Con l’approssimarsi dell’età pensionabile, la paura di poter sopravvivere ai propri risparmi e ridurre il proprio tenore di vita è quella che più di tutte dovrebbe occupare i pensieri delle famiglie di tutto il mondo.
Com’è noto, anche i risparmi possono “morire”, ossia estinguersi per via delle più disparate cause che la vita ci riserva: peggioramento improvviso della salute, incidenti con invalidità, spese straordinarie improvvise per l’immobile, perdita improvvisa del posto di lavoro, debiti non più sostenibili ed altro ancora. Già con l’approssimarsi dell’età pensionabile, pertanto, la paura di poter sopravvivere ai propri risparmi, riducendo il proprio tenore di vita, è statisticamente quella che più di tutte occupa i programmi delle famiglie di tutto il mondo, ben conoscendo che il miglioramento delle condizioni di vita e il conseguente allungamento della vita media costringono, in età avanzata, a dover far fronte a maggiori spese aggiuntive, in special modo quelle di tipo sanitario.
Il rischio di una vita più lunga, infatti, è quello di vedersi allungare proprio il periodo di vita in cui gli individui vivono in condizioni di cattiva salute, durante il quale è maggiore la spesa per cure sanitarie a fronte di pensioni sempre più basse. Ergo, se fino al 1990 gli importi medi delle pensioni ed una riserva media di risparmio di 75.000 euro riuscivano a fronteggiare l’aumento delle spese dell’intera vecchiaia, oggi e nel futuro prossimo saranno a malapena sufficienti 150.000 euro di risparmi liquidi per farvi fronte, calcolando una diminuzione media delle pensioni del 30% e un costo della vita in cui gli effetti dell’alta inflazione sul potere d’acquisto (-30% tra il 2022 e il 2030) saranno consolidati definitivamente, senza alcuna possibilità di recupero se non attraverso un aumento dei redditi reali che in Italia non aumentano da trenta anni.

Secondo i dati di ISTAT e INPS, In Italia esistono 2,5 milioni di anziani non autosufficienti, 2,8 milioni di familiari che si prendono cura di questi ultimi e un esercito di 900.000 badanti, per un costo medio di 15.800 euro all’anno per ogni badante. Già oggi, le pensioni della P.A. non sono sufficienti a permettere una badante senza il contributo economico dei figli – tanto che il ricorso alle RSA è sempre più in crescita anno per anno – per cui i futuri pensionati hanno l’obbligo di cercare una copertura adeguata: chi ha un reddito elevato ed una buona capacità di risparmio riuscirà a mettere da parte il denaro sufficiente per far fronte in autonomia alle spese di vecchiaia, chi ha un reddito più basso deve valutare strumenti alternativi di trasmissione del rischio, come le polizze Long Term Care (LTC). Questi ultimi sono prodotti assicurativi che tutelano l’individuo dal rischio di inabilità e perdita di autosufficienza, intesa come incapacità di riuscire a svolgere in modo
autonomo tutte le tipiche azioni quotidiane che, secondo la Circolare del Ministero del Tesoro numero 14 del 1992, individuano in modo specifico il concetto di indipendenza: vestirsi, lavarsi, mangiare e preparare i pasti, espletare i bisogni fisiologici, fare la spesa o commissioni di vario tipo, spostarsi nell’ambiente domestico o per raggiungere il luogo di lavoro, svolgere le faccende domestiche, conoscere il valore del denaro, orientarsi nello spazio e nel tempo, essere in grado di provvedere a sé in una situazione d’emergenza e di chiedere soccorso, leggere, mettere in funzione la radio e la televisione, guidare l’automobile.
La polizza LTC permette di ottenere una rendita vitalizia in caso di improvvisa impossibilità fisica di condurre la maggior parte delle operazioni quotidiane a causa di malattia o infortunio, ed è sottoscrivibile in due formule: quella temporanea e quella a vita intera. La prima prevede un periodo predefinito entro il quale possa verificarsi l’inabilità o non autosufficienza, ed entro il quale la polizza copre il rischio; la seconda non pone vincoli temporali e la copertura interviene da quando l’evento si verifica per tutta la durata della vita. Al momento circolano sul mercato diverse di queste polizze, per le quali vale in linea di massimo il principio secondo cui “meno costano, meno coprono”. Infatti, prima di sottoscrivere questo particolare tipo di polizza assicurativa, è bene verificare quali metodi e parametri usano le compagnie per determinare la non autosufficienza dell’assicurato, poiché i test di verifica della non autosufficienza sono molto rigidi, e non sono pochi i casi l’eccessiva severità della compagnia assicurativa nel non riconoscere la sussistenza anche di uno solo dei parametri di non autosufficienza abbia prodotto lunghi strascichi in tribunale.

Infatti, in generale una persona viene definita non più autosufficiente quando non è più capace di compiere almeno quattro delle sei attività elementari della vita umana necessarie per la cura personale: nutrirsi, lavarsi, vestirsi, muoversi, essere continente e spostarsi. In alcuni casi, poi, è previsto che la copertura della LTC operi anche nel caso in cui dovesse essere diagnosticata la perdita irreversibile delle facoltà mentali, causata dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile. Pertanto, nel momento in cui l’assicurato “apre il sinistro”, ossia comunica alla compagnia assicurativa la perdita della propria autosufficienza, dovrà essere sottoposto ad un esame medico (raramente solo in via documentale) condotto da
personale inviato in tempi brevi dalla stessa compagnia, la quale assumerà un atteggiamento “rigido”, atto ad escludere il più possibile il rischio che l’assicurato sia in grado, in realtà, di svolgere anche una sola delle attività elementari della quotidianità dichiaratamente non più sostenibili. Ed è in questo caso che nascono le contestazioni e gli accertamenti, che allungano non poco l’inizio dell’entrata in funzione delle prestazioni assicurative. Per questo motivo è meglio affidarsi a compagnie solide, fare una indagine accurata sui canali di informazione più accessibili (i social network sono una miniera per le recensioni) e studiare attentamente tutte le clausole del contratto.
L’assicurazione Long Term Care è detraibile al 19% dalle imposte sul reddito. L’importo complessivo annuo detraibile è pari a 1.291,14 euro. I costi variano a seconda che si scelga una polizza temporanea o a vita intera e a seconda dell’età dell’assicurato, e ogni contratto prevede controlli medici preventivi e un periodo di latenza tra la firma del contratto e l’entrata in validità della polizza. Inoltre, i tempi di attesa che intercorrono tra la denuncia e l’erogazione della rendita mensile possono essere lunghi, fino a 210 giorni, ma ci sono compagnie che la riconoscono anche dopo soli 90 giorni. Tutte queste informazioni potrebbero essere veicolate dai consulenti finanziari, che hanno ben chiaro il momento in cui, all’interno della pianificazione patrimoniale del cliente-famiglia, sia bene inserire gli accantonamenti – sotto forma di polizza LTC o altro – per la longevità, che necessariamente deve precedere (di poco) la pianificazione successoria e il passaggio generazionale.



Gli anziani di oggi sono per lo più in buona forma fisica, e solo poco più del 20% – ossia la fascia over 85 anni – non è del tutto autosufficiente o ha problemi di autosufficienza. Ma se tra i 65 e i 75 anni questo quadro è piuttosto comune, dopo i 75 (e specie dopo gli 80) cresce l’incidenza di malattie, perdita di autonomia e necessità di assistenza. Più che in passato, proprio perché si raggiungono età più estreme. Infatti, I dati ci dicono che abbiamo ormai un’aspettativa media di vita di 83,5 anni, ma chi supera gli 80 ha buone possibilità di viverne mediamente altri 9 (8 uomini, 10 donne), portando l’aspettativa a 89 anni. Inoltre, nel prossimo futuro gli assegni pensionistici non saranno più adeguati a mantenere il tenore di vita del periodo precedente al
Con una longevità così estrema, nemmeno le nostre case sono più adatte ai residenti molto anziani, che vivono in condizioni ambientali a rischio di cadute o di isolamento. Questi fattori sono responsabili, alla lunga, di perdita di autonomia e ricovero nelle RSA. Del resto, è risaputo che l’isolamento e la mancanza di scopo in tarda età segnano e riducono la qualità della vita più degli acciacchi e delle malattie della vecchiaia. Così, per prepararsi alla longevità in modo consapevole, occorre pensare a come e dove spendere le proprie terza e quarta età, abbandonando il tradizionale approccio verso la vecchiaia fatto di improvvisazione e “attesa del destino”.
Infatti, la prospettiva del sistema contributivo è di un assegno pensionistico che nel migliore dei casi (lavoratori dipendenti) sarà pari al 60% dell’ultimo stipendio e nel peggiore (lavoratori autonomi) intorno al 40-50%, e gli anni di vita successivi al pensionamento vedranno un graduale peggioramento delle condizioni di salute e dell’autonomia. Pertanto, è imprescindibile che l’attività del
In una ipotetica attività di consulenza, poi, è fondamentale che il consulente sia in grado di effettuare una corretta simulazione del reddito pensionistico e poter metterlo a confronto con il tenore di vita sostenuto fino a quel momento. Per farlo, è necessario calcolare il tenore di vita desiderato e moltiplicarlo per gli anni teoricamente residui in base alle statistiche dell’aspettativa di vita, per poi raffrontare l’importo annuale ottenuto col il reddito pensionistico che presumibilmente si ricaverà dalla propria pensione e scoprire l’eventuale esistenza di un gap di reddito e i risparmi (o l’extra reddito) che serviranno per coprirlo. In questa analisi rientrano tutti gli altri asset presenti e futuri costituenti il patrimonio nel momento dell’ingresso in Longevity: immobili, rendite da altri immobili, eventuale TFR e possibili successioni familiari. A tutto questo, poi, bisogna aggiungere i margini di razionalizzare del patrimonio per ottimizzare il carico fiscale e liberare risorse finanziarie tramite il risparmio fiscale.
Ma non è tutto qui. Serve, ancora, “monetizzare” le future scelte del cliente allorquando si troverà di fronte alla sua fase di Longevity e determinarne il costo mensile per trovarne la relativa copertura finanziaria. In tal senso, è fondamentale conoscere se il cliente prevede cambiamenti importanti per la vecchiaia in termini abitativi e l’eventuale necessità di alienare il proprio immobile per creare ulteriore liquidità e vivere presso un’abitazione più piccola e sicura (senza dislivelli, senza tapparelle manuali, con vasca da bagno ad ingresso laterale, senza armadietti situati troppo in alto, etc). L’adeguamento
degli appartamenti di proprietà in vista o durante la longevità è un argomento importante, che va pianificato per ridurre rischi, aumentare la tutela (anche da elementi esogeni) e il comfort, realizzando ristrutturazioni leggere ma fondamentali per il miglioramento della qualità della vita: adozione di strumenti di domotica, sistemi di alert, vasca o doccia con accesso confortevole anche con sedia a rotelle, maniglie, illuminazione più abbondante, abbassamento dei pensili, pianificazione di un posto letto aggiuntivo per un eventuale futuro caregiver, etc.







