Gennaio 21, 2026
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Ethenea: la ripresa della Cina sarà uno shock positivo per l’economia mondiale

Secondo Andrea Siviero, la crescita cinese imprimerà slancio all’economia mondiale ma contribuirà a mantenere alta l’inflazione complessiva.

“La riapertura della Cina dopo la politica Zero Covid rappresenta una svolta positiva che imprimerà slancio all’economia globale. La sua accelerazione si tradurrà in un aumento della domanda nella Repubblica popolare, il che favorirà la crescita dei paesi esportatori di materie prime, con potenziale ulteriore aumento dell’inflazione complessiva”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors.

Alla fine dello scorso anno il governo cinese ha abbandonato la politica Zero Covid e quest’anno le energie in ambito economico sono concentrate sul supporto alla ripresa congiunturale tramite politiche di bilancio e monetarie espansive, così da favorire la riapertura del paese. Il processo di riapertura sarà difficile, ma i vertici del paese sono chiaramente decisi a raggiungere i propri obiettivi economici. Tuttavia, malgrado il sostanzioso supporto politico alla fine del 2022 la congiuntura è apparsa debole a causa dei bassi consumi interni, del calo della domanda internazionale e della disoccupazione persistentemente elevata, ma adesso ci sono segnali che il numero di casi abbia raggiunto il picco nelle grandi città e gli indicatori di mobilità siano migliorati. Infatti, si erogano più prestiti e nel 2023 i dati dei sondaggi sono tornati positivi tanto nel settore manifatturiero quanto nel terziario.

Nel frattempo, servizi ed edilizia hanno registrato una rapida ripresa grazie alla riapertura e al supporto della politica e dei progetti infrastrutturali. Grazie all’aumento degli ordini nazionali ed esteri, anche il settore manifatturiero ha messo a segno una ripresa. “La riapertura della Cina rappresenta per l’economia mondiale uno shock positivo sul fronte della domanda e dell’offerta”, conclude Siviero. “Una ripresa sostenibile della Cina darà slancio alla domanda complessiva, attenuando gli effetti della debolezza della congiuntura globale. Questa ripresa contribuirà però a mantenere alta l’inflazione”.

Ethenea: la guerra in Ucraina espone l’Europa al rischio stagflazione

Le autorità fiscali e monetarie dovranno probabilmente rivalutare attentamente i loro piani di normalizzazione. Le politiche di inasprimento già scontate dai mercati potrebbero dover essere riviste al ribasso e adattate alla nuova realtà. 

“Il conflitto in Ucraina, insieme alle conseguenti sanzioni statunitensi ed europee, aumenta la pressione sui prezzi delle materie prime e dell’energia, e causerà una crescita economica più lenta. L’economia globale è colpita da uno shock combinato di domanda e offerta che indebolirà la crescita economica e intensificherà ulteriormente le pressioni inflazionistiche”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors.

L’economia globale si trova in una circostanza particolarmente pericolosa. L’eccezionale sostegno politico messo in atto dai responsabili politici di tutto il mondo ha aiutato l’economia globale a uscire dalla recessione indotta dalla pandemia del 2020. La ripresa economica è stata insolitamente rapida e particolarmente solida, e non è stato possibile far corrispondere il forte aumento della domanda aggregata a un’offerta non abbinata. L’inflazione è aumentata a livello globale nel 2021 e le banche centrali nelle economie avanzate hanno recentemente segnalato un brusco cambio di orientamento hawkish e accelerato l’allentamento del loro sostegno politico pandemico. L’ambiente di persistente alta inflazione e il rallentamento della crescita economica è tuttavia particolarmente preoccupante e ha suscitato ipotesi secondo cui l’economia globale potrebbe presto entrare in un periodo di stagflazione economica.

La decisione di Vladimir Putin di attaccare lUcraina non solo causerà un danno immenso al popolo ucraino e all’economia ucraina e potrebbe innescare lo scoppio di un conflitto armato ampio e distruttivo in Europa, ma aumenterà enormemente i rischi al ribasso per l’economia globale e la pressione inflazionistica. La regione coinvolta nel conflitto è una delle principali fonti di materie prime di ogni tipo: petrolio, gas, grano, minerali, metalli, ecc. Un’impennata sostenuta dei prezzi dell’energia e delle materie prime alimenterà le pressioni sui prezzi con un rischio considerevole che l’inflazione si radichi, innescando effetti secondari più duraturi.

Con l’inflazione ostinatamente alta, l’indebolimento dello slancio economico e i responsabili politici che iniziano a ritirare il loro sostegno, uno shock stagflazionistico esogeno di questo tipo è particolarmente preoccupante ed estremamente impegnativo per i responsabili politici che cercano di iniziare il loro processo di normalizzazione. Rappresenta un ostacolo importante per l’economia globale equivalente a una significativa tassa estera sulla crescita per le economie occidentali.

Come reagiranno i politici? “Mentre la situazione è eterogenea tra le varie regioni e potrebbe essere troppo presto per trarre conclusioni, le autorità fiscali e monetarie dovranno probabilmente rivalutare attentamente i loro piani di normalizzazione”, conclude Siviero. “Le politiche aggressive di inasprimento attualmente scontate dai mercati potrebbero dover essere riviste al ribasso e adattate alla nuova realtà. La strada verso un atterraggio morbido dell’economia nelle economie avanzate è ancora aperta, ma i rischi sono aumentati considerevolmente”.

Ethenea: nel 2022 produzione globale su del 5%

Secondo Andrea Siviero, l’outlook 2022 della società prevede che la crescita ciclica continuerà l’anno prossimo, anche se a un ritmo più moderato. Le difficoltà saranno ancora legate alle persistenti strozzature delle catene di approvvigionamento e ai prezzi elevati dell’energia.

“La crescita ciclica continuerà nel 2022, anche se a un ritmo più moderato, poiché l’economia globale è ora entrata nel suo ciclo intermedio. Lo scenario di base per il 2022 prevede quindi una continua espansione della produzione globale a un ritmo solido di circa il 5%”. È l’analisi di Andrea Siviero, Investment strategist di Ethenea Independent Investors.

Dopo l’annus horribilis 2020, il 2021 è stato l’anno della grande ripresa dell’economia globale, sostenuta da uno stimolo politico senza precedenti e dal lancio progressivo di vaccini efficaci contro il Covid-19. La crescita proseguirà nel 2022, grazie a una forte domanda interna, una ricalibrazione della crescita verso il settore dei servizi e la ripresa del commercio globale, una volta risolti i problemi delle catene di approvvigionamento. Anche gli investimenti di capitale e l’aumento delle scorte contribuiranno alla crescita futura. Il mercato del lavoro migliorerà progressivamente, ma è probabile che resti indietro rispetto alla ripresa della produzione e, inoltre, rimarrà disomogeneo tra le regioni

“Nel 2022, gli output gap – cioè i differenziali tra produzione effettiva e produzione potenziale – si chiuderanno progressivamente e la produzione globale dovrebbe tornare ai livelli pre-pandemia, anche se l’economia globale dovrà affrontare diversi venti contrari e l’incertezza rimarrà elevata”, sottolinea Siviero. La persistente carenza di input, le strozzature delle catene delle forniture e l’impennata dei prezzi dell’energia potrebbero far durare più a lungo la pressione inflazionistica e consolidarla, costringendo le banche centrali a inasprire le loro politiche prima del previsto, poichè il disallineamento tra domanda e offerta rappresenta il rischio al ribasso più elevato per la crescita e il rischio al rialzo più rilevante per l’inflazione.

Per le prospettive macro e per i responsabili politici la maggior preoccupazione deriva dalla combinazione tra il rallentamento dello slancio economico e un tasso d’inflazione ostinatamente elevato. È probabile che l’inflazione rimanga elevata durante la prima metà del 2022, tuttavia nella maggior parte dei Paesi dovrebbe tornare progressivamente al target del 2% individuato dalle banche centrali, una volta che le problematiche legate al Covid-19 saranno assorbite e, di conseguenza, i prezzi si riaggiusteranno a un livello più basso. Nelle economie avanzate, le banche centrali dovranno mantenere un equilibrio tra il sostegno alla ripresa economica e il controllo dell’inflazione. Inoltre, la pandemia non è ancora completamente sotto controllo e lo sviluppo di nuove varianti contagiose presenta ancora un rischio considerevole che minaccia la ripresa.

“Il prossimo anno fornirà ulteriori indizi sul corso della globalizzazione e anche gli sviluppi macroeconomici e geopolitici in Cina e il futuro delle relazioni Usa-Cina avranno un impatto sull’economia globale”, conclude Siviero. “I leader politici di tutto il mondo dovranno scegliere se riprendere con decisione la via della collaborazione e del multilateralismo oppure votarsi al protezionismo e all’unilateralismo e queste decisioni plasmeranno la cooperazione economica, il commercio internazionale e la crescita globale negli anni a venire”.

Atradius: riparte l’economia globale nel 2021, ma gli scenari rimangono incerti

Lo sviluppo dei vaccini e le politiche di sostegno fiscale dei governi lasciano ben sperare per una ripresa dell’economia, che dovrebbe riacquistare slancio nel 2021, ma molto dipenderà dall’efficacia della vaccinazione e dall’assenza di nuove ondate di contagio.

(Comunicato Stampa) Roma, 02 marzo 2021 – L’economia, grazie ai programmi di vaccinazione di massa e agli aiuti fiscali, dovrebbe riprendersi, sebbene rimanga incerta l’efficacia dei vaccini e, per alcuni Paesi, la stabilità degli effetti positivi sul PIL anche per il 2022. Questo lo scenario delineato dall’Economic Outlook, il documento di previsione economica di Atradius, società leader mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, recupero crediti e fideiussioni assicurative. L’outlook, sulla scia del PIL mondiale in aumento (+5%) nel 2021, mostra previsioni fiduciose anche per il commercio globale (+7-8% nel 2021).

Sono i paesi emergenti dell’Asia, guidati da Cina e India, a riprendersi più rapidamente, essendo tornati già a fine 2020 ai livelli del 2019; Europa Occidentale e America Latina appaiono invece in ritardo, e si riprenderanno solo nel 2022, mentre USA ed Est Europa si collocano a metà strada e supereranno la crisi entro fine 2021.

Andando più nel dettaglio, le economie avanzate stanno iniziando a riprendersi dalla recessione e dovrebbero registrare una crescita media del PIL del +3.9% nel 2021, dopo un calo del -5% nel 2020 e ancora un punto in meno rispetto al 2019, anche se rimangono alcune incertezze nelle due aree principali. Gli Stati Uniti  dovrebbero cresecre del +4.2% nel 2021 , ma il rischio di un nuovo aumento della disoccupazione e dei contagi riduce al +3,4% la crescita nel 2022; per l’Eurozona la ripresa sarà più lenta, dovendo recuperare il crollo dell’economia nel 2020 (-7,1%), e nonostante la previsione di un aumento del 4.2% nel 2020, dovrà aspettare il 2022 (previsione: +4,9%) per tornare ai livelli pre-pandemici (possibili anche due scenari, vedi tabella sotto).

Nel Regno Unito, a causa soprattutto dell’imposizione di un terzo lockdown nazionale, la ripresa si mostra più lenta e la crescita del +4,5% del 2021 coprirà solo la metà delle perdite del PIL nel 2020 a causa della pandemia (-10,3%), mentre un recupero sostanziale potrebbe arrivare nel 2022 (+6.4%). In Giappone, la forte recessione innescata dalla pandemia nel 2020 (-5,3%), potrebbe essere recuperata grazie alle Olimpiadi estive, che fanno prevedere una prudenziale stima del +2,7% nel 2021 e altrettanto nel 2022.

La crescita economica nei mercati emergenti (Pil a -1.9% nel 2020, +6.3% nel 2021) è peggiorata drasticamente nel 2020 e staziona ancora in una fase critica, seppure con trend differenti tra i diversi Paesi. L’Asia Emergente (Pil a -0.3% nel 2020 e +7.4% nel 2021) si trova nella posizione più alta tra i Paesi che hanno saputo contenere meglio la diffusione del virus, grazie soprattutto alla performance di Cina (Pil a -1.8% nel 2020 e +8.8% nel 2021), con la gestione dei contagi sotto controllo e una forte politica di sostegno monetario, e India (PIL a -7.6% nel 2020 e +10.2% nel 2021), caratterizzata da previsioni più deboli. Viceversa, l’America Latina (Pil a -7.1% nel 2020 e +5.4% nel 2021) si colloca nella posizione più bassa, con le sue economie trainanti, Brasile (Pil a -4.7% nel 2020 e +4.0% nel 2021) e Messico (Pil a -8.7% nel 2020 e +6.1% nel 2021), che mostrano entrambe una performance di crescita ancora debole.

Massimo Mancini

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “Le previsioni sulla ripresa economica nel corso del 2021 restano ancora incerte, a causa dei dubbi sulla diffusione dei vaccini e sul reale controllo dei contagi. In molti mercati, anche fra quelli avanzati, permangono inoltre incognite sull’evoluzione politica dei governi e sulle decisioni che verranno adottate nei rapporti commerciali tra Stati. In questa fase, è ancora fortemente necessaria un’attenzione particolare alla gestione del credito, verso tutti i mercati che si stanno ancora riprendendo dagli effetti devastanti della pandemia”.