Maggio 30, 2026
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Spirale inflattiva o ritorno alla normalità? Presto il decennale USA sopra il 2% e il bund oltre lo 0%

Secondo Alberto Conca di Zest, la risalita dei tassi sconsiglia l’investimento sui titoli governativi a favore del corporate high yield. Il contesto macro favorisce banche e lusso: da seguire Unicredit, Deutsche Bank, Kering e Swatch.

“Il rendimento del decennale USA potrebbe spingersi fin sopra al 2%, mentre i differenziali di rendimento con l’Europa rimarranno sostanzialmente stabili e il Bund tedesco potrebbe tornare in territorio positivo, anche se solo marginalmente. Questo comporta ancora poco rischio di duration nei portafogli, ma scoraggia l’investimento in obbligazioni legate all’inflazione”. È l’analisi macro-economica di Alberto Conca, responsabile degli investimenti di Zest Sa.

L’acceso dibattito di investitori ed economisti circa una nascente spirale inflattiva, che si potrebbe manifestare nei prossimi mesi e anni, appartiene alla sfera degli eventi conosciuti le cui conseguenze risultano difficili da prevedere – proseguono le considerazioni di Conca. Gli elementi in gioco sono molteplici e le loro interrelazioni possono portare a risultati differenti. Oltre al supporto fornito dalle banche centrali nell’ultimo decennio, la pandemia ha portato molti governi a implementare ingenti stimoli fiscali che hanno permesso il rapido recupero dell’attività economica. La pandemia ha causato un forte shock economico, simile a quello che avviene per effetto di un disastro naturale e diverso da quello causato da una recessione più tradizionale

Le banche centrali confidano che il rialzo dell’inflazione di questi mesi dovrebbe rallentare verso l’autunno per poi stabilizzarsi intorno al famoso obiettivo del 2% a inizio 2022. Depongono a supporto di questa tesi la normalizzazione del livello di scorte nel sistema, il riequilibrio del mercato del lavoro e il recupero di produttività. Inoltre, il rialzo dei prezzi delle materie prime si dovrebbe esaurire non appena l’attività economica sarà pienamente normalizzata. 

“L’andamento del decennale Usa mostra che di fatto siamo tornati sui livelli pre-pandemici, a conferma che quello che stiamo vedendo in queste settimane non è altro che un ritorno alla normalità e una riduzione del premio per il rischio”, spiega Conca. “Le manovre fiscali potrebbero ridurre più velocemente l’output gap, quindi la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale, e mantenere il tasso d’inflazione più stabilmente vicino agli obiettivi delle banche centrali. Questo a nostro avviso dovrebbe spingere moderatamente al rialzo i tassi a lunga, continuando a irripidire le curve dei tassi”.

Nell’area Euro, grazie alle manovre fiscali di supporto all’economia e ai continui interventi della Bce, crediamo che l’investimento in Corporate High Yield sia ancora premiante sia per il maggior rendimento, ma anche e soprattutto per la possibilità di un marginale restringimento degli spread. Con il Bund che potrebbe superare lo 0% di rendimento, crediamo che tutto il comparto governativi sia da evitare, in modo particolare la parte a lunga delle curve. Per il mercato azionario europeo, pensiamo che questo sia l’anno in cui il settore finanziario, e le banche in particolare, potrà continuare a recuperare parte del terreno perso negli ultimi anni. Grazie al contesto macro e alle ristrutturazioni intraprese negli ultimi anni, pensiamo che Unicredit e Deutsche Bank offrano interessanti profili di rischio/rendimento. Il settore del lusso, inoltre risulta ancora in grado di fare bene, grazie alla ripresa globale dei consumi. In questo contesto ci appaiono interessanti Kering per la qualità e Swatch come storia di ristrutturazione.

Niente “sliding doors” negli investimenti, il segreto è ricevere buoni consigli

Negli investimenti non esistono delle “sliding doors” che ci permettono di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi, ma esiste la possibilità di fronteggiarli. Per riuscirci, basta evitare il fai da te e rivolgersi ad un professionista.

Di Alfonso Selva*

Siamo entrati da pochi giorni nel nuovo anno, e per i risparmiatori è tempo di bilanci e risultati a consuntivo. La pandemia, infatti, ha condizionato pesantemente l’andamento dei mercati finanziari nel corso del 2020, ma non proprio come ci si può aspettare da una analisi superficiale che prenda in esame i soli dati dal 1 Gennaio al 31 Dicembre: in mezzo c’è un oceano di differenze, a seconda di quando abbiamo iniziato ad investire.

Certo, alla fine il rendiconto dei nostri investimenti – quello che la nostra banca deve inviare almeno una volta l’anno – dirà esattamente come sono andati e che tipo di rendimento (se c’è stato) abbiamo avuto, ma ciò che leggerete nel prosieguo di questo articolo potrebbe anche farvi riflettere su come “sarebbe potuto andare” se avessimo fatto determinate scelte in determinati momenti dell’anno.

Partiamo dal mercato azionario mondiale. In America, nel 2020 lo S&P 500 ha guadagnato il 16% e il NASDAQ il 43%, mentre in Europa la situazione è un pò più varia: l’Italia ha perso il 5,21%, Parigi ha perso il 7,14%, Londra ha perso il 14,35%, Madrid ha perso il 15,45%, e solo Francoforte e Zurigo hanno guadagnato qualcosa (rispettivamente il 3,55% e lo 0,82%). La Russia ha perso il 4,34%, ed in Asia il Giappone ha guadagnato il 16%, mentre la Cina ha guadagnato il 13,87%.

Dopo aver passato in rassegna i mercati azionari, per chi ancora crede nella validità delle obbligazioni all’interno di un portafoglio, scopriamo che i titoli di stato con scadenza a 10 anni, in euro (il nostro BTP) rende lo 0,5% all’anno, mentre il resto delle obbligazioni in Euro sono tutte a rendimenti negativi: il BUND tedesco rende il – 0,57%, l’OAT francese il – 0,34%, il titolo di stato austriaco il – 0,44% e quello spagnolo zero. Per quanto riguarda le obbligazioni in valuta estera (per le quali esiste un rischio di cambio), quelle in sterline inglesi rendono lo 0,19%, quelle in franchi svizzeri il – 0,53% e quelle del Tesoro Americano in dollari 0,91%. Se poi ci si vuole avventurare nelle emissioni obbligazionarie “esotiche”, ci sono quelle cinesi (in valuta cinese) che rendono il 3,20% circa.

Naturalmente, i rendimenti sono lordi (la tassazione è del 26% o del 12,5%, a seconda del tipo di emittente) ed il rischio valutario non è certo da sottovalutare.

Oltre ad azioni e obbligazioni, esistono anche altre forme di investimento di cui possiamo tracciare un bilancio: l’Oro ha guadagnato il 22,27%, il Petrolio ha perso il 20,8% e il Bitcoin è salito di circa il 340%.

Questi sono i dati “a consuntivo”, che fotografano il rendimento conseguito (o meno) dalle suddette tipologie di investimento dall’1 Gennaio al 31 Dicembre 2020. Questi risultati complessivi, però, sono il frutto di un andamento “pazzesco”, che ha dovuto tener conto di alcuni passaggi che è il caso di ricordare. Siamo partiti da un 2019 spumeggiante e da un inizio 2020 sotto tono, con un mese di Febbraio già “bruttino”, ma niente al confronto della tempesta successiva. Infatti, a Marzo il Covid 19 ha fatto crollare i mercati – è crollato tutto, dalle azioni alle obbligazioni – e, tra gli investitori, c’è chi ha tenuto tutto ed ha aspettato, e c’è chi si è messo paura ed ha venduto. Alcuni, facendo la cosa giusta, hanno comprato a fine Marzo 2020 portando poi a casa risultati “stellari”, ben superiori a quelli dei migliori mercati presi nel loro risultato complessivo annuale. Chi ha comprato nella terza decade di Marzo, infatti, ha conseguito (in base ai singoli mercati) questo consuntivo:

NASDAQ + 77,33%,

S&P 500 +55,39%,

FTSE MIB (Italia) + 44,35%,

– Londra + 29,41%,

NIKKEI (Giappone) + 64,03

– Cina + 40,69%.

Naturalmente, si potrebbe obiettare che “del senno di poi son piene le fosse”, e che in finanza non esistono delle “sliding doors”, intese nel loro concetto di momento topico di una storia, o di un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona o, nel nostro caso, di un investimento (“cosa sarebbe successo se…“). Questo particolare significato è venuto a crearsi dopo l’uscita nel 1998 del film omonimo con protagonista la bellissima Gwyneth Paltrow, e sebbene quella pellicola racconti la vita della protagonista “come sarebbe potuta essere se…”, nella realtà non esiste niente che ci permetta di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi. Il punto è che i dati sciorinati prima sulle possibili performance realizzate qualora avessimo investito intorno al 20 di Marzo non sono solo delle mere ipotesi, e sono molti i risparmiatori che hanno comprato proprio mentre il terrore e la paura di poter morire segnava le nostre vite di reclusi in casa. Ebbene, quegli investitori sono quelli che hanno ricevuto e accettato i consigli di un Consulente Finanziario, il quale li ha convinti che la cosa giusta da fare fosse il contrario di ciò che generalmente si fa (vendere quando le borse scendono, e comprare quando le borse salgono).

Persino i titoli di stato, acquistati a Marzo, hanno reso il 10-12% senza alcuna fatica, a testimonianza che la costruzione di un portafoglio di investimento è del tutto simile all’acquisto di una casa di nuova costruzione, in occasione del quale il costruttore non può certo impegnarsi a che non ci sia mai un terremoto, ma può assicurare che la casa resisterà ad un eventuale sisma perché edificata osservando tutte le norme edilizie ed anti-sismiche. Per farlo, sarà importante diversificare mettendo al bando i concetti del “gioco in borsa” e dell’investimento fortunato nel breve periodo, e innalzando a priorità assoluta l’impegno di perseguire obiettivi di spesa nel lungo periodo.

Tutto questo non si può improvvisare. Serve un bravo professionista in grado di “costruire la casa”, e fare in modo che un terremoto non ci possa spaventare.

* Consulente finanziario www.alfonsoselva.it