Aprile 24, 2026
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Box e posti auto: prezzi ancora in salita, grazie anche alla detrazione fiscale

Mettere a reddito un box garantisce semplicità di gestione e un rendimento medio annuo lordo del 6,5%. I box di nuova costruzione consentono una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute.

Secondo le analisi di Tecnocasa, nel 2022 i prezzi dei box sono in aumento dello 0,6% nelle grandi città, mentre quelli dei posti auto realizzano un risultato positivo dello 0,4%. In tutte le metropoli i valori crescono: a eccezione di Bari, le città di Milano (+4,0% e +3,2%) e Roma (+2,1% e +0,7%) sono quelle in cui i prezzi sono cresciuti maggiormente.

Anche i volumi di compravendita sono leggermente in crescita nella prima parte del 2022: +8,6% con una crescita abbastanza in linea con quella registrata nel 2021. I dati del 2022, pertanto, confermano il trend già evidenziatosi nel 2021, e mettono in rilievo che il 73,9% delle operazioni relative ai box riguardano le compravendite, mentre solo il 26,1% riguarda la locazione. Rispetto a un anno fa, l’incremento della percentuale delle compravendite di box passa da 73% a 73,9%, naturale conseguenza del trend delle compravendite delle abitazioni. Nella maggioranza dei casi, chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito (42,9%), dal momento che garantisce una semplicità di gestione e un rendimento medio annuo lordo del 6,5%.

Box e posti auto avevano subito una vera e propria impennata nel 2021, dopo il calo del 2020 dovuto alla pandemia. La compravendita di box e posti auto si è risvegliata l’anno successivo ed ha portato gli italiani a valutare questa forma di investimento sia per esigenze personali che per avere una piccola rendita con un investimento tutto sommato contenuto, grazie al quale è possibile investire un capitale di alcune migliaia di euro e ricavare una piccola cifra mensile che integra il proprio reddito nel tempo. Inoltre, la valutazione di un box è strettamente legata al suo utilizzo (per sé stessi o per gli altri), e non sono poche le famiglie che decidono di affittarlo, dal momento che il costo mensile è comunque ridotto e accessibile.

Relativamente all’andamento di questo particolare segmento del mercato immobiliare, le prospettive future appaiono piuttosto rosee, sia per la sua elasticità finanziaria sia per alcune agevolazioni fiscali che, in caso di nuove costruzioni, consentono un risparmio di imposta notevole. In ogni caso, il primo aspetto da comprendere quando si valuta un investimento in una c.d. pertinenza immobiliare è la differenza che c’è tra box e garage, impropriamente usati allo stesso modo nella lingua parlata. Il primo è di fatto una struttura con ingresso indipendente, che può ospitare i più disparati mezzi di locomozione (macchine, motocicli, biciclette etc). Il garage, invece, in termini strettamente catastali è un ambiente che “ospita” al suo interno uno o più box. Lo si trova in forma estesa in molti condomini, ed in forma più ridotta nelle ville o villette, dove spesso coesistono il box, la cantina e altri locali tecnici.

Insomma, il garage contiene il box, ma non il contrario.

A questi due si aggiunge un’altra pertinenza piuttosto richiesta, il posto auto, che di solito consiste in uno spazio esterno scoperto, ma sempre più spesso lo troviamo fornito di una tettoia che ripara l’auto dalle intemperie e dal sole. Anche per questi ultimi il trend è in deciso aumento, ed è frequente che i posti auto condominiali – assegnati e acquistati come pertinenze dell’immobile – trovino un fiorente mercato all’interno degli stessi condomini o in quelli limitrofi. Invece, relativamente ai box di nuova costruzione, valgono le norme emanate in tema di agevolazioni fiscali sugli interventi di ristrutturazione edilizia, disciplinate dall’art. 16-bis del d.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui redditi). Queste consistono in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48mila euro per unità immobiliare. Attualmente la detrazione è stata elevata al 50% fino al 31 dicembre 2024, per un limite massimo di spesa di 96mila euro.

Tra gli interventi agevolati rientrano anche l’acquisto di box e posti auto di pertinenza già realizzati dall’impresa costruttrice, ma solo per le spese imputabili alla loro realizzazione; parcheggi, autorimesse o posti auto, anche a proprietà comune, purché vi sia un vincolo con una unità immobiliare abitativa: se si vende l’una si deve vendere anche l’altro (il box). Per “realizzazione di autorimesse o posti auto“, il Fisco chiarisce che tale dizione ricomprende ai fini della detrazione solo gli interventi di nuova costruzione. Di conseguenza, la detrazione non spetta se il box auto è venduto a seguito di un intervento di ristrutturazione su un immobile cui è stato effettuato un cambio di destinazione d’uso da altra categoria ad una categoria abitativa.

Indagine sul mercato di box e negozi: investitori attenti ai rendimenti

Chi acquista per mettere a reddito un box guarda ai rendimenti interessanti, intorno al 6,5% annuo lordo. I rendimenti annui lordi dei locali commerciali arrivano anche al 10%.

Il timore dell’inflazione, negli ultimi sei mesi, sta spingendo molti investitori verso il mattone come forma di reddito e difesa del valore del capitale. Oltre al classico appartamento, Tecnocasa segnala anche un interesse per l’acquisto di box e di negozi. Questi ultimi, in particolare, sono considerati appetibili alla luce della riduzione dei prezzi che hanno subito negli ultimi anni, e anche per via della ripresa della domanda di affitto che si sta registrando.

I box, invece, piacciono soprattutto per la facilità di gestione. Secondo i Tecnocasa e Tecnorete, infatti, i box sono stati acquistati nel 45,2% dei casi proprio per investimento. E’ una percentuale importante, che si spiega col fatto che c’è interesse per la locazione dei box, che compre il 25% delle operazioni immobiliari complessive in questa tipologia. In generale il dato sulle transazioni immobiliari è in crescita, e questo ha trascinato anche i box. Anche i volumi di compravendita sono in crescita: secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate dal 2020 al 2021 c’è stato un incremento del 31,8%, ma ancora più significativo è l’incremento rispetto al 2019 (+23,2%).

Chi acquista per mettere a reddito un box guarda alla maggiore facilità di gestione dell’immobile e ai rendimenti interessanti, intorno al 6,5% annuo lordo. A livello di valore immobiliare, tuttavia, i box negli ultimi 10 anni hanno perso mediamente il 28,3%. Chi fa questo tipo di investimento valuta attentamente la zona, prediligendo quelle a bassa presenza di box rispetto alla densità abitativa e la dimensione del box che deve consentire manovre agili. Alcuni investitori considerano anche le aree in cui si prevede una riduzione degli spazi per parcheggiare, aspetto questo che in genere trascina verso l’alto la domanda di box. L’effetto contrario si registra in quelle aree in cui si prevede la nascita di parcheggi o dove i parcheggi sono già stati costruiti; tali zone diventano meno interessanti agli occhi degli investitori perché ci potrebbe essere una minore domanda di affitto per eccesso di offerta.   

Discorso diverso per i locali commerciali che, da sempre, sono considerati un ottimo investimento; tanto che quasi la metà delle compravendite ha questa finalità e si indirizza prevalentemente sui piccoli tagli. I rendimenti annui lordi dei locali commerciali calcolati dall’Ufficio Studi Tecnocasa si aggirano mediamente intorno all’8-9%, fino a superare anche il 10% (anche nelle vie più periferiche o di minor passaggio). Al giorno d’oggi, gli investitori preferiscono un negozio posizionato in una via di transito, anche perché i prezzi di questa tipologia immobiliare si sono ridotti in modo importante. Negli ultimi dieci anni, infatti, i locali commerciali in vie di passaggio hanno perso il 38,4%, mentre quelli nelle vie non di passaggio il 42,3%. Anche in questo caso si cerca di mirare l’acquisto nelle zone ad alta densità abitativa, quelle universitarie e con una buona concentrazione di uffici. Sempre da tenere d’occhio le aree sottoposte a interventi di riqualificazione.

Box e posti auto, valori e scambi in recupero. Residenziale, rendimenti al 7.8%

Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito, vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti.

La ripresa del mercato immobiliare, sia di prezzi sia di volumi delle case, fa sentire i suoi effetti anche sul segmento dei box e posti auto. Nel 2021, infatti, secondo le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, i prezzi dei box nelle grandi città sono cresciuti dello 0,5% mentre quello dei posti auto sono rimasti stabili. Allo stesso modo le compravendite, aggiornate dall’Agenzia delle Entrate ai primi nove mesi del 2021, evidenziano un recupero degli scambi dei box del 41,9% a livello nazionale e del 39% per le grandi città; l’aumento si conferma anche se si effettua il confronto con i primi nove mesi del 2019, anno non interessato dalla pandemia.

Nel 2021 il 73% delle operazioni ha riguardato la compravendita e il 27% la locazione di box. Il dato sulle transazioni immobiliari è in crescita e questo ha trascinato anche i box. anche questa tipologia. Rispetto allo stesso periodo del 2020 c’è un incremento del 4,8%. Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito (44,1%) vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti, che però restano i più bassi per gli investitori, anche se è il prodotto immobiliare con la crescita maggiore anno su anno. In questo caso sono Roma e Firenze a offrire le migliori prospettive di rendimento, la prima con un 6,8%, la seconda con il 6,6%. Milano e Palermo, si fermano al 6%, mentre Bologna (5,4%) e Catania (5,3%) precedono Napoli (4,7%) fanalino di coda della graduatoria dei ritorni per quanto riguarda i box auto.  Anche in questo caso, comunque, il ritorno sarebbe ben più alto di quello dei Btp a 10 anni.

Il rendimento lordo dato dall’acquisto di una casa per metterla sul mercato degli affitti è salito al 7,8% nell’ultimo anno. Nel quarto e ultimo trimestre del 2020, il rendimento offerto era stato del 7,5%.

È quanto emerso dall’ultimo studio condotto da Idealista, portale immobiliare che mette in relazione i prezzi di vendita e di locazione dei diversi prodotti immobiliari per calcolare la loro redditività lorda. Secondo lo studio i locali commerciali (negozi) si confermano il prodotto immobiliare più profittevole, con rendimento dell’11,6% (come 12 mesi fa). Alle loro spalle crescono gli uffici, che stanno vivendo una profonda trasformazione per via della pandemia, e vedono salire i loro rendimenti fino al 9,2%, mentre i box arrivano a toccare il rendimento record di 7,2% a fronte di un rendimento dei Btp 10 anni che risale oltre l’1%. Tra i capoluoghi italiani, Taranto e Siracusa diventano i più redditizi, con un indice di rendimento pari all’11,6%. Seguono Biella (10,6%), Ragusa (9,7%) e Trapani (9%). Dall’altro lato, i rendimenti più bassi d’Italia spettano ai proprietari di case in affitto a Siena (3,1%), Salerno (3,2%) e Venezia (4,1%). A Roma la redditività lorda sale al 4,6%, mentre Milano si attesta al 5,6%.

La casa immaginata dagli italiani. Una ricerca svela come cambiano le preferenze

Casa.it presenta i risultati della ricerca “La casa che immagino”, con cui ha dato voce ai propri utenti per capire come sono cambiate le loro aspettative e priorità immobiliari. Ecco dove le persone sognano la loro futura abitazione.

Sulla scorta dei profondi cambiamenti avvenuti nella domanda di abitazioni post-pandemia, il portale Casa.it ha coinvolto 3.600 persone nella ricerca denominata “La casa che immagino”, concepita per comprendere come le persone immaginano oggi la loro futura casa, le loro aspirazioni e priorità quando la cercano, e come queste siano cambiate negli ultimi due anni.

“Sono cresciuti la necessità e il desiderio di avere case grandi, luminose e confortevoli, vicino a spazi verdi e soprattutto vicino ai punti d’interesse utili per la vita quotidiana”, commenta Daniela Mora di Casa.it. In termini di obiettivi, l’acquisto della prima casa è quello principale per chi cerca casa oggi (39% degli intervistati), seguito da chi la comprerebbe per sostituire la prima casa con una più grande (27%) e da chi, al contrario, la comprerebbe per sostituire la prima casa con una più piccola (9%). Di contro, il 17% degli intervistati prenderebbe una casa in affitto quale scelta momentanea in attesa di acquisto (23% delle preferenze), oppure per motivi di lavoro (19%).

L’appartamento e la casa indipendente sono le tipologie più richieste; le persone cercano soprattutto case grandi e già abitabili o nuove. In dettaglio, il 42% degli intervistati cerca un appartamento, il 25% una casa indipendente, il 7% un attico, il 6% una villa, il 6% una villetta a schiera, il 5% una casa bifamiliare/tri familiare, il 4% un rustico/casale, e a seguire le altre tipologie. I trilocali, i quadrilocali e gli appartamenti con più di cinque locali sono in cima alle preferenze con rispettivamente il 33%, 29% e 25%. Il bilocale ottiene il 12% delle preferenze e il monolocale soltanto l’1%. Il 61% preferisce una casa già abitabile, il 26% una casa nuova, solo il 13% una casa da ristrutturare.

Le giovani coppie sognano la casa in periferia (44%), mentre i giovani single e le persone più adulte preferiscono il centro città (27%). Preferite anche le località di mare (13%), i piccoli borghi (10%), i paesini in montagna (4%) o sul lago (2%). A preferire maggiormente la casa in periferia sono maggiormente le coppie con o senza figli, rispettivamente 46% e 44%, ma anche i giovani adulti dai 26 ai 34 anni (55% del gruppo specifico) e dai 35-44enni (51%). Salendo con l’età, la preferenza per la periferia cala: solo il 40% dei 45-54enni cerca casa in periferia, il 34% dei 55-64enni e il 30% degli ultrasessantacinquenni. Invece il centro città è preferito soprattutto dai 18-25enni (37%) e dagli over 65 (31%), ma anche dai single (33%) e dalle famiglie monoparentali (28%). Una casa in un piccolo borgo è desiderata soprattutto dai 35-44enni (12%). Al crescere dell’età aumenta, quindi, il desiderio di abitare fuori città, al mare, in montagna e al lago.  

In testa alla classifica dei contesti di maggiore interesse ci sono negozi e servizi (54%), con un cambio rispetto ad un anno fa quando gli spazi verdi, giardini e parchi erano al primo posto con il 60% delle preferenze (oggi al secondo posto con il 53%). Di alto gradimento, naturalmente, anche la presenza di supermercati (48%), mezzi pubblici (39%), lavoro (25%), scuola e luoghi per il tempo libero (23%) e il mare (18%). Abitare vicino alla casa dei nonni (9%) è più importante di abitare vicino alla montagna (6%) o al lago (5%).

Dopo la pandemia, per gli italiani gli spazi essenziali nella futura casa sono il giardino privato e il box/garage a pari merito, al contrario di un anno fa quando l’esperienza del lockdown aveva portato al primo posto il giardino privato con il 58% delle preferenze con +7% rispetto al box/garage. Oggi gli altri spazi essenziali sono il soggiorno (49%), la cucina abitabile (47%), il terrazzo (46%), 2 o più bagni (45%), la cameretta per i figli (37%), il balcone (34%), il ripostiglio (31%). Seguono il locale lavanderia (26%), la camera per gli ospiti e la cantina (23%), la cucina a vista (21%), la cabina armadio (18%), lo studio o spazio per lo smart working (17%), la stanza/luogo per le passioni (14%) e l’area palestra (4%). La cabina armadio, in particolare, è essenziale soprattutto per single e coppie senza figli, mentre il box/garage soprattutto per le coppie che siano con figli o senza, rispettivamente 54% e 53%.

Tra le caratteristiche o i servizi che la futura casa dovrebbe avere, al primo posto troviamo la luminosità, con il 71% delle preferenze, al secondo il riscaldamento autonomo (62%), al terzo una bella vista (46%), al quarto l’aria condizionata (38%), al quinto la connessione Internet veloce (32%), al sesto una casa più grande di quella attuale (30%), al settimo l’accessibilità con il resto della città e l’esterno (28%), all’ottavo l’elevata classe energetica (27%), al nono l’isolamento acustico (25%), al decimo il cortile (18%), all’undicesimo la domotica (9%), al dodicesimo la casa modificabile con pareti mobili (6%), al tredicesimo il servizio di portineria (5%), al quattordicesimo i locker per le consegne a domicilio (3%).

In aumento le compravendite di negozi, uffici e capannoni. Box auto, prezzi in contrazione

Tra gli immobili per l’impresa, quello dei capannoni si rivela il settore più dinamico nel post pandemia. In aumento le compravendite di box e posti auto, ma i prezzi si vanno ridimensionando.

Nei primi tre mesi del 2021 le compravendite degli immobili per l’impresa secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate ed elaborati da Tecnocasa, hanno registrato un aumento notevole delle compravendite, che hanno segnato un +43,7% per il settore produttivo,+61,1% per i depositi, +34,4% per i negozi +34,4% e +50,7% per gli uffici.

Il settore più dinamico, in generale, sembra essere quello dei capannoni, tipologia che dallo scoppio della pandemia ha registrato un recupero costante. Prima grazie all’e-commerce che ha spinto la ricerca di spazi da parte delle aziende di logistica e della GDO per trovare una location vicina alle metropoli dove stoccare la merce da consegnare velocemente in città. Allo stesso tempo la ripresa della produzione, come più fonti mettono in evidenza, sta determinando un aumento delle richieste di spazi.

Ad acquistare sono quasi sempre aziende che hanno una solida situazione patrimoniale, piani di sviluppo per il futuro e che stanno cogliendo le occasioni che il mercato offre dopo anni di ribasso dei prezzi. Infatti, negli ultimi dieci anni i prezzi dei capannoni sono diminuiti del 31,8% per le tipologie nuove e del 34,9% per quelle usate. I dati sulle compravendite realizzate evidenziano che la maggioranza di chi ha acquistato capannoni ha avuto come finalità proprio quello di creare depositi.          

Il segmento del retail è stato quello più impattato dalla pandemia e questo ha determinato anche la liberazione di molti spazi. Chi ha resistito ha provato ad acquistare l’immobile ma nella maggioranza dei casi l’operazione ha interessato investitori che hanno colto l’occasione per comprare sia spazi vuoti sia occupati. I dati rivelano che tra gli acquirenti dei negozi ci siano anche coloro che hanno deciso di destinarlo ad uso ufficio o quando possibile in abitazione e, in questo caso, spesso il negozio è posizionato in via non di passaggio. Anche questa tipologia immobiliare ha evidenziato, negli ultimi dieci anni, un calo dei valori del 37,4% per le soluzioni in via di transito e del 42,3% per quelle in via non di passaggio.

Anche per gli uffici si segnala un aumento delle transazioni, +50,7%, e in questo caso ad acquistare sono quasi sempre utilizzatori, spesso liberi professionisti, che stanno approfittando del ribasso dei prezzi che negli ultimi 10 anni è stato del 37,1% per le soluzioni nuove e del 38,7% per quelle usate.    

Relativamente al mercato retail, il Gruppo Tecnocasa ha recentemente fornito i dati sulle compravendite di box e posti auto, i quali hanno registrato una contrazione, rispettivamente dello 0,7% e dello 0,9%, nel secondo semestre del 2020 rispetto al primo. Riguardo le transazioni, i dati dell’Agenzia delle Entrate segnalano, nello stesso arco temporale, un aumento delle compravendite dei box del 7,8% a livello nazionale e dell’1,2% nelle metropoli.  

Il 68,6% delle operazioni hanno riguardato la compravendita, mentre il 31,4% la locazione. Inoltre, tra gli acquirenti esiste una buona componente (49,4%) che acquista un box o un posto auto con la finalità di metterlo a reddito, anche se prevale l’utilizzo proprio. Tra i vantaggi di investire in un box c’è sicuramente una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione, ed un rendimento interessante, intorno al 6,3% annuo. Quanto al loro valore, i box hanno avuto un trend decennale abbastanza in linea con le abitazioni: i primi hanno perso il 33,1%, le seconde il 30%.  

Box e posti auto, il mercato si ridimensiona. Meglio comprare solo nelle zone con presenza di uffici

Secondo le analisi dell’Ufficio Studi Tecnocasa, i valori immobiliari dei box e dei posti auto hanno registrato nel 2020 una contrazione. Compravendite in calo del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.

Nelle località più grandi, popolose o turistiche riuscire a trovare un posto auto o almeno un parcheggio dove lasciare la propria auto senza problemi e soprattutto senza il timore di non trovarla più può risultare una vera impresa. Questo vale soprattutto nelle zone più centrali o importanti di tali località.

Se in alcuni casi le difficoltà di trovare un box auto non sono poche, dal punto di vista dei loro prezzi, come vedremo, l’andamento risulta essere costantemente al ribasso, anche se esiste qualche timido segnale di ripresa in questi ultimi mesi.

I dati complessivi dell’ultimo triennio 2017-20 non sono stati positivi. Negli ultimi anni il settore immobiliare ha visto un notevole ribasso dei prezzi. Questo, però, non ha interessato solamente le case, e questa condizione di crisi si è estesa anche ai prezzi relativi all’acquisto dei box auto. Questo trend, quindi, sembra rispecchiare quello che sta accadendo sul mercato delle abitazioni. I dati dell’Agenzia delle Entrate, infatti, segnalano nello stesso arco temporale una diminuzione delle compravendite dei box del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.  

Segmentando i dati di compravendita, il 68,2% delle operazioni sono state finalizzate all’acquisto, mentre il 31,8 % riguardano operazioni di locazione. La discreta percentuale di chi decide di affittare un box, pertanto, si contrappone in modo equilibrato a quella relativa agli acquirenti (48,6%) che acquistano con la finalità di mettere a reddito l’immobile (anche se prevale l’utilizzo proprio).

Tra i vantaggi del box, c’è sicuramente una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione, e gli importi investiti risultano generalmente per tutte le tasche. Quando non servono più per un proprio utilizzo, si affittano a terzi ricavando un reddito variabile a seconda della zona, esattamente come per le abitazioni. In ogni caso, nel caso si trovasse un’interessante opportunità per un acquisto, è bene valutare alcuni elementi utili ad effettuare una scelta ponderata. In tal modo, non solo si acquisirà un bene di valore, ma tale valore nel corso del tempo potrà anche accrescersi considerevolmente. In primis, sarà necessario tenere in considerazione la zona e avviare l’investimento in quelle aree dove le possibilità di parcheggio scarseggiano e nelle quali c’è una presenza più bassa di box rispetto alle abitazioni, come accade per esempio nelle aree centrali o semicentrali delle città più grandi. Invece, sono da escludere quelle zone che hanno recentemente vissuto uno sviluppo urbanistico negli ultimi anni in quanto, sicuramente, saranno presenti un numero di box sufficienti a soddisfare la richiesta e le aree in cui sono stati costruiti oppure introdotti nuovi parcheggi per residenti.

Da tenere in considerazione, soprattutto, le zone che hanno un’alta presenza di uffici, specialmente se non sono collegate ottimamente con i mezzi di pubblici e non vi sono molti parcheggi disponibili. Infine, bisogna tenere conto degli oneri di gestione e delle spese condominiali dei box, anche se queste sono generalmente contenute.

Indicativamente, lo spazio di 5 x 2,4 metri è sufficiente per parcheggiare la macchina e muoversi all’interno del box. I box doppi, capaci cioè di parcheggiare due auto (e non auto più motorino), devono essere di almeno 5 x 4 metri. I box, infatti, si vendono secondo il criterio di posti auto disponibili più che per la loro metratura. Quindi, è molto importante il controllo di persona prima di effettuare l’acquisto, allo scopo di valutare se le dimensioni corrispondono a quelle dichiarate nell’annuncio di vendita.

Relativamente al condominio in cui si trova il box, uno sguardo al soffitto può rivelare macchie d’umido che potrebbero diventare un problema, idem per pavimento e muri. Inoltre, sarà bene controllare l’accesso al box e le possibilità di manovrare all’interno dell’area dei box, se si tratta di uno spazio condominiale.

Infine, è bene sapere che l’acquisto di un posto auto o di un box può beneficiare di una agevolazione del 50%, che è riconosciuta:
– Sull’acquisto dei box e dei posti auto pertinenziali che sono già realizzati (soltanto per gli oneri imputabili alla loro costruzione);
– Sulla costruzione delle autorimesse o dei posti auto, anche di proprietà comune (basta che sia presente un vincolo di pertinenzialità fra esso e l’unità immobiliare abitativa).