Maggio 30, 2026
Home Posts tagged capitalizzazione

Esiste davvero una bolla finanziaria nel settore dell’IA? Dubbi e risposte

Il debito pubblico italiano arriva a 3.000 miliardi di euro circa, meno della capitalizzazione di Nvidia. Quali sono gli elementi che fanno pensare allo scoppio di una bolla dell’intelligenza artificiale?

A cura di XTB

Titoli come Nvidia ed Apple superano i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, Alphabet (Google) e Microsoft si trovano sopra i 3.000 miliardi di dollari mentre Amazon sopra i 2.000 miliardi di dollari, solamente Meta è a 1.500 miliardi di dollari. Capitalizzazioni assolutamente fuori scala, considerando il resto del mercato e soprattutto il resto dei competitor storici come, ad esempio, Amd (348 mld $) e Intel (176 mld $).

Queste capitalizzazioni dei titoli tech americani possono essere tranquillamente messe a paragone anche con i titoli europei come, ad esempio, la famigerata ASML, fornitrice globale di macchinari per costruire i chip e gli hardware che queste società producono e utilizzano, una società che capitalizza “solamente” 400 miliardi di dollari (circa 350 miliardi di euro). Oppure potremmo prendere ad esempio i debiti pubblici, come quello italiano che arriva a 3.000 miliardi di euro circa, meno della capitalizzazione di Nvidia, Apple e Google prese individualmente. Il paragone peggiora ulteriormente se consideriamo anche indici azionari e interi mercati, come, ad esempio, l’azionario italiano che arriva a poco più di 1.000 miliardi di dollari con 143 aziende quotate, oppure il mercato tedesco a poco più di 2.800 miliardi di dollari con 375 aziende quotate. Il distacco che hanno le big tech IA sugli altri mercati è assolutamente da considerarsi come elemento chiave per pensare ad una bolla nel settore IA.

Il Buffett Indicator mette in relazione il valore totale del mercato azionario Usa (indice Wilshire 5000) con il Pil Usa, una relazione che indica quanto è grande il mercato azionario, quindi il settore finanziario, rispetto al Pil Usa, quindi rispetto all’economia nel complesso. Questo parametro è stato utilizzato storicamente per rilevare se i mercati fossero sovraprezzati o sottoprezzati. Un indicatore compreso al di sopra di area 150% potrebbe già indicare un mercato che è sopravvalutato e che prezza dei rischi relativamente alti. Questo livello del 150% venne toccato nella bolla delle dotcom del 2000, corrispondente alla seconda deviazione standard. La deviazione standard per questo indicatore è importante, in quanto ci dice effettivamente a che livelli di sovrapprezzo o sottoprezzo siamo. Ora siamo a 2,4 volte la deviazione standard, quindi sopra i livelli della bolla dotcom con un rapporto ben oltre il 150%, siamo a circa 220%. La situazione, osservando solo questo indicatore, è critica da tempo. Attenzione, questo indicatore ci parla dello stato attuale delle cose ma non è predittivo a livello di movimenti tecnici di mercato.

La società regina assoluta del comparto IA è sicuramente Nvidia, che da qualche anno a questa parte ha registrato rialzi in termini di capitalizzazione assolutamente incredibili: è stata la prima azienda al mondo a toccare una capitalizzazione di 5.000 miliardi di dollari. Continua la crescita del suo fatturato, in questo caso parliamo di una crescita di oltre il 100% dal 2023 al 2024, da circa 60 miliardi di dollari a 130 miliardi di dollari, mentre per quest’anno le proiezioni vedono una crescita verso i 200 miliardi di dollari, quindi una crescita tra il 50% e il 60%. Crescita fortissima, ma in leggera diminuzione fisiologica rispetto agli scorsi anni, un rallentamento che di certo non indica debolezza su base strutturale. Ciò che potrebbe influire su un rallentamento del genere potrebbe essere l’arrivo dei competitor di Nvidia che potrebbero erodere parte della fetta di mercato che Nvidia copre sugli hardware. Questa supposizione arriva dall’andamento dei rendimenti che vediamo sui titoli tech da inizio anno a questa parte.

Considerando Nvidia come il “benchmark” di riferimento, aziende come AMD, Intel e Alphabet (Google), hanno performato molto bene con rendimenti molto più importanti rispetto al circa 30% di Nvidia: Intel +82%, AMD +78%, Alphabet (Google) +69%. Si iniziano a far sentire AMD e Intel, proprio i concorrenti storici di Nvidia, mentre di recente si aggiunge Alphabet (Google) che prova a far concorrenza a livello hardware. Le altre megacap rimangono invece al di sotto di Nvdia in termini di rendimento da inizio anno con Microsoft a ridosso del +17%, Apple a +15%, Meta a +6% e Amazon a +4%.

Vediamo comunque una forte tendenza di queste società a sviluppare data center, hardware e software IA. Il settore è ancora in forte espansione dal punto di vista fondamentale, ma la discrepanza tra prezzi di mercato e numeri lato fondamentale tra le varie aziende concorrenti risulta assolutamente sbilanciato. Anche indicatori come il Buffett Indicator segnalano una situazione da prendere con estrema cautela dal punto di vista fondamentale, i mercati non hanno segnato mai livelli così alti di sovrapprezzo. A livello tecnico i mercati ancora non presentano segnali di debolezza tali da poter individuare lo scoppio di una bolla e in tal merito gli indici principali come Nasdaq e S&P500 potrebbero fornirci dei segnali in futuro, soprattutto per via dell’enorme peso che questi titoli hanno all’interno degli indici in termini di capitalizzazione.

Le mid-small cap italiane hanno valutazioni attraenti. Focus su MPS, Intesa e BPM

Secondo Andrea Scauri (Lemanik), le valutazioni del mercato Usa sembrano elevate, mentre quelle Europee e italiane appaiono attraenti soprattutto per le mid-small cap.

di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik

Nel contesto macroeconomico attuale manteniamo la nostra visione prudente sui mercati perché vediamo ancora il rischio che le politiche monetarie restrittive continuino a influenzare la crescita economica nei prossimi mesi. È l’analisi di. In portafoglio rimaniamo complessivamente sovrappesati sui titoli finanziari, mentre siamo fuori dal settore dei servizi di pubblica utilità a causa del peggioramento dello scenario dei prezzi dell’energia. Siamo più prudenti sul lusso nel breve termine dopo la forte corsa dei titoli Ytd e abbiamo preso parzialmente profitto dal nostro posizionamento nell’Energia. Manteniamo un posizionamento selettivo sugli industriali e un’esposizione alle infrastrutture.

I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di marzo in territorio positivo, grazie ai segnali dovish (cioè a mantenere bassi i tassi) delle banche centrali, alla presenza di liquidità sui mercati, al significativo aumento delle probabilità di uno scenario “Goldilocks” – ossia un’economia in cui la crescita è positiva, ma non abbastanza consistente da spingere l’inflazione e neppure troppo debole da generare una recessione – caratterizzato da una crescita più forte del previsto e, in una certa misura, al boom dell’intelligenza artificiale. A nostro avviso, il mercato statunitense continua a prezzare con eccessivo compiacimento uno scenario in cui il rialzo sincronizzato delle banche centrali di circa 500 pb per frenare l’inflazione non porterà a evidenti danni macroeconomici o alle aspettative di una crescita degli utili strutturalmente più elevata, come indicato dalla compressione dei premi di rischio e degli spread di credito. Il mercato azionario sarà quindi vulnerabile nei prossimi mesi se la crescita economica dovesse deludere o in presenza di un’inflazione più resistente, mentre riteniamo leggermente meno in uno scenario in cui la Fed mantenga i tassi più alti per un periodo più lungo a causa del continuo aumento del debito pubblico statunitense.

La mediana dei partecipanti al Fomc (Federal Open Market Committee) ha confermato tre tagli dei tassi di interesse per quest’anno, anche se ora con un percorso più leggero di tagli nel 2025 e 2026 rispetto all’ultima previsione di dicembre. Tuttavia, il messaggio complessivo del presidente Powell è stato accomodante, con una posizione rilassata sull’aumento dell’inflazione a gennaio e febbraio. Pertanto, a meno di sviluppi sfavorevoli sull’inflazione, il piano per iniziare a tagliare i tassi da giugno sembra probabile. Nel caso della Fed, il mercato prevede un taglio dei tassi di circa 75 pb entro la fine del 2024, al 4,58% dal 5,33%. Lo stesso vale per l’Europa, dove il mercato prevede un taglio dei tassi di circa 100 pb entro la fine del 2024 al 3% (primo taglio di 25 pb a giugno con una probabilità dell’86%).

Le valutazioni del mercato statunitense sembrano elevate, mentre quelle dell’Europa e dell’Italia appaiono molto meno estreme e attraenti soprattutto per le mid-small cap italiane. Un altro fattore da tenere in considerazione è la concentrazione, che sta diventando sempre più elevata sia negli Usa che in Europa. Il gruppo noto come “Granolas” – Gsk, Roche, Asml, Nestlé, Novartis, Novo Nordisk, L’Oréal, Lvmh, AstraZeneca, Sap e Sanofi ha raggiunto circa il 25% della capitalizzazione dell’indice Stoxx600 e questo rappresenta un rischio, soprattutto in un momento in cui questa tendenza dovrebbe cambiare direzione. Un altro esempio è l’indice statunitense a media e piccola capitalizzazione Russell 2000, la cui performance ha recuperato da inizio novembre, ma gran parte del contributo è arrivato da un singolo titolo, Super Micro Computer (+254% Ytd), che ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 59 miliardi di dollari.

In portafoglio nel campo dei finanziari abbiamo mantenuto il nostro posizionamento su Banca Monte dei Paschi grazie alla valutazione e all’appeal speculativo. Gli altri nomi sono Intesa e Banco Bpm. Relativamente ai petroliferi abbiamo ridotto la nostra posizione su Tenaris e siamo ancora investiti in Saras. Nella difesa spicca Leonardo, che sta sfruttando tutto il suo potenziale (purtroppo anche aiutato dalla situazione geopolitica) in termini di ritracciamento grazie alle buone azioni messe in atto dal nuovo management. Nel green capex e sulla transizione energetica alcuni titoli beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori. In particolare, sulla transizione energetica confermiamo il nostro posizionamento su Prysmian, che sul tema beneficia dei grandi piani di investimento.