Giugno 6, 2026
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Le vacanze e il risparmio energetico: consigli per evitare i consumi “inutili” in una casa vuota

Le vacanze costituiscono un momento di relax e di fuga dalla routine quotidiana e possono diventare anche un’occasione per ottimizzare il consumo energetico della nostra casa.

di Carolina Gritti, Energy Efficiency and New Solutions Development Manager del Gruppo Enercom

Il passaggio a una società completamente sostenibile passa anche attraverso i piccoli gesti quotidiani, come abbiamo già analizzato nel precedente articolo sul tema dei risparmi energetici. La medesima regola, come vedremo, vale anche quando si è in vacanza.

Nell’attuale contesto di crescente sensibilità verso la salvaguardia ambientale, il risparmio energetico è diventato una priorità assoluta per facilitare questa transizione. Il tema dell’efficienza energetica è stato affrontato a livello internazionale con la sottoscrizione di diversi accordi, e a livello europeo con il protagonismo della Commissione Europea. L’Europa si è posta in una posizione di avanguardia rispetto alle tematiche ambientali attraverso il Green Deal, il pacchetto Fit for 55, e, a livello legislativo, con la Direttiva sull’Efficienza Energetica (EED 3) e la Direttiva Energie Rinnovabili (RED 3). Lo stato al ribasso dei prezzi di gas ed energia è confermato dall’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico Italiano redatta da Enea. Secondo il report, nel 2023 i prezzi del gas sono diminuiti del 70% nel primo semestre e del 20% nel secondo semestre. Anche il mercato elettrico ha registrato una situazione analoga. La riduzione della domanda, dovuta in parte al clima mite e alla flessione economica dell’eurozona in seguito al conflitto russo-ucraino, ha contribuito a questa tendenza.

In questo scenario, dove efficienza energetica e tutela ambientale ricoprono un ruolo sempre più cruciale, le vacanze – oltre a costituire un momento di relax e di fuga dalla routine quotidiana – possono diventare anche un’occasione per ottimizzare il consumo energetico della nostra casa. Quando siamo lontani per diversi giorni, è possibile ridurre significativamente gli sprechi energetici con alcune semplici azioni preventive. Ecco una guida pratica su come risparmiare energia e ridurre i costi durante le ferie.
1. Spegni gli elettrodomestici e non lasciarli in standby: prima di partire, assicurati di spegnere tutti gli elettrodomestici non essenziali. Non basta metterli in standby, poiché molti dispositivi continuano a consumare energia anche in questa modalità. Stacca la spina di apparecchi come televisori, computer, microonde e carica-batterie. Questo semplice gesto può ridurre notevolmente il consumo energetico durante la tua assenza.

2. Imposta il termostato: se possiedi un termostato programmabile, imposta la temperatura interna della casa su un livello minimo durante la tua assenza. In estate, alzalo per ridurre il raffreddamento e in inverno abbassalo per ridurre il riscaldamento. Questo evita di consumare energia per mantenere una temperatura confortevole quando non c’è nessuno in casa.
3. Disattiva il boiler: il boiler è uno degli elettrodomestici più energivori della casa. Se non è necessario mantenere l’acqua calda durante la tua assenza, spegnilo o mettilo in modalità vacanza. Questo può fare una grande differenza nel consumo energetico complessivo.

4. Usa timer e sensori di movimento: se hai bisogno di lasciare alcune luci accese per motivi di sicurezza, considera l’uso di timer o sensori di movimento. I timer possono accendere e spegnere le luci a orari prestabiliti, simulando la presenza di persone in casa e risparmiando energia rispetto a lasciare le luci accese tutto il tempo.
5. Scollega i dispositivi di ricarica; molti di noi lasciano carica-batterie e adattatori collegati alle prese anche quando non sono in uso. Anche se sembrano innocui, questi dispositivi continuano a consumare energia. Prima di partire, scollega tutti i carica-batterie e gli adattatori per evitare sprechi.

6. Chiudi tende e persiane: chiudere tende e persiane può contribuire a mantenere una temperatura interna più stabile, riducendo la necessità di riscaldamento o raffreddamento. In estate, questo aiuta a mantenere la casa più fresca, mentre in inverno aiuta a trattenere il calore.
7. Frigorifero e freezer: se la tua assenza sarà prolungata e il frigorifero è quasi vuoto, potresti considerare di svuotarlo e spegnerlo. In alternativa, assicurati che la temperatura sia impostata correttamente (circa 4°C per il frigorifero e -18°C per il freezer) per evitare consumi eccessivi. Riempire il frigorifero con bottiglie d’acqua può aiutare a mantenere la temperatura stabile con meno sforzo energetico.
8. Energia Rinnovabile: se hai pannelli solari o altre fonti di energia rinnovabile, assicurati che siano configurati correttamente per massimizzare l’efficienza durante la tua assenza. Molti sistemi possono continuare a generare energia che può essere immagazzinata o reimmessa nella rete.

Immobiliare, domina l’incertezza: compravendite in contrazione e tempi di vendita lunghi

Banca d’Italia lancia un allarme sulla tenuta del mercato immobiliare. Si vendono sempre meno case e con tempi troppo lunghi. Troppa differenza tra prezzo in offerta e proposta d’acquisto: qualcuno comincia a prevedere un crollo degli scambi.

Il primo trimestre del 2023 è un momento molto atteso per il mercato immobiliare, poiché i dati a consuntivo possono delineare il trend anche dell’intero anno, molto più di quelli dell’ultimo trimestre 2022. Gli addetti ai lavori già conoscono la realtà: le compravendite sono in picchiata e molti prospettano un crollo vertiginoso del valore del mercato immobiliare in Italia. Nessuno, però, si lancia nel definire anche la durata di questo periodo di crisi, e questo non aiuta.

All’allarme diffuso da Banca d’Italia si è associato quello dell’Agenzia delle Entrate e di Tecnoborsa, ma per chi già si sfrega le mani pensando a prezzi in notevole discesa va detto che questo potrebbe accadere non subito. Prima, infatti, il calo delle compravendite deve estendersi e diventare “strutturale”, e solo successivamente – con un ritardo di circa 6-9 mesi – tale fenomeno si trasmette sui prezzi di vendita, che si dovrebbero abbassare per via delle nuove dinamiche tra domanda e offerta. La discesa dei prezzi, quindi, verrebbe prima preceduta da un lungo periodo in cui i prezzi in offerta non scenderanno in modo sensibile per incontrare la domanda, per poi adeguarsi gradualmente, man mano che gli immobili rimarranno invenduti.

Parrebbe dunque che il periodo sia florido per l’acquisto di una nuova casa, ma le lunghe attese per il perfezionamento della compravendita sono legate alle difficoltà che molti compratori hanno di accedere al credito bancario, e in molti sono costretti a temporeggiare o rinviare l’acquisto in tempi migliori per via dell’aumento dei tassi di mutuo e delle rate lievitate anche del 35% rispetto a Novembre 2021. Infatti, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina la BCE ha alzato i tassi di interesse per contrastare l’inflazione, ma l’effetto collaterale di questa restrizione monetaria è che i tassi dei mutui e dei prestiti sono più alti, per cui lo score di chi richiede un mutuo – la rata mensile non deve superare al massimo un terzo del reddito netto – si riduce proporzionalmente all’aumentare della possibile rata su cui impegnarsi. Quindi, si acquistano meno case, dal momento che chi compra attraverso il mutuo trova grosse difficoltà.

In un contesto simile, coloro che detengono liquidità sono i favoriti, poiché potranno acquistare a prezzi più bassi. Naturalmente, questa equazione non è regolare, dal momento che essa non si può verificare in modo omogeneo in tutte le piazze del  variopinto mercato immobiliare italiano. In alcune di esse, infatti, la restrizione dell’offerta fa sì che il prezzo si mantenga elevato e cresca ancora (Milano, per esempio), in altre scenda di poco o non scenda affatto (Roma, Bologna e Firenze) ed in altre ancora, dove l’offerta rimane abbondante, scenda in modo sensibile (Palermo e Bari); in ogni caso, ci vorranno mesi per vedere gli effetti della contrazione delle compravendite, per cui è troppo presto per cantare vittoria.

Semmai, è certo che il mercato sarà molto selettivo, e si muoverà verso quegli immobili che garantiscono un alto reddito potenziale. Pertanto, è importante analizzare i due tradizionali segmenti del nuovo e dell’usato, anche per comprendere se le nuove tendenze relative all’alta efficienza energetica riusciranno a compensare, almeno in valore complessivo, il minor numero di compravendite nel segmento dell’usato. A tal proposito, negli anni scorsi i potenziali acquirenti si sono sempre mostrati particolarmente attenti alla qualità costruttiva degli immobili, mostrando un crescente interesse per le nuove costruzioni, salvo poi orientarsi spesso sulle soluzioni usate, a causa del costo più elevate delle prime. Secondo Tecnocasa, per esempio, nelle grandi città chi sceglie il nuovo deve mettere in conto un incremento medio del prezzo del 27,5% rispetto a una soluzione usata, motivo per cui spesso si opta per l’hinterland dove il risparmio può arrivare anche al 50%.

Un punto a favore dell’acquisto del nuovo lo aveva fornito la pandemia, poichè i giorni trascorsi in casa e soprattutto il lavoro da remoto hanno focalizzato l’attenzione sulle spese energetiche e naturalmente sulle nuove costruzioni edificate con criteri di efficienza energetica. E adesso? Il progressivo ritorno alla normalità non ha mutato lo scenario appena descritto, anche perché il quadro economico è peggiorato, e l’aumento dei costi delle materie prime dovuto al loro difficile reperimento ha imposto una necessaria revisione dei progetti immobiliari al fine di preservare gli utili prospettici, fino alla loro sospensione. Infatti, le imprese che continuavano a edificare nei primi tre trimestri del 2022, dal quarto hanno rallentato di molto l’attività edilizia.

Le soluzioni usate, invece, trovano sempre un buon riscontro tra gli acquirenti, e gli incentivi per la ristrutturazione sono sempre ben accolti e utilizzati. Nella prima parte dell’anno si è notata però una maggiore predisposizione verso l’acquisto di soluzioni in buono stato che non necessitassero di particolari interventi di ristrutturazione, per il timore di incappare in lunghi tempi di completamento dei lavori e in costi più elevati. La domanda di abitazione elevata e l’offerta esigua hanno comunque determinato un aumento dei prezzi anche sulle tipologie immobiliari usate che hanno visto una crescita dell’1,8%.   

Immobili a confronto: il nuovo arretra e il superbonus tiene su la domanda dell’usato

Secondo i dati di Tecnocasa, gli immobili di nuova costruzione reggono la competizione ma i superbonus danno linfa all’usato. Negli ultimi dieci anni le soluzioni nuove hanno perso il 23,5%, mentre quelle usate il 28,5%.

Che la pandemia abbia portato a un maggiore apprezzamento delle nuove costruzioni da parte dei potenziali acquirenti è ormai una certezza. La possibilità di risparmio energetico, riscoperta durante il lockdown, e che queste tipologie abitative offrono, stanno portando a un interesse verso tutte quelle abitazioni costruite con criteri tecnologici avanzati. A questo aspetto si aggiunge la ricerca di spazi esterni che sono più facilmente reperibili nelle nuove costruzioni, ancora di più se posizionate nei comuni dell’hinterland. Tutto questo ha messo nuovamente in moto nuovi cantieri quando possibile.

In base alle indagini condotte dall’Ufficio Studi Tecnocasa, in questi anni i prezzi delle case nuove hanno comunque subito un ribasso del 23,5%, inferiore a quanto accaduto sulle tipologie usate, e sono state sottoposte ad attività di re-pricing finalizzate a collocare gli immobili sul mercato. 

Le abitazioni usate, i cui valori sono scesi maggiormente, stanno vivendo una riscoperta grazie agli incentivi per le ristrutturazioni, che hanno avuto un ulteriore impulso dal superbonus 110% sia sulle soluzioni indipendenti che su tanti condomini. Le tipologie usate hanno subito naturalmente dei ribassi più importanti che, negli ultimi dieci anni, ne hanno decurtato il valore del 28,5%. Ciò dipende dal fatto che il patrimonio italiano ha un elevato indice di vetustà, e di conseguenza la maggioranza delle abitazioni scambiate sono usate: l’83,1% delle compravendite realizzate rientra in questo target. Inoltre, il 73,6% delle soluzioni usate sono acquistate come abitazione principale, mentre la restante parte come forma di investimento, inclusa la casa vacanza, grazie anche al prezzo più contenuto. La necessità, quasi sempre, di realizzare investimenti di riqualificazione determina un ribasso maggiore dei prezzi in fase di trattativa, pari all’8,5%.       

Le nuove esigenze delineatesi con il Covid hanno indirizzando i costruttori verso un nuovo modo di realizzare le abitazioni, tenendo conto ancora di più della qualità e del benessere di chi ci abita e spesso ci lavora. In particolare, già in fase di progettazione, si punta all’ulteriore ottimizzazione degli spazi sia interni sia esterni, sviluppando soluzioni che sfruttino al massimo la superficie disponibile e organizzando ogni locale affinchè sia funzionale e vivibile fin dall’ambiente di ingresso alla casa, attraverso sistemi che rendano accogliente l’abitazione oltre che a dotarla di piccoli vani da sfruttare per riporre oggetti o indumenti. Balconi e terrazzi, inoltre, vengono resi ancora più ampi e profondi, a corredo anche di tagli medio-piccoli come i bilocali, e gli spazi condominiali sono più curati e resi fruibili per svolgere attività di coworking, con idonei distanziamenti e con una connessione Wi-Fi dedicata.

Inoltre, gli immobili di nuova costruzione vengono inoltre apprezzati perchè rispondono a criteri di efficienza energetica che consentono importanti risparmi, e questo è un tema sempre più battuto per via dell’aumento generalizzato del costo delle materie prime. Quest’ultimo aspetto incide infatti in maniera importante sul mercato immobiliare in generale: cemento, ferro, materie plastiche in genere e legno hanno prezzi elevati e difficoltà di reperimento. Tale situazione si ripercuote sulla consegna dei materiali, sull’aumento dei costi di appalto, destabilizzando così in parte i programmi delle società di sviluppo immobiliare e di tutta la filiera dell’edilizia.