e nell’Healthcare e cresciute rapidamente con lo scoppio della pandemia.

Nel 2020, quindi, la consacrazione di questo trend in continuo aumento, con USA e Cina a dominare la scena. La società che controlla TikTok (ByteDance) è valutata 140 miliardi di dollari, mentre Didi Chuxingstartup del settore trasporti che possiede oltre 20 app – “appena” 62 miliardi. SpaceX, del visionario Elon Musk, vale 46 miliardi. Nessuna unicorno europea tra le prime dieci, mentre si distingue l’indiana l’indiana Paytm all’ottavo posto.

Le ex-unicorno AirBnb, Palantir e DoorDash sono uscite dalla classifica ad agosto 2020, avendo completato il percorso di quotazione in Borsa.

In Europa, «con il round di investimento da 178 milioni di euro concluso a inizio settimana dalla startup Vestiaire Collective, sono oggi 11 gli “unicorni” francesi, vale a dire aziende con una valutazione superiore al miliardo di euro. Lo ha reso noto proprio il Presidente della Repubblica Francese Macron, congratulandosi con i founder della startup in un post su LinkedIn. Un risultato straordinario, che traccia la strada da percorrere anche per il nostro Paese nella creazione di nuovi campioni nazionali». È quanto dichiara Luigi Capello, Chief Executive Officer di LVenture Group, holding leader negli investimenti in startup digitali.

Luigi Capello

«Nel 2012 le dimensioni del mercato francese del Venture Capital erano paragonabili a quelle del mercato italiano, con investimenti che sfioravano i 200 milioni di euro. Nel biennio 2014-2016, con Macron Ministro dell’Economia, c’è stato un balzo significativo, e un’ulteriore accelerazione è avvenuta con la Presidenza Macron, basti pensare che nel 2020 gli investimenti in startup in Francia hanno superato i 6 miliardi di euro rispetto ai 600 milioni di euro investiti in Italia. La chiave del successo dell’industria francese del Venture Capital è stata proprio l’aver messo al centro delle politiche economiche l’innovazione e la creazione di nuovi modelli di business. Ciò è avvenuto costituendo un Fondo da 10 miliardi con funzione di “snow-ball” del mercato, semplificando la normativa per la costituzione delle startup, creando un’agenzia nazionale per la promozione delle imprese innovative e incentivi per attrarre talenti e investitori sul piano internazionale».

«Negli ultimi mesi l’Italia ha compiuto decisi passi avanti sul sostegno alla nuova impresa digitale, con l’avvio delle operazioni di CDP Venture Capital. Per generare nuova occupazione, sviluppo economico e, conseguentemente, nuova ricchezza, l’Italia segua fino in fondo la strada della Francia – conclude Capello – puntando in maniera decisa sull’innovazione digitale e quindi sulle startup».

Boston Consulting: la vita media delle aziende S&P500 scenderà ancora. Colpa dell’Innovazione

Boston Consulting Group (BCG) ha stilato la lista delle società più innovative del 2020. Secondo questo studio, soltanto un quarto delle grandi aziende mondiali non sta “camminando” sulla strada dell’Innovazione. Nella speciale classifica, marchi molto noti e, fra questi, anche alcune “sorprese”.

Con l’esplosione della pandemia, il mondo delle grandi aziende sta attraversando, da un punto di vista storico-industriale, un periodo durissimo, e sopravvivere sul mercato sta diventando sempre più difficile. Però, la crisi scatenata dal Covid non è la causa principale del profondo cambiamento strutturale cui stiamo assistendo, ma solo un (pesante) elemento in più, che conferma e accelera una tendenza già in atto da molti anni.

Infatti, la durata media della vita delle società continua a diminuire. Secondo una ricerca statunitense (condotta da Innosight), la durata media di 33 anni rilevata tra le imprese facenti parte del paniere di S&P 500 nel 1964 si è ridotta a 24 anni nel 2018, e lo stesso studio prevede che entro il 2027 la durata media scenderà a soli 12 anni. Inoltre, i dati di borsa rivelano come stia aumentando il divario tra aziende concentrate sull’Innovazione e quelle in ritardo: le prime, alla prova della pandemia, hanno accresciuto ulteriormente il proprio valore al punto che il differenziale di capitalizzazione rispetto alle seconde, dal 2015 ad oggi, ha superato il 90%, quasi raddoppiando però in meno di un anno (da gennaio 2020), ossia dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

Cosa è accaduto, per arrivare a tanto? Non si tratta, in realtà, di una “morte” definitiva delle aziende, ma molto più spesso di una loro trasformazione radicale a seguito dell’Innovazione, che trasforma le imprese di tutto il mondo con grande rapidità. Al resto, poi, ci pensano le operazioni di M&A, in seguito alle quali molti marchi mutano o, altrettanto gradualmente, spariscono per fare posto a quelli nuovi.

Nell’odierna economia “frenetica”, le aziende devono rimanere competitive per prosperare, e per vincere la concorrenza e rimanere rilevanti sul mercato esse devono innovare per sopravvivere. Non è un segreto, infatti, che la tecnologia abbia rivoluzionato il modo in cui lavora la maggior parte delle industrie. Per vincere nell’Innovazione, le aziende devono eliminare i confini dei loro team, ed essere sempre ricettive rispetto al lavoro di squadra ed alle nuove idee. In tal senso, Boston Consulting Group (BCG) e l’azienda americana Valuer hanno elaborato un metodo di classificazione delle aziende più innovative al mondo, ed hanno stilato la lista delle società più innovative del 2020. Secondo questo studio, soltanto un quarto delle grandi aziende mondiali non sta “camminando” sulla strada della strategia innovativa. Nella speciale classifica, marchi molto noti e, fra questi, anche alcune “sorprese”.

APPLE – Fondata 44 anni fa, Apple è l’azienda più valorizzata al mondo. Il gigante della tecnologia ha costruito la sua posizione su un’eredità di invenzioni che hanno trasformato la vita quotidiana delle persone. Dalla posizione di leader nella rivoluzione dei personal computer nel secolo scorso al recente boom degli smartphone, Apple ha creato alcuni dei dispositivi tecnologici più venduti. Inoltre, ha aperto le porte a nuovi mercati e innovazioni ed è diventata il ​​simbolo degli stili di vita moderni. Quest’anno le sue azioni sono aumentate di oltre il 44%, e secondo gli ultimi dati, il mondo ha oltre 1,5 miliardi di dispositivi Apple attivi.

ALFABETH – Fondata solo nel 2015, Alphabet è stata creata dai co-fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin per supportare le proprietà web di Google. Larry Page si riferisce ad Alphabet come a una “raccolta di aziende”, dove la più grande è Google, e spiega che il modello dell’azienda è quello di avere un CEO forte per ogni azienda, con lui e Brin che li consigliano quando necessario.

Alphabet separa efficacemente le aziende Google più redditizie (come YouTube) dalle loro iniziative creative più rischiose, come quella dell’auto senza conducente.

AMAZON – E’ una delle aziende che hanno cambiato il mondo. Amazon ha sviluppato un elenco di linee guida e pratiche culturali attraverso sperimentazione, boom e crolli per mantenere in funzione il suo motore di crescita. Le sue migliori pratiche includono il coinvolgimento dei consumatori, l’eliminazione dei rivali uno per uno, l’appiattimento dei mercati aziendali e la trasformazione di un’industria dopo l’altra. L’azienda lo ha fatto con diversi settori, come l’editoria di libri, l’e-commerce, i dispositivi personali, l’infrastruttura cloud, le app sanitarie e molti altri. Nata in un garage di Seattle nel 1994, l’azienda guida le sue innovazioni dall’alto, custodisce le idee come risorse preziose, abbraccia i fallimenti e investe in studenti che aspirano a diventare innovatori.

SAMSUNG – E’ l’azienda leader in TV, tecnologia dello schermo, design dei chip, batterie, smartphone e molti altri settori. Con la sua serie Galaxy, l’azienda ha creato un ricco patrimonio tecnologico e ha influenzato l’esperienza mobile di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo. Samsung si sforza di brevettare le sue innovazioni, perseguendo brevetti in aree che sembravano impossibili. Una delle decisioni più critiche che ha portato l’azienda al successo è stata quella di progettare internamente, invece di assumere designer esterni. Questo ha creato un esercito di designer brillanti che hanno perseguito l’innovazione attraverso tre strumenti: empatia, visualizzazione e sperimentazione.

MICROSOFT – Grazie alla guida del CEO Satya Nadella, Microsoft si è trasformata su molti livelli fino a diventare molto di più dell’azienda che ha rivoluzionato l’uso del PC in passato. Microsoft ha ascoltato il mercato e ha iniziato ad adattarsi. Invece di girare solo intorno a Windows, l’azienda ha iniziato a sviluppare app sofisticate per iOS e Android. Inoltre, ha investito nell’IA (Intelligenza Artificiale) e promosso i bot come parte delle moderne pratiche di programmazione.

JD.com – E’ soprannominata l’Amazon cinese, ed ha iniziato come negozio fisico nel 1998. Oggi, l’azienda ha l’ambizione di diventare il più grande mercato di e-commerce del mondo. Il CEO, presidente e fondatore di JD, Richard Liu, è fiducioso che la sua azienda un giorno sarà completamente guidata da IA e robot, senza la necessità dell’intervento umano. La corsa tra JD e altri giganti rivenditori online come Amazon e Alibaba sta nella creazione dell’infrastruttura di e-commerce del futuro. La società sta lavorando ad un centro di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, attraverso la quale sfruttare la tecnologia per creare una soluzione di e-commerce end-to-end che coprirà l’intero processo della catena di fornitura. L’azienda dispone già di magazzini automatizzati, robot che lavorano in oltre 500 magazzini, droni che consegnano prodotti in Cina e pagamenti controllati tramite riconoscimento facciale.

BOSH – Quando si parla di Bosch, la prima cosa che probabilmente viene in mente sono forse gli elettrodomestici di alta qualità o di utensili domestici. Tuttavia, il mercato principale di Bosch inizialmente era la produzione di componenti automobilistici. L’azienda continua il suo percorso in questa direzione, con l’innovazione nel settore automobilistico come uno dei suoi campi di interesse più significativi. 134 anni dopo la sua fondazione, l’azienda conta ora oltre 400.000 dipendenti e ha generato un fatturato di 77,7 miliardi di euro nel 2019. Tuttavia, questo successo non impedisce all’azienda di guardare al futuro e di perseguire una posizione in prima linea nelle innovazioni globali, come nella Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale.

ABB è una multinazionale svizzero-svedese con sede a Zurigo, Svizzera, e Stoccolma, Svezia. L’azienda opera principalmente nei settori della robotica, dell’energia, degli elettrodomestici pesanti e della tecnologia di automazione. ABB è stata inserita nell’elenco globale Fortune 500 da 24 anni ed è stata classificata 342ma nell’elenco Fortune Global 500. ABB ha il suo centro di ricerca e sviluppo fondato nel 2005 in Cina, uno dei sette centri di ricerca con leadership globale che opera nei materiali isolanti, nei robot di produzione di piccoli pezzi, nella tecnologia HVDC ibrida e nell’integrazione dell’energia sostenibile.

NOVARTIS – L’azienda farmaceutica internazionale svizzera Novartis è una delle più grandi società farmaceutiche mondiali, sia per fatturato che per capitalizzazione di mercato. Il CEO Dr. Vasant Narasimhan sta guidando l’azienda da 47,7 miliardi di dollari verso una significativa trasformazione strategica in cui vengono messe in luce piattaforme terapeutiche sofisticate e scienza dei dati. Novartis ha avviato il processo di trasformazione per diventare un’azienda completamente focalizzata sulla medicina, alimentata dalle tecnologie digitali. Il nuovo modello include nuove aree come le terapie geniche e cellulari.

HUAWEI è tra le aziende più innovative al mondo nel 2020, classificandosi al 6 ° posto nell’ultimo elenco di Boston Consulting Group. La posizione è frutto di un balzo di 42 posizioni rispetto allo stesso elenco nel 2019. Huawei era tradizionalmente meglio conosciuta per la fornitura di router e stazioni base in Cina. Tuttavia, la società ha sbalordito il mondo nell’estate del 2016, quando ha rivelato i suoi piani per superare Apple e Samsung e diventare il principale venditore di smartphone durante il periodo successivo.

Da allora le cose sono cambiate molto. Nonostante la pubblicità negativa che l’azienda ha avuto l’anno scorso, derivante dagli attacchi commerciali dell’amministrazione Trump, l’azienda sta recuperando velocemente tutte le posizioni. Gli investimenti della società in ricerca e sviluppo sono stati pari a 131.659 milioni di CNY nel 2019, pari al 15,3% del fatturato complessivo. Negli ultimi dieci anni, Huawei ha investito 4 miliardi di dollari, aprendo la sua strada come pioniere mondiale nelle tecnologie di prossima generazione.

Nell’ultimo decennio, le ambiziose innovazioni tecniche di Huawei hanno consentito all’organizzazione relativamente nuova di funzionare allo stesso livello di Apple, Google, Amazon, Microsoft e Samsung. Inoltre, la società ha già sconfitto Facebook, Alibaba, IBM e Sony in alcuni settori specifici.