Giugno 10, 2026
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Lemanik: il mercato azionario cinese è sottovalutato

Secondo Marcel Zimmermann, tra i paesi sottovalutati ci sono Corea del Sud, Taiwan, i paesi dell’Europa dell’Est e il Messico. I politici e le banche centrali dei paesi emergenti sono più preparati al contesto economico attuale.

“La Cina ha grossi problemi interni come i continui lockdown, la carenza energetica a causa dei cambiamenti climatici e il peggioramento della crisi immobiliare. Tuttavia, in questo paese le valutazioni azionarie sono a livelli che scontano una situazione molto negativa. Una visibilità geopolitica più costruttiva darebbe spazio a una rivalutazione del mercato azionario”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

La guerra in Ucraina, la crisi energetica, l’interruzione delle catene di produzione internazionali sono un cocktail inflazionistico molto pericoloso. La Federal Reserve e anche la Bce hanno confermato di essere disposte a penalizzare la crescita per fare rientrare l’inflazione. I mercati emergenti in questo scenario sono storicamente stati sempre penalizzati, ma i politici e le banche centrali dei paesi emergenti sono attualmente più preparati. Prima di tutto, un aumento dei rendimenti americani crea un deflusso di “hot money” fuori dagli asset class più rischiosi che mette sotto pressione i mercati azionari, obbligazionari e valutari del segmento emergente. Inoltre, nella valutazione è anche importante quanto il paese emergente è intrecciato con la catena globale di produzione.

Un aumento dei tassi d’interessi nel mondo sviluppato raffredda gli investimenti e il consumo, con impatti negativi anche per i paesi di produzione. Un altro punto è l’indebitamento estero del paese e delle società quotate. L’aumento dei tassi rincara il servizio e il rimborso dei debiti emessi in moneta estera. Attualmente ci troviamo di fronte anche a una quarta situazione difficile da valutare, cioè la sensibilità dell’economia verso il rialzo inflazionistico causata della guerra in Ucraina con i forti aumenti dei costi dell’energia e del settore alimentare. “Se prendiamo in considerazione i punti sopra menzionati, restano diversi paesi emergenti interessanti”, sottolinea Zimmermann.

I paesi del Medio Oriente traggono vantaggio del rialzo del petrolio e gas naturale. I paesi Sud Est Asiatici come Thailandia, Indonesia, Vietnam e Filippine hanno un indebitamento statale stabile e sono anche produttori di energia e agricoltura. L’India ha un’economia relativamente chiusa e risente meno di un possibile rallentamento globale. Anche diversi paesi africani si trovano in questo contesto di economie relativamente chiuse. In America Latina, alcuni paesi traggono vantaggio dall’esportazione di petrolio e altre commodities. Paesi come Cile e Brasile sono favoriti, mentre il Messico risente della sua integrazione nella catena di produzione globale. “Un miglioramento della situazione geopolitica globale e segnali da parte della Federal Reserve sul fatto che il ciclo monetario restrittivo abbia avuto gli effetti desiderati comporterebbe una rotazione verso paesi sottovalutati come la Cina, la Corea del sud, Taiwan e i paesi del Europa dell’Est e un ritorno verso i settori ciclici più venduti”, conclude Zimmermann.

La Cina del 2022 sarà una “stand alone asset class”?

Nonostante gli interventi governativi del 2021, il mercato azionario cinese oggi appare più solido e sostenibile, e la Cina potrebbe diventare nel 2022 un asset class quasi impermeabile agli eventi del resto del mondo.

Di UBS A.M. Italia

Sui mercati azionario e obbligazionario cinese dell’Anno della Tigre cominciano ad affermarsi le caratteristiche atipiche rispetto a quelle che negli ultimi venti anni la c.d. globalizzazione economica e produttiva ha determinato in capo alle borse mondiali. Tanto è vero che, mentre nel mondo occidentale si cerca di dare soluzione alla minaccia dell’inflazione durevole alzando i tassi di interesse, in Cina succede l’esatto contrario, con la banca centrale intenta a confermare la politica monetaria accomodante e a non escludere ulteriori limature dei tassi per sostenere ancora l’economia.

Questa decorrelazione così evidente, però, non è inizia certo in epoca di pandemia. Infatti, negli ultimi cinque anni c’è stata una grande accelerazione del numero di asset allocator che hanno iniziato a studiare la Cina come un’asset class separata dai mercati emergenti. Il mercato cinese è secondo solo agli Stati Uniti in termini di dimensioni e può recuperare il ritardo se si continua ad assistere a nuove aziende, IPO e ad una crescita costante. Inoltre, c’è stata una grande correzione del mercato, e ora dovrebbero presentarsi opportunità in determinati settori, in particolare quelli con aziende che puntano alla crescita del reddito medio.

Facendo un passo indietro di qualche mese, se da un lato l’incisiva regolamentazione governativa aveva fatto sorgere un periodo di incertezza e portato ad una sostanziale riduzione del livello dei prezzi, dall’altro il perseguimento del disegno politico della c.d. Common Prosperity cinese ha creato le basi per un mercato più solido e sostenibile per gli anni a venire. In poche parole, si tratta di una nuova era per la Cina, e questo può rappresentare una vera opportunità per gli investimenti. Infatti, la sua caratteristica di “stand alone asset class” è in grado di influenzare anche il suo stesso posizionamento all’interno dei portafogli.

In tal senso, sono quattro i principali motivi per aumentare il peso di questa asset class. Il primo riguarda il c.d. “baricentro della crescita”, che negli ultimi anni si è spostato in Asia e qui rimarrà secondo le stime del FMI. Il secondo è relativo all’ampiezza del mercato cinese, sia azionario che obbligazionario, che rappresentano oggi il secondo mercato al mondo dopo quello degli Stati Uniti ma che non si rispecchia nella giusta proporzione all’interno dei portafogli, dove abbiamo ancora una allocazione residuale. Il terzo motivo riguarda l’apertura dei mercati cinesi nei principali indici globali, che renderà questa asset class sempre più liquida. Ultimo, ma non meno importante, il posizionamento strategico di questa nazione, destinatario di grandi progetti nazionali ed internazionali e sorretto dal piano quinquennale di Xi Jinping incentrato sulla tecnologia e sulla crescita del consumo interno sono tutti segnali di come la Cina voglia pianificare il proprio futuro da protagonista.

Ecco perché la Cina era e sarà sempre di più una stand alone asset class, e continuerà a crescere di importanza tra gli asset allocator.

Relativamente al mercato obbligazionario cinese, il 2021 è stato un anno fenomenale in termini di allocazione nominale su base stand alone, e la domanda di bond è arrivata prima dagli asset manager dell’Europa, poi da altri paesi che hanno gradualmente aumentato la propria esposizione e si sono staccati dalla classica allocazione proporzionale che vedeva la Cina tra i c.d. paesi emergenti. Nonostante ciò, il livello di allocazione di mercato delle obbligazioni cinesi è al 5 o 6% oggi, e rispetto alla percentuale di contribuzione della Cina al PIL mondiale, che è del 20%, lo spazio di crescita è enorme. L’offerta complessiva di credito al mercato probabilmente toccherà il punto di minimo nel primo o nel secondo trimestre del 2022, e poi inizierà a risalire. Probabilmente bisognerebbe essere un po’ più ribassisti sulle obbligazioni nel secondo semestre dell’anno, dato che c’è sempre un ritardo di circa 10 mesi una volta raggiunto il punto minimo dell’impulso creditizio.

Relativamente al mercato azionario, la sensibile correzione dei mesi scorsi ha creato delle opportunità, soprattutto per via dell’obiettivo del governo cinese di far crescere il reddito della classe media. Si ritiene pertanto che potranno crescere le quotazioni delle aziende quotate che si avvantaggeranno dell’aumento del reddito dei consumatori e della domanda di consumi, come quelle di produzione degli elettrodomestici, di quelle finanziarie, di quelle che si occupano di assistenza sanitaria e di beni di largo consumo. Le aziende produttrici di semiconduttori sono probabilmente costose, per cui bisognerà fare attenzione a cosa comprare, mentre relativamente alle aziende di servizi finanziari è necessario distinguere quelle che si occupano di credito, poco convenienti per via dell’alto livello di credito già esistente, da quelle di gestione patrimoniale e di servizi assicurativi, che invece sono sottodimensionate.

Fondamentale, comunque, è concentrarsi in ogni caso sullo stock picking anziché sul beta del mercato in generale. Inoltre, in termini di High Yeld, gli spazi di crescita ed alcuni indicatori suggeriscono che sarebbe conveniente passare dall’high yeld dei mercati emergenti all’high yeld cinese.