Maggio 10, 2026
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Costi operativi in aumento e profitti in calo per le aziende dell’Est Europa

Secondo un sondaggio di Atradius, in Est Europa le aziende temono un calo dei profitti, nonostante l’aumento delle vendite. Continua la pressione sui costi operativi anche se l’inflazione rallenta.

Possibile calo dei profitti nonostante vendite in aumento: sono questi i principali risultati del sondaggio condotto da Atradius, tra la fine del primo trimestre e la metà del secondo trimestre di quest’anno,  in sette mercati dell’Europa dell’Est – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Turchia – nell’edizione 2023 del “Barometro sui comportamenti di pagamento in Europa dell’Est“. 

Nonostante molte aziende siano fiduciose in merito ad un graduale aumento delle vendite, grazie ad una progressiva ripresa della domanda da parte di consumatori e imprese, vengono espressi forti dubbi in merito ad un incremento dei profitti a causa delle perduranti pressioni sui costi operativi anche se l’inflazione continua a rallentare. In particolare, più della metà (55%) delle aziende intervistate nella regione prevede una crescita delle vendite, mentre solo il 39% si aspetta un aumento della profittabilità nei prossimi mesi. Tale preoccupazione è amplificata dal timore di un inasprimento dei costi di gestione del rischio di credito commerciale, giustificato da un atteso peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B. Le aziende dell’Europa dell’Est esprimono timori nei confronti di tempi più lunghi di incasso delle fatture, cui si accompagnano maggiori costi relativi a monitorare e gestire tali insoluti. In particolare, secondo gli intervistati, l’aumento dei costi potrebbe compromettere seriamente la loro redditività e rappresentare un ostacolo alle attività commerciali e di sviluppo del business. 

Difficoltà nella gestione dei flussi di cassa è un’altra importante preoccupazione riportata dalle aziende in Europa dell’Est. Il 79% degli intervistati prevede che il tempo medio di incasso delle fatture (DSO) resterà stabile nei prossimi mesi, o migliorerà di poco. Mentre il 21% si aspetta un deterioramento del DSO e possibili pressioni sulla liquidità.  Già in questi mesi, molte aziende intervistate in Europa dell’Est hanno adottato misure per velocizzare i tempi di incasso delle fatture, come dilazioni di pagamento più brevi, oltre a maggiore efficienza nei processi di recupero crediti, per mantenere adeguati livelli di liquidità e a ridurre il ricorso a finanziamenti esterni che avrebbe potuto ulteriormente impattare sulla struttura dei costi. 

Per proteggere la redditività in un tale contesto di inasprimento del rischio di credito, molte aziende dell’Europa dell’Est hanno accresciuto il ricorso agli strumenti di gestione del rischio di credito. Il 49% delle aziende intervistate prevede di proseguire con una gestione del rischio di credito commerciale attraverso risorse interne, approccio questo che da molti è stato ritenuto non idoneo a perseguire una gestione strategica del rischio. Questo spiegherebbe perché circa il 20% in più di aziende rispetto allo scorso anno ha dichiarato di voler prendere in considerazione il ricorso all’assicurazione del credito nei prossimi 12 mesi, per proteggere il business dal rischio insolvenza e liberare al tempo stesso liquidità. 

Thomas Langen, Direttore Regionale di Atradius per la Germania, l’Europa Centrale e Orientale, ha dichiarato: “Nonostante l’inflazione stia rallentando e gli impatti siano stati lievemente mitigati dalla forza delle valute locali dei Paesi dell’Est Europa, la pressione sul contesto economico resta alta. La minaccia di un forte inasprimento dei costi comporterà la riduzione dei margini di profitto e metterà a rischio la redditività delle aziende. In questo clima, la protezione dei crediti commerciali risulta di vitale importanza per le imprese che operano in tutti i settori”. Massimo Mancini (nella foto), Direttore di Atradius per l’Italia ha commentato: “La congiuntura economica attuale resta complessa e piena di sfide per i prossimi mesi. Molte aziende, comprese quelle dell’Europa dell’Est, dovranno affrontare un peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, e questo avrà ripercussioni significative sui livelli di liquidità necessari ad agevolare operatività e percorsi di crescita. Sono le stesse aziende, pertanto, che riconoscono la necessità di gestire il rischio di credito commerciale attraverso gli strumenti assicurativi specifici che il mercato mette a loro disposizione”.  

Le imprese blindano i flussi di cassa dal rischio di credito e posticipano gli investimenti

Secondo Atradius, gli investimenti produttivi sono fermi per crisi di liquidità. Il 46% delle aziende europee rinvia le decisioni di investimento per proteggere il flusso di cassa dal rischio di credito commerciale.

Secondo un recente sondaggio di Atradius effettuato tra le aziende dell’Europa occidentale, gli investimenti sono pressoché fermi per crisi di liquidità. Infatti, il 46% delle aziende intervistate, inclusa l’Italia, ha dichiarato di aver rinviato le decisioni di investimento per proteggere il flusso di cassa, nel timore di un peggioramento del rischio di credito commerciale nei prossimi mesi.

Già da qualche anno, tra le imprese dell’Europa occidentale, si è diffusa la consuetudine di posticipare o addirittura rinunciare ai propri piani di investimento nei momenti di congiuntura economica negativa; nel difficile quadro economico attuale, il fenomeno si è allargato. Il fattore chiave che spinge le aziende attive nei diversi settori a decidere in tal senso è il significativo peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, che comporta decisioni finalizzate ad evitare possibili carenze di liquidità e conseguenti difficoltà operative o di pagamento. E così, a fronte della necessità di garantire sufficienti livelli di liquidità e affidabilità, le aziende hanno preferito sacrificare in modo significativo gli investimenti necessari ad espandere o proteggere la loro operatività. Oltre a rappresentare un segnale di debolezza finanziaria, la scelta di posticipare o addirittura rinunciare ai propri piani di investimento rappresenta anche una criticità importante per la crescita economica di singole imprese e di interi settori.

Ulteriore preoccupazione riguarda la minore attenzione rivolta alle aree che richiedono investimenti a lungo termine, come gli investimenti in transizione energetica, nel potenziamento dei protocolli di sicurezza contro gli attacchi informatici unitamente al potenziamento di forza lavoro altamente qualificata. Queste sono le principali preoccupazioni riferite dalle aziende intervistate in 14 mercati, tra cui Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Belgio, Austria, Svizzera, Danimarca, Svezia, Grecia, Irlanda e inclusa per la prima volta la Finlandia,  nel corso del sondaggio finalizzato a realizzare l’edizione 2023 del “Barometro sui comportamenti di pagamento in Europa Occidentale” condotto da Atradius.

Il sondaggio evidenzia un forte peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B fra le imprese intervistate in Europa occidentale, con una crescita del 20% dei ritardi di pagamento negli ultimi 12 mesi. I ritardi interessano in media quasi la metà di tutte le vendite B2B effettuate a credito (49%) e le aziende dell’Europa occidentale devono attendere in media una settimana in più rispetto allo scorso anno per ottenere il saldo delle fatture. In Italia i ritardi di pagamento sono superiori alla media per l’Europa occidentale, ed interessano in media il 55% di tutte le vendite a credito tra aziende. Sono dovuti principalmente alla carenza di liquidità delle aziende clienti. Peggiorano i crediti inesigibili, che rappresentano ora l’8% del totale delle vendite B2B, in aumento rispetto al 6% dello scorso anno.

Le aziende intervistate in Europa occidentale hanno riferito di aver intrapreso una serie di misure volte ad allentare la pressione sulla liquidità. Nel ricorso a finanziamenti esterni, per esempio, la maggioranza degli intervistati afferma di preferire il credito offerto dai fornitori piuttosto che i prestiti bancari più costosi. Tuttavia, l’indagine Atradius ha rilevato una minore propensione dei fornitori ad accettare richieste di credito commerciale, infatti, molte aziende affermano che le loro richieste non sono state completamente soddisfatte. Cosa che evidenzia ancora di più pressioni sulla liquidità aziendale.

Il sondaggio si estende anche capire quali siano le preoccupazioni delle imprese per i prossimi mesi. Persistente inflazione, elevati costi di indebitamento, tensioni geopolitiche, oltre a preoccupazione verso le regolamentazioni intese a ridurre gli impatti sui cambiamenti climatici ed agli investimenti necessari alla transizione energetica ed allo stoccaggio di energia pulita. In particolare, le imprese italiane intervistate sono pessimiste in merito alle prospettive dal punto di vista della domanda e dei margini di profitto per i prossimi mesi. Molte delle imprese intervistate temono di non essere in grado di generare un aumento di vendite e ricavi sufficiente per compensare le forti pressioni esercitate sulla loro struttura dei costi.

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia (nella foto), ha aggiunto: “C’è un clima di sfiducia tra le aziende italiane, così come tra quelle in Europa occidentale, in relazione all’evoluzione del rischio di credito commerciale. Il timore espresso dalle aziende intervistate in merito ad un peggioramento significativo dei comportamenti di pagamento dei clienti è indice delle difficoltà che le aziende stanno attraversando in questa congiuntura economica complessa e tesa a livello internazionale. Un dato che emerge chiaramente nel sondaggio, però, è che questa preoccupazione va di pari passo con l’avvertita necessità di un cambiamento nell’approccio alla gestione del rischio di credito commerciale. Ciò al fine di liberare risorse necessarie ad effettuare investimenti importanti per il futuro del business, in scenari di rischio, dai cambiamenti climatici alla sicurezza informatica, in continua evoluzione”.