Giugno 7, 2026
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Mercato immobiliare, 2019 vs 2020: gli effetti della pandemia sulle scelte degli italiani

Mentre diminuisce la componente degli acquisti per investimento, avanza il gradimento sulle soluzioni indipendenti e sulle case-vacanza.

Secondo i dati più recenti dell’Ufficio Studi di Tecnocasa, raccolti all’interno dell’indagine comparativa sulle compravendite realizzate nel 2019 e nel 2020, si evidenziano, trimestre per trimestre, i differenti comportamenti degli acquirenti anche in relazione alla comparsa del Covid-19 ed al seguente sviluppo della pandemia.

Analizzando la finalità delle compravendite, si nota che gli acquisti per investimento segnalano una contrazione nel 2020. Tutti i trimestri del 2020, infatti, registrano percentuali più basse rispetto agli stessi trimestri del 2019. In particolare, nel quarto trimestre del 2019, questo tipo di compravendite aveva toccato una punta del 18,8%, mentre nel 2020 non si supera mai il 17,0%. Inoltre, dal secondo trimestre del 2020 in poi, le percentuali di chi acquista per investimento non superano il 16,5%.

Appare evidente, quindi, come la comparsa del virus abbia condizionato questo tipo di compravendite, inducendo gli investitori più prudenti a desistere oppure a rimandare l’acquisto. Infatti, smart working e lockdown hanno determinato un calo delle richieste di immobili in locazione, ed in alcuni casi chi aveva pensato di comprare per mettere l’immobile a reddito ha deciso di rinunciare all’acquisto o a posticiparlo. Inoltre, la pandemia ha fortemente colpito il settore turistico determinando una concreta frenata nelle compravendite di soluzioni da adibire a B&B ed affittacamere.

Le compravendite di case vacanza (casa al mare, al lago oppure in montagna), invece, nel 2019 hanno evidenziato percentuali comprese tra il 5,2% ed il 6,8%; punta massima raggiunta nel terzo trimestre dell’anno, storicamente il trimestre più vivace sul segmento della casa vacanza. Ed è proprio il terzo trimestre del 2020 che evidenzia un forte aumento della percentuale di acquisti di queste abitazioni, raggiungendo l’8,1%. Anche in questo caso, risulta evidente come la pandemia ed il primo lockdown abbiano indotto molte persone all’acquisto di una casa vacanza che permetta, appena possibile, di lasciare le città per trasferirsi nelle località turistiche.

La tipologia più scambiata, sia nel 2019 sia nel 2020, è il trilocale, che compone circa un terzo del totale delle compravendite. Il 2020 ha evidenziato però un aumento della percentuale di acquisto di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti: in particolare, a partire dal secondo trimestre del 2020 si arriva ad oltre il 22,0% delle compravendite, contro una media dei trimestri precedenti che si fermava intorno al 19%. Pertanto, i dati confermano che nei mesi successivi al primo lockdown è aumentato il numero di compravendite di tipologie ampie e dotate di spazi esterni, tendenza successivamente proseguita per tutto il 2020 con percentuali di acquisto sempre superiori al 22%.   

Previsioni immobiliari 2021. Compravendite in recupero e prezzi ancora in calo

Il 2020 resterà alla storia come l’anno del virus che ha distanziato gli uomini, messo in pausa parte della nostra vita che si è dovuta riorganizzare su più fronti. Fabiana Megliola (Tecnocasa): “La pandemia ci ha fatto riscoprire quello che spesso diamo per scontato, come l’abitazione”.

“La casa – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è stata una delle riscoperte fatte durante il lockdown. Il confinamento forzato a cui siamo stati sottoposti ci ha fatto capire l’importanza dell’abitazione e delle sue caratteristiche. La ripresa del mercato immobiliare post lockdown, così come confermato anche dai dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al terzo trimestre del 2020, ci ha dato l’idea di questa rinnovata attenzione. Molti hanno apprezzato la casa in cui già vivono e altri, invece, hanno pensato di cambiarla realizzando acquisti migliorativi, indirizzati su immobili di metratura più ampia o dotati di spazi esterni. Questi ultimi sono stati particolarmente apprezzati nel lockdown primaverile”.

Il dinamismo e il desiderio di cambiare è stato confermato dalla velocità con cui si sono venduti gli immobili. Infatti, i tempi di vendita, nonostante la pandemia, a luglio erano ancora in contrazione e si sono portati a 112 giorni. Gli investitori si sono fermati durante il confinamento per capire cosa sarebbe successo, per poi rimettersi in moto in estate e a settembre, periodo in cui abbiamo segnalato una ripresa delle compravendite per investimento. I segnali positivi, iniziati a maggio, sono continuati fino a settembre ma l’arrivo della seconda ondata ha nuovamente rallentato il mercato.

“Gli incentivi per ristrutturare gli immobili – prosegue Megliola – sono apprezzati e, in qualche modo, stanno sostenendo il mercato dell’usato, mentre sul nuovo sembrerebbe confermata la tendenza che vede un adeguamento dell’offerta alle nuove caratteristiche ricercate dai potenziali acquirenti”.

La ripresa dei valori degli anni scorsi, soprattutto nelle metropoli, aveva determinato uno spostamento dei potenziali acquirenti nelle periferie e nell’hinterland delle grandi città alla ricerca di case dal prezzo più accessibile. Questo trend dovrebbe confermarsi anche alla luce dei nuovi desideri (spazi esterni e metrature più ampie) più facili da trovare fuori dalle metropoli. La tipologia signorile si conferma come il segmento meno intaccato dalla pandemia.

Nonostante il calo dei flussi turistici esteri, le località turistiche hanno tutto sommato tenuto grazie ad un turismo di prossimità che potrebbe continuare anche nel corso del 2021, confermando la maggiore attrattività delle località turistiche sulla scorta dell’attesa di un potenziamento dell’offerta generale riservata ai turisti.

“Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, che ha risposto più velocemente ai cambiamenti avvenuti, – spiega Megliola – ci aspettiamo una chiusura del 2020 con canoni in ribasso, soprattutto per la maggiore offerta presente sul mercato. Il 2021 potrebbe dare ancora segnali debolmente negativi e la ripresa si attende nel 2022.  Su questo segmento è più difficile fare previsioni, perché incideranno il ritorno dei turisti e quindi la gestione degli short rent e il ricorso a smart working e didattica a distanza. In più, come per il mercato delle compravendite, si aggiungerà la tenuta del posto di lavoro. Più incertezze ci saranno e più si sarà propensi a scegliere l’affitto aumentando così la domanda”. 

Fabiana Megliola

Sul versante mutui, non dovrebbero esserci importanti cambiamenti a livello di tassi di interesse, che resteranno ancora contenuti anche se bisognerà vedere quale sarà il comportamento degli istituti di credito. Secondo i dati dell’ufficio studi Tecnocasa, Il 2020 vedrà complessivamente compravendite in calo (tra 530 e 540 mila) e prezzi in diminuzione tra -3 e -1%.  Il 2021 potrebbe vedere un recupero delle transazioni in tutte le realtà (a livello nazionale tra 550 e 560 mila e prezzi ancora in diminuzione (tra -2% e 0%). Questi ultimi potrebbero recuperare nel 2022. “Il punto cruciale da cui dipenderanno le sorti del mercato immobiliare – afferma Megliola – sarà la tenuta dell’economia e dei posti di lavoro sui quali, al momento, ancora non sono del tutto evidenti gli effetti della pandemia. Le incertezze ci sono, ed è difficile fare i conti con l’emergenza sanitaria e le aspettative legate anche all’arrivo del vaccino, ma più volte il mercato immobiliare ci ha sorpreso grazie al desiderio di acquistare casa che sembra invece resistere nonostante tutto”.

Compravendita abitazioni, in calo la percentuale degli acquisti per investimento

Dallo studio del Gruppo Tecnocasa sulle compravendite effettuate in Italia emerge un calo della percentuale di chi acquista per investimento. La tendenza è confermata anche nel secondo semestre, ma aumenta l’interesse degli investitori per via delle quotazioni di mercato più basse.

Dopo anni di crescita, nel primo semestre 2020 la percentuale di acquisti per investimento registrava un ribasso dai picchi del 2018 e del 2019 (16,8% contro il 17,9% degli anni precedenti), attestandosi ai livelli del 2016. La frenata, naturalmente, è legata all’incertezza generata dall’emergenza sanitaria ancora in corso, che ha rallentato sia le compravendite di tipologie da mettere in affitto sia gli acquisti di soluzioni per realizzare B&B ed affittacamere.

La tipologia più scambiata da chi vuole mettere a reddito rimaneva il bilocale, con il 35,0% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Anche nel primo semestre del 2019 si registravano percentuali simili.

Nel primo semestre del 2020 il rendimento annuo lordo nelle grandi città si attestava sul 5,1%, in leggera crescita rispetto al primo ed al secondo semestre del 2019 quando si fermava al 5,0%.

Focalizzando l’attenzione su chi ha comprato per mettere a reddito, il 30,2% degli investitori ha un’età compresa tra 45 e 54 anni, seguiti dai soggetti tra 35 e 44 anni (22,7%) e da coloro con età compresa tra 55 e 64 anni (22,2%). Tale composizione sembra confermata, con piccoli scostamenti, nella seconda parte del 2020.

Per questo specifico segmento di acquirenti, buona parte degli acquisti si conclude senza l’ausilio degli istituti di credito (81,7%), e solo il 18,3% degli investitori ricorre al mutuo bancario (un anno fa era al 15,7%).

Il 75,2% degli investitori sono coppie e coppie con figli, mentre il 24,8% è single (celibi/nubili, separati, divorziati e vedovi). In lieve calo, rispetto al primo semestre del 2019, la percentuale di investitori single che si attestava al 25,5% contro il 24,8% attuale.

Relativamente alla estrazione professionale degli investitori, a comprare per investimento sono soprattutto lavoratori dipendenti (41,9%), imprenditori e liberi professionisti (40,2%), e a seguire i pensionati con una percentuale del 9,4%.

Naturalmente, il calo delle compravendite che si sta verificando lungo il secondo semestre dell’anno – e che si è manifestato soprattutto da Settembre in poi – sta coinvolgendo sensibilmente le compravendite per investimento, soprattutto nelle grandi città. Roma, per esempio, sta vivendo un ribasso notevole di acquisti tradizionalmente destinati alla progettazione di B&B e di attività di affittacamere. L’unico aspetto positivo è rappresentato da timidi segnali di interesse per il settore, per via delle quotazioni più basse e della tendenza alla decrescita anche per il primo semestre 2021.  

Compravendite e locazioni, Tecnocasa: il mercato immobiliare esiste e resiste

Dopo la fine del lockdown il mercato si è messo in moto velocemente, sorprendendo gli stessi operatori del settore. A fine anno faremo i conti con gli effetti della pandemia sull’economia e sull’occupazione, tuttavia la nuova ondata in corso rende difficile fare previsioni e stimare le conseguenze sanitarie ed economiche.

Di Fabiana Megliola, responsabile Ufficio Studi Tecnocasa

Ad inizio 2020 il Coronavirus ha messo in pausa le nostre vite innescando scenari imprevedibili a livello sociale, sanitario ed economico. Ha spiazzato certezze ed indotto cambiamenti repentini negli stili di vita degli italiani che si sono ritrovati all’improvviso costretti a chiudersi in casa, a lavorare in smart working, a familiarizzare con la DAD insieme ai figli e a trasferire la vita sociale su uno schermo.

Le città si sono improvvisamente svuotate dai cittadini e dai tanti turisti che ogni anno affollavano le nostre strade. E così le mura domestiche sono diventate veramente un rifugio, in grado non solo di difendere i nostri capitali ma anche la nostra salute e quella altrui. Stare a casa è diventato l’imperativo categorico e ha travolto il mercato immobiliare; un mercato che si era appena lasciato alle spalle un decennio di crisi che aveva ridimensionato prezzi e volumi, e che si stava lentamente riprendendo, ma che il Covid ha rimesso alla prova, facendogli rialzare la testa velocemente e reinventandolo in base ai cambiamenti imposti dalle circostanze.

Compravendite – Il primo effetto dell’emergenza sanitaria si è visto, in prima battuta, sul numero delle compravendite. Nel primo semestre del 2020 le compravendite residenziali in Italia sono state 233.229, con un decremento del 21,8% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Tempi di vendita – I tempi di vendita attualmente si sono portati nelle grandi città a 112 giorni, nei capoluoghi di provincia a 149 gg ed infine a 154 gg nei comuni dell’hinterland delle grandi città. Tra le metropoli le tempistiche più lunghe si registrano a Bari (178 gg) e Verona (142 gg). Le città “più veloci” sono Milano (56 gg) e Bologna (57 gg). Rispetto ad un anno fa si registra un miglioramento per tutte le realtà, anche se da settembre iniziano ad esserci dei rallentamenti dovuti soprattutto ad una maggiore prudenza da parte dei potenziali acquirenti.

Prezzi – Gli effetti della pandemia si sono iniziati a vedere sui prezzi, anche se solo nel 2021 si avrà il polso della situazione. Nel primo semestre del 2020 le quotazioni immobiliari nelle grandi città sono diminuite dell’1%. Si arresta così una crescita iniziata nel secondo semestre del 2017 e confermatasi nei semestri successivi. In tutte le grandi città si registrano prezzi in ribasso ad eccezione di Milano e Verona che mettono a segno un aumento rispettivamente del 2% e dello 0,4%. La città che ha visto la contrazione dei prezzi più importante è stata Genova con -4,4%. Le aree semicentrali hanno evidenziato un risultato migliore, peggiorano le periferie e le aree centrali. Queste ultime in seguito alla contrazione degli investimenti soprattutto nella componente turistica, le prime per una minore disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti.

Tiene il segmento del lusso, in particolare le soluzioni con spazi esterni sempre più richiesti e ricercati dopo il lockdown. Alcune periferie, con un’offerta di soluzioni indipendenti e di nuova costruzione hanno visto una leggera ripresa. I capoluoghi di provincia hanno visto un ribasso dei prezzi del -1,4%, regge meglio l’hinterland delle grandi città con -0,2%. Queste ultime realtà, attirando chi non riesce ad accedere al mercato cittadino, avevano dato segnali di ripresa dei valori già nel semestre precedente. Adesso sono diventate maggiormente attrattive per chi è alla ricerca di maggiore spazio, indipendenza e aree verdi.

Hanno tenuto l’hinterland di Milano, di Firenze e di Verona, quest’ultimo in particolare trascinato dalle località turistiche. L’analisi per aree geografiche evidenzia un decremento dei prezzi per le località del Nord (-0,9%), seguite da quelle del Sud Italia (-1,3%) e del Centro Italia (-2,2%).

Domanda, disponibilità di spesa e offerta – Il trilocale si conferma la tipologia più ricercata nelle grandi città, con un lieve aumento della concentrazione delle richieste tra gennaio e luglio 2020. Raccoglie infatti 41% delle richieste, seguito dal quattro locali con il 23,7% delle preferenze e dal bilocale con il 22,9% delle scelte. Si assiste ad un aumento dell’interesse per le soluzioni indipendenti e per quelle con spazi esterni (giardino, terrazzo).

La maggiore concentrazione della disponibilità di spesa si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila € (26,0%). Segue con il 23,2% la fascia tra 120 e 169 mila € e con il 22,1% il range compreso tra 170 a 249 mila €. A Milano si segnala un aumento della percentuale di chi desidera spendere più di 250 mila €.

L’analisi dell’offerta evidenzia che, nelle grandi città italiane, la tipologia più presente è il trilocale, con la percentuale del 32,3%, a seguire il quattro locali con il 24,4%. In aumento, rispetto a gennaio 2020, le percentuali di offerta di monolocali e bilocali, mentre è in calo quella dei cinque locali. Questo trend è stato rafforzato anche dal Covid: è probabile che chi possiede degli appartamenti grandi decida di non venderli e che quelli presenti sul mercato siano assorbiti più velocemente. L’aumento della concentrazione di bilocali sul mercato è sicuramente un effetto legato alla pandemia che penalizza i tagli più piccoli.

Analisi socio-demografica – L’analisi delle compravendite realizzate dalle agenzie del Gruppo Tecnocasa, aggiornata a settembre, non rileva significative variazioni anche se rispetto ad un anno fa c’è stata una contrazione della componente ad uso investimento ed un aumento di acquisti di casa vacanza: dopo il lockdown infatti, in tanti si sono riversati sul mercato ad acquistare una casa al mare, in montagna e al lago mentre gli investitori che avevano intenzione di realizzare short rent si sono messi in attesa. Nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8% contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019.

Mercato delle locazioni – Il segmento delle locazioni è quello che è stato maggiormente impattato dalla pandemia. La diminuzione di lavoratori e studenti fuori sede a causa dello smart working e della chiusura degli atenei e, soprattutto, il venire meno dei flussi turistici hanno determinato un calo della domanda e una maggiore offerta sul mercato. Infatti, molti appartamenti destinati all’affitto turistico sono stati immessi sul mercato residenziale calmierandone i valori.

Nel primo semestre del 2020 i canoni di locazione delle grandi città sono in diminuzione: -0,2% per i monolocali, -0,9% per i bilocali e per i trilocali. I ribassi più importanti si sono avuti a Milano, Bologna, Roma e Firenze le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto la diminuzione di inquilini e la contrazione dei flussi turistici. Nei capoluoghi di provincia si segnala un aumento dei canoni di locazione dello 0,3% per i bilocali e dello 0,7% per i trilocali. L’analisi sui contratti di locazione evidenzia che c’è stata una contrazione di quelli stipulati per motivi di studio e lavoro. Interessante il dato che vede un leggero aumento dei contratti transitori e a canone concordato che ora rappresentano il 18,8% ed il 30,8%.

Previsioni – Per la fine dell’anno, nonostante un mercato che sembra essersi rimesso in moto grazie anche ai mutui convenienti, ci aspettiamo una contrazione di almeno 100 mila compravendite rispetto al 2019 ed un ribasso dei valori tra -3% e -1%. Il 2021 potrebbe registrare un recupero nella seconda parte dell’anno e chiudere in sostanziale stabilità, con alcune realtà con valori in ripresa. Inoltre, il nuovo trend della domanda che vede una maggiore richiesta di spazi esterni potrebbe determinare un incremento dei valori per gli appartamenti con giardino e terrazzo che, soprattutto nelle grandi città, sono difficili da reperire.

In definitiva, in questi mesi appena trascorsi abbiamo comunque visto un mercato immobiliare vivo, che esiste. L’auspicio è che resista ancora. 

Tecnocasa, indagine socio-demografica sul mercato immobiliare: acquirenti e inquilini

L’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure di importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Di Piero Terranova, Analista Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

In Italia nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8%, contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019. Il ribasso mette in luce le incertezze legate all’emergenza sanitaria che ha frenato sia gli acquisti di abitazioni da affittare, sia gli acquisti di soluzioni da trasformare in B&B ed affittacamere. Sempre nel 2020, da segnalare un aumento della percentuale di acquisti di case vacanza, soprattutto nel periodo post-lockdown caratterizzato da un particolare interesse verso questo segmento.

I primi 9 mesi del 2020 hanno poi segnalato un aumento della percentuale di acquisti di soluzioni indipendenti e semindipendenti, si passa infatti dal 19,2% del 2019 al 21,1% attuale. Il rialzo si focalizza principalmente nel secondo e nel terzo trimestre quando, terminato il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di comprare abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. La ricerca di tipologie immobiliari con queste caratteristiche, inoltre, ha determinato un maggiore flusso di acquirenti verso l’hinterland e verso le province adiacenti alle grandi città italiane.

L’emergenza sanitaria ha segnato in modo importante il mercato delle locazioni, che nei primi 9 mesi del 2020 evidenzia un calo della percentuale di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e da studenti universitari. I lavoratori fuori sede passano dal 25,9% del 2019 all’attuale 23,3%, gli studenti passano dal 6,0% al 4,4%. Un forte impatto sui numeri è dovuto al periodo di lock-down, allo smart working e alla chiusura degli atenei, fenomeni tutt’ora presenti ed in evoluzione. Queste problematiche hanno impattato anche sulla scelta dei contratti stipulati che, nonostante la diminuzione di lavoratori e studenti, segnalano un aumento delle percentuali di contratti a canone concordato ed a carattere transitorio. Molti proprietari, infatti, stanno optando per tipologie contrattuali più flessibili in attesa di capire come evolverà il mercato delle locazioni nei prossimi mesi.

In conclusione, l’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure se stiamo effettivamente assistendo ad importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Le analisi esposte sono state realizzate grazie ad una base dati composta da 25.488 compravendite e 9.247 contratti di locazione. Si tratta di operazioni concluse nei primi 9 mesi del 2020 attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa presenti su tutto il territorio nazionale.

Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 16 al 22 Novembre

Questa settimana, grazie alla “Finanza Semplice” di Alfonso Selva, ci occupiamo di risparmiatori “ansiosi” e denaro in eccesso nei loro conti correnti. Grande spazio, poi, agli atti della conferenza stampa tenuta dal Gruppo Tecnocasa, con il focus su compravendite, locazioni e mutui. Infine, tra le altre cose, parliamo di PMI che fanno innovazione e dell’Osservatorio che analizza le statistiche di questo particolare segmento dell’imprenditorialità italiana.

Denaro in conto corrente, rischi e problemi. Dal “non si sa mai” al principio di Protezione

Alfonso Selva: “con la filosofia del ‘non si sa mai’ non ci si protegge affatto, e si presta il fianco a tutta una serie di rischi di notevole entità, privandoci così delle migliori opportunità utili a quando non avremo più le stesse energie di oggi”. LEGGI

Compravendite e locazioni, Tecnocasa: il mercato immobiliare esiste e resiste

Dopo la fine del lockdown il mercato si è messo in moto velocemente, sorprendendo gli stessi operatori del settore. A fine anno faremo i conti con gli effetti della pandemia sull’economia e sull’occupazione, tuttavia la nuova ondata in corso rende difficile fare previsioni e stimare le conseguenze sanitarie ed economiche. LEGGI

Mutui, in Italia le surroghe sostengono il mercato. Nel primo semestre erogazioni in crescita

Coloro che si aspettavano una contrazione dei volumi erogati devono ricredersi. Nel primo semestre 2020 mutui in crescita, boom delle surroghe a +243% rispetto allo stesso periodo del 2019. LEGGI

Tecnocasa, indagine socio-demografica sul mercato immobiliare: acquirenti e inquilini

L’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure di importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini. LEGGI

Grant Thornton e Università di Pisa, al via l’osservatorio sulle PMI innovative

L’Osservatorio fa parte di un più ampio progetto che mira a valorizzare l’innovazione italiana dando visibilità a questa specifica tipologia di imprese, facilitando la conoscenza dei vantaggi di natura fiscale, societaria e finanziaria esclusivamente dedicati dalla normativa alle PMI innovative regolarmente iscritte nella specifica sezione del Registro delle Imprese. LEGGI

Questo ed altro ancora, su Patrimoni&Finanza, con il consueto approfondimento. 

Per qualunque informazione, richiesta specifica o suggerimento alla redazione, potete contattarci scrivendo a info@patrimoniefinanza.com

Pensionati e abitazioni. Cresce la propensione per quelle ampie, stabile l’offerta di nude proprietà

Quello dei pensionati è un segmento immobiliare molto particolare, legato a criteri di scelta della casa raramente adottati dalle generazioni più giovani. Gli effetti della pandemia e le nuove esigenze abitative dei figli consolidano la vendita delle nude proprietà da parte degli over 65.

L’analisi delle compravendite immobiliari nel primo semestre del 2020, realizzata dai recenti studi di Tecnocasa sul territorio nazionale, evidenzia che il 7,8% degli acquisti è stato effettuato da pensionati. Si tratta della percentuale più bassa degli ultimi anni, un anno fa (primo semestre 2019) era leggermente più alta e si attestava all’8,2%, nel 2018 era dell’8,0% e nel 2017 arrivava all’8,5%. Ciò che è cambiata, nel periodo considerato – e i dati parziali del semestre in corso sembrano confermare la tendenza – è la propensione all’acquisto, da parte di chi è in pensione, di case con maggiori quadrature.

Nel dettaglio, i pensionati nel 70,9% dei casi hanno comprato l’abitazione principale, nel 20,2% dei casi hanno investito ed infine l’8,9% ha optato per la casa vacanza. Rispetto ad un anno fa, pertanto, diminuiscono le percentuali di acquisti per investimento e di case vacanza, contrazioni determinate anche dall’emergenza sanitaria che ha interessato il primo semestre del 2020 ed è tutt’ora in atto: in un anno gli acquisti per investimento sono passati dal 24,0% all’attuale 20,2%, mentre gli acquisti di case vacanza sono passati da una percentuale del 10,3% a quella attuale dell’8,9%.

Le compravendite dei pensionati si sono concentrate maggiormente sui trilocali (39,4%), seguiti dai bilocali (24,7%) e dai quattro locali (16,5%); ville, villette, rustici, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme il 11,3% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 si nota una diminuzione della percentuale di acquisti di bilocali che passano dal 28,5% all’attuale 24,7%, mentre aumenta la percentuale di compravendite di trilocali che passano dal 37,2% al 39,4%. In aumento anche la percentuale di acquisto di 4 locali, e ciò fa delineare una certa propensione all’acquisto di tipologie più ampie rispetto ad un anno fa. Anche in questo caso, il trend legato alla pandemia ed al periodo di lockdown ha spinto verso l’acquisto di abitazioni più ampie.

Restando su questo target, si è constatato che solo il 13,9% degli acquisti è stato effettuato con l’ausilio di un mutuo, mentre l’86,1% delle compravendite è avvenuto senza l’intervento da parte di istituti di credito. Rispetto ad un anno fa si registra un lieve aumento della percentuale di coloro che comprano accendendo un mutuo, si passa infatti dal 12,0% del primo semestre del 2018 all’attuale 13,9%.

Il 66,3% dei pensionati che ha acquistato casa è una coppia oppure una coppia con figli, il 19,5% è single, l’11,0% è vedovo e il 3,3% è separato o divorziato. Chi ha venduto, invece, lo ha fatto per reperire liquidità (53,3%), per migliorare la qualità abitativa (32,8%) e per trasferirsi (13,9%).

Dalla stessa analisi di Tecnocasa è possibile estrapolare i dati relativi alle compravendite di nuda proprietà, dai quali risulta che l’80,0% di chi vende lo fa per reperire liquidità, e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età, o ancora per sostenere i figli nell’acquisto della casa.

La maggioranza dei venditori di nuda proprietà, nel 54,3% dei casi, appartiene alle categorie dei single, vedovi, divorziati e separati. Per quanto riguarda gli acquirenti, nella maggior parte dei casi si tratta di coppie con e senza figli, che insieme compongono il 68,6% del totale.

Gli acquirenti di nuda proprietà, di contro, si concentrano soprattutto nelle fasce di età comprese tra 18 e 54 anni (77,2%), mentre solo il 22,8% ha un’età superiore a 54 anni. La tipologia più scambiata con la formula della nuda proprietà è il trilocale, con il 44,1% delle preferenze, seguono i bilocali con il 20,6%, mentre le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti si attestano al 14,7%, percentuale in aumento rispetto al primo semestre del 2019 (quando si fermavano al 7,0%), a conferma di una maggiore propensione verso le tipologie indipendenti e semi-indipendenti aumentata in occasione del periodo di lockdown

L’indagine effettuata sugli immobili in vendita con cessione della nuda proprietà rivela una maggior concentrazione in Lombardia, con a seguire Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte (dati al 01.10.2020).

Sebbene le tipologie in nuda proprietà siano costituite principalmente da appartamenti, non mancano le soluzioni indipendenti, come ville, porzioni di ville e rustici.

Single e studenti, sale domanda e propensione all’acquisto di case, canoni di affitto in diminuzione

La chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno  determinato una maggiore offerta di immobili in locazione e una conseguente revisione verso il basso dei canoni,  portando molti fuori sede a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto da parte dei lavoratori single.

Secondo Tecnocasa, anche il mercato delle compravendite e delle locazioni a single e studenti ha subito gli effetti della pandemia. Infatti, la chiusura degli atenei, la didattica a distanza e lo smart working hanno portato tanti studenti fuori sede e parecchi lavoratori single a risolvere i contratti di affitto, mentre i bassissimi tassi dei mutui hanno accelerato le decisioni di acquisto di immobili di piccola quadratura.

Relativamente agli studenti fuori sede, a partire da giugno e man mano che si definivano le linee guida per il rientro, si è registrato un incremento di richieste, pur restando ancora distanti dai livelli degli anni scorsi. “Sono infatti numerose” , afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa , “le facoltà universitarie che hanno optato per la didattica a distanza.

La richiesta per immobili in affitto arriva soprattutto dagli studenti per i quali il corso di studio prevede lo svolgimento di attività di laboratorio, necessariamente da fare in presenza. Le caratteristiche dell’immobile richieste sono sempre la vicinanza alla facoltà universitaria, la presenza dei mezzi pubblici, un buon arredamento, la presenza del collegamento ad internet.

Si registra un lievissimo aumento di richieste di monolocali per evitare la condivisione. Il posto letto singolo è preferito rispetto alla camera in condivisione, quando le condizioni economiche lo consentono.  In calo anche gli acquisti da parte dei genitori per i figli, che spesso alimentavano la domanda per investimento.

I single rappresentano una fetta ancora più importante del mercato immobiliare; si tratta infatti di una categoria molto attiva sia sul segmento delle compravendite sia su quello degli affitti.

Riguardo alla domanda proveniente dai single, l’analisi degli acquisti e delle locazioni realizzate nel primo semestre del 2020 ha evidenziato che il 67,6% ha acquistato, mentre il 32,4% ha optato per la locazione. Rispetto ad un anno fa, si registra un aumento della percentuale di single che hanno deciso di acquistare, si passa infatti dal 62,7% all’attuale 67,6%.

Circoscrivendo l’analisi alle compravendite complessivamente realizzate nel primo semestre del 2020, il 29,5% è stato concluso da single (questa categoria è composta da celibi/nubili, separati/divorziati e vedovi). La percentuale è leggermente più alta rispetto a quella registrata un anno fa, quando si attestava al 28,5% ed anche rispetto al 2017 quando si fermava al 28,0%. Nelle grandi città la percentuale di single che acquista sale al 34,3%, rispetto ad una media nazionale che, come abbiamo visto, si attesta al 29,5%.

Questi dati evidenziano come sia sempre presente la volontà di acquistare da parte dei monoreddito, anche grazie ai bassi tassi di interesse presenti sui mutui e nonostante l’ultimo semestre sia stato colpito dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

A livello nazionale la tipologia più acquistata dai single è il trilocale (37,3%), seguita dal bilocale (33,2%), con i 4 locali che si fermano all’11,4%. Ville, villette, rustici, loft, case indipendenti e semi-indipendenti compongono insieme l’11,1% degli acquisti. Rispetto al primo semestre del 2019 da segnalare un lieve aumento della percentuale di acquisto delle tipologie indipendenti e semi-indipendenti che passa dal 10,4% all’attuale 11,1%. Nelle grandi città invece i single acquistano soprattutto bilocali (42,7%), a seguire i trilocali (33,6%).

Il grafico seguente mette a confronto i single e le coppie evidenziando le diverse distribuzioni delle compravendite: naturalmente coppie e famiglie acquistano maggiormente tagli più ampi e tipologie indipendenti e semi-indipendenti.

In Italia il 34,9% dei single che ha comprato ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 22,4% ha tra 35 e 44 anni, il 20% ha tra 45 e 54 anni, seguiti da percentuali in progressiva decrescita all’aumentare dell’età.

L’83% delle compravendite da parte di single riguarda l’acquisto dell’abitazione principale, il 14,1% l’investimento e il 2,9% riguarda la casa vacanza. Da segnalare, rispetto ad un anno fa, una diminuzione della percentuale di acquisti per investimento passata dal 15,7% all’attuale 14,1%. La contrazione degli acquisti per investimento è comunque un fenomeno generalizzato che riguarda anche le famiglie, si tratta infatti di una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria che ha frenato questo tipo di acquisto.

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, il 67,9% degli inquilini single ha preso casa in affitto per scelta abitativa, il 28,4% per motivi di lavoro ed il 3,7% per motivi legati allo studio.

Rispetto ad un anno fa si segnala una contrazione delle percentuali di affitti a lavoratori e studenti, che si attestavano rispettivamente al 33,8% (lavoratori) ed al 4,8% (studenti).

Da dove arriva chi compra casa nelle grandi città? A Milano, Verona e Roma le percentuali più alte

Relativamente alla provenienza di chi acquista casa nelle grandi città, secondo Tecnocasa il primo semestre 2020 non evidenzia particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, pur essendo segnato dall’emergenza Covid.

Per comprendere meglio quali siano stati gli spostamenti sul territorio da parte di chi compra casa, l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato le compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate nelle grandi città italiane nel primo semestre del 2020. Per ogni grande città si è calcolata la percentuale di acquirenti già residenti in città, in arrivo dalla provincia della città stessa ed in arrivo da altre province italiane.

L’analisi ha messo in evidenza che Milano, Verona e Roma sono le città con le percentuali più alte di acquisti da parte di persone in arrivo da altre province (rispettivamente 13,2%, 12,0% e 10,6%). Percentuali in aumento rispetto ad un anno fa, quando ad esempio a Milano gli acquirenti in arrivo da altre province si fermavano al 10,9%.

In generale a Milano si registra l’81,7% di compravendite da parte di residenti, il 5,1% in arrivo dall’hinterland e il 13,2% in arrivo dalle diverse province dello stivale. A Verona il 69,3% delle compravendite riguarda persone già residenti in città, il 18,7% riguarda acquirenti in arrivo dall’hinterland ed il 12,0% riguarda persone in arrivo dalle altre province italiane. Per quanto riguarda Roma si registra un 85,0% di compravendite effettuate da persone già residenti in città, un 4,3% di transazioni concluse da acquirenti in arrivo dalla provincia della capitale stessa ed un 10,6% di compravendite effettuate da persone in arrivo dalle altre province d’Italia. Seguono le altre grandi città che hanno una più bassa percentuale di transazioni immobiliari concluse da persone in arrivo da altre province: Torino 8,0%, Firenze 7,7%, Bari 7,5%, Genova 5,8%, Bologna 5,1%, Napoli 4,3 e Palermo 2,8%.

Spesso chi arriva da fuori è un investitore, a Milano ad esempio il 32,0% degli acquirenti che arrivano da altre province compra per investimento.  

Dato interessante quello che mostra come in alcune delle grandi città a comprare siano quasi esclusivamente persone già residenti: a Genova ben il 91,3%, a Bologna l’87,2% e a Palermo l’86,5%. Inoltre, Bari, Torino e Verona sono le metropoli nelle quali la percentuale di acquisto da parte di persone provenienti dall’hinterland è più elevato: Bari 28,3%, Verona 18,7% e Firenze 17,3%.

Il semestre appena concluso è stato segnato dall’emergenza Covid, ma i risultati dell’indagine comunque non evidenziano particolari variazioni rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente: attualmente, infatti, nelle grandi città analizzate, la media di acquirenti in arrivo da altre province si attesta al 7,7%, stessa quota raggiunta anche nel 2019. Bisognerà quindi attendere i prossimi semestri per capire se l’emergenza sanitaria sortirà concretamente qualche effetto sui flussi migratori degli acquirenti e sulle loro scelte.

 

Mercato immobiliare. Nonostante la pandemia, gli italiani continuano a voler acquistare casa

Sul mercato immobiliare si attende un andamento differente a seconda del territorio regionale di riferimento, e laddove si dovessero manifestare fragilità economiche in alcune aree, il trend potrebbe risentirne per via della maggiore difficoltà di accesso al credito riscontrabile in questo periodo.

Secondo l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa – che ha monitorato il mercato durante tutto il periodo di lockdown – il trend di mercato dimostra come neanche il Covid è riuscito a scalfire la volontà degli italiani di acquistare casa, volontà venuta meno, per una certa fascia di occupati, solo con l’arrivo della cassa integrazione e con la conseguente incertezza del mantenimento del posto di lavoro.

Pertanto, gli effetti della pandemia saranno più evidenti nella seconda parte del 2020, quando si vedrà l’efficacia delle misure messe in atto dal Governo e dall’U.E. a sostegno dell’economia. In tal senso, Tecnocasa si attende un andamento di mercato differente a seconda del territorio di riferimento, e laddove si dovessero manifestare fragilità economiche in alcune regioni, il trend del mercato immobiliare potrebbe risentirne per via della maggiore difficoltà di accesso al credito.

I dati sulle compravendite dei primi tre mesi del 2020, registrate dall’Agenzia delle Entrate, hanno evidenziato un calo delle transazioni del 15,5%; una contrazione che, quasi certamente, ci porteremo fino alla fine dell’anno, che potrebbe chiudersi con circa 100 mila compravendite in meno rispetto al 2019. Tuttavia “c’è movimento”, e un certo dinamismo dovuto sia alle compravendite che erano rimaste in sospeso (e definite alla riapertura), sia alle nuove ricerche di case, come dimostrano anche i dati record registrati dal portale Tecnocasa.

Durante la pandemia c’è stata un’impennata di richieste di case con spazi esterni, dettata dal prolungato confinamento domestico, ma nei prossimi mesi il punto cruciale sarà l’accesso al credito, indispensabile per potersi permettere queste abitazioni. Il mercato dei mutui decisamente favorevole consente di tentare l’acquisto migliorativo, ma bisognerà fare i conti con l’atteggiamento degli istituti di credito, che pur propensi ad erogare si muoveranno con maggiore prudenza.

Dopo il lockdown, si stanno muovendo  prevalentemente persone alla ricerca della prima casa o della soluzione migliorativa, e si evidenzia una contrazione degli acquisti per investimento. Gli investitori, infatti, indirizzati verso gli affitti brevi nelle grandi città, si sono fermati. Si stanno però attivando piccoli risparmiatori che considerano il “mattone” ancora una valida modalità di impiego del capitale, meno volatile di altre forme di investimento.

Dal lato dei prezzi, si evidenzia una certa rigidità da parte dei proprietari, poco propensi a ribassarli (tranne nei casi in cui si ha necessità ed urgenza di vendere). La tendenza è quella di una certa stabilità delle quotazioni in alcune grandi città (tra queste Milano e Bologna, che prima del lockdown erano in forte crescita), ed un probabile ribasso nelle città più piccole, che ancora non erano uscite dalla crisi immobiliare ed i cui prezzi erano in discesa. Al momento, sembrano soffrire maggiormente i centri storici delle metropoli che prima attiravano soprattutto gli investitori.

Si evidenziano aspettative diverse a seconda delle tipologie: potrebbero rivalutarsi gli immobili con spazi esterni, soprattutto nelle zone che ne sono carenti, e deprezzarsi le soluzioni con difetti da sanare. Le quotazioni terranno, e ci aspetta la tenuta dei valori per i quartieri che hanno una maggiore concentrazione di servizi e di negozi di vicinato così come di quelle zone periferiche e dell’hinterland in grado di offrire soluzioni indipendenti a prezzi più accessibili. Anche il segmento del prestigio sembra tenere

Sembrano esserci, invece, segnali di ribasso sui canoni di locazione in seguito all’incremento dell’offerta di immobili che, soprattutto nelle grandi città, sta calmierando la crescita delle richieste mensili. Attualmente, molti immobili con destinazione turistica sono stati immessi sul canale residenziale con contratti transitori, in attesa dei dati sulle presenze turistiche. Ma sarà interessante capire come si muoveranno gli studenti universitari e i lavoratori fuori sede (la cui domanda è venuta meno nel lockdown). Resta l’incognita della domanda di locazione da parte dei trasfertisti, che dipenderà dalla modalità in cui si svolgeranno le lezioni universitarie e dal prolungamento dello smart working. Altro aspetto da valutare sarà un possibile aumento della domanda da parte di chi non dovesse più essere in grado di accedere al credito per le peggiorate condizioni economiche. 

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Il segmento delle case vacanza è stato colpito in pieno dalla pandemia, proprio in un periodo fondamentale (Marzo e Aprile), e cioè quello in cui chi cerca la casa vacanza inizia a guardarsi intorno. L’impossibilità di spostarsi, infatti, non ha consentito di fare ciò. Gradualmente, con l’allentamento delle restrizioni relative agli spostamenti sul territorio e la definizione delle linee guida sui distanziamenti da tenere nelle località balneari, si sono iniziati a vedere i primi sold out in diverse località di mare e montagna. Quest’anno, infatti, tanti italiani sceglieranno di trascorrere le vacanze nel Belpaese. Sembrerebbe in recupero anche l’acquisto delle case vacanza, il cui destino è legato alla solidità economica e alla propensione al risparmio. 

In definitiva, il mercato ha voglia di ripartire, ma deve fare i conti con un quadro macroeconomico ancora molto incerto, che richiede un costante aggiornamento e rende difficile ogni previsione.