Giugno 27, 2026
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I mercati sono a una svolta di lungo termine? Kolanovic: azioni value in crescita

Secondo Marko Kolanovic, capo stratega dei mercati globali di JPMorgan Chase, i mercati globali potrebbero aver raggiunto un punto di svolta, con le azioni value destinate a sovraperformare per un periodo significativo.

In occasione di una recente lettera agli investitori, JPMorgan Chase ha suggerito che il rimbalzo del valore guidato dalla ripresa dalla pandemia, dalla volatilità in calo e dal sostegno della politica fiscale e monetaria è destinato a durare per un pò di tempo. Questo, secondo Marko Kolanovic, potrebbe innescare uno spostamento degli investimenti a lungo termine verso quelli più ciclici e reflazionistici.

Marko Kolanovic

“Potremmo essere a un punto di svolta più significativo – ha dichiarato Kolanovic – e pensiamo che questa ripresa possa durare più a lungo ed essere più profonda, con un impatto maggiore sugli stili e sui flussi degli investitori di quanto le persone pensino”.

Il dibattito valore (Value) contro crescita (Growth) è uno degli argomenti più controversi nella comunità degli strateghi globali, soprattutto di recente, e cioè da quando gli scambi che hanno portato ad un rimbalzo delle azioni value si sono ridotti, ma solo temporaneamente. Nelle fasi di mercato precedenti c’era stata un’insolita convergenza di opinioni sull’oro e i titoli difensivi, seguita da scommesse sui titoli ciclici e da un irripidimento della curva dei rendimenti. Adesso, quella convergenza sembra essere finita, ed alcune banche come JPMorgan sono tra le più rialziste di Wall Street. Lo S&P500, per esempio, è previsto per fine anno a quota 4.400, rispetto alla previsione mediana di 4.100 data dalle altre banche in occasione di un sondaggio di Bloomberg.

Non mancano molti pessimisti. Bank of America e Citigroup prevedono entrambe che lo S&P500 tornerà a 3.800 entro la fine di dicembre. Gli strateghi della BofA guidati da Savita Subramanian hanno avvertito di “ritorni anemici avanti”, in una nota di questo mese, mentre un team di Citigroup guidato da Tobias Levkovich cita aspetti negativi come le valutazioni elevate e il potenziale per la Federal Reserve di ridurre gli stimoli entro la fine dell’anno.

“Sebbene l’aumento dei rendimenti del Tesoro abbia contribuito a inclinare il campo di gioco a favore degli asset value, è improbabile che questo diventi un fattore positivo per le azioni fino a quando il decennale non raggiungerà stabilmente il 2,50%”, ha affermato Kolanovic. Guardando al futuro, Kolanovic ha affermato che la leadership nei mercati azionari globali potrebbe spostarsi dagli Stati Uniti verso altri continenti. “Poiché gli Stati Uniti sono in vantaggio con la ripresa dal coronavirus, probabilmente sono più forti in questo momento, ma nella seconda metà dell’anno potrebbero lasciare il passo ad Europa, Giappone e mercati emergenti”.

Nella lettera agli investitori (che viene trasmessa una volta al mese), Kolanovic ha affermato che il suo team di asset allocation probabilmente aggiungerà ai portafogli asset alternativi, come private equity e private credit, hedge fund, strategie sistematiche e proprietà immobiliari. Inoltre, i flussi di azioni saliranno a circa 2 miliardi di USD al giorno, raddoppiando la media di circa 1 miliardo al giorno del primo trimestre dell’anno.

Il mercato del petrolio è visto come fragile attualmente, con il greggio intorno ai 60-65 USD e senza validi spunti. Molti consulenti che operano nel trading di materie prime entrano ed escono di continuo, e ci sono molti strike di opzioni intorno a 60 USD. Tuttavia, l’opinione di JPMorgan è che il petrolio si muoverà significativamente più in alto nel breve termine, grazie al ritorno “in grande stile” della domanda.

La speculazione sui listini Usa può diventare un boomerang. Cribari: valutazioni esagerate

Difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, farmaceutica, biotecnologia, nuovo consumo e sostenibilità ambientale i settore più interessanti. Illusorio sperare in una piccola correzione sull’ordine del 5%.

“A livello assoluto si può parlare di valutazioni esagerate solo per i listini americani, mentre quelli di altri paesi restano a livelli più abbordabili. È dunque prevedibile un periodo di sovra-performance delle azioni non americane, quindi dei settori più ciclici e value. Illudersi tuttavia che una presa di profitto sul mercato Usa lasci immuni gli altri listini è irrealistico, anzi è probabile che nella correzione la sovra-performance eventuale venga poi rimangiata”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Il mercato sta già prezzando la fine di ogni incertezza (pandemica, economica, sociale, degli utili, geopolitica) e guarda solo al mondo perfetto di crescita forte/tassi bassi/nessuna inflazione/debiti sostenibili/valute stabili. Che l’economia nel 2021 tornerà a crescere in maniera robusta è ormai assodato, se non altro per un semplice effetto base, considerando che l’anno scorso abbiamo assistito alla peggiore recessione degli ultimi 80 anni. Le stime di crescita già robuste per l’anno in corso, tuttavia, estrapolano la stessa tendenza anche per il 2022 nonostante l’effetto base meno favorevole e dando per scontato lo scenario ideale di un mondo che torna perfettamente alla normalità.

Molte cose possono andare storte, e per di più nell’equazione non si tiene conto dell’esplosione dei debiti occidentali e delle pericolose dinamiche in atto sul debito americano ed europeo e sul dollaro. Molti inoltre non danno alcun credito alla possibilità di un ritorno dell’inflazione.

“Oggi vi sono alcuni elementi positivi che nascondono anche un’altra faccia della medaglia”, sottolinea Cribari. “A differenza del 2000, la tecnologia non è tutta in bolla, e anzi nel settore troviamo molte delle società dalle prospettive più interessanti. È indubbio però che vi siano sacche speculative assolutamente esagerate, come testimonia la proliferazione delle SPAC (Special Purpose Acquisition Companies) o delle IPO (Offerta pubblica iniziale), molte delle quali esplose nel primo giorno di quotazione”.

Negli Usa, la manipolazione verso il basso dei tassi di interesse ha contribuito a creare un nuovo culto per le azioni. Esistono certamente delle tematiche con interessanti prospettive di crescita di lungo termine, tra cui le più calde riferite ad esempio all’elettrificazione, all’idrogeno, alle energie pulite. Immaginare, però, di poter giustificare ancora i rialzi di questi settori è ambizioso. Le fiammate recenti sui mercati azionari (e non solo) stanno generando quell’andamento esponenziale che in genere non finisce bene. Allo stesso tempo è illusorio sperare in una piccola correzione sull’ordine del 5%, dove si è tutti pronti a rientrare e poi vedere nuovi massimi. Qualunque mini-correzione verrebbe immediatamente comprata, come successo negli ultimi mesi. Ma se avvenisse qualcosa di più serio e di più strutturale, e la negativa dinamica di mercato fosse in grado di bucare al ribasso quel fatidico 5-7%, c’è il rischio di un effetto panico con volatilità in rialzo e smontaggio di posizioni a leva che potrebbe poi fermarsi solo ben oltre quel livello.

Mario Cribari

“In questo contesto è opportuno mantenere un approccio bilanciato tra ciclici e difensivi, con strategie dinamiche di copertura dirette e indirette e con estrema selettività bottom up”, conclude Cribari. “Restiamo investiti in maniera convinta in macro-tematiche di lungo termine quali: la difesa, la sicurezza, la tecnologia innovativa, la farmaceutica e biotecnologia, il nuovo consumo (asiatico ed occidentale), la sostenibilità ambientale, i settori favoriti da tassi bassi, alcuni settori ciclici. Stiamo continuando ad aumentare la componente di real asset che includono materie prime, infrastrutture, oro e miners. Sul fronte valutario, restiamo ben diversificati tra valute risk on e risk off, avendo aumentato queste ultime per rafforzare gli hedge di portafoglio”.

Game Stop, ovvero la “rivoluzione dei piccoli investitori” contro i grandi speculatori

La vicenda di borsa di Game Stop contiene in sé un atto rivoluzionario contro la grande speculazione, agito dai piccoli investitori attraverso il mezzo più “democratico” che esista: il Web. Vale la pena ricostruire il caso e trarre gli insegnamenti.

Di Alfonso Selva

Game Stop è il nome di quei negozi dove i nostri figli adolescenti  si recavano, fino a poco tempo fa, per comprare i videogames, le console di gioco (PS4 di Sony o XBOX di Microsoft) e tutti gli accessori di serie. Negli ultimi due anni, la società Game Stop Corp.  è andata in difficoltà finanziaria, con un bel peso di negozi su strada mentre tutti i giochi – ed anche le console – adesso si possono ordinare online su Amazon o Mediaword e ricevere comodamente a casa.

In buona sostanza, Game Stop sta facendo un la fine di Blockbuster, la famosa (un tempo) catena di negozi di video cassette andata in crisi e poi fallita con l’avvento di internet, dello streaming e di fenomeni come Netflix o Sky.

La vicenda di Game Stop e i suoi attori si svolge all’interno dei mercati finanziari, dove esistono e prosperano i c.d. hedge fund, ossia quei fondi speculativi che studiano le società quotate in borsa e cercano di realizzare enormi guadagni speculando, appunto, sul futuro andamento dei vari titoli, comprando e/o vendendo allo scoperto e usando la c.d. leva finanziaria. Essi non si limitano a comprare le azioni di aziende che saliranno in futuro, ma cercano di realizzare profitti anche su quelle azioni quotate che prevedono in discesa. Game Stop era una di queste, e molti hedge fund e anche altri traders di borsa avevano puntato al ribasso delle sue azioni.

In che senso al ribasso? Nel senso che, data la cattiva situazione finanziaria in cui versava l’azienda, e in considerazione delle previsioni di mercato negative per il suo modello business (basato sugli ormai fallimentari negozi su strada), pensavano che sarebbe fallita di lì a poco. Così, gli hedge fund e altri operatori di borsa  hanno venduto allo scoperto le azioni Game Stop sul mercato con la quasi certezza di ricomprarle ad un prezzo più basso dopo qualche settimana.

Ma che succede se, invece di scendere, le azioni salgono? Succede che si perde, e se punti al ribasso e l’azione sale, la perdita può essere teoricamente infinita. Fino ad oggi i grandi speculatori di Wall Street hanno sempre avuto la meglio, sia perché hanno a disposizione ingenti capitali, sia perché hanno analisti che studiano le società quotate; di contro, i piccoli investitori non si sono mai uniti per cercare di contrastarli, essendo frammentati in milioni di individui che non entrano quasi mai in contatto tra loro.

Quasi mai, appunto. Ebbene, anche se di solito nessuno cerca di andare contro i grandi hedge fund che scommettono al ribasso – “shortano” sulle azioni, come si suole dire – in questo caso è successo.

Infatti, dopo l’inizio della pandemia le persone hanno molto più tempo per stare davanti al computer, e moltissimi hanno iniziato a provare a fare trading in borsa, massimamente con scarsi successi. Inoltre, è diffusa la sensazione che i grandi investitori come gli hedge fund guadagnino sulle spalle dei piccoli, e questo ha portato ad un diffuso sentimento di “rivalsa popolare” e profonda riprovazione sociale verso di essi, alimentando la voglia di rivincita sociale da parte di una moltitudine di piccoli risparmiatori, che hanno trovato unità d’intenti sul social network Reddit (molto usato negli USA) e hanno iniziato a concertare l’acquisto di azioni Game Stop per farle salire di prezzo e contrastare, così la speculazione.

A ben vedere, si è trattato di un vero e proprio atto “rivoluzionario”, partito dalla base, come non se ne vedevano da decenni. Un sentimento di ribellione – trainato da qualcuno in cima, senza dubbio – che ha trovato una sintesi in due obiettivi condivisi da tutti i “rivoltosi”: guadagnare sull’azione che avevano acquistato (o recuperare la perdita realizzata per colpa della speculazione degli hedge fund), e mettere in pesante difficoltà finanziaria gli hedge fund, i quali avevano puntato sul fallimento di Game Stop.

Grazie a questa azione coordinata tra milioni di piccoli investitori, la quotazione di Game Stop è rapidamente salita da 20 dollari a 347 dollari, con un guadagno di quasi il 2.000%, determinando il quasi fallimento di uno degli hedge fund che avevano puntato sul crac dell’azione.

Esiste, però, un rovescio della medaglia. Infatti, oggi l’azione è tornata a circa 60 dollari, facendo perdere moltissimi soldi a coloro che, spinti da performance giornaliere da capogiro ed elevata eco mediatica, sono entrati poco prima dello scoppio della bolla. L’hedge fund “punito dal popolo”, dal canto suo, è stato costretto ad una ricapitalizzazione di quasi 3,5 miliardi di dollari per coprire le perdite.

Quali sono gli insegnamenti da apprendere da questa storia così avvincente?

La prima – e non così scontata come sembra – è che fare il trading online improvvisandosi pirati di borsa è piuttosto pericoloso e può portare a perdere molti soldi. La seconda, e più importante, è che nessuno è sopra le parti, anche se dispone di capitali ingenti e può perdere una scommessa che sembrava vinta in partenza.

Alfonso Selva

Sfortunatamente – ed in teoria – il fatto che milioni di persone si siano messe d’accordo su quale azione comprare per farla salire è un reato che tutte le autorità di borsa proibiscono. Infatti, i grandi fondi hanno protestato con la SEC (autorità americana che controlla la borsa) per questa azione coordinata, e nelle prossime settimane è probabile che arrivino dei provvedimenti legali contro i responsabili (i “capipopolo”) che hanno scoccato la scintilla della “rivoluzione” e l’hanno perseguita trainando le folle dei piccoli investitori. Certamente la SEC non potrà multare o arrestare milioni di persone, ma i promotori di questa azione saranno molto probabilmente perseguiti.

Ma volete mettere la soddisfazione?

Andrea Scauri: nel 2021 l’healthcare potrebbe rendere meno dei titoli industriali o finanziari

Per le Big Pharma il vaccino a prezzo di costo comporterà pochi profitti. Le prospettive di ripresa nel 2021 restano positive.

«Se nei primi mesi del 2021 proseguirà la rotazione dei portafogli dai titoli a crescita elevata (growth) a quelli con buoni fondamentali ma sottovalutati (value), il settore dell’healthcare potrebbe sottoperformare in generale il settore più ciclico del mercato, rappresentato ad esempio dagli industriali o dai finanziari», sostiene Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation. «Al contempo, la vittoria dei democratici in Georgia potrebbe mitigare questa rotazione e quindi il settore healthcare potrebbe beneficiare in parte dei temi più vicini all’agenda di Biden».

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.

«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».

Niente “sliding doors” negli investimenti, il segreto è ricevere buoni consigli

Negli investimenti non esistono delle “sliding doors” che ci permettono di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi, ma esiste la possibilità di fronteggiarli. Per riuscirci, basta evitare il fai da te e rivolgersi ad un professionista.

Di Alfonso Selva*

Siamo entrati da pochi giorni nel nuovo anno, e per i risparmiatori è tempo di bilanci e risultati a consuntivo. La pandemia, infatti, ha condizionato pesantemente l’andamento dei mercati finanziari nel corso del 2020, ma non proprio come ci si può aspettare da una analisi superficiale che prenda in esame i soli dati dal 1 Gennaio al 31 Dicembre: in mezzo c’è un oceano di differenze, a seconda di quando abbiamo iniziato ad investire.

Certo, alla fine il rendiconto dei nostri investimenti – quello che la nostra banca deve inviare almeno una volta l’anno – dirà esattamente come sono andati e che tipo di rendimento (se c’è stato) abbiamo avuto, ma ciò che leggerete nel prosieguo di questo articolo potrebbe anche farvi riflettere su come “sarebbe potuto andare” se avessimo fatto determinate scelte in determinati momenti dell’anno.

Partiamo dal mercato azionario mondiale. In America, nel 2020 lo S&P 500 ha guadagnato il 16% e il NASDAQ il 43%, mentre in Europa la situazione è un pò più varia: l’Italia ha perso il 5,21%, Parigi ha perso il 7,14%, Londra ha perso il 14,35%, Madrid ha perso il 15,45%, e solo Francoforte e Zurigo hanno guadagnato qualcosa (rispettivamente il 3,55% e lo 0,82%). La Russia ha perso il 4,34%, ed in Asia il Giappone ha guadagnato il 16%, mentre la Cina ha guadagnato il 13,87%.

Dopo aver passato in rassegna i mercati azionari, per chi ancora crede nella validità delle obbligazioni all’interno di un portafoglio, scopriamo che i titoli di stato con scadenza a 10 anni, in euro (il nostro BTP) rende lo 0,5% all’anno, mentre il resto delle obbligazioni in Euro sono tutte a rendimenti negativi: il BUND tedesco rende il – 0,57%, l’OAT francese il – 0,34%, il titolo di stato austriaco il – 0,44% e quello spagnolo zero. Per quanto riguarda le obbligazioni in valuta estera (per le quali esiste un rischio di cambio), quelle in sterline inglesi rendono lo 0,19%, quelle in franchi svizzeri il – 0,53% e quelle del Tesoro Americano in dollari 0,91%. Se poi ci si vuole avventurare nelle emissioni obbligazionarie “esotiche”, ci sono quelle cinesi (in valuta cinese) che rendono il 3,20% circa.

Naturalmente, i rendimenti sono lordi (la tassazione è del 26% o del 12,5%, a seconda del tipo di emittente) ed il rischio valutario non è certo da sottovalutare.

Oltre ad azioni e obbligazioni, esistono anche altre forme di investimento di cui possiamo tracciare un bilancio: l’Oro ha guadagnato il 22,27%, il Petrolio ha perso il 20,8% e il Bitcoin è salito di circa il 340%.

Questi sono i dati “a consuntivo”, che fotografano il rendimento conseguito (o meno) dalle suddette tipologie di investimento dall’1 Gennaio al 31 Dicembre 2020. Questi risultati complessivi, però, sono il frutto di un andamento “pazzesco”, che ha dovuto tener conto di alcuni passaggi che è il caso di ricordare. Siamo partiti da un 2019 spumeggiante e da un inizio 2020 sotto tono, con un mese di Febbraio già “bruttino”, ma niente al confronto della tempesta successiva. Infatti, a Marzo il Covid 19 ha fatto crollare i mercati – è crollato tutto, dalle azioni alle obbligazioni – e, tra gli investitori, c’è chi ha tenuto tutto ed ha aspettato, e c’è chi si è messo paura ed ha venduto. Alcuni, facendo la cosa giusta, hanno comprato a fine Marzo 2020 portando poi a casa risultati “stellari”, ben superiori a quelli dei migliori mercati presi nel loro risultato complessivo annuale. Chi ha comprato nella terza decade di Marzo, infatti, ha conseguito (in base ai singoli mercati) questo consuntivo:

NASDAQ + 77,33%,

S&P 500 +55,39%,

FTSE MIB (Italia) + 44,35%,

– Londra + 29,41%,

NIKKEI (Giappone) + 64,03

– Cina + 40,69%.

Naturalmente, si potrebbe obiettare che “del senno di poi son piene le fosse”, e che in finanza non esistono delle “sliding doors”, intese nel loro concetto di momento topico di una storia, o di un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona o, nel nostro caso, di un investimento (“cosa sarebbe successo se…“). Questo particolare significato è venuto a crearsi dopo l’uscita nel 1998 del film omonimo con protagonista la bellissima Gwyneth Paltrow, e sebbene quella pellicola racconti la vita della protagonista “come sarebbe potuta essere se…”, nella realtà non esiste niente che ci permetta di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi. Il punto è che i dati sciorinati prima sulle possibili performance realizzate qualora avessimo investito intorno al 20 di Marzo non sono solo delle mere ipotesi, e sono molti i risparmiatori che hanno comprato proprio mentre il terrore e la paura di poter morire segnava le nostre vite di reclusi in casa. Ebbene, quegli investitori sono quelli che hanno ricevuto e accettato i consigli di un Consulente Finanziario, il quale li ha convinti che la cosa giusta da fare fosse il contrario di ciò che generalmente si fa (vendere quando le borse scendono, e comprare quando le borse salgono).

Persino i titoli di stato, acquistati a Marzo, hanno reso il 10-12% senza alcuna fatica, a testimonianza che la costruzione di un portafoglio di investimento è del tutto simile all’acquisto di una casa di nuova costruzione, in occasione del quale il costruttore non può certo impegnarsi a che non ci sia mai un terremoto, ma può assicurare che la casa resisterà ad un eventuale sisma perché edificata osservando tutte le norme edilizie ed anti-sismiche. Per farlo, sarà importante diversificare mettendo al bando i concetti del “gioco in borsa” e dell’investimento fortunato nel breve periodo, e innalzando a priorità assoluta l’impegno di perseguire obiettivi di spesa nel lungo periodo.

Tutto questo non si può improvvisare. Serve un bravo professionista in grado di “costruire la casa”, e fare in modo che un terremoto non ci possa spaventare.

* Consulente finanziario www.alfonsoselva.it

Azioni comparto HealthCare, non si vive di solo vaccino. Il profitto a lungo termine viene dalla filiera

Nella corsa per contrastare il virus i veri vincitori potrebbero non essere i produttori del farmaco, bensì quelli della cosiddetta filiera, che guadagnano a prescindere dal successo commerciale delle singole case farmaceutiche.

Quello dell’Healthcare è un settore che, molto più di ogni altro, alimenta per via endogena la propria domanda futura. Infatti, il successo di questo settore si basa su una equazione molto semplice: più la medicina consente di allungare l’aspettativa di vita e di prolungare l’apporto di attività sociale durante l’anzianità (70-80 anni), maggiore sarà la domanda di prestazioni mediche nella vecchiaia (oltre gli 80 anni), durante la quale la quiescenza prende il posto di qualunque forma di attività, insieme all’insorgenza di esigenze mediche e di assistenza sociale sempre più pressanti.

In generale, chi si avvicina agli investimenti azionari, dedicando una parte strutturale della propria asset allocation strategica, apprezza non poco i titoli come quelli del comparto sanitario, che sono relativamente meno dipendenti dalle congiunture. Infatti, su settori come quello del cibo e della salute la stragrande maggioranza delle famiglie non tirano troppo la cinghia, neanche in periodi di difficoltà economiche, determinandone la caratteristica di settori c.d. difensivi, ossia quelli che perdono meno nelle fasi di grande crisi, e guadagnano meno nelle fasi di grossa crescita.

Tale tendenza è stata puntualmente confermata durante il primo trimestre del 2020, allorquando le azioni Healthcare hanno retto meglio di quasi tutti gli altri settori, salvo poi non essere riusciti a crescere come gli altri durante la successiva fase di ripresa.

Naturalmente, discorso a parte merita il settore dei vaccini, con l’avvertenza per gli investitori che un produttore di vaccino anti-Covid non identifica automaticamente il corrispondente titolo azionario dell’azienda come un affare sicuro e stabile nel tempo. Infatti, nonostante le notizie incalzanti su previsioni di produzione e distribuzione, sul vaccino per prevenire il contagio e i sintomi da Coronavirus esistono ancora molti punti oscuri circa la sua efficacia nel tempo e l’assenza di effetti collaterali gravi. Inoltre, non è ancora chiaro quale sia la reale portata del business del vaccino, e quanti soldi le aziende produttrici potranno effettivamente guadagnare, dal momento che ci saranno sul mercato diversi prodotti concorrenti.

Pertanto, sebbene sia profittevole trovare un nuovo vaccino, non sempre il successo è assicurato. Infatti, nell’industria farmaceutica spesso sono le aziende della c.d. filiera – quelle che producono attrezzature di laboratorio, test, prodotti chimici ed altro – ad avere le chance di profitto più stabili e durevoli, perché prendono vantaggio dall’essere “spettatori attivi” durante le fasi di forte ricerca scientifica e, in ultima analisi, fornitori neutrali delle aziende che sviluppano il farmaco. Non a caso la loro performance di quest’anno è stata finora ragguardevole.

Brooks Automation Inc., ad esempio, rifornisce l’inglese Astrazeneca e, con la divisione Life Science, si occupa di provette per la conservazione di campioni, della c.d. scissione ematica, di preparazione e movimentazione dei campioni.

Wallgreens Boots Inc. rifornisce 250.000 farmacie in 20 paesi, mentre CVS Health è la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti con quasi 10.000 punti vendita. Entrambe queste aziende possono sfruttare la distribuzione del vaccino che, negli USA, vale un mercato da circa 9 miliardi di dollari solo nel 2021.

Sebbene le recenti notizie sulla produzione e imminente distribuzione dei vaccini ci facciano ben sperare sull’inizio della fine della pandemia, ci vorrà un pò di tempo (da 6 a 12 mesi) prima che tutti possano ricevere il vaccino, e gli analisti sono concordi nel ritenere che per avere una copertura totale di tutti i cittadini dell’Unione Europea sarà necessario attendere il 2022. Inoltre, rimane il problema della cura specifica, che ancora non si è trovata e sulla quale la ricerca è appena iniziata.

Pandemia o meno, il settore sanitario sta vivendo già da anni una trasformazione enorme, che l’emergenza sanitaria ha solo accelerato. Non è solo un settore difensivo, ma molto dinamico dal punto di vista industriale, trainato com’è dallo sviluppo demografico e dalla domanda crescente di servizi sanitari proveniente dalla Cina e dai paesi emergenti.

Le aziende più all’avanguardia stanno sviluppando nuove soluzioni grazie alla Robotica, alla Telemedicina, alla Digitalizzazione, alla Elaborazione dei dati ed alla I.A. (Intelligenza Artificiale). La maggiore quota di mercato spetta agli Stati Uniti, dove persino le assicurazioni sanitarie oggi gestiscono i propri ospedali e danno lavoro a personale medico di eccellenza, fornendo direttamente assistenza sanitaria integrata ottimizzando i costi, ricevendo grandi quantità di dati su clienti e pazienti e consentendo diagnosi più rapide.

I settori chiave del comparto Healthcare, borsisticamente parlando, sono quelli della Farmaceutica, dell’Equipaggiamento, della Biotecnologia, degli Strumenti di Life Sciences, di Management specifico, di Tecnologia e Forniture Health Care, oltre alle aziende che operano nel campo della Distribuzione di servizi e prodotti Healthcare.

I gestori di sicav più attivi nel settore, anche al fine di diminuire la volatilità complessiva del fondo e dare stabilità al portafoglio, in genere puntano sui grandi produttori farmaceutici attivi a livello globale, con una solida posizione di mercato. Relativamente alle singole aree geografiche, il peso attribuito a ciascuna di esse varia – e di molto – da paese in paese. Gli USA, con il loro “carico” di colossi farmaceutici (United Health Group, Abbott Laboratories, Merck & Co, Johnson & Johnson, Ely Lily, Amgen etc), hanno generalmente il peso maggiore, variabile tra il 55% ed il 65%. A seguire, in ordine decrescente, tutti gli altri: Svizzera 5-10% (Roche Holding), Regno Unito 4-6% (AstraZeneca), Danimarca 3-5%, Germania 3-5%, Giappone 2-4%, Francia 2-4%, più altri (Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Australia) con minore partecipazione ai patrimoni gestiti.

In definitiva, le azioni del settore Healthcare offrono ai portafogli di investimento un forte sostegno di lungo termine, e i valori di borsa delle aziende di media e grande capitalizzazione sembrano essere ancora appetibili, a differenza di altri settori dove esiste già un discreto ipercomprato.

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 21 al 28 Dicembre 2020

Questa settimana torna la Brexit a far parlare di sè, con il suo carico di problemi irrisolti anche per la capitale del Regno Unito. Inoltre, una analisi “spietata” sulla Consulenza Finanziaria (che non è ancora quella che dovrebbe essere) e, tra le altre cose, un focus sulle azioni del comparto Healthcare. 

Questo ed altro ancora, su Patrimoni&Finanza, con il consueto approfondimento.

La consulenza finanziaria che non c’è. Diario di un sistema che non impara dai propri errori

MiFID & disastri. Secondo Maurizio Nicosia, “Imbrigliare la consulenza finanziaria, per sua natura sartoriale, in una griglia rigida di regole asfissianti, rischia di procurare più danni che benefici sia ai clienti che agli stessi consulenti”. LEGGI

Volker Schmidt: con la Brexit sterlina giù e probabili tassi negativi

La Gran Bretagna accusa il peggior crollo del Pil degli ultimi tre secoli. Un nuovo slittamento della data del 31 dicembre per la fine dei negoziati con l’Ue sarebbe il peggior scenario possibile. LEGGI

2020, fuga da Londra. Restrizioni e PIL in discesa: è la fine del “sogno londinese”?

Le nuove restrizioni di blocco del Regno Unito potrebbero rimanere in vigore per diversi mesi, fino a quando i vaccini non saranno stati introdotti in tutto il paese, ha detto Matt Hancock. Ecco gli scenari di medio termine. LEGGI

USA, la pandemia frutta 400 miliardi al club dei più ricchi. Immagine di un modello capitalistico iniquo

Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi. LEGGI

Azioni comparto HealthCare, non si vive di solo vaccino. Il profitto a lungo termine viene dalla filiera

Nella corsa per contrastare il virus i veri vincitori potrebbero non essere i produttori del farmaco, bensì quelli della cosiddetta filiera, che guadagnano a prescindere dal successo commerciale delle singole case farmaceutiche. LEGGI

Per qualunque informazione o suggerimento, scrivete a redazione@patrimoniefinanza.com . Risposte garantite entro 24 ore.

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 30 Novembre al 5 Dicembre

Questa settimana grande attenzione ai temi dell’innovazione e del mega-trend a cui tutti i maggiori players mondiali stanno cercando di stare dietro: il progresso tecnologico ispirato al “tutto in uno”. Attenzione anche all’argomento che domina le nostre discussioni quotidiane, il vaccino anti-Covid, con una analisi del perchè sia stata preferita la ricerca sulla prevenzione invece di quella della (che arriverà, ma più tardi). Infine, un focus su alcuni settori dell’Economia nazionale, pesantemente colpiti dalla pandemia, ed un interessante articolo sulla celebre Alfa Romeo GT 2000 di Pierpaolo Pasolini e sul mistero da cui è avvolta.

Questo ed altro ancora su Patrimoni&Finanza, con il consueto approfondimento.

Coronavirus, la scelta del vaccino vince su quella della terapia. Le teorie complottiste alla prova dei costi

Perché si è preferito concentrare gli sforzi sulla ricerca del vaccino, lasciando scoperta lo studio di un trattamento farmacologico specifico? E’ un quesito suggestivo, che merita una analisi puntuale e obiettiva dei costi e delle priorità. Con buona pace dei “teorici del complotto”. LEGGI

Da Steve Jobs alla Realtà Aumentata, il progresso tecnologico viaggia sotto il segno del “tutto in uno”

Quello che accadrà tra dieci anni nel mondo dell’informatica è già stato deciso oggi, e noi accetteremo qualunque cambiamento ci verrà proposto. E’ questa la conclusione a cui si giunge osservando gli stili di consumo di tutte le generazioni , a partire da quella immediatamente successiva ai c.d. babyboomers. Chi investirà nel megatrend del “tutto in uno”, invece, farà fortuna. LEGGI

L’Alfa GT di Pasolini esiste ma non si trova. Misteri e segreti dell’auto d’epoca più “attesa” d’Italia

A più di quarant’anni dalla sua morte, Pierpaolo Pasolini è ancora una figura “scomoda” e misteriosa. Anche la sua Alfa GT 2000, con cui fu ucciso, rimane circondata da profondo mistero.  L’Alfa, però,  sembra essere ancora tra noi, e qualcuno la custodisce gelosamente. Quanto varrebbe oggi, se venisse messa in vendita? LEGGI 

Pasquale Corvino: complicato estrarre valore dai bond, meglio le forme ibride. Commodity per diversificare

L’Asia si pone in posizione favorevole per poter beneficiare delle dinamiche del global trade. Forme di investimento ibride a metà tra azionario puro e obbligazionario possono offrire rendimenti discreti. LEGGI 

Atradius: la crisi allunga i tempi di pagamento nel B2B in Europa. PIL mondiale a -4%, insolvenze a +26%

Attesa una contrazione di oltre il 4% del PIL mondiale nel 2020 e insolvenze aziendali a +26%. Mentre sono quasi raddoppiati i tempi medi di attesa per l’incasso delle fatture, il 45% delle aziende europee pensa alla ripresa, anche se in tempi non brevissimi. I più ottimisti in Italia e Germania. LEGGI

Covid, la stagione 2020 presenta il conto ad alberghi e B&B. In soli tre mesi quasi 10 miliardi in meno

In Italia oltre 200 mila esercizi extra-alberghieri e circa 32 mila alberghi. Una attività economica che ammonta ad oltre 90 miliardi di euro all’anno. Una “industria” da oltre 5 milioni di posti letto e decine di migliaia di addetti, colpita pesantemente dalla pandemia. LEGGI

Pasquale Corvino: complicato estrarre valore dai bond, meglio le forme ibride. Commodity per diversificare

L’Asia si pone in posizione favorevole per poter beneficiare delle dinamiche del global trade. Forme di investimento ibride a metà tra azionario puro e obbligazionario possono offrire rendimenti discreti.

 “I titoli esposti a tecnologia e consumo discrezionale sono forti negli indici americani ma non in quelli europei. La carenza di performance di questi comparti potrebbe allora agevolare una sovra-performance dell’Europa nel prossimo futuro”. È l’analisi di Pasquale Corvino, gestore di Zest, società di gestione indipendente svizzera.

Nelle ultime settimane è iniziata una rotazione molto forte da titoli value verso una parte più esposta a cicli di crescita sostenuta, è un trend suscettibile di proseguire nel caso la situazione globale si normalizzi e si vada verso una maggiore apertura di tutte le economie. In Europa il miglioramento della situazione economica è il principale driver di una migliore performance finanziaria. Tecnologia e apparecchiatura medicale non sono presenti in maniera massiccia negli indici europei, espressione di un modo di generare innovazione molto lento. Il processo primario da intraprendere dovrebbe allora essere volto a rimediare a queste carenze, in seguito il miglioramento delle economie e i possibili sforzi della banca centrale europea di reflazionare il sistema cercando di supportare l’economia e ridurre la sofferenza NPL nel settore finanziario potrebbero avere un impatto benefico, visto che il mercato europeo è incentrato su questo tipo di società.

Intanto la politica Usa, con l‘elezione di Biden, si preannuncia più partecipativa e quindi meno sfavorevole a un mondo globalizzato come quello attuale. L’Asia allora si pone in posizione favorevole per poter beneficiare delle dinamiche del global trade, dal momento che si prevede una crescita interna sana e robusta, una situazione sanitaria favorevole a livello relativo e un contesto internazionale più cooperativo rispetto all’ultimo quadriennio.

“L’investimento in attività passive oggi è rischiosa. I tassi sono quasi negativi per i governativi a parte i paesi periferici, quindi diventa molto complicato estrarre valore. Per il futuro esistono forme ibride a metà tra azionario puro e obbligazionario che consentono di ottenere rendimenti discreti e che non sono così irragionevoli in termini di rischi”, sottolinea Corvino. “Per quanto riguarda le commodity, in questa fase è utile averle come strumento di diversificazione. Il maggior motivo per i detrattori dell’oro è che si tratta di uno strumento perpetuo che non paga cedola ma ora, in regime di tassi quasi negativi in cui quasi tutti gli strumenti finanziari sono perpetui, il discorso non attecchisce più. A livello di valute, il franco continua a essere un bene rifugio. Siamo a un punto di equilibrio tollerabile e riteniamo che rimarrà tale a meno che non ci siano nuovi scompensi internazionali forti tali da giustificare un flusso di domanda di franco svizzero che tenderebbe a farlo apprezzare”.

Da Lemanik un fondo che “sterilizza” le fluttuazioni azionarie e accumula i dividendi

Lemanik European Dividend Preservation Fund sterilizza il prezzo dei titoli attraverso una strategia in opzioni. Obiettivo: offrire rendimenti stabili e basso rischio, in un contesto di tassi a zero. Il fondo ha offerto in area test un rendimento superiore al 6%, a fronte di una flessione del mercato tra il 15 e il 17% nello stesso lasso di tempo.

Un fondo comune di investimento italiano che annulli le fluttuazioni azionarie e punti a preservare i dividendi dei titoli in cui investe. E’ su questa base che Lemanik Asset Management ha creato il fondo Lemanik European Dividend Preservation, che ha l’obiettivo di generare ritorni annui continuativi, tra il 3 ed il 4% al netto dei costi, e di escludere i rischi di borsa attraverso una strategia di hedging fondata sulle opzioni.

“Il fondo risponde alla forte domanda, proveniente da investitori privati e istituzionali, di strumenti con rendimenti stabili e rischio contenuto, che i fondi obbligazionari non riescono più a garantire a causa dei tassi di interesse bassi o negativi”, spiega Andrea Scauri, il gestore della scuderia Lemanik responsabile del fondo. “Lo European Dividend Preservation Fund seleziona titoli europei con previsioni di dividendo stabili nel tempo e mediamente elevate, attorno al 5-6%, e per ogni singola posizione la volatilità viene azzerata con una struttura in opzioni: tecnicamente, si vendono delle call e si acquista un put spread”.

Il fondo European Dividend Preservation nasce da una riconversione del fondo Lemanik Italy, che ha cessato l’attività, con il nuovo prospetto che è entrato in vigore il 25 settembre 2020. La nuova strategia di investimento è stata testata su una quota limitata del portafoglio a partire da novembre 2019, ottenendo fino a oggi un rendimento superiore al 6% a fronte di una flessione del mercato tra il 15 e il 17% nello stesso lasso di tempo.

In termini settoriali, il fondo privilegia i titoli di utilities, telecom, farmaceutica e beni di prima necessità, che offrono buona stabilità cedolare e una volatilità contenuta. Non è rappresentato invece il settore finanziario, che offre prospettive incerte e ha un beta elevato, quindi una maggiore reattività alle variazioni del mercato, e non permette di attuare la strategia di copertura del fondo.

Con la cancellazione del fondo Lemanik Italy, la scuderia conserva un unico prodotto specializzato sul mercato borsistico italiano: Lemanik High Growth Fund.

Contestualmente alla modifica relativa al fondo Lemanik European Dividend Preservation, la società ha anche modificato la denominazione del fondo obbligazionario Lemanik Global Bond in Lemanik European Flexible Bond, specializzato sui titoli subordinati finanziari e gestito da Alessandro Cameroni.