A poche ore di auto da New York e dall’America propriamente detta, il Canada vanta un’economia robusta che attira numerosi lavoratori stranieri per vie delle sue concrete opportunità.
di Marco d’Avenia
Gli italiani “scoprirono” il fascino del Canada in occasione del Festival di Sanremo del 1957, che battezzò il tormentone intergenerazionale “La Casetta in Canada”. Oggi, sebbene quel motivetto tanto caro ai “boomers” stia lentamente sparendo dal gergo comune, il grande paese esplorato da Jaques Cartier nel 1535 – il cui nome nacque dalla errata traduzione del vocabolo “Kanata”, cioè “villaggio”, secondo la lingua parlata dalla tribù degli indiani Irochesi – non ha mai smesso di affascinare per il suo stile di vita tranquillo, prospero e ricco di storia. Basti pensare che, a seconda della provincia in cui si vive, si parlano due lingue ufficiali, inglese e francese, fin da quando le due rispettive comunità si stabilirono in quei territori prosperando nei secoli successivi.
Il Canada non è noto soltanto per i suoi paesaggi mozzafiato e per la lunga stagione fredda (da Ottobre a Maggio, con punte di -25 gradi), ma anche per le opportunità che riserva a chi decide di viverci per lungo tempo. Infatti il paese a nord degli Stati Uniti, a pochi chilometri da New York (Da Montreal circa 6 ore di auto) e dall’America propriamente detta, vanta un’economia robusta e dinamica che attira numerosi lavoratori stranieri. Secondo StatisticsCanada.ca, il PIL reale del paese è aumentato dello 0,4% nel marzo 2024, mentre il reddito lordo disponibile dei canadesi è rimasto stabile. L’occupazione ha visto un incremento di 27mila lavoratori part-time, con una crescita significativa nei settori della socio-assistenza, della finanza e dell’immobiliare. Questi dati sottolineano la solidità dell’economia canadese e l’ampia gamma di opportunità professionali disponibili.
Relativamente ai permessi di lavoro per stranieri, con l’Innovation Stream Pilot il Canada ha rivoluzionato le tradizionali procedure di immigrazione, ed ha semplificato il reclutamento di lavoratori stranieri altamente qualificati (international skilled workers), spingendo il Paese nordamericano verso un futuro caratterizzato da innovazione e crescita. Questo monumentale cambiamento velocizza il processo di assunzione, consentendo alle aziende canadesi di assumere rapidamente talenti di alto livello da tutto il mondo senza gli ostacoli burocratici del passato. Il processo di candidatura è stato meticolosamente elaborato per efficienza e facilità d’uso. Dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro qualificante, i candidati possono inviare senza problemi le loro candidature tramite la piattaforma sicura IRCC, garantendo una transizione fluida nella forza lavoro canadese.
Per gli italiani che considerano un trasferimento in Canada, i costi del viaggio sono piuttosto accessibili. Ad esempio, un volo da Roma Fiumicino a Vancouver costa circa 360 euro, mentre da Milano Malpensa il prezzo sale a 426 euro. Da Palermo, un volo per Vancouver costa 445 euro. Una volta giunti in Canada, il costo degli affitti è un aspetto cruciale da considerare. Le città più costose, che offrono anche le maggiori opportunità lavorative, includono Vancouver, Burnaby, Toronto, Montreal, Mississauga e North York. Secondo Rentals.ca, una casa con una camera da letto costa mediamente 1.929 dollari canadesi al mese (circa 1.307 euro), mentre un intero appartamento con una camera da letto si affitta per 2.112 dollari canadesi al mese (circa 1.432 euro). Questi prezzi riflettono il costo della vita nelle principali città, ma sono bilanciati dalle opportunità professionali offerte e al reddito medio (superiore a quello italiano).
Per quanto riguarda la retribuzione, i dati di StatisticsCanada.ca aggiornati a giugno 2024 mostrano che i salari variano a seconda del settore. Un operaio manifatturiero guadagna 25,71 dollari canadesi all’ora, un magazziniere 28,32 dollari canadesi all’ora, un operatore socio-sanitario 29,72 dollari canadesi all’ora, mentre nel settore della ristorazione e ospitalità il salario medio è di 18,78 dollari canadesi all’ora. La pressione fiscale in Canada è moderata: secondo PwC, per un reddito annuale da 0 a 55,8 mila dollari canadesi, l’imposta è del 15%, che sale al 20,5% per redditi da 55,8 mila a 111,7 mila dollari canadesi, fino a raggiungere il 33% per redditi superiori a 246,7 mila dollari canadesi.
Le spese fisse quotidiane includono i trasporti e le bollette. Secondo ToDoCanada.com, un abbonamento mensile per i trasporti pubblici a Toronto costa 156 dollari canadesi (circa 106 euro), a Calgary 112 dollari, a Winnipeg 107 dollari e a Vancouver 102 dollari. StatisticsCanada.ca riporta che, nel 2021, la bolletta della luce, il carburante e l’acqua costano in media 2737 dollari canadesi all’anno (1.287 euro circa). Per i servizi sanitari si spendono 2.776 dollari canadesi annui (1.853 euro), mentre per il cibo si spende quasi 9 mila dollari canadesi all’anno (6.000 euro circa). Questi costi sono da
tenere in considerazione per una pianificazione finanziaria accurata. Tutto questo per una sola persona. Infine, le spese extra come l’intrattenimento e le attività sociali rappresentano una parte importante della vita quotidiana. Un biglietto per il cinema costa circa 10 dollari canadesi (circa 7 euro), una pinta di birra 8 dollari (5,3 euro), una cena per due in un ristorante di qualità media 100 dollari (67 euro) e una serata in discoteca può costare tra i 15 e i 30 dollari canadesi (10-20 euro). Questi costi variano a seconda dello stile di vita, ma complessivamente il Canada offre un buon rapporto qualità-prezzo.
In conclusione, trasferirsi in Canada può rappresentare una scelta vantaggiosa per molti italiani. A differenza degli Stati Uniti, infatti, i redditi più elevati rispetto all’Italia sono rapportati ad un costo della vita molto più basso rispetto agli USA e del tutto simile a quello italiano. Il paese, poi, offre un’economia stabile, numerose opportunità lavorative, salari competitivi e un’alta qualità della vita. Nonostante i costi di affitto e le spese quotidiane possano essere mediamente più elevati rispetto al nostro Paese, le retribuzioni e la qualità dei servizi pubblici compensano ampiamente queste spese. Per chi cerca nuove opportunità e una vita dinamica, il Canada è una destinazione che merita di essere presa in considerazione.



Valentina, come tanti millennial e molti appartenenti alla Generazione Zeta, è pronta ad abbandonare il proprio lavoro per dedicarsi ad altre attività, lontane – se possibile – da una logica capitalista di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. È il fenomeno delle “Grandi dimissioni” (in inglese, “great resignation”): lasciare la propria vita di occidentale privilegiato per mettersi in gioco in altre realtà, non necessariamente ai confini del mondo. Economia circolare, autogestione di uno spazio, sinergia con il prossimo e con la natura e tanta buona volontà, questi sono i nuovi valori che i giovani però non incontrano sul posto di lavoro.
Secondo le tabelle dell’ultima nota trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le dimissioni di under 40 in Italia sono aumentate del 26% dall’inizio della pandemia. Solo nei primi 9 mesi del 2022 si sono registrate in Italia 1,6 milioni di dimissioni: un aumento del 22% sullo stesso periodo del 2021. Sebbene una recente ricerca del Politecnico di Milano abbia evidenziato che una fetta consistente di coloro che hanno deciso di abbandonare il proprio posto di lavoro per percorrere altre strade non rifarebbe la stessa scelta, e soltanto l’11% dei dipendenti che hanno intrapreso questa scelta dica di esserne veramente felice, il fenomeno spaventa comunque i governi di quei Paesi che, come il nostro, non se la passano bene dal punto di vista demografico e vedono aumentare sempre di più la percentuale di “patrimonials” (i meglio conosciuti babyboomers) a discapito dei millennial. Ecco perché vale la pena conoscere la storia della nostra protagonista.
Valentina, partiamo dall’inizio: che succede nel bel mezzo del lockdown?
Quanto ha pesato il passaggio dallo smart-working al lavoro in presenza?
La tua scelta è stata il frutto di un processo graduale, oppure c’è stato un momento preciso in cui hai detto: “Ora mi trasferisco in Canada”?
… e invece, un episodio particolare lo ricordi?
Come hai scoperto della tua comune in Canada?
Quanto ha influito questa componente ambientalista nella tua scelta?
Ora cosa succederà?
Diversi fattori, come il brusco aumento dei prezzi dell’energia e la grave instabilità causata dai disordini geopolitici, hanno fatto salire l’indice di inflazione globale ad un livello che non si vedeva ormai da decenni. Una situazione che ha messo in agitazione le aziende di tutto il mondo, molte delle quali temono un aumento del rischio di insolvenza nei pagamenti delle fatture commerciali delle aziende clienti. Secondo le previsioni Atradius, questo fenomeno rappresenterà una minaccia significativa alla redditività e, nella peggiore delle ipotesi, un rischio per le aziende con poche grandi commesse di trovarsi in stato di completa inattività.
Il sondaggio di Atradius rivela che le aziende di Stati Uniti, Canada e Messico, che fanno parte della zona di libero scambio USMCA, hanno risposto a tale preoccupazione migliorando notevolmente la gestione del rischio credito nelle transazioni commerciali con i propri clienti B2B. Le imprese locali che hanno scelto di affrontare il problema internamente, hanno riferito di aver effettuato controlli sul credito dei propri clienti in maniera più regolare, al fine di individuare con anticipo possibili segnali di allerta su eventuali mancati pagamenti. Questa pratica è stata riportata dal 53% delle aziende della regione, con la percentuale che sale al 61% in Messico. Le aziende intervistate hanno anche riferito di avere il più delle volte aumentato il flusso di cassa offrendo sconti alle aziende clienti per ottenere il pagamento anticipato delle fatture, oppure di aver concesso ai clienti tempi più brevi per saldare i pagamenti delle vendite a credito fatte ai fornitori. Questa pratica è stata segnalata più frequentemente in Canada e in Messico.
Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento a causa dell’inflazione, la forte motivazione che ha spinto le aziende USMCA è stata anche quella di ottenere un accesso più facile ai finanziamenti esterni per poter sopperire alle eventuali carenze di liquidità dal mancato pagamento dei propri clienti. Dal sondaggio emerge chiaramente che tra le aziende USMCA si è verificata una maggior consapevolezza della gestione strategica del credito per affrontare l’attuale contesto di inflazione elevata che potrebbe accrescere il rischio di credito commerciale. In particolare, due società su cinque tra quelle intervistate nella regione USMCA hanno riferito il valore dell’assicurazione del credito come strumento per consolidare il proprio potere di indebitamento. Ciò è dovuto ad una maggiore protezione da parte della banca derivante dall’aver fatto ricorso ad una compagnia di assicurazione del credito specializzata per proteggersi dal rischio di mancato pagamento dei clienti B2B.
Gordon Cessford, direttore regionale Atradius per il Nord America, ha commentato: “Potrebbero essere molte le ragioni alla base di questa differenza di percezione del futuro. Sebbene appartengano ad un ambiente di business con delle specifiche interdipendenze a livello di catene di fornitura, ciascun Paese ha affrontato il contesto pandemico in maniera diversa. In Messico, gli interventi governativi meno restrittivi in tema di contenimento del virus hanno avuto come conseguenza per le aziende il proseguimento degli
Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, si è concentrato sui diversi impatti che potrebbero aver prodotto le politiche fiscali governative di ciascun Paese. In particolare, ha dichiarato: “Le aziende del Canada e degli Stati Uniti potrebbero andare incontro alla sospensione delle misure di sostegno del governo già nella seconda metà dell’anno. La maggior parte delle previsioni finanziarie mostra, in questa fase, un
Il sondaggio è stato condotto da Atradius nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. Oltre a raccogliere opinioni che riflettono la fiducia delle imprese, il sondaggio ha analizzato lo stato di salute delle imprese attraverso alcuni indicatori chiave che rilevano i trend di utilizzo del
Nonostante l’ottimismo riferito dalle imprese del Messico, la pandemia si trova in cima alla lista delle preoccupazioni delle imprese di tutta la regione. In particolare, le aziende hanno indicato come principale fonte di preoccupazione l’imprevedibilità legata all’andamento della pandemia e la salvaguardia dei livelli di liquidità. Il Barometro sui 








