L’Arabia Saudita sblocca investimenti per 42 miliardi di SAR nel settore dell’ospitalità. L’iniziativa Hospitality Investment Enablers mira a creare 120.000 nuovi posti di lavoro.
Il Ministro del Turismo saudita, Ahmed Al-Khateeb, ha recentemente presentato un piano che darà un notevole impulso al settore turistico del Paese, in rapida espansione. L’ambizioso Tourism Investment Enabler Program (TIEP) intende rendere più semplice e vantaggioso fare affari nell’ambito del turismo saudita, affinché gli investitori internazionali e locali possano prosperare in uno dei contesti di investimento turistico più competitivi al mondo grazie a numerose iniziative.
Progetto di punta del TIEP è l’Hospitality Investment Enablers, ideato dal Ministero del Turismo in collaborazione con il Ministero degli Investimenti con l’obiettivo di agevolare e accrescere la capacità ricettiva di specifiche destinazioni turistiche, diversificando l’offerta del Regno: una mossa decisiva per posizionare l’Arabia Saudita come destinazione turistica leader a livello mondiale. Inoltre, questa iniziativa globale mira a catalizzare gli investimenti privati nei siti turistici principali del Regno fino a 42 miliardi di SAR (oltre 10 miliardi di euro) e a generare un aumento del PIL annuale stimato a 16 miliardi di SAR (4 miliardi di euro) entro il 2030.
L’Hospitality Investment Enablers comprende una serie di strumenti strategici volti a promuovere le operazioni commerciali e la redditività dei progetti. Tra i fattori chiave vi sono la semplificazione dell’accesso ai terreni di proprietà del governo a condizioni favorevoli, lo snellimento dei processi di sviluppo dei progetti e la riduzione delle barriere all’ingresso nel mercato. Sono numerosi anche gli adeguamenti normativi che fanno parte dell’impegno per ridurre i costi operativi e incoraggiare la crescita del settore. Un aspetto degno di nota dell’iniziativa è l’attenzione rivolta alle comunità locali delle destinazioni turistiche. Localizzando servizi come appalti, progettazione e consulenza, il programma vuole creare un impatto
positivo diretto su vari settori. Si prevede che l’iniziativa abbia un impatto significativo sul panorama socio-economico, creando 42.000 nuove camere d’albergo e circa 120.000 opportunità di lavoro favorite dalle riforme nella regolamentazione delle licenze turistiche per meglio adattare l’offerta alle esigenze specifiche degli investitori. Il Ministero del Turismo, infatti, ha messo all’opera un processo di investimento più snello, riducendo le tasse governative annuali di quasi il 22% e con l’obiettivo di ridurle ulteriormente nel breve termine.
Un’altra iniziativa di spicco del TIEP è il Tourism Investment One Stop Shop, che sarà lanciato nel corso dell’anno in collaborazione con il Saudi Business Center. Grazie allo sportello, tutti i servizi dell’ecosistema turistico saranno riuniti “sotto un unico tetto,” supportando gli investitori lungo l’intero percorso di investimento, oltre all’integrazione di servizi online ed esperienze digitali. Ahmed Al-Khateeb (nella foto) ha dichiarato: “L’Arabia Saudita offre al mondo una grande ricchezza di cultura e di esperienze. Vision 2030 ha aperto le porte all’Arabia Saudita affinché diventi una potenza turistica globale, e il settore turistico saudita è un motore fondamentale per la diversificazione economica. Nel 2023, abbiamo registrato un aumento del 390% della domanda di licenze per attività turistiche e questo è solo l’inizio”.
Uno degli obiettivi cardine di Vision 2030, ovvero accogliere 100 milioni di turisti, è già stato raggiunto con sette anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia, e il Tourism Investment Enablers Program è un catalizzatore cruciale per il raggiungimento dell’obiettivo ancora più ambizioso di 150 milioni di turisti all’anno.



Le aspettative del mercato suggeriscono che i primi tagli dei tassi potrebbero emergere già verso la metà del 2024. I dati statistici mostrano che l’aumento medio del prezzo dell’oro nei due anni successivi all’ultimo rialzo dei tassi è vicino al 20%. Se questo schema dovesse ripetersi, l’oro potrebbe non solo superare i suoi massimi storici, ma raggiungere potenzialmente livelli prossimi ai 2.400 dollari. Inoltre, l’oro in genere registra guadagni poco prima e dopo il primo taglio previsto in un ciclo. Tuttavia, il rischio principale di questo scenario è un potenziale ritorno ai rialzi dei tassi, che potrebbe portare a
una ripresa della forza del dollaro e a un rally dei rendimenti. Da un punto di vista fondamentale, la domanda di oro è stata relativamente contenuta nell’ultimo anno. Tuttavia, un dollaro più debole, abbinato a uno yuan cinese e una rupia indiana più forti, potrebbero cambiare questa situazione. Questi paesi sono fondamentali per la domanda fisica di oro. Inoltre, con la fine delle attività di vendita degli ETF sull’oro, i potenziali afflussi di capitale in questi fondi potrebbero stimolare un’ulteriore domanda di oro fisico.
Relativamente al Petrolio, nel 2023 il prezzo è riuscito a mantenere una relativa stabilità, nonostante i due tagli alla produzione attuati dall’OPEC+. La domanda chiave per il 2024 è se i paesi dell’OPEC+, in particolare l’Arabia Saudita e la Russia, sceglieranno di ripristinare una parte della loro normale produzione, determinando potenzialmente un mercato più equilibrato. Tuttavia, le prospettive della domanda rimangono incerte tra gli operatori di mercato. Nonostante l’ascesa
della Cina fino a diventare il principale importatore di petrolio al mondo, gli investitori non sono sicuri che l’aumento della domanda da parte di Cina e India sarà sufficiente a causare un significativo rimbalzo dei prezzi del petrolio. Inoltre, i paesi dell’OPEC+, in particolare l’Arabia Saudita, potrebbero voler mantenere i prezzi entro la fascia degli 80-100 dollari al barile. A fronte della domanda debole, ciò potrebbe indurre ulteriori tagli alla produzione da parte dei principali produttori di petrolio.
Al di là delle dinamiche di domanda e offerta, sia la situazione in Medio Oriente che le imminenti elezioni americane introducono ulteriori elementi di incertezza. Da un lato, un’intensificazione dei conflitti regionali potrebbe ridurre l’offerta disponibile sul mercato. D’altro canto, in vista delle elezioni il presidente degli Stati Uniti Biden potrebbe puntare a diminuire o almeno stabilizzare i prezzi del carburante, e potrebbe incoraggiare i suoi alleati arabi ad aumentare la produzione per raggiungere questo obiettivo. Infatti, l’Arabia Saudita ha fornito al mercato la minor quantità di petrolio e combustibili dal 2015, compensando la domanda della Cina, che ha importato oltre 18 milioni di tonnellate di petrolio e carburanti nei primi nove mesi del 2023, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per questo i prezzi del petrolio sono rimasti statisticamente stabili prima delle elezioni presidenziali americane, registrando rialzi solo dopo l’evento.







