Luglio 26, 2026
Home Posts tagged BlackRock

Un “nuovo ordine mondiale” alla guida di azioni e obbligazioni

Le obbligazioni, che in genere ottengono un vantaggio in tempi di avversione al rischio, stanno fornendo meno zavorra al portafoglio poiché le correlazioni con le azioni sono convergenti.

Di Joy Wiltermuth

“È la fine di un’era”, ha affermato Tony De Spirito, chief investment officer della divisione azionaria di BlackRock Inc., ossia il più grande asset manager del mondo, suggerendo agli investitori di prepararsi per la fine di quel ciclo di tassi bassi e crescita lenta che è nato dalla crisi finanziaria mondiale del 2008. Nonostante un inizio precario del 2022, “una cosa di cui ci sentiamo relativamente certi è che stiamo uscendo dal regime di investimento che aveva regnato dalla crisi finanziaria globale del 2008“, ha scritto De Spirito relativamente alle attese per il secondo trimestre.

Il gruppo azionario vede non solo prendere forma un “nuovo ordine mondiale” che “comporterà senza dubbio inflazione e tassi più elevati di quelli che abbiamo conosciuto dal 2008 al 2020″, ma un ambiente più complicato per gli investitori, in particolare perché la guerra della Russia in Ucraina minaccia di mantenere l’energia e i costi delle materie prime in frizione per molto tempo. “La situazione potrebbe favorire le azioni statunitensi, poiché sono più isolate rispetto alle loro controparti europee dai picchi dei prezzi dell’energia e dagli impatti diretti della guerra e dalle sue ramificazioni economiche”, ha aggiunto De Spirito. “Vale anche la pena notare che le obbligazioni, che in genere ottengono un vantaggio in tempi di avversione al rischio, stanno fornendo meno zavorra al portafoglio poiché le correlazioni con le azioni sono convergenti”.

Il team di BlackRock ha studiato i precedenti cicli di rialzo dei tassi della banca centrale statunitense, a partire dal 1983 al 2015, e ha scoperto che i titoli value hanno sovraperformato le loro controparti a grande capitalizzazione, ma anche i benchmark chiave del mercato obbligazionario. Il team ha confrontato la performance dell’indice Bloomberg U.S. Aggregate Bond, dell’indice Russell 1000 e del Russell 1000 Value Index RLV, e la performance è stata positiva in tutti e tre i segmenti nei primi tre anni dopo che i tassi hanno iniziato ad aumentare.

Altre ipotesi prevedono che l’inflazione si possa ritirare entro la fine dell’anno dai massimi degli ultimi 40 anni toccati adesso, con il costo della vita che si stabilizzerà al di sopra del livello del 2%, forse in un intervallo compreso tra il 3% e il 4% secondo lo scenario peggiore. Tuttavia, De Spirito vede il potenziale trasferimento dei costi più elevati sui consumatori. “Il periodo di tassi di interesse estremamente bassi è stato molto positivo per i titoli growth, e molto impegnativo per gli investitori value“, ha scritto. “È probabile che la strada da percorrere sia diversa, ripristinando parte del fascino di una strategia di valore per i mesi futuri”.

Mercati azionari, inflazione, tassi, commodities e Dollaro: l’opinione di BlackRock

Siamo molto vicini all’inversione della curva dei tassi americani, e quando questo accade di solito ci troviamo in una situazione di recessione. Quali segnali possiamo cogliere dal mercato?

Anche durante l’ultima riunione di Marzo, la Fed ha evidenziato come i tassi di interesse saliranno più rapidamente di quanto si aspettava in passato, superando la neutralità già nel 2023. Tuttavia la Fed ha comunicato che per il 2024 si aspetta un’inflazione sopra target ma non un contemporaneo ulteriore restringimento monetario rispetto al livello raggiunto nel 2023. Pertanto, la Fed sembra essere disposta a convivere con un livello di inflazione più alto del proprio obiettivo anche nel medio periodo.

Siamo abituati a previsioni sull’inflazione da parte delle banche centrali che convergono puntualmente verso il loro obiettivo, e il fatto che questo non accada più – non soltanto per il 2021 e il 2022, ma anche per il 2023 e 2024 – lancia un segnale particolarmente indicativo della disponibilità della Fed di convivere con tassi di policy più alti per un periodo di tempo anche abbastanza lungo. Relativamente ai tassi di interesse reali, ossia i tassi di interesse al netto dell’inflazione, è vero che la Fed alzerà quelli nominali, ma l’inflazione è già molto alta e questo comporta tassi di interesse reali che non sono molto più alti di quanto potevamo immaginare fossero qualche mese fa. Riteniamo che questo sia uno dei motivi del movimento al rialzo dei mercati azionari a fronte del movimento molto ostile dei mercati obbligazionari, con i tassi che si sono mossi significativamente al rialzo.

Di conseguenza, siamo molto vicini all’inversione della curva dei tassi americani, e quando questo accade di  solito ci troviamo in una situazione di recessione. Quali segnali possiamo cogliere dal mercato? La curva dei tassi appiattita ci dice che la politica monetaria ha raggiunto il massimo restringimento, e che la crescita economica inizia a decelerare. Osservando la storia, vediamo che dal momento in cui la curva si inverte le performance dei mercati diventano deboli su orizzonti temporali sopra i 12 mesi. C’è quindi un periodo di tempo in cui la curva appiattita (flat) segnala che c’è una fase di potenziale rallentamento ciclico, mentre la fase più complicata per i mercati avviene quando i tassi di policy diventano effettivamente più restrittivi. Attualmente, riteniamo che la curva sia vicina all’inversione.

Guardando alle valutazioni dei mercati azionari, non riteniamo che esse siano diventate più attraenti nel corso delle ultime settimane: gli utili prospettici calano, i tassi salgono, le valutazioni relative delle azioni rispetto alle obbligazioni sono peggiorate. Abbiamo incrementato aree come il corporate investment grade, dove i livelli di spread avevano raggiunto valutazioni piuttosto interessanti, e come i mercati cinesi, ma attualmente non riteniamo di aumentare l’esposizione ai mercati azionari dei mercati sviluppati.

Guardando al mondo delle commodities, finora non c’è stato un rallentamento dell’afflusso del gas russo in Europa, nonostante la volontà europea e nonostante le notizie di un blocco per i paesi “ostili” si facciano sempre più frequenti. Per quanto riguarda il petrolio russo invece, non tutta la produzione russa dedicata all’esportazione è in questo momento tagliata fuori. Nei primi giorni del conflitto un ammontare di più di 4 milioni di barili di petrolio al giorno di produzione russa rimanevano bloccati. Oggi stimiamo che circa solo 1/2 milioni di barili di produzione russa rimangono fermi, mentre gli altri 2/3 milioni contribuiscono a soddisfare la domanda globale. Sul tema delle commodities abbiamo visto una significativa correzione al ribasso del prezzo del petrolio, in particolare nel corso delle ultime settimane. Tuttavia crediamo che le pressioni di medio termine sui prezzi delle commodities siano destinate a persistere perchè: 1) una soluzione rapida della situazione Russia-Ucraina risulta complicata; 2) non crediamo che le sanzioni verranno rimosse anche in caso di un’eventuale tregua; 3) la riconfigurazione dei flussi di esportazione delle commodities a livello globale risulta particolarmente complicata da ottenere.

Abbiamo incrementato l’esposizione all’oro nei portafogli, non per le sue capacità di hedging (copertura) dall’inflazione ma per quella che noi riteniamo essere una diversificazione delle riserve valutarie globali da parte delle banche centrali. Riteniamo che questa diversificazione sia accelerata dalla crisi russa, e che a tutti gli effetti il freezing degli asset alla banca centrale incrementi l’incentivo per le banche centrali, soprattutto dei paesi emergenti, a detenere oro. Il nostro incremento di oro nell’allocazione non è una posizione di breve termine, riteniamo infatti che sia una posizione che avremo per lungo tempo. Abbiamo aggiunto anche energy e commodities prima del conflitto, che continuiamo a detenere.

Relativamente al Dollaro USA, si ritiene che possa parzialmente aiutare nelle fasi di elevata volatilità. Il dollaro presenta un carry positivo, ossia un differenziale di rendimento abbastanza importante rispetto agli asset dell’Eurozona, tuttavia ci sembra chiaro che ci siano fattori di lungo periodo non a favore del dollaro. Innanzitutto, i tassi di interesse si stanno muovendo al rialzo ma il mercato è anche preoccupato che la Fed possa fare una ultra-restrizione monetaria. Inoltre, sta avvenendo un po’ di diversificazione delle riserve valutarie globali. Pensiamo alla notizia di settimana scorsa sull’Arabia Saudita, che sta pensando se ricevere il pagamento sul petrolio, almeno dalla Cina, in RMB invece che in dollari, per cui si potrebbe ritenere che ci sia un indebolimento dello status del dollaro come valuta di riserva globale. Inoltre, nonostante la Fed sia in estrema fase di restrizione monetaria, le valute dei paesi emergenti non si sono affatto indebolite, ed anzi rafforzate.

Per questo motivo non vediamo un trend nitido di rafforzamento del dollaro.

DISCLAIMER
La presente nota è destinata ad essere distribuita esclusivamente ai Clienti professionali (ai sensi
delle norme della Financial Conduct Authority o della MiFID) e non dovrebbe essere preso come
riferimento da qualsiasi altra persona. Ogni ricerca disponibile nel presente documento è stata ottenuta e può essere predisposta da BlackRock per finalità proprie. I risultati di tale ricerca sono resi disponibili solo incidentalmente, non costituiscono consulenza in materia di investimenti e/o una raccomandazione ad investire e sono soggetti a modifica. Non riflettono necessariamente, in tutto o in parte, il punto di vista delle società del Gruppo BlackRock, né viene fornita alcuna garanzia in merito alla loro accuratezza. Il presente documento ha esclusivamente finalità informative, pertanto non costituisce un’offerta o una raccomandazione a investire in fondi BlackRock e non è stato redatto in relazione a tale tipo di offerta.

Mercati azionari, la view di BlackRock: eccessiva reazione al ribasso

Secondo BlackRock Netherlands, è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. I mercati mostrano una eccessiva reazione al ribasso, e i movimenti di prezzo non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi.

Da inizio anno asset manager e investitori hanno assistito a una discesa dei mercati azionari e dei mercati obbligazionari. Contemporaneamente, si è visto anche un apprezzamento del dollaro, tanto che ci si chiede se in questa fase è meglio essere esposti alla valuta americana.

Secondo BlackRock, “ciò che ha funzionato di recente è non avere euro. L’Europa, infatti, è al centro della crisi, non solo al centro della crisi geopolitica ma anche al centro delle conseguenze della crisi. Non avere euro o essere sottopeso azionario europeo sono le due cose che hanno funzionato maggiormente. È un caso evidente di ricostituzione del premio per il rischio, poichè normalmente solo nei paesi emergenti si ha una situazione in cui il mercato azionario si indebolisce mentre la valuta si indebolisce. Solitamente nei paesi sviluppati avviene l’opposto: la valuta che si indebolisce tende a essere associata a mercati azionari più forti. Quello che è successo nel corso delle ultime due settimane è un classico caso di aumento del premio per il rischio associato agli asset europei, che ha fatto sì che l’euro si indebolisse e contemporaneamente l’Europa ex UK sia stata il peggior mercato. Abbiamo sempre detenuto un po’ più di dollari di quella che è la nostra visione strategica di portafoglio in quanto funzionano come hedging nelle fasi di risk-off. Riteniamo che questa proprietà del dollaro permanga, così come per lo Yen e in parte per il RMB. Il mercato inizia a scontare che non vi sono ulteriori sanzioni in arrivo e potrebbe potenzialmente rimbalzare, e se si arrivasse a una tregua negoziata il rimbalzo potrebbe essere significativamente importante. Dobbiamo essere quindi cauti in fasi così volatili a prendere posizioni che siano giustificabili nel medio termine”.

L’ultima settimana è stata positiva per i flussi degli strumenti obbligazionari. È il momento di incrementare l’esposizione?
No. Riteniamo che l’attuale situazione porti con sè non solo un’inflazione strutturalmente più alta per lungo tempo ma anche una funzione di reazione dei policy makers che è tesa a sostenere la domanda. Non assisteremo a ciò a cui abbiamo assistito durante il Covid, ma riteniamo che la politica fiscale sarà tendenzialmente un po’ più espansiva. Non crediamo ci sarà il coordinamento fiscale e monetario a cui abbiamo assistito durante il Covid. Un conto è che le banche centrali acquistano bond con bassi
prezzi del petrolio e bassi livelli di inflazione, rischiando di entrare in deflazione, un conto è comprare bond con
livelli di inflazione al 6-8%. Questo genera una situazione in cui abbiamo bassi rendimenti a scadenza negli Stati Uniti e in Europa, e livelli alti di inflazione. La nostra view è positiva sui linkers. Siamo positivi anche sull’obbligazionario cinese, tuttavia vediamo un solo rischio che facciamo fatica a prezzare: la Russia non ha tante cose da vendere e sappiamo che una parte rilevante delle riserve è in RMB. È possibile che la Russia decida di ridurre questa esposizione e questo metterebbe un po’ di pressione sia sul RMB che sul mercato obbligazionario cinese. Riteniamo che la Cina non sia alla ricerca di un RMB più forte, ma stabile o al margine un po’ più debole.

Il rischio di stagflazione come incide sulle politiche delle banche centrali?
Quella attuale è a tutti gli effetti una situazione stagflazionistica: la crescita rallenta e l’inflazione aumenta. Tuttavia se confrontiamo l’attuale contesto con quello degli anni ‘70, riteniamo che l’inflazione sia strutturalmente più alta, seppur non ai livelli degli anni ’70. Inoltre, non riteniamo che, a differenza degli anni ’70, la crescita economica sia significativamente più bassa rispetto al decennio precedente. Crediamo che i tassi di crescita economica siano molto simili al decennio precedente, mentre l’inflazione sarà più alta. Non riteniamo che i tassi reali possano diventare positivi. Ciò che è realistico è pensare che le banche centrali adeguino la politica monetaria all’inflazione: più inflazione si accompagna a tassi nomali più alti, ma tassi reali negativi o al massimo vicino allo zero. Guardando all’andamento dei settori nelle ultime settimane, vediamo deflussi dai finanziari e contemporaneamente flussi su energia e settore sanitario.

le nostre view sui settori
Attualmente siamo più positivi nell’aggiungere posizioni nel campo delle energie alternative. È un settore che ha performato molto bene nel 2020, molto male nel 2021, è partito male nel 2022 e più di recente ha fatto bene. C’è una considerazione di breve termine che va contro l’energie alternative dove in una war economy passano in secondo piano. Tuttavia strategicamente nei prossimi anni l’Europa attuerà una politica energetica che la renderà più indipendente. L’energia importata dal resto del mondo presenta rischi geopolitici e questo porterà a significativi investimenti per cercare di dotarsi di indipendenza energetica. Crediamo che il nucleare rimanga off-limits per i paesi europei tranne la Francia. Il tema delle energie alternative diventa centrale dal punto di vista strategico per l’Europa. Il settore sanitario è un settore difensivo. Presenta una sensibilità alle dinamiche dei tassi di interesse, tuttavia è una sensibilità limitata poichè è un settore che tratta a sconto rispetto al mercato. Presenta cashflow che dipendono relativamente poco dall’andamento ciclico e ci sembra quindi un settore che ha sia valore di hedging di breve che valore strategico. Sul settore mining, siamo strategicamente positivi ma non riteniamo opportuno incrementare l’esposizione in questo momento. Un grande tema è il settore dei finanziari, che abbiamo ridotto non per motivi legati al conflitto quanto piuttosto per via del fatto che i tassi sono saliti molto rapidamente. Riteniamo che attualmente ci sia una eccessiva reazione al ribasso. Se guardiamo ai movimenti di prezzo, questi non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi. È un’area dove potenzialmente potremmo aggiungere ma vorremmo vedere segnali come la fine dell’escalation. L’attuale è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. Dovremmo iniziare a vedere segni di de-escalation che ad oggi non abbiamo.

DISCLAIMER
Il presente documento è stato predisposto da BlackRock (Netherlands) B.V.. Ogni ricerca disponibile nel presente documento è stata ottenuta e può essere predisposta da BlackRock per finalità proprie. I risultati di tale ricerca sono resi disponibili solo incidentalmente, non costituiscono consulenza in materia di investimenti e/o una raccomandazione ad investire e sono soggetti a modifica. Non riflettono necessariamente, in tutto o in parte, il punto di vista delle società del Gruppo BlackRock, né viene fornita alcuna garanzia in merito alla loro accuratezza. Il presente documento ha esclusivamente finalità informative, pertanto non costituisce un’offerta o una raccomandazione a investire in fondi BlackRock e non è stato redatto in relazione a tale tipo di offerta. Le note precedenti in nessun modo costituiscono ricerca in materia di investimenti e/o raccomandazione ad investire, acquistare o vendere alcun titolo finanziario. BlackRock non assume alcuna responsabilità in merito alle decisioni di investimento prese sulla base delle informazioni comunicate. Le opinioni espresse sono aggiornate all’8 marzo 2022 e sono soggette a modifiche. Ogni investimento comporta dei rischi.