Aprile 21, 2026
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Vivere in Canada, il paese della lunga stagione fredda e delle opportunità. A 6 ore in auto da New York

A poche ore di auto da New York e dall’America propriamente detta, il Canada vanta un’economia robusta che attira numerosi lavoratori stranieri per vie delle sue concrete opportunità.

di Marco d’Avenia

Gli italiani “scoprirono” il fascino del Canada in occasione del Festival di Sanremo del 1957, che battezzò il tormentone intergenerazionale “La Casetta in Canada”. Oggi, sebbene quel motivetto tanto caro ai “boomers” stia lentamente sparendo dal gergo comune, il grande paese esplorato da Jaques Cartier nel 1535 – il cui nome nacque dalla errata traduzione del vocabolo “Kanata”, cioè “villaggio”, secondo la lingua parlata dalla tribù degli indiani Irochesi – non ha mai smesso di affascinare per il suo stile di vita tranquillo, prospero e ricco di storia. Basti pensare che, a seconda della provincia in cui si vive, si parlano due lingue ufficiali, inglese e francese, fin da quando le due rispettive comunità si stabilirono in quei territori prosperando nei secoli successivi.

Il Canada non è noto soltanto per i suoi paesaggi mozzafiato e per la lunga stagione fredda (da Ottobre a Maggio, con punte di -25 gradi), ma anche per le opportunità che riserva a chi decide di viverci per lungo tempo. Infatti il paese a nord degli Stati Uniti, a pochi chilometri da New York (Da Montreal circa 6 ore di auto) e dall’America propriamente detta, vanta un’economia robusta e dinamica che attira numerosi lavoratori stranieri. Secondo StatisticsCanada.ca, il PIL reale del paese è aumentato dello 0,4% nel marzo 2024, mentre il reddito lordo disponibile dei canadesi è rimasto stabile. L’occupazione ha visto un incremento di 27mila lavoratori part-time, con una crescita significativa nei settori della socio-assistenza, della finanza e dell’immobiliare. Questi dati sottolineano la solidità dell’economia canadese e l’ampia gamma di opportunità professionali disponibili.

Relativamente ai permessi di lavoro per stranieri, con l’Innovation Stream Pilot il Canada ha rivoluzionato le tradizionali procedure di immigrazione, ed ha semplificato il reclutamento di lavoratori stranieri altamente qualificati (international skilled workers), spingendo il Paese nordamericano verso un futuro caratterizzato da innovazione e crescita. Questo monumentale cambiamento velocizza il processo di assunzione, consentendo alle aziende canadesi di assumere rapidamente talenti di alto livello da tutto il mondo senza gli ostacoli burocratici del passato. Il processo di candidatura è stato meticolosamente elaborato per efficienza e facilità d’uso. Dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro qualificante, i candidati possono inviare senza problemi le loro candidature tramite la piattaforma sicura IRCC, garantendo una transizione fluida nella forza lavoro canadese.

Per gli italiani che considerano un trasferimento in Canada, i costi del viaggio sono piuttosto accessibili. Ad esempio, un volo da Roma Fiumicino a Vancouver costa circa 360 euro, mentre da Milano Malpensa il prezzo sale a 426 euro. Da Palermo, un volo per Vancouver costa 445 euro. Una volta giunti in Canada, il costo degli affitti è un aspetto cruciale da considerare. Le città più costose, che offrono anche le maggiori opportunità lavorative, includono Vancouver, Burnaby, Toronto, Montreal, Mississauga e North York. Secondo Rentals.ca, una casa con una camera da letto costa mediamente 1.929 dollari canadesi al mese (circa 1.307 euro), mentre un intero appartamento con una camera da letto si affitta per 2.112 dollari canadesi al mese (circa 1.432 euro). Questi prezzi riflettono il costo della vita nelle principali città, ma sono bilanciati dalle opportunità professionali offerte e al reddito medio (superiore a quello italiano).

Per quanto riguarda la retribuzione, i dati di StatisticsCanada.ca aggiornati a giugno 2024 mostrano che i salari variano a seconda del settore. Un operaio manifatturiero guadagna 25,71 dollari canadesi all’ora, un magazziniere 28,32 dollari canadesi all’ora, un operatore socio-sanitario 29,72 dollari canadesi all’ora, mentre nel settore della ristorazione e ospitalità il salario medio è di 18,78 dollari canadesi all’ora. La pressione fiscale in Canada è moderata: secondo PwC, per un reddito annuale da 0 a 55,8 mila dollari canadesi, l’imposta è del 15%, che sale al 20,5% per redditi da 55,8 mila a 111,7 mila dollari canadesi, fino a raggiungere il 33% per redditi superiori a 246,7 mila dollari canadesi.

Le spese fisse quotidiane includono i trasporti e le bollette. Secondo ToDoCanada.com, un abbonamento mensile per i trasporti pubblici a Toronto costa 156 dollari canadesi (circa 106 euro), a Calgary 112 dollari, a Winnipeg 107 dollari e a Vancouver 102 dollari. StatisticsCanada.ca riporta che, nel 2021, la bolletta della luce, il carburante e l’acqua costano in media 2737 dollari canadesi all’anno (1.287 euro circa). Per i servizi sanitari si spendono 2.776 dollari canadesi annui (1.853 euro), mentre per il cibo si spende quasi 9 mila dollari canadesi all’anno (6.000 euro circa). Questi costi sono da tenere in considerazione per una pianificazione finanziaria accurata. Tutto questo per una sola persona. Infine, le spese extra come l’intrattenimento e le attività sociali rappresentano una parte importante della vita quotidiana. Un biglietto per il cinema costa circa 10 dollari canadesi (circa 7 euro), una pinta di birra 8 dollari (5,3 euro), una cena per due in un ristorante di qualità media 100 dollari (67 euro) e una serata in discoteca può costare tra i 15 e i 30 dollari canadesi (10-20 euro). Questi costi variano a seconda dello stile di vita, ma complessivamente il Canada offre un buon rapporto qualità-prezzo.

In conclusione, trasferirsi in Canada può rappresentare una scelta vantaggiosa per molti italiani. A differenza degli Stati Uniti, infatti, i redditi più elevati rispetto all’Italia sono rapportati ad un costo della vita molto più basso rispetto agli USA e del tutto simile a quello italiano. Il paese, poi, offre un’economia stabile, numerose opportunità lavorative, salari competitivi e un’alta qualità della vita. Nonostante i costi di affitto e le spese quotidiane possano essere mediamente più elevati rispetto al nostro Paese, le retribuzioni e la qualità dei servizi pubblici compensano ampiamente queste spese. Per chi cerca nuove opportunità e una vita dinamica, il Canada è una destinazione che merita di essere presa in considerazione.

I millennials e il fenomeno delle “grandi dimissioni”. Valentina: basta illuderci, scappo in Canada

Lasciare il posto fisso per abbracciare un nuovo stile di vita lontano dall’Italia. Ecco perché le “great resignation” di molti under 40 dovrebbero far riflettere. Una testimonianza diretta.

Testo e intervista di Marco d’Avenia

“Non fraintendermi: io voglio lavorare. Voglio una vita faticosa, che sia però faticosa per me, per il raggiungimento di un mio obiettivo. I colleghi pensavano stessi fingendo e facevano mobbing, ma in realtà stavo male. Per questo mi trasferisco in un eco-villaggio in Canada, dove hanno reintrodotto il concetto di baratto”. La voce di Valentina, 30enne lombarda, trema quando ripensa a tutto ciò che ha affrontato e che ancora dovrà affrontare. Valentina aveva un posto stabile ed era in procinto di comprare la sua prima casa, poi qualcosa è scattato e in poche settimane la sua vita è cambiata: tra non molti giorni, lascerà l’Italia e un intero sistema di valori per trasferirsi in Canada.

Valentina, come tanti millennial e molti appartenenti alla Generazione Zeta, è pronta ad abbandonare il proprio lavoro per dedicarsi ad altre attività, lontane – se possibile – da una logica capitalista di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. È il fenomeno delle “Grandi dimissioni” (in inglese, “great resignation”): lasciare la propria vita di occidentale privilegiato per mettersi in gioco in altre realtà, non necessariamente ai confini del mondo. Economia circolare, autogestione di uno spazio, sinergia con il prossimo e con la natura e tanta buona volontà, questi sono i nuovi valori che i giovani però non incontrano sul posto di lavoro.

Secondo le tabelle dell’ultima nota trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le dimissioni di under 40 in Italia sono aumentate del 26% dall’inizio della pandemia. Solo nei primi 9 mesi del 2022 si sono registrate in Italia 1,6 milioni di dimissioni: un aumento del 22% sullo stesso periodo del 2021. Sebbene una recente ricerca del Politecnico di Milano abbia evidenziato che una fetta consistente di coloro che hanno deciso di abbandonare il proprio posto di lavoro per percorrere altre strade non rifarebbe la stessa scelta, e soltanto l’11% dei dipendenti che hanno intrapreso questa scelta dica di esserne veramente felice, il fenomeno spaventa comunque i governi di quei Paesi che, come il nostro, non se la passano bene dal punto di vista demografico e vedono aumentare sempre di più la percentuale di “patrimonials” (i meglio conosciuti babyboomers) a discapito dei millennial. Ecco perché vale la pena conoscere la storia della nostra protagonista.

Valentina, partiamo dall’inizio: che succede nel bel mezzo del lockdown?
Durante il Covid inizio a cercare lavoro. Invio CV ovunque e alla fine mi prendono a Milano in un’azienda, inserendomi nel settore dell’assistenza ai clienti (parlo sei lingue, italiano compreso). Il lavoro in questa fase iniziale esclusivamente da remoto va bene. L’affitto senza contratto, però, mi preclude una serie di detrazioni fiscali e bonus. A lockdown allentato, inizio a frequentare anche in presenza il mio luogo di lavoro, ma a stipendio invariato. Una condizione per me inaccettabile. In più periodi dell’anno mi trovavo costretta a chiedere soldi ad amici e famigliari: una situazione spiacevole.

Quanto ha pesato il passaggio dallo smart-working al lavoro in presenza?
Molto. Io per un anno e mezzo non ho avuto contatti con i miei colleghi: non li conoscevo. Era l’inizio del 2022. E io avevo anche trovato il monolocale giusto per me, peccato che ci fossero costi d’agenzia insostenibili per me e caparre infinite da versare. Alla fine, affittare questo alloggio mi avrebbe comportato una spesa superiore ai 3 mila euro. Una somma che io non mi potevo permettere.
Poi però arriva il contratto a tempo indeterminato. Che succede a questo punto?
Succede che accetto la proposta, sempre a parità di stipendio, quando ho già maturato la consapevolezza di non poterne più, perché il clima lavorativo a Milano è diventato insostenibile, e la competizione estrema ha reso la città un luogo non più vivibile per me, dove non si riescono più a creare veri rapporti umani.

La tua scelta è stata il frutto di un processo graduale, oppure c’è stato un momento preciso in cui hai detto: “Ora mi trasferisco in Canada”?
Entrambe le cose. Quando nell’estate del 2022 mi sono resa conto che la situazione per me era insostenibile, ho comprato un’utilitaria per cercare un altro lavoro. Lo trovo, ma era uno stipendio di appena 200 euro in più rispetto a quello che già avevo. Una differenza che in un mese avrebbe a stento coperto il costo del carburante. A quel punto, ho cercato anche di sfruttare il mio contratto a tempo indeterminato per accendere un mutuo, ma si prospettava un pagamento dilazionato in 30 anni per un monolocale, che avrei finito di acquistare a sessant’anni. Da lì, ho capito di essere in un vicolo cieco.

… e invece, un episodio particolare lo ricordi?
La verità è che un momento in effetti c’è stato. Era l’Epifania, ero in treno e stavo tornando in ufficio; sempre nello stesso treno, che percorre sempre la stessa tratta. Vedo questo signore di 60-65 anni seduto al suo posto con una valigetta ventiquattrore, e di fronte a lui un ragazzo con la sua stessa valigetta. E in quel momento mi sono detta: “Ma davvero è questo il futuro, una vita con treno e valigetta al seguito? La mia vita non sarebbe stata mai questa.

Come hai scoperto della tua comune in Canada?
Un giorno, all’improvviso, mi sono ricordata di una piattaforma che consente di lavorare in giro per il mondo esclusivamente in cambio di vitto e alloggio. Già dal 2019 io avevo in mente il Canada come meta di un mio eventuale viaggio.
Perché proprio il Canada?
Per i cambiamenti climatici. Provo una profonda angoscia per quello che stiamo facendo al nostro pianeta e il Canada è un territorio ricco di acqua dolce, una risorsa vitale che nell’Italia settentrionale si sta facendo sempre più scarsa. È un Paese che educa a un ottimo rapporto tra animali e uomo: un posto perfetto per me. Andrò in British Columbia, nel Canada sud-occidentale. Mi hanno detto che lì la gente è molto accogliente e cordiale.

Quanto ha influito questa componente ambientalista nella tua scelta?
Moltissimo. Lavoravo per un’azienda che supporta la fast fashion e con essa valori e abitudini che non mi appartengono, come lo spreco indiscriminato di plastica monouso. Ho provato anche a segnalare questi problemi ai miei capi, ma sono stata ignorata. Ho una visione molto pessimistica per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Mi viene l’ansia. E ci sono tanti miei coetanei che la pensano come me. Avendo amici sparsi per il mondo e conoscendo molte lingue, posso approfondire la cronaca estera. L’Indonesia sarà costretta a spostare la sua capitale perché Giacarta sta sprofondando. Si stanno perdendo di vista le cose davvero importanti: il cibo, l’acqua, l’aria che respiriamo. I soldi non potranno mai far tornare indietro tutto questo.

Ora cosa succederà?
Partirò a giorni, e penso che questa nuova vita possa piacermi. Farò esperienza del concetto di economia circolare. Un sistema in cui non si possono evitare i conflitti: per far sì che funzioni, tutti devono rispettarsi. Perché senza benessere emotivo individuale non può esistere quello della collettività. Alla base di tutto deve esserci la sinergia tra le persone.
Adesso che sei con le valigie in mano, cosa vorresti dire ai tuoi ex datori di lavoro?
Il lavoro non può essere il fine ultimo della vita. Siamo cresciuti con una serie di bugie: se ti impegni, allora otterrai ciò che desideri; se ti piace quello che fai, non lavorerai neanche un giorno. Nulla di tutto ciò è vero, e l’ho sperimentato sulla mia pelle. La nostra generazione è stata presa in giro, è stata tradita. E ora vi dico: basta illuderci, non siamo dei robot. Non voglio sprecare la mia vita per arricchire qualcun altro, voglio solo coltivare me stessa, e crescere come una pianta rigogliosa.

Inflazione, le aziende USA rafforzano la gestione del rischio credito commerciale

Secondo un sondaggio di Atradius, l’inflazione inasprisce la pressione sulla liquidità e sulla capacità di indebitamento delle aziende nordamericane. Cresce il ricorso all’assicurazione del credito commerciale.

L’impatto della forte crescita dell’inflazione, che ha messo in allarme le aziende e la conseguente necessità di adottare misure per proteggerne la redditività e la stessa sopravvivenza, sono i principali risultati emersi nell’ultima edizione del “Barometro sui comportamenti di pagamento tra aziende in Canada, Messico e Stati Uniti – luglio 2022” condotto da Atradius.

Diversi fattori, come il brusco aumento dei prezzi dell’energia e la grave instabilità causata dai disordini geopolitici, hanno fatto salire l’indice di inflazione globale ad un livello che non si vedeva ormai da decenni. Una situazione che ha messo in agitazione le aziende di tutto il mondo, molte delle quali temono un aumento del rischio di insolvenza nei pagamenti delle fatture commerciali delle aziende clienti. Secondo le previsioni Atradius, questo fenomeno rappresenterà una minaccia significativa alla redditività e, nella peggiore delle ipotesi, un rischio per le aziende con poche grandi commesse di trovarsi in stato di completa inattività.

Il sondaggio di Atradius rivela che le aziende di Stati Uniti, Canada e Messico, che fanno parte della zona di libero scambio USMCA, hanno risposto a tale preoccupazione migliorando notevolmente la gestione del rischio credito nelle transazioni commerciali con i propri clienti B2B. Le imprese locali che hanno scelto di affrontare il problema internamente, hanno riferito di aver effettuato controlli sul credito dei propri clienti in maniera più regolare, al fine di individuare con anticipo possibili segnali di allerta su eventuali mancati pagamenti. Questa pratica è stata riportata dal 53% delle aziende della regione, con la percentuale che sale al 61% in Messico. Le aziende intervistate hanno anche riferito di avere il più delle volte aumentato il flusso di cassa offrendo sconti alle aziende clienti per ottenere il pagamento anticipato delle fatture, oppure di aver concesso ai clienti tempi più brevi per saldare i pagamenti delle vendite a credito fatte ai fornitori. Questa pratica è stata segnalata più frequentemente in Canada e in Messico.

Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento a causa dell’inflazione, la forte motivazione che ha spinto le aziende USMCA è stata anche quella di ottenere un accesso più facile ai finanziamenti esterni per poter sopperire alle eventuali carenze di liquidità dal mancato pagamento dei propri clienti. Dal sondaggio emerge chiaramente che tra le aziende USMCA si è verificata una maggior consapevolezza della gestione strategica del credito per affrontare l’attuale contesto di inflazione elevata che potrebbe accrescere il rischio di credito commerciale. In particolare, due società su cinque tra quelle intervistate nella regione USMCA hanno riferito il valore dell’assicurazione del credito come strumento per consolidare il proprio potere di indebitamento. Ciò è dovuto ad una maggiore protezione da parte della banca derivante dall’aver fatto ricorso ad una compagnia di assicurazione del credito specializzata per proteggersi dal rischio di mancato pagamento dei clienti B2B.

Dal sondaggio di Atradius risulta inoltre che il 70% delle aziende statunitensi che hanno assicurato i propri crediti commerciali ha dichiarato che continuerà a fare affidamento all’assicurazione del credito anche il prossimo anno, e molte di loro integreranno questo strumento con altre soluzioni, come lettere di credito e operazioni di cartolarizzazione dei crediti commerciali. I dati riportati evidenziano un 67% in Messico e un 58% in Canada.

Nord America, previsioni di crescita commerciale a più velocità per le aziende

Secondo le indagini condotte per il barometro di Atradius relativamente ai comportamenti di pagamento tra aziende del Nord America, le aziende del Messico sono ottimiste e quelle del Canada pessimiste. Le aziende statunitensi esprimono cauto ottimismo.

Previsioni ottimistiche di crescita del business per oltre l’80% delle aziende intervistate in Messico. Decisamente più pessimiste in tal senso le aziende canadesi (36%), mentre quelle statunitensi si dimostrano caute nell’azzardare previsioni di crescita commerciale nei prossimi mesi. Percezioni diverse tra le aziende del Nord America, a causa del perdurare della pandemia e delle differenti modalità di gestione dell’emergenza pandemica a livello locale. Ad approfondire tali tematiche ci pensa il Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende a livello internazionale, edizione di luglio 2021 dedicata al Nord America.

Gordon Cessford, direttore regionale Atradius per il Nord America, ha commentato: “Potrebbero essere molte le ragioni alla base di questa differenza di percezione del futuro. Sebbene appartengano ad un ambiente di business con delle specifiche interdipendenze a livello di catene di fornitura, ciascun Paese ha affrontato il contesto pandemico in maniera diversa. In Messico, gli interventi governativi meno restrittivi in tema di contenimento del virus hanno avuto come conseguenza per le aziende il proseguimento degli scambi commerciali senza interruzioni. Per il Canada si può dire il contrario”. Inoltre, il governo centrale del Canada ha implementato una serie di misure fiscali a supporto delle imprese. In Messico, la maggior parte degli interventi di sostegno alle aziende sono derivati da iniziative locali e la loro implementazione è stata disegnata in modo da affrontare le singole peculiarità.

Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, si è concentrato sui diversi impatti che potrebbero aver prodotto le politiche fiscali governative di ciascun Paese. In particolare, ha dichiarato: “Le aziende del Canada e degli Stati Uniti potrebbero andare incontro alla sospensione delle misure di sostegno del governo già nella seconda metà dell’anno. La maggior parte delle previsioni finanziarie mostra, in questa fase, un aumento delle insolvenze aziendali. È verosimile che il pessimismo dichiarato dalle aziende canadesi rifletta le aspettative di un contesto commerciale di rischio elevato”.

Il sondaggio è stato condotto da Atradius nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. Oltre a raccogliere opinioni che riflettono la fiducia delle imprese, il sondaggio ha analizzato lo stato di salute delle imprese attraverso alcuni indicatori chiave che rilevano i trend di utilizzo del credito commerciale, i termini di pagamento, il DSO e le modalità di gestione degli impatti delle criticità delle tempistiche di pagamento delle fatture sull’andamento del business. Dai risultati del sondaggio emerge che più della metà del totale delle operazioni commerciali tra imprese, effettuate da fornitori del Nord America è stato effettuato a credito e il 44% delle aziende ha riferito un maggior ricorso all’utilizzo del credito commerciale a seguito della pandemia. Per quanto riguarda i singoli Paesi dell’area c.d. NAFTA (North American Free Trade Agreement), sono gli Stati Uniti a mostrare la percentuale più alta riguardo ai ritardi di pagamento e ai crediti inesigibili.

Nonostante l’ottimismo riferito dalle imprese del Messico, la pandemia si trova in cima alla lista delle preoccupazioni delle imprese di tutta la regione. In particolare, le aziende hanno indicato come principale fonte di preoccupazione l’imprevedibilità legata all’andamento della pandemia e la salvaguardia dei livelli di liquidità. Il Barometro sui comportanti di pagamento tra aziende del Nord America – USMCA 2021 è stato condotto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, e i report possono essere scaricati dal sito web di Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com  (sezione Pubblicazioni).