La curva dei rendimenti Usa continua a segnalare un’alta probabilità di recessione imminente, e le valutazioni del mercato italiano riflettono già un significativo rallentamento economico.
“La Fed sarà costretta a intervenire sui tassi di interesse. L’eccessivo debito pubblico e l’aumento dell’indebitamento pubblico richiederanno tassi d’interesse reali negativi nel medio termine, un elemento positivo per i mercati azionari nel medio termine e in particolare per i titoli di qualità, ma probabilmente dovremo prima passare attraverso una correzione del mercato”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Special Situations, che a livello annuale ha registrato una performance positiva del +10,23%.

Nell’ultimo fine settimana di maggio sono stati compiuti progressi nei negoziati per l’innalzamento del tetto del debito statunitense. Tuttavia, sarà necessario attendere la versione finale dell’accordo per comprenderne appieno le implicazioni. Il tetto del debito passerà dagli attuali 31,4 miliardi di dollari a 35 miliardi nel gennaio 2025. La mossa è volta a garantire la stabilità finanziaria del paese e a fargli superare indenne le elezioni presidenziali del prossimo anno. I tassi di interesse sono saliti sulla scia di alcuni commenti da falco dei banchieri centrali, dei verbali del FOMC che mostrano un comitato ancora diviso sulle prossime mosse e di un’inflazione persistente.
Le aspettative sulle future decisioni della Fed in materia di tassi sono cambiate rapidamente: all’inizio del mese, il mercato prevedeva un picco dei tassi Usa al 5,1% e un taglio dei tassi di 75 pb entro gennaio 2024.

Ora non è previsto alcun taglio dei tassi quest’anno e si stima che i tassi raggiungeranno il picco del 5,3%, con un’alta probabilità di rialzo di +25 pb entro luglio.
A nostro avviso, però, la Fed dovrà comunque intervenire sui tassi di interesse. La curva dei rendimenti Usa 10Y-2Y rimane fortemente invertita (-78 pb da -60 pb a inizio mese), continuando così a segnalare un’alta probabilità di recessione imminente. In Europa, il rendimento del bund tedesco è rimasto sostanzialmente invariato al 2,3%, così come il rendimento del titolo decennale italiano al 4,1%, con lo spread BTP-Bund stabile a 181 pb. La Germania è entrata in recessione tecnica, con un calo del Pil dello 0,3% nel 1° trimestre del 2023 rispetto al trimestre precedente, dopo una contrazione dello 0,5% registrata nel 4° trimestre del 2022. “La cautela è ancora necessaria, poiché vediamo ancora uno scenario volatile per il mercato azionario. Non cambiamo quindi la nostra visione sulle azioni, preferendo i titoli di qualità a quelli ciclici”, sottolinea Scauri.
Le valutazioni del mercato italiano, soprattutto se confrontate con quelle di altri mercati internazionali, riflettono già un significativo rallentamento economico. Ciò è particolarmente evidente tra le mid-small cap, che stanno soffrendo ulteriormente a causa della diminuzione della liquidità. Tuttavia, nei prossimi mesi vedremo ancora gli effetti dell’inasprimento del ciclo del credito e della liquidità del mercato (con le importanti scadenze TLTRO a fine giugno, l’accelerazione del quantitative tightening sia nell’Ue che negli Usa e l’aumento delle emissioni di debito pubblico statunitense), nonché il rallentamento dell’economia cinese, che ha in parte sostenuto la crescita globale nel 1° trimestre del 2023.
“A livello settoriale, le posizioni principali in portafoglio rimangono il Biotech con Vivoryon; il Green capex con Danieli; la Cybersecurity; il Tech, dove abbiamo aumentato il nostro posizionamento sulla base di un’ipotesi di correzione dei tassi di interesse (Shop Apoteke, Delivery Hero)”, conclude Scauri. “Segnaliamo infine le nostre posizioni su Atos, molto penalizzate da problemi specifici della società. Riteniamo che, agli attuali prezzi di mercato, vi sia del valore nascosto in uno scenario di break-up. A livello di finanziari, abbiamo concentrato il nostro posizionamento su tre banche (Santander, Banco BPM e Banca Monte dei Paschi) sulla base della valutazione e dell’appeal speculativo”.



I mercati hanno registrato un forte rimbalzo dall’inizio di ottobre, grazie all’estremo posizionamento ribassista e alla stabilizzazione dei rialzi dei tassi. Dopo il recente rimbalzo, il posizionamento degli investitori è ora meno estremo e invita a una maggiore cautela nel breve termine in assenza di segnali positivi sul fronte macroeconomico. I dati macro continuano a segnalare un deterioramento delle condizioni: negli Stati Uniti, l’indice PMI composito per il settore manifatturiero è sceso da 50,4 a 47,6 a novembre, mentre il settore dei servizi è sceso da 47,8 a 46,1. Soprattutto, i nuovi ordini del settore privato sono scesi al ritmo più veloce da maggio 2020, quando la prima ondata della pandemia Covid-19 ha colpito. In Europa, gli indici PMI sono stati complessivamente leggermente superiori alle attese, ma sono rimasti saldamente al di sotto della soglia dei 50 punti, ovvero la linea di demarcazione tra espansione economica e recessione economica.
Per quanto riguarda i tassi statunitensi, il rendimento del decennale Usa è sceso di -30 pb al 3,75%, così come l’inflazione attesa, scesa di -25 pb al 2,3%. L’inversione della curva dei tassi Usa 10Y-2Y è leggermente aumentata, segnalando così un aumento della probabilità di recessione. In Europa, il rendimento del bund tedesco si è ridotto di -18pb all’1,96%, mentre il rendimento del titolo decennale italiano è sceso di -42 pb al 3,9%, con un restringimento dello spread BTP-Bund. Inoltre, il rallentamento del ritmo dei rialzi dei tassi a breve termine sembra meno evidente grazie alla recente tenuta degli indici dei responsabili degli acquisti e a un’inflazione che si è dimostrata più resistente rispetto agli Stati Uniti. I commenti più recenti della Bce sembravano aprire la porta a un allentamento dei tassi a 50 pb nella riunione del 15 dicembre, anche se il membro del Consiglio direttivo Isabel Schnabel ha rimesso sul tavolo un rialzo di 75 pb. Anche la banca centrale svedese (Riksbank) ha aumentato i tassi di 75 pb la scorsa settimana con una mossa da falco, mentre è già in atto una pausa nelle banche centrali dei paesi CE3 (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria).
Negli USA, i verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno rafforzato le aspettative che il Comitato intenda aumentare i tassi di 50 pb alla riunione del 14 dicembre (da 75 pb alla riunione di novembre). Nel complesso, se da un lato l’attesa riduzione della pressione sui tassi d’interesse è coerente con la stabilità dei multipli di mercato dopo il forte de-rating di inizio anno, dall’altro i fondamentali offrono ancora poco supporto, con una continua scarsa visibilità sull’entità e la durata dell’attuale rallentamento economico. Confermiamo la nostra opinione secondo cui la continuazione di questo rally è legata alle aspettative di un cambio di rotta della Fed.
Le motivazioni che ci spingono a guardare all’investimento soprattutto in Italia con assoluto interesse da qualche tempo sono molteplici. Il primo è senza dubbio il piano di rilancio Europeo
nel processo di rilancio e convergenza economica verso le aree più ricche dell’Unione. Turismo e cultura sono altri due importanti obiettivi del piano. Grazie al
Il secondo è quanto il tessuto economico del Paese sia cambiato dal 2008 in avanti. Sia le società che il sistema creditizio sono profondamente migliorati. I managers di molte aziende, anche di società pubbliche, hanno condotto importanti processi di ristrutturazione ed efficientamento per far fronte a un lungo periodo di crisi e mancanza di competitività del sistema paese, processi che oggi rendono queste società competitive e pronte a cogliere al meglio le opportunità che il momento economico offre. In molti si propongono come polo aggregante a caccia di sinergie e il
media impresa è in forte fermento
Al momento il
A livello internazionale, i prossimi mesi vedranno ancora l’inflazione e i tassi come temi dominanti del mercato, insieme al costo dell’energia, che soprattutto nella stagione fredda risulta essere molto sentito. Le banche centrali continuano a ripetere che l’inflazione a cui stiamo assistendo sia un fenomeno transitorio, dettato da problematiche temporanee dovute a una ripresa dell’economia più rapida del previsto, mentre si apprestano a drenare liquidità dal mercato attraverso operazioni di tapering.
Il
“In particolare, nel mondo delle costruzioni vediamo positivamente* ACS e Hochtief. Esse hanno valutazioni molto attraenti in un settore estremamente sottovalutato a oggi, trattandosi di società che operano su scala globale proprio nel momento in cui la spesa per infrastrutture è pronta a ripartire con vigore, grazie ai vari piani di rilancio economico, in particolare in Europa e negli Usa”, continua Nicodemo (nella foto). “Nel mondo delle energie rinnovabili troviamo attrattive* ERG, Encavis e Neoen: le valutazioni non sono a buon mercato, ma neanche eccessive per quelli che sono settori di riferimento e con buone prospettive di crescita futura, che potrebbero diventare futuri target di consolidamento per oil e utilities. Tra le utilities, EDF, Nexi e Worldline nel settore dei pagamenti digitali. Tra le banche, Banca Intesa, BNP, Mediobanca e Rothschild & CIE. Tra le assicurazioni, Generali e Mapfre. Infine, tra le small e mid-cap in Italia sono interessanti Seri Industrial, Danieli e Tinexta, quest’ultima specializzata in cybersecurity”.







