Giugno 15, 2026
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Mercato dell’arte in recessione imminente. Ecco perchè

Il 2023 è candidato ad essere l’anno in cui anche il mercato dell’Arte conoscerà la sua recessione. Scambi crollati e prezzi in discesa generalizzata, tranne quelli dei capolavori.

Di Alessio Cardinale

Il dibattito sull’eventuale impatto di una recessione sul mercato dell’arte ha trovato conferma nei dati complessivi, ma le cose non sono andate poi così male. Infatti, il primo semestre 2023 ha risentito della “gelata” che ha raffreddato il sistema, e l’ultima asta di Christie’s di giugno, a Londra, ha registrato un calo del 66% rispetto all’anno scorso, ed un calo globale del 23% rispetto al primo semestre 2022. Tuttavia, i risultati del settore del lusso risultano in aumento (+43% per Christie’s), e si è consolidato l’apporto del collezionismo asiatico, grazie al quale il mercato non ha offerto dati peggiori.

Su tutto, sebbene il contesto socio-economico sia estremamente precario, i capolavori della storia dell’arte si confermano un investimento senza ombre, poiché continuano ad aumentare anno dopo anno il proprio valore; ed anzi, una congiuntura come quella attuale li fa apparire ancora di più come bene-rifugio per i clienti più ricchi, i quali hanno beneficiato dei guadagni realizzati dal 2020 al 2022 e non hanno sentito il bisogno di modificare i propri modelli di spesa. Di conseguenza, l’investimento nell’Arte, ancora una volta, non appare connesso alle variabili dei mercati finanziari, manifestando una marcata de-correlazione e una valida funzione di protezione dei grandi patrimoni nei periodi molto difficili come quello che stiamo attraversando.

Tra i momenti più significativi di questo 2023 c’è stata la doppia vendita, a distanza di poco più di un mese, di due grandi opere di Klimt da parte di Sotheby’s. “Lady with a Fan” (99,2 milioni di euro a giugno) e “Island in the Attersee” (48,9 milioni a maggio) sono rispettivamente il secondo e il quinto quadro di Klimt più cari ad essere passati di mano in asta (al primo posto “Birch Forest”, venduto nel 2022 da Christie’s per 104,3 milioni). Per la cronaca, il mercato di Klimt è in crescita da vent’anni, con un indice di prezzo quasi triplicato (da 100 a 268,5, dati Artprice).

Naturalmente, ci si riferisce alle opere d’arte tradizionali, quelle da sfoggiare in una bella parete. L’arte contemporanea speculativa (NFT), invece, rimane altamente volatile e difficilmente può essere considerata come un bene-rifugio. Rispetto all’arte tradizionale, però, ha il vantaggio di essere più “liquida” nel mercato secondario, e non avere quella intrinseca “illiquidità” che costringe i collezionisti ad attendere tempi più lunghi prima di vendere un dipinto in tela e cornice. Ciò dipende dal fatto che nel mercato dell’Arte domina la sfera dei sentimenti e delle emozioni; per cui, se chi compra prova scarso entusiasmo per un’opera, non la comprerà nemmeno se è a buon mercato.

La de-correlazione tra il mercato dell’Arte e quello azionario, tuttavia, non è assoluta. Esiste, infatti, un collegamento tra aumento della ricchezza generata dalle plusvalenze azionarie e aumento degli scambi di opere d’arte, ma c’è uno sfasamento temporale tra le due grandezze: chi realizza grossi guadagni in borsa nelle fasi di mercato al rialzo, comincia a diversificare nell’Arte con un gap temporale di due anni, poiché prima fa di tutto per conseguire il massimo profitto nelle azioni. Al contrario, una congiuntura negativa dell’economia mondiale porterà una diminuzione degli scambi in Arte con un “ritardo” di pari durata. Ebbene, nonostante le borse internazionali abbiano cominciato il loro lungo trend al rialzo nel 2011 – grazie alle continue politiche monetarie espansive messe in atto dalle banche centrali fino al 2021 – gli investimenti alternativi (come quello in opere d’arte) hanno cominciato ad aumentare scambi e prezzi nel 2013. Il 2023, pertanto, è candidato ad essere l’anno in cui anche il mercato dell’Arte conoscerà la sua recessione.

L’aumento rapidissimo dei tassi di interesse, che a lungo sono stati talmente bassi da incoraggiare l’indebitamento per l’acquisto di beni di investimento alternativo, sta altrettanto velocemente riducendo la quantità di denaro in circolazione, e questo certamente  influisce sugli scambi di opere d’arte e, molto presto, sui prezzi. Questo ha creato una profonda spaccatura tra i nuovo modelli di business – quelli basati sulla tecnologia e sugli NFT – e i vecchi modelli, e cioè quelli che consentono ad un ristretto gruppo di miliardari e deca-milionari di decretare il successo di un’asta. Costoro, infatti, sono ancora in grado di spendere cifre importanti, ma il crollo dei mercati azionario e obbligazionario ne ha ridotto il numero e la predisposizione all’investimento alternativo. Sotto di loro, in basso, un’orda di venditori che non può far altro che aspettare tempi migliori, tra due o tre anni (se va bene).

Arte, mercato sempre più frammentato. Gli ultra-ricchi tra “blue-chip” e il “compra e rivendi”

La fiammata delle quotazioni degli artisti emergenti incoraggia un tipo di mercato “compra e rivendi subito”, ma scoraggia chi acquista per ottenere un rendimento di lungo periodo che non è solo esclusivamente  finanziario.

Per il mercato dell’arte, l’accelerazione della rivoluzione digitale avvenuta nell’anno di inizio della pandemia ha segnato un punto di svolta importante, attribuendo inaspettati spazi di crescita commerciale. A fine 2019, infatti, ci si attendeva per l’anno successivo quotazioni in leggera discesa e scambi più rarefatti dopo una performance decennale da + 110%; invece, a parte il periodo Marzo-Giugno 2020, gli scambi si sono trasferiti verso le aste online – modalità già utilizzata da anni nelle maggiori case d’asta tradizionali, insieme a quella telefonica – e il mercato ha ripreso vigore grazie alle novità più “estreme” rappresentate anche dall’Arte Digitale e dagli NFT (Non Fungible Token).

La crisi di aspettative generata inizialmente dalla pandemia  sugli investimenti finanziari e immobiliari, poi, ha destinato un buon flusso di liquidità sull’Arte, così come su altri “beni rifugio” (dall’Oro ai gioielli agli orologi di pregio), e sia il 2021 che questo scorcio di 2022 stanno rivelando un aumento – sia in Italia che all’estero – delle compravendite di opere d’arte e di oggetti da collezione da parte dei privati. Questo è un tratto molto significativo della profonda trasformazione in corso da qualche anno, grazie alla quale il mondo dell’arte, prima riservato ai soli collezionisti, ha progressivamente attratto anche il privato, generando una platea sempre maggiore di soggetti che comprano opere d’arte a scopo di investimento. Infatti, il timore che la sistemazione dei conti pubblici disastrati nei due  anni di pandemia debbano avere uno sbocco naturale in una imposta patrimoniale sta spingendo sempre più risparmiatori a destinare parte dei propri risparmi su beni che possano accrescere il proprio valore nel tempo e, soprattutto, possano essere facilmente sottratti all’imposizione fiscale (così come ai creditori).

All’estero, tuttavia, questo mercato esprime valori molto più consistenti. Basta guardare i risultati delle aste tenutesi a maggio a New York da Christie’s Sotheby’s. Per esempio, le opere del XX e XXI secolo della collezione Macklowe sono state battute complessivamente per 922 milioni di dollari, rendendo questa asta – secondo Sotheby’s  – la più preziosa mai venduta in un singolo appuntamento. Oppure, Christie’s ha battuto per 195 milioni di dollari il dipinto “Shot Sage Blue Marilyn” (1964) di Andy Warhol, il prezzo d’asta più alto mai raggiunto per un’opera del XX secolo. Ciò significa che il ruolo di leader di mercato delle case d’asta, aumentato, dalla tecnologia livestream, ha monopolizzato di fatto il mercato dell’Arte, tanto che il numero di visualizzazioni nelle settimane di asta supera abbondantemente i cinque milioni di utenti.

Tuttavia, se gli scambi di opere d’arte di fascia alta sono in piena espansione, i numeri nascondono una progressiva frammentazione del mercato in tre principali segmenti ben distinti tra loro. Il primo è quello delle aste di opere “Blue-chip”, composto da opere di grandi dimensioni di artisti – contemporanei e classici – che hanno fatto la storia dell’Arte nel mondo, dove gli scambi si svolgono con contratti di garanzia (con sconto sul prezzo pre-asta). Il secondo è il segmento che potremmo denominare “aste con paletta”, dove gli scambi vengono effettuati, appunto, alzando la paletta, e dove gli offerenti registrati pagano un extra. Il terzo è rappresentato dall’arte digitale e dei c.d. NFT, che dalle vendite per 82,1 milioni di euro nel 2020, nel 2021 ha raggiunto la cifra record di 17,6 miliardi di euro, con le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Relativamente alle opere “blue-chip”, una recente sentenza di un tribunale federale di New York ha stabilito che le case d’asta non sono più tenute a dichiarare gli accordi di garanzia tra grandi collezionisti, e questo rende la situazione più opaca, scoraggiando gli acquirenti inesperti –  quelli “con la paletta” – dall’avvicinarsi alle opere classiche di grandi dimensioni, il cui segmento, nonostante il numero di ultra-ricchi sia aumentato sensibilmente, adesso soffre di un certo calo di domanda. Infatti, secondo Forbes il numero mondiale di individui che possono spendere 200 milioni di dollari per un’opera d’arte è aumentato da 1.209 nel 2011 a 2.755 nel 2021, con una ricchezza complessiva quasi triplicata da 4.500 a 13.100 miliardi di dollari. Eppure, nello stesso periodo le vendite complessive all’asta di opere d’arte di valore elevato sono diminuite da 32,4 miliardi di dollari a 26,3 miliardi, poiché i rendimenti di questi investimenti non sono più a due cifre come una volta, e oggi non superano il 5%, a cui vanno sottratti i costi. Per i miliardari, il paragone con gli investimenti azionari – le azioni dell’S&P 500 hanno avuto un rendimento medio annuo di circa il 14,7% nell’ultimo decennio – diventa impietoso, al netto dell’elemento emozionale e di status che solo un’opera d’arte può dare a chi la possiede.

Un discorso a parte merita l’arte c.d. emergente, verso la quale gli ultra-ricchi più giovani rivolgono sempre di più le proprie attenzioni, spesso con spregio del pericolo di comprare “l’arte sbagliata”. In questo settore, le quotazioni hanno raggiunto un “livello-bolla” di cui temere per il futuro. I 907.200 dollari battuti da Sotheby’s per un’opera astratta del 2019 dell’artista americana Lucy Bull, per esempio, sono pari a più di dieci volte la sua stima pre-asta. Questa fiammata delle quotazioni degli artisti emergenti allontana i collezionisti più avveduti, poichè incoraggia un tipo di mercato “compra e rivendi subito” che, in teoria, crea l’opportunità di realizzare grossi guadagni nel brevissimo periodo, ma scoraggia i collezionisti tradizionali, che acquistano per ottenere un rendimento di lungo periodo che non è solo esclusivamente  finanziario.

Il mercato dell’Arte post Covid. Sempre più attivi i veri collezionisti, scambi online alle stelle

Sebastian Duthy di Art Market Research risponde ad alcune domande di Knight Frank sulla performance del mercato dell’arte nel 2020. Fondamentale il ruolo delle case d’asta e della tecnologia online a servizio del mercato.

Il Luxury Investment Index (KFLII) di Knight Frank tiene traccia della performance di un paniere teorico di classi di asset selezionate, come le opere d’arte, le auto d’epoca e il vino, utilizzando indici di terze parti già esistenti. Ogni classe di attività viene ponderata in modo da riflettere la sua importanza relativa e il valore all’interno del paniere. Il gruppo Knight Frank ha sede a Londra, e conta più di 500 uffici in 60 territori, con 19.000 tra dipendenti e collaboratori.

Relativamente al settore dell’Arte, Knight Frank ha recentemente intervistato Sebastian Duthy di Art Market Research, che ha risposto ad alcune domande sugli scenari futuri di questo particolare mercato.

L’incertezza sulla Brexit, aggravata dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, ha minato la fiducia nel mercato dell’arte durante il 2019. Tuttavia, ciò è stato compensato in una certa misura dalle crescenti vendite online, che oggi sono più inclusive rispetto alle generazioni più giovani desiderose di collezionare anche opere meno impegnative economicamente. L’indice globale del mercato, che tiene traccia del valore delle loro opere vendute all’asta in tutto il mondo, è aumentato del 134% nel decennio 2010-2020, ma è cresciuto solo del 4.3% negli ultimi 12 mesi, mentre nel primo semestre del 2020 è cresciuto dell’1.8%.

In che modo l’epidemia ha influenzato il mercato?

Lo scoppio del Coronavirus ha avuto un impatto immediato sul numero di vendite pubbliche e le case d’asta si sono affrettate a offrire servizi di visualizzazione online e vendite private. L’incertezza sul futuro, tuttavia, ha diviso le opinioni tra i veri collezionisti e i semplici investitori: chi compra per passione non smette di farlo, chi lo fa soltanto per interesse finanziario al momento non vede grandi opportunità.

Il famoso gallerista David Zwirner afferma che il 2020 potrebbe essere uno dei grandi anni per il collezionismo. Lei che ne pensa?

E’ probabile. All’asta del Contemporary Day di maggio, attentamente curata da Sotheby’s, è stato venduto il 96% dei lotti in offerta. Sotheby’s registra il numero di offerte per le aste a tempo e le più ricercate sono state quelle per opere di artisti nati negli anni ’80: Claire Tabouret, Loie Hollowell, Jullie Curtiss e Lucas Arruda. La vendita online di Christie’s  Contemporary Art Asia di Aprile, che aveva in portafoglio stampe e e opere di artisti molto richiesti, ha venduto il 100% del listino con due terzi delle vendite a prezzi superiori alla stima.

Come cambierà il mercato una volta che il mondo si sarà ripreso da Covid-19, e quali sono gli artisti e i generi da tenere d’occhio?

Sebastian Duthy

I collezionisti si aspettano sempre più un ritorno di lungo periodo ed un incremento notevole delle vendite online, ma le case d’asta dovranno creare nuovi entusiasmanti formati per conservare una posizione di leadership. Christie’s ha annunciato un nuovo tipo di vendita, chiamata ONE, un’asta d’arte globale del 20° secolo che copre quattro città in un unico formato in stile staffetta.

Le vendite di artisti continuano a crescere lentamente. Possiamo aspettarci un maggior numero di consegne da collezioni private?

E’ possibile. A maggio, per esempio, una delle poche opere di Orsola Maddalena Caccia è apparsa a sorpresa da Sotheby’s. L’opera è stata battuta a £ 212.500 (con commissioni), dopo 49 offerte, contro una stima di £ 10.000-15.000.