Settembre 13, 2026
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Alberto Conca: stime sugli utili 2021 troppo prudenti, col vaccino impennata nella curva dei tassi Usa

Secondo Alberto Conca di Zest Asset Management, il rischio di nuovi lockdown mantiene inalterata la leadership dei titoli growth. La ricca disponibilità di cassa come quota del Pil di famiglie e imprese darà impulso alla ripresa economica e alla risalita dei tassi negli Usa.

 “Il risparmio disponibile da parte di aziende e famiglie, mai stato così alto, potrebbe fare in modo che le stime sugli utili per il 2021 siano troppo prudenti, in particolar modo se ci fosse l’approvazione di un vaccino in tempi brevi, cosa plausibile. La rimozione di tale incertezze potrebbe provocare un’impennata della curva dei tassi negli Stati Uniti. Le aspettative di inflazione e i tassi a 10 anni si sono scollati ultimamente, e si potrebbe assistere a un riallineamento nel caso di ripresa economica”. È l’analisi di Alberto Conca, responsabile degli investimenti di Zest Asset Management, società di gestione svizzera indipendente.

“Quest’anno le famiglie statunitensi hanno aumentato i loro risparmi di ben 300 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia, grazie allo stimolo fiscale e al fatto che molti dei servizi non erano disponibili durante il lockdown come ristoranti, aerei, alberghi e altre spese discrezionali. Le aziende hanno tagliato i costi e gli investimenti e ora ci troviamo in una situazione senza precedenti”, sottolinea Conca. “Famiglie e imprese oggi hanno una disponibilità di cassa come quota del Pil che non è mai stata così alta. Questo darà ulteriore impulso alla ripresa economica successiva”.

Questo fattore, unito alla probabile approvazione imminente di un vaccino, porterebbe all’eliminazione delle incertezze di mercato, con una conseguente impennata della curva dei tassi Usa. In questa situazione, il mercato azionario dovrebbe comportarsi meglio di quello obbligazionario, in particolare quello governativo. Inoltre, il mercato dei corporate potrebbe far meglio di quello governativo poiché gli spread hanno ancora margini per restringersi in modo significativo. Gli investitori chiedono ancora un premio al rischio elevato rispetto ai titoli di stato a causa dei rischi sopra descritti. La misura del premio al rischio implicito sul mercato azionario (Erp) si attesta intorno al 4,8% per il mercato statunitense. In Europa è leggermente superiore, il che rende il mercato azionario più interessante a medio termine. Il mercato europeo ha un Erp implicito più elevato a causa della percentuale più bassa di settori ad alta crescita come tecnologia, consumi durevoli e health care e una percentuale più alta di settori cosiddetti value. Quei settori non solo sono cresciuti più velocemente negli ultimi cinque anni, ma anche con minore volatilità.

Alberto Conca

Dopo il forte calo dovuto al diffondersi della pandemia, i mercati azionari hanno smesso di seguire la traiettoria dei nuovi contagi giornalieri. L’imponente supporto monetario e fiscale messo in atto in tempi brevissimi ha aiutato, ma questa non è l’unica spiegazione della decorrelazione osservata. Gli investitori hanno trattato la pandemia come fosse un disastro naturale che ha causato enormi danni economici ma non è stato innescato da uno squilibrio finanziario, come avviene generalmente durante una recessione tradizionale.

L’output economico e la ripresa dell’occupazione sono stati sempre molto più rapidi dopo un disastro naturale rispetto a quello avvenuto dopo la grande recessione del 2008-2009. Durante una recessione indotta da squilibri finanziari, la disoccupazione continua ad aumentare per un periodo considerevole a causa del crescente numero di persone che diventano “disoccupati di lunga durata”, mentre in una recessione indotta da calamità naturali la disoccupazione aumenta solo temporaneamente e le tendenze economiche precedenti, passata l’emergenza,  riprendono rapidamente generando una rapida ripresa dell’occupazione.

“In un mondo in cui la crescita è frenata dalla pandemia, i titoli ad alta crescita sono l’unico porto sicuro”, conclude Conca. “L’approvazione di un vaccino potrebbe cambiare temporaneamente la leadership di mercato, ma le notizie dominanti sono per il rischio di un altro lockdown in Europa. Questo non farà altro che mantenere inalterata l’attuale leadership dei titoli growth”.

Mutui in Italia e in Sicilia nei primi due trimestri del 2020. Giù i volumi, ma la ripresa è già iniziata

Dai dati dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa relativi al primo semestre e da quelli di Crif riguardanti il secondo, è scaturita una analisi dettagliata sull’andamento dei finanziamenti finalizzati all’acquisto dell’abitazione concessi alle famiglie residenti sul territorio siciliano nel primo semestre 2020.

Secondo l’ufficio studi Tecnocasa, in un’analisi che fa riferimento al report Banche e istituzioni finanziarie  aggiornato e pubblicato da Banca d’Italia nel mese di Giugno 2020, c’è stata una forte contrazione del mercato dei mutui nel primo trimestre per via del lockdown, ma i dati di Crif relativi al secondo mostrano una crescita del 4,8% del numero di italiani che hanno attivo un contratto di mutuo nell’intero semestre.

Pertanto, c’è abbastanza fiducia sulla ripresa dei volumi, che si prevede essere già in corso. Inoltre, i dati Crif mostrano la rata media mensile in calo del 3,2%: se nei primi sei mesi del 2019 la rata media era pari a 362 euro, ora si attesta su 333 euro.

ITALIA – Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12.345,5 milioni di euro, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente si registra una variazione delle erogazioni pari a +10,0%, per un controvalore di 1.122,9 milioni di euro. La fotografia indica ancora un aumento dell’erogazione del credito concesso alle famiglie, che conferma la tendenza del quarto trimestre 2019 (quando la variazione è stata pari a +9,2%), mentre il terzo trimestre 2019 aveva fatto segnare una variazione del -10,1%.

Gli ultimi dodici mesi si sono chiusi con 50.017,2 milioni di euro erogati, con una variazione pari a -1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

SICILIA – Le famiglie siciliane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 511,5 milioni di euro, che collocano la regione al 9° posto per totale erogato in Italia, con un’incidenza del 4,14%; rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente in regione si registra una variazione delle erogazioni pari a +4,5%, per un controvalore di +22,1 milioni di euro.

Se si osserva l’andamento delle erogazioni sui 12 mesi, e si analizzano quindi i volumi da Aprile 2019 a Marzo 2020, la regione Sicilia mostra una variazione negativa pari a -4,7%, per un controvalore di -101,4 mln di euro. Sono dunque stati erogati in questi ultimi dodici mesi 2.048,7 mln di euro, volumi che rappresentano il 4,10% del totale nazionale.

PROVINCE DELLA SICILIA – Nel primo trimestre 2020 le province della Sicilia hanno evidenziato il seguente andamento. La provincia di Agrigento ha erogato volumi per 19,3 mln di euro, facendo registrare una variazione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno pari a +2,5%. Nell’ultimo anno, invece, sono stati erogati 81,4 mln di euro, pari a -1,7%. La provincia di Caltanissetta sono stati erogati volumi per 17,2 mln di euro, corrispondenti a una variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari a +8,0%. Nei precedenti dodici mesi sono stati erogati 64,7 mln di euro (-7,8%). La provincia di Catania ha erogato volumi per 134,6 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +3,0%.

I dodici mesi appena trascorsi hanno evidenziato volumi per 548,5 mln di euro, corrispondenti a -8,2%. In provincia di Enna i volumi erogati sono stati 8,1 mln di euro, con una variazione pari a -8,4%. Quelli nei quattro trimestri considerati sono stati 32,5 mln di euro, (-14,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). In provincia di Messina sono stati erogati volumi per 60,2 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente pari a +6,9%. Sommando i volumi dei precedenti quattro trimestri, i volumi sono stati 243,3 mln di euro e la variazione -3,7%.

La provincia di Palermo ha erogato volumi per 163,9 mln di euro, la variazione sul trimestre è pari a +9,9%. Questi dodici mesi hanno evidenziato volumi per 650,6 mln di euro e una variazione pari a -1,0%.

La provincia di Ragusa ha erogato volumi per 31,4 mln di euro, facendo registrare una variazione sul trimestre pari a +8,1%. L’anno appena trascorso ha segnalato un totale di 123,6 mln di euro, con una variazione di -1,7%. In provincia di Siracusa sono stati erogati volumi per 42,9 mln di euro, la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è risultata essere pari a -9,6%. I quattro trimestri passati, invece, hanno visto un totale 170,2 mln di euro (-10,3%). La provincia di Trapani ha erogato volumi per 33,8 mln di euro, facendo registrare una variazione pari a +1,9% nel trimestre. Andando indietro di un anno sono stati erogati 133,9 mln di euro (-2,3% rispetto all’anno scorso).

IMPORTO MEDIO PER SINGOLO MUTUO – Nel primo trimestre 2020 in Sicilia si è registrato un importo medio di mutuo pari a 100.800 euro, in diminuzione rispetto a quanto rilevato durante lo stesso trimestre dell’anno precedente, quando il ticket medio ammontava a 104.400 euro. Mediamente colui che sottoscrive un mutuo nella regione viene finanziato circa l’11% in meno rispetto al mutuatario medio italiano.

In conclusione, sembra chiaro che gli impatti dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus e dal conseguente lockdown decretato dal Governo e dalle Regioni nei mesi scorsi sono andati ad impattare sul mercato del credito alla famiglia. Una stima per il primo trimestre 2020 fa ipotizzare una perdita di volumi erogati sui mutui di 3,5/4,5 miliardi di euro; di contro la buona notizia è che ad oggi i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento. Prima del blocco, infatti, la domanda di surroga era in forte aumento e tutto lascia presupporre il fatto che tale crescita non sia destinata ad esaurirsi ma che possa proseguire alla luce dell’interessante offerta bancaria.

Inoltre, le istituzioni europee hanno previsto ingenti piani di supporto alle economie dei Paesi dell’Eurozona, con importanti iniezioni di liquidità che dovrebbero supportare anche il mercato del credito.

Visti i prezzi degli immobili ancora convenienti, pertanto, sul mercato immobiliare permangono interessanti opportunità, sia per chi vuole comprare a scopi abitativi, sia per chi vuole comprare a titolo di investimento.

Nuovo massimo per i mutui attivi circolanti. Andamento I trimestre 2020 e previsioni per i successivi

Le rilevazioni del primo trimestre 2020 di Banca D’Italia sugli stock di mutuo, elaborate da Tecnocasa , mostrano l’apice di una tendenza che non troverà conferma nel secondo trimestre, a causa del blocco delle attività dettato dal Covid-19. Il contesto macroeconomico generale, però, permette di prevedere un ritorno verso i livelli precedenti durante i successivi due trimestri, grazie anche ai bassi tassi di interesse.

Secondo i dati di Banca d’Italia, elaborati dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, il trend storico dello stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione ha raggiunto un livello elevatissimo. Ed anzi, è emerso che nel primo trimestre 2020 si è registrato lo stock più alto di sempre: 334.517 milioni di euro.

Il passo con il quale crescono le consistenze è in linea con quanto rilevato nelle precedenti analisi: +2,7% su base annua (+0,35% su base trimestrale). Alla luce dei favorevoli tassi di mercato con i quali sono stati collocati i finanziamenti durante l’ultimo triennio, lo stock è in buona parte composto da finanziamenti a tasso fisso o variabile con CAP, il che presuppone un minor rischio sia in capo alle famiglie che in capo agli istituti eroganti.

Già con la chiusura del 2019, con le rilevazioni del quarto trimestre (dopo due trimestri di forte contrazione), era stato superato il precedente importo più alto di stock mutui mai registrato, e si era fissato il nuovo massimo con più di 333 miliardi di euro.

L’ultimo dato, però, non inganni: nonostante la politica monetaria espansiva, ed i bassi tassi di interesse, le aspettative per il breve periodo non sono rosee, e si delinea uno scenario poco favorevole al proseguimento della crescita del credito alla famiglia per l’acquisto dell’abitazione. Infatti, tale crescita è in corso da settembre 2015, tuttavia il molto probabile rallentamento dei nuovi mutui erogati che verrà registrato con le prossime rilevazioni – logica conseguenza del blocco operativo causa Coronavirus – impatterà spingendo al ribasso gli stock di mutui circolanti e potremmo andare incontro ad un momentaneo rallentamento.

Di seguito, il grafico con l’andamento dello stock mutui dal secondo trimestre 2018 e la distribuzione per regione delle consistenze registrate nel primo trimestre 2020.

L’immagine successiva delinea gli stock di mutuo per abitazione suddivisi per regione, con testa la Lombardia.

Ma quali sono le tipologie di mutuo preferite dagli italiani?

La forte riduzione degli indici IRS registrata nel corso del primo trimestre 2020 – con diverse scadenze degli indici IRS che hanno raggiunto per la prima volta livelli negativi nei primi due mesi dell’anno – ha risvegliato l’interesse di privati e famiglie per la rottamazione del proprio mutuo in essere. L’effetto risulta particolarmente evidente con riferimento al canale online: il peso della componente di richieste con finalità surroga e sostituzione è passata infatti dal 55% del totale delle richieste raccolte a gennaio 2020, al 57% a febbraio e al 62% a marzo.

Inoltre, risulta più accattivante l’offerta, che ha migliorato ulteriormente, nel corso del primo trimestre 2020, il livello dei migliori tassi sui mutui per privati, con riferimento sia al tasso fisso che a quello variabile. Per entrambe le tipologie, infatti, nel corso del primo trimestre 2020 i migliori spread di offerta vedono una riduzione media di circa 10 punti base (si riducono rispettivamente da una media dello 0,9% e 0,3% sul quarto trimestre, ad una media dello 0,8% e 0,2% sul primo trimestre 2020).

Naturalmente, i nuovi valori di minimo storico degli indici IRS raggiunti nel corso dei mesi di gennaio e febbraio 2020 hanno contribuito a rafforzare le preferenze di privati e famiglie verso i mutui a tasso fisso, trainati anche dal contesto macroeconomico generale che permette di prevedere un ritorno verso i livelli precedenti di stock durante i prossimi due trimestri.

Banca D’Italia, nel primo trimestre 2020 cresce il mercato dei mutui. Forte aumento delle surroghe

Secondo Renato Landoni (Kiron), si dovranno attendere i dati del trimestre di fine Giugno 2020 per avere segnali più certi circa l’impatto reale dell’emergenza sanitaria affrontata nel corso dei mesi scorsi dal mercato immobiliare, rimasto stabile grazie ai bassi tassi e alle operazioni di surroga. I segnali positivi non mancano.

I recenti dati riportati nel report Banche e istituzioni finanziarie – I trimestre 2020 – pubblicato da Banca d’Italia a fine giugno, riportano come le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 12.345 milioni di euro nel primo trimestre 2020. Rispetto allo stesso trimestre del 2019 si registra una crescita delle erogazioni pari a +10,1%, pari a un controvalore di oltre 1.13 miliardi di euro.

Secondo Renato Landoni, Presidente Kìron Partner S.p.A. (Gruppo Tecnocasa) , quella pubblicata da Banca D’Italia è una rilevazione importante. Infatti, chi si aspettava un mercato in contrazione per via  della pausa dettata dall’emergenza Covid già dal primo trimestre dell’anno, ha dovuto ricredersi. E forse anche i più ottimisti non si aspettavano un crescita che è arrivata addirittura in doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La spiegazione si trova nella grande crescita che le operazioni di surroga hanno avuto nel trimestre analizzato. Infatti, in scia a quanto già accaduto nel precedente trimestre (IV 2019), molti mutuatari hanno deciso di avvalersi dello straordinario momento di tassi ai minimi per migliorare le condizioni economiche del proprio mutuo già in essere. Analizzando nel dettaglio i dati relativi alle erogazioni di mutui in Italia scopriamo infatti che crescono del 97,4% le operazioni di sostituzione e surroga, mentre calano dello 0,8% quelle a supporto di un acquisto immobiliare. Quasi un quinto dei mutui erogati (19,8%) è rappresentato da un operazione di sostituzione o surroga.

In crescita anche l’importo medio, pari a 133.071 Euro, con un aumento del +2,4% rispetto allo stesso mese del 2019. In particolare, le preferenze degli italiani si sono concentrate prevalentemente nella classe compresa tra 100.001 e 150.000 Euro, con una quota pari al 29,9% del totale.

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Per quanto riguarda invece la distribuzione per classe di durata dei mutui, complessivamente  il 75% delle richieste prevede un piano di rimborso superiore ai 15 anni.

Il dato d’apertura del 2020 ci restituisce la consapevolezza di un mercato pre-lockdown solido e ben strutturato, spinto  dalla surroga ma con un mercato dell’acquisto che tiene il proprio livello di vitalità.

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Si dovranno attendere i dati del prossimo trimestre – Giugno 2020 – per avere segnali più certi circa l’impatto reale dell’emergenza sanitaria affrontata nel corso dei mesi scorsi. I segnali positivi comunque non mancano: il mercato si è chiuso nel 2019 con quasi 49 mld di valore, in forte recupero rispetto ai primi mesi, e ha tenuto nel primo trimestre 2020 nonostante i primo 20 giorni di lockdown in Italia.

Relativamente ai tassi, è probabile che rimarranno al minimo a lungo, e le istituzione europee si sono espresse a sostegno e a favore del mutualismo nell’affrontare le conseguenze della pandemia. Inoltre, i primi segnali riguardanti le nuove richieste di mutuo sono favorevolmente positivi, ed il resto dipenderà molto dalle politiche economiche che il nostro paese adotterà in termini di sostegno all’economia, soprattutto riguardo al sostegno dell’occupazione e al reddito delle famiglie.

Gli anziani e la passione per gli appartamenti spaziosi. Eredi, la salvezza è il frazionamento

Sugli asset immobiliari degli anziani italiani incombe il passaggio generazionale a favore dei c.d. millennials, i quali non hanno la stessa passione per le case con molte camere o, nella maggior parte dei casi, non se le possono permettere. Come frazionare gli immobili sovradimensionati e realizzare maggior valore e rendita.

In Italia, gli anziani sono tornati improvvisamente – e tragicamente – a destare interesse per via della loro estrema fragilità di fronte alla pandemia di Covid19. Negli ultimi tre mesi, infatti, ci si è resi conto più di prima della loro grandissima importanza sociale all’interno delle reti familiari: gli anziani si prendono cura dei nipoti, hanno contatti frequenti con i propri figli adulti e li aiutano, sempre più spesso, economicamente.

Sfortunatamente, il contatto strettissimo dei giovani con i propri “anziani di famiglia” (nonni e zii) ha determinato un canale attraverso il quale il Covid19 si è trasmesso, con le conseguenze che conosciamo bene e che, in migliaia di casi, riguarderanno anche il patrimonio immobiliare oggetto di successione. In particolare, una volta che gli eredi saranno entrati in possesso delle abitazioni degli anziani genitori (o dei nonni), dovranno adottare le decisioni più disparate: andare a vivere in quelle abitazioni, lasciarle sfitte, affittarle o venderle. Negli ultimi due casi, chi ha ereditato si scontrerà ineluttabilmente con un mercato immobiliare che già prima dello scoppio della pandemia mostrava segni di “schizofrenia”: prezzi degli immobili di buona quadratura in costante diminuzione e con scambi rarefatti, e quelli della case al di sotto dei canonici 100 mq con prezzi stabili e scambi vivaci; in più, mercato dell’affitto tradizionale reso difficile dalla elevata percentuale di morosità, e “affitto breve” in ascesa.

Per chi vuole vendere gli appartamenti più grandi, pertanto, è definitivamente tramontato il mito del “mattone che sale sempre di valore” ed è necessario adattarsi a prezzi da svendita rispetto a soli cinque anni fa, ed il trend di discesa delle quotazioni non sembra aver toccato ancora il fondo.

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C’è da dire che la passione per il mattone ha sempre colpito quella fascia di popolazione che oggi, dopo molti anni di distanza dal Boom economico, costituisce la categoria degli anziani. Infatti, secondo gli ultimi dati di Bankitalia-Abi, la popolazione con 65 anni o più (circa 15 milioni di italiani), che costituisce il 20% del totale, possiede il 73% della ricchezza nazionale, di cui oltre il 61% in immobili. Questo è avvenuto perché negli ultimi trent’anni in Italia la quota di famiglie proprietarie della casa è passata da circa il 60% del 1982 a circa il 70% del 2001, anno in cui la tendenza si è stabilizzata con le nuove generazioni.

In sintesi, si rischia di far passare di mano, da una generazione all’altra, immobili difficili da gestire ad eredi che hanno redditi bassi, esattamente come un quinto degli anziani di oggi.

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Su questo enorme asset immobiliare incombe il passaggio generazionale a favore dei c.d. millennials, che non hanno la stessa passione per le case con molte stanze e, nella maggior parte dei casi, non se le possono permettere economicamente. Tale avversione, inoltre, viene alimentata dalle rendite sempre più basse degli immobili, dai loro costi di manutenzione e dalla fiscalità crescente.

Tutte queste case hanno caratteristiche che le rendono poco appetibili agli occhi dei 30-35enni di oggi. In primo luogo, esse sono dotate di finestre di scarse dimensioni per via dei metodi di costruzione tipici degli anni della crisi energetica (1970), ed anche i balconi sono del tutto inutilizzabili anche per prendere un caffè o pranzarci dentro. In secondo luogo, gli standard di costruzione non sono dei migliori, soprattutto in relazione alle norme antisismiche, e le famiglie più giovani contano generalmente un solo figlio, per cui non serve avere molte camere da letto e due servizi. In terzo luogo, gli impianti ormai vetusti richiedono continui interventi di manutenzione,  le rifiniture di capitolato (o anche quelle derivanti dalle modifiche apportate dagli attuali proprietari) non incontrano il gusto dei più giovani e richiedono, in aggiunta al prezzo dell’acquisto, anche il costo (e il disagio) di una ristrutturazione.

Quest’ultima via, però, rappresenta l’unica veramente possibile laddove si voglia realizzare una vendita più conveniente e più rapida. Frazionare un appartamento di 150 mq in due appartamenti di 65-70 mq ciascuno non richiede un investimento eccessivo (dai 15.000 ai 20.000 euro) ed i lavori, oltre ad essere finanziabili, consentono di accedere a notevoli agevolazioni fiscali.

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I vantaggi di un frazionamento sono evidenti, sia in caso di vendita, sia in caso di locazione. Relativamente alla vendita, se da un appartamento di 160 mq commerciali in una zona semi-centrale di Palermo – identico ragionamento è valido, con le dovute proporzioni, per Roma, Milano e tutte le città italiane – si possono ricavare 240.000 euro, due appartamenti da 75 mq (+ 10 mq di parti comuni), ricavati dal primo e ristrutturati, frutteranno  141.500 euro ciascuno, e cioè un totale di 283.000 euro, con una plusvalenza (al netto dei costi di ristrutturazione) di circa 20.000 euro. Per quanto riguarda le locazioni, il maggior ricavo è ancora più evidente. Infatti, nell’esempio considerato, l’immobile intero potrebbe essere affittato per 690 euro mensili (8.300 euro l’anno), mentre in caso di frazionamento ciascun appartamento non frutterebbe meno di 500 euro mensili, attribuendo una rendita maggiore rispetto all’intero (12.000 euro l’anno, + 3.700 euro) e dando la possibilità di ammortizzare i costi di ristrutturazione in soli cinque anni.

In aggiunta all’aspetto economico, ce n’è uno che riguarda il “disagio” legato tipicamente alle operazioni immobiliari: grazie al frazionamento, i tempi di attesa per entrambe le soluzioni (vendita o locazione) si ridurrebbero notevolmente, diminuendo anche il disagio complessivo dell’operazione.