Febbraio 14, 2026
Home Posts tagged grandi città

Immobiliare, i prezzi rallentano e le locazioni corrono. Cosa si compra con 200.000 euro

L’aumento dei tassi di interesse, l’incertezza sul futuro e l’inflazione fanno prevedere un ridimensionamento dei volumi di compravendite, che chiuderanno il 2023 intorno a 680-700 mila.

Di Fabiana Megliola*

Il mercato immobiliare italiano, fino alla seconda parte del 2022, ha evidenziato ancora trend positivi, sebbene da quel momento si siano sentiti i primi segnali di cambiamento dovuti a una maggiore prudenza da parte dei potenziali acquirenti. Quest’ultima nasce da diversi fattori: aumento dei tassi di interesse, crescita dei costi delle materie prime e clima di incertezza causato dal conflitto bellico ancora in corso. Nonostante ciò, almeno fino a tutto il 2022, la casa ha confermato la sua capacità di attrarre i risparmiatori che intendono preservare i capitali dall’inflazione.

I dati relativi alle compravendite evidenziano che, nella seconda parte del 2022, nel 74,8% dei casi è stata acquistata l’abitazione principale, nel 18,2% una casa per investimento (in aumento dal 16,5% dello stesso periodo del 2021).  A dare una spinta in questo senso anche il ritorno importante dei turisti, che ha rivitalizzato il segmento delle locazioni brevi. A caratterizzare il mercato è soprattutto una carenza di offerta di immobili a fronte di una domanda comunque sostenuta, situazione questa che si sta protraendo ormai da diversi semestri. Del resto, i dati sulle compravendite emanati dall’Agenzia delle Entrate per il 2022 sono positivi: l’anno ha chiuso con 784.486 compravendite (+ 4,8% rispetto al 2021) e i comuni capoluogo chiudono con una crescita del 5,6%, mentre quelli non capoluogo con un +4,4%. Tra le città più dinamiche Bari (+25,3%) e Palermo (+11,4%).    

I prezzi sono continuati a salire in tutte le realtà territoriali considerate, ma con meno vigore rispetto alla prima parte del 2022. Se le grandi città hanno mantenuto lo stesso ritmo di crescita, i capoluoghi di provincia e l’hinterland delle grandi città hanno segnalato una variazione positiva ma più contenuta. A guidare la crescita è Bologna (+5,5%), seguita da Bari (+3,0%) e da Milano (+2,5%). Il capoluogo lombardo che nei due semestri precedente aveva trainato il mercato sembra aver leggermente rallentato nella seconda parte dell’anno. Cinque città su dieci tra quelle esaminate (Bari, Firenze, Milano, Napoli e Verona) hanno evidenziato una crescita più contenuta rispetto al semestre precedente, e l’analisi rileva un andamento migliore per le zone semicentrali ma a Milano, Torino, Firenze e Genova sono le periferie ad avere avuto un miglior risultato.

La ricerca di case a prezzi più contenuti ha portato i potenziali acquirenti verso le aree più periferiche di alcune grandi città, dove spesso sono in corso interventi di riqualificazione. L’hinterland delle grandi città ha chiuso il 2022 con un aumento dei prezzi dell’1,1% e, ancora una volta, spicca quello veronese grazie al traino delle località del lago di Garda. E’ la ricerca di casa vacanza a spingere anche l’hinterland di Bari che comprende diverse località turistiche.  I capoluoghi di provincia hanno registrato un aumento dei prezzi dello 0,6%, e alcuni comuni sono ritornati in territorio negativo. Ancora una volta sono i capoluoghi del Sud Italia a crescere meno.

I tempi di vendita sono stati ancora in diminuzione nelle grandi città, e si sono portati a 104 giorni. Le città più veloci sono state Bologna (50 giorni) e Milano (55 giorni), mentre quella in cui occorre più tempo per vendere una casa sono state Genova (130 giorni) e Palermo (134 giorni). Nei capoluoghi di provincia occorrono circa 130 giorni, mentre nell’hinterland ce ne vogliono 138 contro 144 giorni. I dati sui tempi di vendita sono strettamente collegati allo sconto medio in trattativa, che si è portato al 7,9%, con differenze sostanziali tra Nord, Centro e Sud Italia. Per molti acquirenti, il timore di non riuscire a prevedere i costi e i tempi della ristrutturazione spinge a scegliere soluzioni in buono stato o case già ristrutturate, oppure soluzioni di nuova costruzione, sempre più apprezzate se consentono un importante risparmio energetico. Non a caso le quotazioni immobiliari delle nuove costruzioni sono aumentate del 2,0%.

Nel 2023 l’offerta continua a diminuire, c’è bassa disponibilità di immobili sul mercato.  Tra le motivazioni la velocità di vendita ma anche il timore dell’inflazione che trattiene dall’alienazione se non si ha necessità di avere liquidità o di cambiare casa. Al contrario, il mercato della locazione accelera ancora e i canoni sono sensibilmente in aumento (+3,9% per i monolocali, +4,2% per i bilocali, +4% i trilocali). La variazione percentuale più significativa la mette a segno Milano (+6,4% per i monolocali, +6,8% per i bilocali e +6,5% per i trilocali). La motivazione è una domanda elevata, spinta anche di chi non riesce ad acquistare, e un’offerta in diminuzione. Cresce, infatti, la preferenza per gli affitti turistici che, oltre a garantire rendimenti superiori all’affitto residenziale, offrono minore rischio di morosità e una maggiore certezza di rientrare in possesso dell’immobile. L’aumento generale del costo della vita e i timori per l’occupazione rendono i proprietari più timorosi e anche più selettivi, ragioni per cui, rispetto a un anno fa, si fa sempre più ricorso ai contratti a canone transitorio e concordato.

In generale, l’aumento dei tassi di interesse, l’incertezza sul futuro e l’inflazione fanno prevedere un ridimensionamento dei volumi di compravendite, che chiuderanno il 2023 intorno a 680-700 mila. Si iniziano, infatti, a riscontrare le prime difficoltà in chi ha una disponibilità di spesa più contenuta e che, per questo motivo, decide di rinunciare all’acquisto e di optare per la locazione. Non vediamo al momento un ridimensionamento dei prezzi che saliranno, tra +1% e +3%, anche nel 2023. Interessante, in tal senso, l’analisi dei possibili acquisti, città per città, con un budget prefissato di 200.000 euro. A Bari, per esempio, i prezzi al mq sono tra i più bassi, e con un capitale di 200.000 euro si potrebbe acquistare un appartamento usato di circa 123 mq, ossia una metratura generosa. Puntando sulle nuove costruzioni, però, si possono portare a casa 88 mq, quasi 40 mq in meno, ma senza dover sostenere le spese di ristrutturazione. Nelle zone centrali, invece, molti investitori stanno comprando tipologie ampie da trasformare in B&B.

A Bologna, invece, si possono acquistare 79 mq di tipologia usata e 61 mq di nuova costruzione, e nelle zone centrali si può mirare rispettivamente a 59 mq e 49 mq. A Firenze 200.000 euro consentono di acquistare 70 mq di soluzione usata e 60 mq di nuova costruzione, mentre nelle zone centrali la metratura si riduce di 10 mq. A Genova, i prezzi sono più bassi tra le grandi città e, di conseguenza, un capitale di 200.000 euro permette di comprare appartamenti molto ampi: sull’usato si sfiorano anche i 200 mq, mentre sulle nuove costruzioni si portano a casa 60 mq in meno. Chi invece volesse puntare sulle aree a ridosso dei lavori del waterfront genovese può considerare il quartiere Foce, dove con quel budget si potrebbero acquistare oltre 140 mq di usato e 90 mq di tipologia di nuova costruzione.    

A Milano i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, e con 200.000 euro si possono acquistare in media 48 mq contro i 52 mq (usato) di un anno fa. Se si punta su una nuova costruzione non si può ambire a più di 42 mq, mentre in centro se ne possono acquistare 29 mq (usato). A Napoli, invece, le metrature aumentano decisamente e si portano a 86 mq per una tipologia usata, e 12 mq in meno per una tipologia nuova. Se poi si mira a un quartiere centrale si sale a 100 mq, motivo per cui nelle aree centrali spesso si acquista per realizzare B&B e casa vacanza. A Palermo, con questo capitale si acquistano 179 mq di abitazioni usate e 147 mq di nuova costruzione. Chi ricerca una casa in centro, dove in tanti si stanno indirizzando sull’acquisto per investimento da destinare al segmento turistico, si può sperare in 129 mq in ottimo stato. Se si volesse acquistare a Mondello (zona di prestigio), si potrebbe portare a casa un taglio da 80 mq da ristrutturare. A Roma, infine, il mercato immobiliare non sta vivendo la stessa crescita di Milano, e con lo stesso budget si acquistano 69 mq di tipologia usata, ben 21 mq in più rispetto a Milano. Si possono portare a casa 59 mq di nuova costruzione. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 38 mq.

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Redditi da locazione ancora interessanti, ma le obbligazioni rientrano nel cuore degli investitori

Nelle grandi città d’Italia il rendimento annuo degli immobili concessi in locazione è pari in media al 5,1%, ma le obbligazioni tornano ad essere preferite tra chi non desidera caricarsi dei rischi di un affitto.

Secondo i dati più recenti pubblicati dalla rete Tecnocasa, i rendimenti offerti dagli immobili in locazione risultano essere sempre di un certo interesse per i proprietari o per chi si appresta a valutare un investimento immobiliare, ma l’investimento in titoli a reddito fisso ricomincia ad essere competitivo per via di una serie di parametri (semplicità, rischio inferiore e tassazione agevolata)  che si aggiungono ad un rendimento tornato a livelli molto interessanti – chissà per quanto tempo ancora – dopo una lunga stagione di oblio dei tassi. Infatti, nel 2022 il 16,8% delle compravendite immobiliari è stato realizzato per investimento, in leggero aumento rispetto all’anno scorso (il 2021), quando la percentuale era intorno al 16,3%.

L’inflazione in crescita, infatti, nel primo periodo del 2022 ha spinto l’acceleratore degli investimenti sul mattone per via della paura diffusa di una erosione del valore reale dei risparmi. Successivamente, via via che le banche centrali mettevano in atto la loro politica di contenimento dell’inflazione, aumentando i tassi di interesse, il rendimento dei titoli obbligazionari scendeva così tanto da rendere le obbligazioni – fino a novembre 2021 “snobbate” per via dei rendimenti effettivi prossimi allo zero o addirittura negativi – nuovamente appetibili. Oggi, infatti, il rendimento del BTP decennale è vicino al 4% (3,67% netto, senza reinvestimento delle cedole), e la sua attrattiva diventa più forte se consideriamo le imposte da pagare sui redditi da locazione e soprattutto il rischio di morosità dell’inquilino, pari in alcune regioni anche al 50% dei contratti in essere.

Soprattutto, negli ultimi dieci anni è venuto meno l’antico adagio che vedeva nell’investimento immobiliare quello “più sicuro e certo di tutti”, dal momento che i valori immobiliari sono letteralmente crollati fino al 2020 (con l’eccezione di Milano). A Genova, per esempio, il prezzo medio degli immobili è sceso del 67% in dieci anni, e solo nel 2021 c’è stato un parziale recupero delle quotazioni. Stesso andamento, sia pure con numeri meno marcati, per altre grandi città come Roma, Napoli, Torino, Bologna e Palermo. Solo nel lunghissimo periodo (1998-2022) l’investimento immobiliare risulta lievemente profittevole: nelle grandi città italiane la rivalutazione dei prezzi è stata del +43,3%, con punte del +126,0% a Milano, del +72,7% a Firenze e del +68,1% a Napoli; ben poco, a confronto con il rendimento medio dei titoli di stato nello stesso periodo (+111,2%, quasi tre volte il rendimento medio del mercato immobiliare).

Relativamente all’investimento immobiliare, l’unico segmento che si avvicina alle obbligazioni è quello degli immobili da destinare a ricettività turistica sia nelle città più attrattive che nelle località di vacanza più conosciute e meglio organizzate del territorio italiano. A parte questo, la possibilità di ottenere canoni di locazione continuativi induce prudenza nei proprietari, soprattutto negli ultimi tempi alla luce dell’incertezza e dei rincari dei costi energetici. Secondo Tecnocasa, i rendimenti annui da locazione restano comunque interessanti: per un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane la media si attesta intorno al 5,1%, e le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova con il 6,3%, Palermo con il 6,1% e Verona con il 6,0%.

Gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, di servizi (il cui peso è sempre maggiore dopo il lockdown) e sottoposte ad interventi di riqualificazione. Per chi pratica affitti brevi si punta alle mete turistiche.

Mercato immobiliare 2023: calo delle transazioni e prezzi in leggera crescita

Secondo Fabiana Megliola (Tecnocasa), le  compravendite del 2023 dovrebbero attestarsi tra 680 e 700 mila, mentre i prezzi aumenteranno tra +1% e +3%. L’inflazione alta alletta gli investitori.

“Il 2022 chiuderà con volumi di compravendite importanti, a livelli che non si vedevano da tempo. Alla luce di questo, il 2023, – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – secondo le nostre previsioni registrerà un calo delle transazioni e prezzi ancora in leggera crescita. L’aumento dei tassi di interesse, che inizia già a farsi sentire su chi necessita di importanti interventi di mutuo e le incertezze economiche e lavorative porteranno ad un ridimensionamento della disponibilità di spesa. Potrebbe quindi accadere che, per una fascia di potenziali acquirenti, possano non esserci i requisiti per accedere al credito o per accedervi con importi più bassi.

Il segmento dell’abitazione principale nel 2023 dovrebbe registrare comunque volumi interessanti grazie al desiderio di acquistare casa.  

Si aspetta una tenuta dell’investimento, ancora di più se l’inflazione dovesse restare a livelli elevati. Gli investitori torneranno a puntare sugli affitti turistici alla luce del recupero dei flussi, sulle aree delle grandi città interessate da interventi di riqualificazione e sulle località turistiche attrattive, in grado di garantire una redditività interessante. Potrebbero soffrire maggiormente le zone più popolari e, in generale le aree dove si riversano coloro che hanno budget più contenuti (ad esempio i giovani e le famiglie monoreddito).

La riduzione della disponibilità di spesa potrebbe spostare gli acquisti verso le periferie e l’hinterland delle grandi città, soprattutto se c’è una ricerca di soluzioni nuove e indipendenti. Non si potrà escludere un ridimensionamento delle metrature ricercate, e la prudenza che sarà messa in campo dai potenziali acquirenti determinerà l’allungamento dei tempi di vendita. Il segmento del lusso terrà grazie alla spinta di una domanda di nicchia e a una bassa offerta. Sembra confermarsi la ricerca del nuovo anche se si dovranno fare i conti con gli aumenti dei costi di costruzione e un rallentamento dei cantieri.

L’offerta sarà ancora esigua, soprattutto nelle metropoli, e questo determinerà un leggero aumento dei valori. Quest’ultimo è comunque previsto anche nei capoluoghi di provincia e nell’hinterland delle grandi città. Le locazioni continueranno sul sentiero di recupero grazie a una buona domanda. L’offerta non sempre sufficiente, soprattutto alla luce del ritorno degli short rent, sarà causa di un ulteriore aumento dei canoni. Sarà determinante l’andamento dell’economia, di cui si attende un ridimensionamento della crescita, in parte attutito dagli interventi del PNRR.  Il 2023 vedrà compravendite intorno a 680-700 mila mentre i prezzi chiuderanno tra +1% e +3%”. 

Compravendite immobiliari, le grandi città guidano la ripresa. Prima casa in testa

Il 70% degli agenti immobiliari dichiara che ha avuto difficoltà ad acquisire nuovi mandati, a dimostrazione della contrazione avvenuta nell’offerta. Il 97% degli acquisti residenziali  riguarda la prima casa.

Il mercato immobiliare, fino ad oggi, ha dato forti segnali di ripresa nel post pandemia, con numeri al di sopra delle aspettative di quasi tutte le reti di intermediazione presenti in Italia. Su tutto, le grandi città guidano la ripresa delle compravendite, con Milano che si conferma regina assoluta del mercato. Oggi, infatti, il divario nelle quotazioni delle case tra la capitale lombarda ed il resto d’Italia è piuttosto evidente, ma allo stesso tempo sottolinea il ritardo non più tollerabile di molte regioni – soprattutto di quelle del Meridione – in termini di infrastrutture e sviluppo economico.

Secondo i dati diffusi di recente dall’Osservatorio del mercato immobiliare, anche Roma detiene una buona performance in termini di compravendite, che nella capitale è cresciuto del 9% su base annua (contro il +17,5% di Milano). Di tutto rispetto anche le percentuali delle prime otto città italiane – Torino, Napoli, Palermo, Genova, Bologna e Firenze – nelle quali in media gli scambi immobiliari sono aumentati del 7,2% nel primo semestre 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021. Sul tema, l’Ufficio Studi del network Gabetti ha pubblicato una analisi socio-demografica sulle tendenze in atto nella ricerca della casa, secondo la quale  nei primi 9 mesi del 2022 la fascia di acquirenti più ampia è rappresentata dalle famiglie (56%), seguita dalle giovani coppie (38%) e dai single (6%). Il 46% delle agenzie intervistate riferisce che la domanda di abitazione è in aumento, il 44% che è stabile e il 10% che è in diminuzione. L’offerta di abitazioni, invece, sarebbe diminuita per il 42% del campione, è stabile per il 38% e in aumento per il 20%.

Il 70% degli agenti immobiliari intervistati dichiara che ha avuto difficoltà ad acquisire nuovi mandati di vendita, a dimostrazione della contrazione avvenuta nell’offerta. In ogni caso, il 97% degli acquisti di immobili residenziali ha riguardato la prima casa. Alla stessa conclusione è giunto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha analizzato le compravendite effettuate attraverso le agenzie affiliate nel primo semestre del 2022. Lo studio rileva che nel 68,1% dei casi le compravendite sono state realizzate da famiglie (coppie e coppie con figli), mentre il 31,9% degli acquirenti è single. Rispetto agli ultimi anni si si registra una costante contrazione della percentuale di compravendite da parte di famiglie, aumenta infatti la componente di acquirenti single anche grazie alle agevolazioni sui mutui per i giovani.

Focalizzando l’analisi solo sugli acquisti da parte di famiglie, si evidenzia come la tipologia più scambiata sia il trilocale, scelto nel 34,6% dei casi. Al secondo posto si piazzano le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che segnalano una contrazione rispetto all’anno scorso. Nel 2020 e nel 2021 infatti le tipologie indipendenti avevano evidenziato un netto aumento di richieste e di compravendite in seguito alla comparsa della pandemia, mentre in questa prima parte dell’anno si registra un rallentamento di questa tendenza, si resta comunque al di sopra delle percentuali che si registravano prima dell’arrivo del virus.

Le famiglie comprano l’abitazione principale nel 73,3% dei casi, gli acquisti per investimento si attestano al 17,7% e le compravendite di case vacanza compongono il 9,0% delle operazioni. In questa prima parte del 2022 si registra un aumento della percentuale di acquisti per investimento rispetto al 2021, anche se non si è ancora tornati ai livelli del 2019, quando si arrivava al 18,8%. Continua la crescita della casa vacanza, in questa prima parte dell’anno il 9,0% delle compravendite da parte di famiglie ha riguardato questo segmento di mercato che, dall’arrivo della pandemia, ha evidenziato un netto aumento di richieste e di compravendite.

Relativamente all’accesso al credito, nel primo semestre del 2022 il 52,9% delle famiglie ha comprato grazie all’ausilio di un mutuo bancario, percentuale in calo rispetto al 2020 e al 2021.  

Mercato immobiliare: buono il 2022, il 2023 alla prova delle variabili economiche

I prossimi mesi fino a tutto il 2023 saranno un banco di prova per il mercato immobiliare, che dovrà fare i conti con l’inflazione, con i tassi di interesse più elevati che limiteranno l’accesso al credito e con la carenza di offerta.

Di Fabiana Megliola*

Il mercato immobiliare nella prima parte del 2022 dimostra ancora un buon dinamismo, la domanda è vivace, l’offerta è in diminuzione e i valori sono in aumento in tutte le realtà territoriali, grandi città, capoluoghi di provincia e hinterland delle grandi città.

Si segnala un ritorno all’investimento immobiliare: l’inflazione e la liquidità accumulata anche nel periodo del lockdown hanno suggerito il mattone come forma di difesa del capitale. Quest’ultimo è stato riversato nuovamente nella casa da mettere a reddito (dopo il rallentamento dei precedenti semestri) ma ancora di più nella casa vacanza. Le grandi città segnalano una crescita dei valori, in linea con quanto registrato nel semestre precedente. Siamo di fronte al rialzo maggiore dal secondo semestre del 2017, quando il mercato riemerse dalla lunga crisi che lo aveva interessato. Spicca Milano che mette a segno il recupero dei prezzi più elevato.  

Analizzando le grandi città, si conferma una tenuta delle zone periferiche. Nell’hinterland delle metropoli le case continuano ad acquistare valore, particolarmente brillante il trend dei prezzi in provincia di Milano e Bologna. Bene anche quello di Verona, grazie al traino delle località turistiche del lago di Garda che ormai da diversi semestri si stanno distinguendo per essere dinamiche e attrattive.  I capoluoghi di provincia, pur con prezzi in aumento, forniscono un risultato leggermente peggiorativo rispetto al precedente semestre, in seguito all’andamento meno dinamico di alcune città. Tra le realtà capoluogo di provincia ce ne sono però diverse che spiccano per i loro risultati superiori alla media, tra queste Trieste e Ferrara.  

Prezzi in crescita anche sulle nuove costruzioni, ma la rete conferma un rallentamento delle attività a causa della difficoltà di approvvigionamento dei materiali e dell’aumento dei costi degli stessi che non sempre garantiscono la marginalità attesa. Questa è una delle cause della contrazione dell’offerta sul mercato. Non accennano a rallentare i tempi di vendita che, anche a giugno, sono ancora in diminuzione e toccano il minimo storico degli ultimi dieci anni: nelle grandi città occorrono in media 108 gg, sei giorni in meno rispetto a un anno fa. A Milano si vende più velocemente che altrove. Lo sconto medio, altro indicatore di buona salute, si riduce e si porta all’8,4%.

Tiene anche nella prima parte del 2022 il mercato della casa vacanza: prezzi in aumento al mare, in montagna e al lago. Il mercato delle locazioni, dopo il brusco calo dei valori che si era verificato a causa della pandemia, ha registrato un recupero non appena le restrizioni sono venute meno. Con il rientro degli studenti fuori sede e con il ritorno importante dei turisti che hanno ridato vigore al segmento degli affitti brevi, i canoni di tutte le tipologie immobiliari hanno ripreso a salire anche se meno di quanto registrato nella seconda parte del 2021. Ed è sempre Milano a mettere in luce variazioni dei canoni più elevati rispetto alle altre città.

I prossimi mesi, ma ancora di più il 2023, saranno un banco di prova per il mercato immobiliare, che dovrà fare ancora i conti con l’inflazione, con l’aumento dei tassi di interesse che limiterà l’accesso al credito (in particolare per alcune categorie di acquirenti), con una carenza di offerta che le agenzie lamentano da mesi, con il quadro economico che si sta deteriorando e un peggioramento della fiducia. Al momento, le previsioni per il 2023 restituiscono ancora un aumento dei prezzi tra +1% e +3%. Come Ufficio Studi Tecnocasa, stiamo ultimando le analisi, approfondendo le dinamiche nei diversi territori al fine di definire un quadro completo che sarà presentato a Milano durante la conferenza stampa nazionale del prossimo 19 ottobre.  

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Mercato locazioni, trend storico decennale. Nel 2022 nessuno strappo, boom rinviato al 2023

Trend locazioni residenziali, canoni costanti e domanda in aumento in tutte le grandi città. Ecco cosa è successo dal 2011 ad oggi al mercato degli affitti. Il boom dello short rent attrae gli investitori e fa ritrovare rendimenti interessanti. 

Secondo l’ultimo rapporto di Nomisma, il 2022 sarà ancora un anno positivo per le compravendite immobiliari, con una proiezione oltre le 700mila transazioni. Per l’anno prossimo, invece, se ne prevedono poco più di 600mila perché molte domande non si tradurranno in un’effettiva compravendita. Altro mercato è quello delle locazioni, che in Italia non ha la stessa struttura di quelli europei, dove c’è offerta abbondante di immobili in locazione e dove il mercato ha acquisito le caratteristiche di volano principale in termini di contratti stipulati ogni anno rispetto alle compravendite.

Dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, il mercato delle locazioni dal 2011 ad oggi ha messo in luce trend importanti in seguito al verificarsi della stretta creditizia iniziata nel 2008 – che sarebbe meglio chiamare “Rivoluzione Creditizia”, poiché evidentemente ha ben poco di una semplice stretta –  e al delinearsi di nuove tendenze sociali (primo fra tutti il fenomeno degli short rent) che hanno impattato su questo segmento del mercato immobiliare. Dopo un periodo di ribasso dei valori dal 2016 i canoni iniziano a risalire in seguito ad una domanda più selettiva che premia gli immobili di qualità. Inoltre, con l’avvento sul mercato degli affitti turistici, che sottraggono immobili alla locazione residenziale, si verifica una certa contrazione dell’offerta, che continua ancora oggi. La crescita dei canoni si arresta nel 2020 con l’arrivo della pandemia, ma riprende nel 2021 con il progressivo ritorno alla normalità. La domanda locativa, in ogni caso, deve fare i conti con una certa scarsità di immobili con quadratura compresa tra 50 e 90 mq (la preferita dai millennials) e tra 90 e 120 mq (preferita dai babyboomers); soprattutto nei centri delle città, dove la quadratura media non è quasi mai inferiore a 140 mq.

Nei primi 4 mesi del 2022, nel complesso, la domanda di appartamenti in locazione non dà segnali di calo, con un’offerta sempre ridotta per via dell’alto tasso di proprietari di immobili (circa il 70%) che non ama cederne l’uso in locazione – temendo il rischio di solvibilità dell’inquilino e il difficile rientro in possesso dell’immobile – e non conosce ancora bene le opportunità offerte dallo short rent. La previsione sul secondo quadrimestre è che il numero di contratti d’affitto stipulati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si mantenga costante, ma è nel settore delle case vacanza che le aspettative sono addirittura migliori rispetto a quelle che si riscontrano per il mercato nel complesso.

Inoltrandoci nell’excursus storico degli ultimi dieci anni e mezzo (fino a Giugno 2022), ogni anno per le locazioni fa storia a sé, dipendente com’è il settore da una offerta cronicamente non abbondante in Italia. In particolare, nel 2011 in alcune grandi città l’aumento della domanda si fa sentire sui valori, stabilizzandoli. I proprietari delle abitazioni diventano selettivi nella scelta dell’inquilino, temono eventuali morosità. Questa tendenza continuerà anche nel 2012, mentre nel 2013 i canoni di locazione si abbassano ulteriormente, diminuendo del 4,0%. Le motivazioni si racchiudono in un aumento dell’offerta, nella diminuita disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti e nella volontà dei proprietari di andare incontro agli inquilini “affidabili” ribassando i canoni. Aumenta la rigidità ad affittare l’immobile da parte dei proprietari che vogliono sempre più garanzie.

Nel 2014 i canoni di locazione sono ancora in discesa a causa della diminuita disponibilità di spesa dei potenziali inquilini e dall’aumentata offerta sul mercato di immobili in affitto. Il secondo semestre vede un lieve rialzo dei canoni di locazione in alcune aree delle grandi città. La maggioranza di coloro che cerca casa in affitto lo fa per trovare l’abitazione principale, insieme a chi si trasferisce per lavoro e per motivi di studio. Il contratto più praticato è quello a canone libero, ma aumenta l’appeal del contratto a canone concordato grazie anche alla cedolare secca agevolata. In alcune città come Verona e Bologna prevale sulle altre tipologie contrattuali.

Nel 2015 i canoni di locazione nelle grandi città hanno segnato una diminuzione dello 0,8% per i monolocali, dello 0,5% per i bilocali ed un aumento dello 0,3% per i trilocali. Non si riscontrano importanti cambiamenti rispetto all’anno precedente se non un lieve aumento dei canoni di locazione nel secondo semestre del 2015. Importante invece sottolineare anche per questo anno un incremento del ricorso al canone concordato.

Nel 2016 i canoni di locazione delle grandi città sono in aumento: +0,8% per i monolocali, +1,2% per i bilocali e +1,2% per i trilocali. Su tutte le tipologie, per la prima volta, si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente ad una diminuzione dell’offerta immobiliare e ad una migliore qualità della stessa. Quello che è cambiato sensibilmente col tempo è l’utilizzo del canone concordato che, a livello nazionale, si è attestato intorno al 27,2%, trovando sempre più consensi tra proprietari ed inquilini (in un anno è passato dal 20,3 % del secondo semestre del 2015 al 27,2% dello stesso periodo del 2016).

Nel 2017 i canoni di locazione delle grandi città sono in aumento: +3,6% per i monolocali, +3,0 per i bilocali e +2,7% per i trilocali. Tra le motivazioni la riduzione dell’offerta sul mercato (soprattutto in quelle realtà dove sta crescendo il fenomeno degli affitti turistici) e la migliore qualità della stessa. Abbastanza invariata, nell’anno, la distribuzione della motivazione della ricerca della casa in affitto: il 56,8% cerca la casa principale, il 37,2% lo fa per motivi legati al lavoro e il 6,0% per motivi legati allo studio. In lieve aumento la componente lavorativa e in ribasso la percentuale di chi ricerca la casa in affitto per scelta abitativa. Una conseguenza di quanto detto è la crescita del contratto a canone transitorio che passa da 13,7% del 2016 a 16,9% nel 2017. Anche il canone concordato è in aumento portandosi a 27,3%. 

Nel 2018 i canoni di locazione delle grandi città sono in aumento: +3,4% per monolocali e bilocali e +2,8% per i trilocali. Su tutte le tipologie si registra un segnale positivo. Tra le città con l’aumento dei canoni più elevato ci sono Bologna (+14,4%, +10,8%, +11,3%) e Milano (+6,9, +6,8%, +6,1%). Il fenomeno degli affitti turistici continua a far sentire i suoi effetti contribuendo alla riduzione dell’offerta di immobili destinati alla locazione residenziale. Si conferma il successo del canone concordato. Nel 2019 stesso trend: i canoni di locazione continuano a salire. Nelle grandi città sono in aumento del +5,3% per i monolocali, +1,8% per i bilocali e per i trilocali. Per la prima volta, si segnalano canoni in rialzo su tutte e tre le tipologie analizzate. Milano e Bologna mettono a segno l’aumento dei canoni più importante rispettivamente con (+5,6%, +4,6% e +6,7%) e (+6,1%, +4,2% e +5,3%): tra le motivazioni c’è la riduzione dell’offerta sul mercato dovuta, in parte, alla crescita del fenomeno degli affitti turistici. Contribuisce, infine, al rialzo dei valori l’aumento di chi cerca casa in affitto perché non vuole o non riesce ad acquistare. Continua a funzionare il contratto a canone concordato.

Nel 2020 il mercato delle locazioni, a causa della pandemia, inverte la rotta di crescita che aveva intrapreso negli anni scorsi. Lo smart working e la didattica a distanza hanno ridotto la domanda di immobili in affitto da parte di lavoratori fuori sede e studenti e, allo stesso tempo, la forte contrazione dei flussi turistici ha determinato una maggiore offerta. Questo ha comportato una riduzione dei canoni di locazione avvertita soprattutto nelle grandi città, in particolare in quelle che registravano importanti presenze turistiche. Si segnala una riduzione dell’1,6% per i monolocali e del 2,2% per bilocali e trilocali. Il contratto a canone concordato continua a riscuotere successo ma si segnala un maggiore ricorso al transitorio: chi aveva immobili a destinazione turistica li immette sul segmento residenziale con contratti brevi in attesa della risoluzione della pandemia.   

Il 2021 registra un’inversione di trend e vede i canoni di locazione in ripresa. Il rientro progressivo degli studenti e dei lavoratori fuori sede, nonché la ripresa dei flussi turistici che hanno determinato il ritorno a una minore offerta di immobili sul mercato hanno portato al rialzo dei valori: +3,4% per i monolocali, +3,5% per i bilocali e +2,8% per i trilocali. Si conferma l’aumento della percentuale di contratti transitori stipulati, pur restando il contratto a canone libero quello maggiormente utilizzato. Su questa scia, si arriva al 2022, dove si comincia a far risentire la carenza di offerta, compensata fortunatamente dalla  ormai diminuita domanda da parte di studenti e lavoratori fuori sede. Il resto lo fanno l’inflazione e la guerra, che al momento determinano nei futuri inquilini un rinvio della decisione di prendere casa in affitto. La domanda, pertanto, si rivolge soprattutto al settore degli affitti brevi, cresciuti anche di prezzo in modo sensibile, rinviando al 2023 (guerra e prezzi energetici permettendo) il boom del prezzo degli affitti residenziali, rimasto ancora una volta al palo.

Mercato immobiliare, trend e tendenze su compravendite e locazioni

Nelle grandi città avanzano gli acquirenti single. A Milano il mercato immobiliare continua a dare segnali di recupero, mentre il mercato delle locazioni mostra canoni in crescita generalizzata.

Nonostante i dati del mercato immobiliare nel secondo trimestre del 2022 siano ancora parziali e non mostrino pienamente l’impatto psicologico del conflitto armato in Europa, emergono alcune tendenze socio-demografiche sicuramente valide anche nel corrente periodo. In particolare, la componente degli acquirenti single – composta dalle compravendite concluse da individui liberi, divorziati, separati e vedovi­ – avanza nelle città maggiormente attrattive dal punto di vista lavorativo, e cioè Bologna, Milano e Torino.

In queste grandi città, la popolazione single è cresciuta molto nel corso degli ultimi anni, grazie alle opportunità offerte dal mondo del lavoro, dalla presenza di importanti atenei e dalla conseguente prevalenza di studenti universitari e lavoratori fuori sede che, dopo un primo periodo di adattamento abitativo in regime di affitto, acquistano l’abitazione una volta acquisita una certa stabilità economica e sicurezza nel futuro. Bologna, per esempio, è la città con il più alto tasso di acquisto da parte di single (49,5%), seguita da Milano (48,8%) e da Torino (39,1%). Le prime due, in particolare, sono cresciute notevolmente, a testimonianza del fatto che le loro aree riservano maggiori occasioni di lavoro; mentre il dato di Torino è stabile rispetto al 2020 e 2021.

Seguono a ruota Genova, Roma, Verona e Firenze, che si attestano su percentuali che rispecchiano la media delle grandi città (intorno al 36,3%) e confermano le posizioni che occupavano nelle rilevazioni precedenti. Invece, Bari, Palermo e Napoli si confermano le città con i tassi più bassi di acquisti da parte di single, rispettivamente con il 29,3%, il 28,3% e il 26,7%, con lievissimo rialzi rispetto al 2020 e al 2021. Anche questi dati confermano, al contrario, la scarsa attrattività lavorativa di queste aree del Meridione, strette come sono in una “Questione Meridionale” che si trascina dall’Unificazione d’Italia e costringe i cittadini del Sud a convivere con infrastrutture ormai preistoriche.

In generale, la città di Milano si conferma la piazza migliore del Paese, segnando  un aumento dei prezzi immobiliari pari al +39% negli ultimi 5 anni e continuando a lanciare segnali di crescita (fonte: Gruppo Tecnocasa). Milano, infatti, mette a segno un recupero dei volumi del 24,4% rispetto al 2020 e del 2,6% rispetto al 2019, e il trend del 2022 conferma questa tendenza, con acquirenti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero. La differenza con il resto dell’Italia è evidente (39% contro una media nazionale del 5% nelle grandi città), per cui possiamo affermare apertamente che nel mercato immobiliare italiano coesistono due differenti aree, quella nazionale (al netto di Milano) e quella del perimetro urbano milanese, dove i prezzi medi si aggirano intorno a 4000 euro al mq per una tipologia medio usata (mentre in provincia, per la stessa tipologia, già si scende a 1600 euro al mq).

Una costruzione nuova costa mediamente 4600 euro al mq in città, e 2150 euro al mq nell’hinterland. Questi prezzi, ovviamente, non sono per tutti e, complice la pandemia, la domanda di immobili sulla provincia milanese proveniente da residenti in città è cresciuta sensibilmente, passando dal 21,2% al 24,2% (nelle altre province italiane dal 13,9% al 18,6%), e ha interessato in particolare i single appartenenti alle fasce più giovani di età, tra i 18 e i 34 anni.

Relativamente al mercato delle locazioni in Italia, si assiste ad un aumento generalizzato dei canoni e ad una ripresa della domanda. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, gli studenti tornano a cercare casa in affitto e i canoni di locazione residenziale registrano un aumento dei valori generalizzato: monolocali (+3,4%), bilocali (+3,1%) e trilocali (+2,5%), segnando una inversione di tendenza. Crescono anche i flussi turistici, facendo riprendere in parte l’attività di short-rent, e i contratti di coloro che cercano casa in affitto perché hanno perso i requisiti positivi di merito creditizio (rating individuale bancario) ed al momento non riescono ad accedere al mercato dell’acquisto per via dell’impossibilità di contrarre un mutuo.

Anche in tema di locazioni, Milano mette a segno uno dei recuperi più significativi (+5,6% per i monolocali, +4,9% per i bilocali, +4,2% per i trilocali), mentre  a livello nazionale i canoni sono ancora in aumento anche per i capoluoghi di provincia (+2,9% per i monolocali, +2,2% per i bilocali e +2,6% per i trilocali). I tempi di locazione sono di 46 giorni nelle grandi città e 43 giorni nei capoluoghi di provincia. Le metropoli dove si affitta più velocemente sono Bari e Firenze. Il contratto a canone libero è stato scelto nel 44,5% dei casi ma è in crescita quello a canone transitorio, passato da 21,8% a 27,1%. La motivazione di tale salto si deve ricercare nella ripresa delle locazioni per studenti e lavoratori fuori sede. Questo tipo di contratto è stato scelto anche da chi ha dirottato la casa vacanza sul segmento residenziale a causa delle minori presenze turistiche.

Mercato immobiliare: i piccoli centri urbani mettono a segno crescite interessanti

Le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon aumento dei valori immobiliari, grazie alla buona qualità di vita, alle aree verdi e alla vicinanza al mare.

Le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa restituiscono l’immagine di un mercato immobiliare decisamente favorevole, ma nelle grandi città si fa già sentire il rallentamento della domanda dovuto alle preoccupanti notizie di guerra in Europa.

In realtà si tratta di una sospensione del trend, testimoniato da un lieve allungamento dei tempi di vendita di immobili residenziali soprattutto nelle grandi città. Complessivamente, pertanto, la domanda di case non sembra essersi arrestata in modo stabile, e i due megatrend che trainano il mercato – il desiderio di acquistare la prima casa e quello di migliorare quella già esistente – fanno ben sperare in un ritorno all’investimento immobiliare, che in questi primi mesi del 2022 si è confermato anche grazie all’inflazione elevata, ma a livello di transazioni sono i comuni non capoluogo quelli che registrano un trend migliore, e questo si riflette anche sul dato relativo ai valori immobiliari, cresciuti dell’1,9% nella provincia e dell’1,8% nelle grandi città (+1,3% nell’hinterland).

Pertanto, le realtà più piccole e a misura d’uomo riescono a mettere a segno un buon risultato, a conferma di quanto era emerso nel 2021. Ci sono diversi piccoli centri, con una buona qualità di vita (aree verdi, vicinanza al mare), che registrano aumenti dei valori avvero considerevoli. Livorno è uno di questi, con una crescita dei prezzi dell’8,3% e per la quale sono in previsione importanti lavori di riqualificazione e potenziamento del porto. Si conferma l’ottimo trend di Trieste, che ormai da diversi semestri evidenzia un recupero dei valori immobiliari, essendo oggetto di interesse di acquisti da parte di investitori nazionali e internazionali per via del progetto di riqualificazione del porto Vecchio. Bene anche Pesaro, Ravenna e Trento. Una menzione a parte per Monza, che ha dalla sua la vicinanza a Milano, città dalla quale molti residenti si stanno trasferendo. Da segnalare poi che diversi capoluoghi della classifica sono anche sede di importanti poli universitari.  

Un altro indice interessante da tenere in considerazione per monitorare lo stato di salute del mercato immobiliare è costituito dai tempi di vendita, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato. I tempi di vendita diminuiscono leggermente nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia: nelle prime si registrano 114 giorni contro i 118 di un anno fa, nelle seconde 138 giorni contro 146 giorni dello stesso periodo del 2021; ma nell’hinterland delle grandi città si registra un calo nei tempi di vendita di ben tredici giorni rispetto all’ultima rilevazione, a testimonianza di una maggiore domanda. Infatti, i tempi di vendita più veloci si registrano a Vicenza (89 giorni), Taranto (100 giorni) e Modena (104 giorni), tutte città a misura d’uomo.

Tempi di vendita degli immobili più veloci. Milano e Bologna in corsa

Secondo Tecnocasa, continua il buon andamento del mercato immobiliare italiano, confermato dall’andamento dei tempi di vendita più brevi rispetto alle ultime rilevazioni.

Gli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Studi Tecnocasa mostrano tempi medi di vendita pari a 114 giorni nelle grandi città, 144 nei loro hinterland e 138 giorni nei capoluoghi di provincia. A distanza di un anno, pertanto, si riscontra rispettivamente una diminuzione di quattro giorni, tredici giorni e otto giorni, e questo rivela come il mercato immobiliare confermi una certa vivacità di fondo, in attesa di un prossimo rialzo delle quotazioni che, a causa dell’inflazione, si dà ormai quasi per scontato nei prossimi 24 mesi.

In particolare, i dati rivelano una certa contrazione dell’offerta dopo anni di costante superamento della domanda, quest’ultima prima tenuta in piedi dai tassi fissi dei mutui anche inferiori all’1%, e adesso sostenuta dal timore di una inflazione elevata e da un certo spostamento di liquidità dalla Finanza all’immobiliare, nonostante i tassi fissi del credito casa siano quasi triplicati nel giro di pochi mesi – oggi veleggiano intorno al 2,6-2,8% – ma sono ancora convenienti ed eventualmente rinegoziabili in futuro, nel caso assai improbabile di un ritorno verso i tassi prossimi allo zero.

Con l’offerta che diventa sempre più esigua, chi sta valutando l’acquisto dell’immobile deve velocizzare la sua decisione, e se trova l’immobile adatto alle proprie esigenze deve sbrigarsi a bloccare il prezzo (e a chiudere la trattativa), perché il rischio di essere superati da altri compratori è reale. Tra le grandi città, i tempi di vendita più lunghi si sono registrati a Bari dove per vendere un immobile occorrono 153 giorni, ma è in miglioramento di 9 giorni rispetto a un anno fa. Diminuiscono di 24 giorni i tempi di vendita a Verona, una delle città dove il mercato immobiliare si sta dimostrando particolarmente attrattivo. Milano si conferma la città più veloce, con 57 giorni, in contrazione di tre giorni rispetto ad un anno fa, confermando così la sua leadership sul mercato immobiliare.  A Bologna le abitazioni si vendono in 72 giorni, seconda città più veloce dopo Milano, ma il trend è in leggero peggioramento.

L’analisi dei tempi di vendita per l’hinterland delle grandi città conferma come in queste realtà il mercato immobiliare stia diventando sempre più veloce. Infatti, continua il trend che vede una ricerca sempre più forte nei comuni dell’hinterland, dove si stanno indirizzando coloro che hanno un budget più contenuto o che sono alla ricerca di soluzioni abitative più ampie o di soluzioni indipendenti. Gli hinterland dove occorre meno tempo per vendere casa sono quelli di Firenze (110 giorni) e di Napoli (129 giorni). Tra i capoluoghi di provincia spiccano quelli di Rovigo con 71 giorni, di Monza con 94 e di Vicenza e di Venezia con 95.

I quartieri emergenti muovono il mercato immobiliare delle grandi città d’Italia

Secondo Tecnocasa, ecco quali sono città per città i c.d. “quartieri emergenti”, ossia le aree abitative maggiormente degne di attenzione da parte di chi cerca l’abitazione principale o di chi vuole investire. 

La ricerca di spazi più ampi, di spazi esterni, di una migliore qualità della vita, di soluzioni di nuova costruzione, le agevolazioni sui mutui per gli under 36 nonché la realizzazione di politiche di rigenerazione urbana – ormai parte integrante ed effettiva dei piani urbanistici – stanno determinando dinamiche immobiliari ben precise che interessano sia le metropoli sia le realtà più piccole. Soffermandoci sulle metropoli, è importante capire quali sono i c.d. “quartieri emergenti”, ossia aree degne di attenzione da parte degli acquirenti sia di abitazione principale che di investimento

MILANOMilano è in questo momento la città per la quale è più facile indicare un quartiere emergente: i numerosi interventi in corso sul capoluogo lombardo e la sua trasformazione urbanistica hanno ormai catalizzato da tempo l’interesse dei potenziali acquirenti, investitori inclusi. Tra le aree che si sono riscoperte, negli ultimi mesi, si segnala quella a sud della città intorno a via Ripamonti e conosciuta anche come quartiere Vigentino. In posizione periferica ha avuto una ripresa in seguito al più ampio progetto della riqualificazione dello Scalo di Porta Romana con relativa attesa per il “Villaggio Olimpico” e soprattutto con la nascita di “Symbiosis” e della “Fondazione Prada”. Completa il quadro la vicinanza alla Bocconi che ha reso l’area interessante per chi desidera acquistare sia come prima casa sia come investimento. Giovani coppie, persone che rientrano da fuori città e investitori che acquistano tagli grandi da frazionare (ricorrendo spesso alle agevolazioni fiscali) oppure piccoli tagli da mettere a reddito rappresentano il target che anima la zona. Una soluzione usata in buono stato si aggira intorno a 4.000 euro al mq.  Il nuovo viaggia intorno a 5.000-6.000 euro al mq.

TORINO – A Torino i prezzi contenuti di alcuni quartieri periferici della città restituiscono dinamismo al mercato immobiliare cittadino. Tra questi citiamo Madonna di Campagna dove tanti giovani si stanno riversando potendo acquistare a prezzi medi intorno a 1.700 euro al mq. Chi è interessato a soluzioni di recente costruzione guarda con interesse ad “Area 12” e allo “Juventus Stadium” dove sorgono abitazioni degli anni ’80. Ci sono poi realtà immobiliari più popolari a 400-500 euro al mq, spesso acquistate da investitori che mettono a reddito l’immobile (300 euro al mese per un bilocale e 400 euro al mese per un trilocale). Le metrature ampie sono ricercate dalle famiglie che apprezzano il quartiere anche per i servizi e la qualità di vita offerti.  I prezzi medi per le tipologie signorili in buono stato si aggirano intorno a 2.500-2.800 euro al mq. Chi acquista predilige tipologie posizionate ai piani alti e dotate di ascensore, meglio se con doppia esposizione. In contrazione invece la domanda di chi acquista per realizzare un B&B.  In lieve ripresa a partire da giugno la domanda di immobili in locazione, in particolare da parte di studenti universitari per la vicinanza del Politecnico e di lavoratori fuori sede che lavorano presso il grattacielo San Paolo.

GENOVA – Anche il capoluogo ligure, i cui valori iniziano lentamente a riprendersi dopo anni di ribassi, presenta delle aree interessanti. Tra queste Foce, quartiere semicentrale della città che si sviluppa di fronte alla stazione di Brignole e non lontano da piazza de Ferraris.  Risponde a esigenze di acquirenti di prima casa e di investitori (sia come casa vacanza sia per mettere a reddito). La vicinanza al mare ha determinato nel tempo la presenza di acquisti come B&B e casa vacanza. Attualmente è alta l’attenzione degli investitori per la zona alla luce del fatto che sarà trasformata col progetto di riqualificazione del “Waterfront” di Levante: sorgeranno uffici, residenze di lusso, spazi per lo sport e un parco urbano di 16 mila mq. Disegnato da Renzo Piano prevede la completa trasformazione della zona che, da tempo, era adoperata solo per fiere ed esposizioni. L’offerta immobiliare include immobili d’epoca di prestigio con vista mare che, in ottimo stato, toccano anche 3.000 euro al mq. Quotazioni simili si registrano per le tipologie limitrofe alle strade dello shopping della città: via XX Settembre, via San Vincenzo, piazza De Ferraris. La quotazione media del quartiere per una soluzione in buono stato si aggira intorno a 2.000 euro al mq, per scendere a 1.500 euro al mq nelle strade più trafficate.

BOLOGNA – Il capoluogo emiliano, come Milano, negli ultimi semestri ha messo in luce un importante recupero dei valori che ha interessato, in particolare, le zone centrali e che sta facendo sentire i suoi effetti anche su quelle più periferiche e semicentrali. Tra queste si segnalano Borgo Panigale e Casteldebole. Il recupero dei valori in questi quartieri è legato agli interventi di riqualificazione realizzati nella più ampia zona di Santa Viola in cui essi rientrano. Sono state messe in atto azioni di miglioramento su aree di capannoni ormai dismessi, tra cui l’ex Sabiem, al cui posto sorgeranno strutture pubbliche per il quartiere.  Sono stati realizzati anche appartamenti e soluzioni indipendenti di nuova costruzione acquistabili a 2.900-3.400 euro al mq. Ciò sta portando ad un incremento dei valori immobiliari anche delle tipologie usate.  Alla luce dei nuovi interventi l’interesse per il quartiere arriva anche da chi risiede nelle zone limitrofe.  Bene anche i quartieri più centrali di San Donato e San Donnino: la domanda è alta grazie alle numerose infrastrutture come l’università, l’ospedale Sant’Orsola, FICO, la sede della Regione, la Fiera di Bologna, la sede dell’Unipol ed il nuovo centro direzionale della Guardia di Finanza. Le aree più richieste sono viale della Repubblica, via della Torretta e la zona di San Donnino. C’è attesa anche per la prossima apertura del “Centro Meteorologico Europeo” che dovrebbe attirare lavoratori provenienti da altri paesi europei.   

ROMA – A Roma una delle aree che sta vivendo un discreto dinamismo è quella dell’Eur e dei quartieri circostanti come Tre Fontane-Tintoretto e Serafico. Parliamo di un’area residenziale della città che negli ultimi anni ha visto diversi interventi di riqualificazione che ne hanno migliorato la percezione da parte dei potenziali acquirenti. Dopo il lockdown c’è stato un ulteriore apprezzamento dovuto al fatto che ci sono numerose soluzioni indipendenti. Nei quartieri di Tre Fontane-Tintoretto e di Serafico i valori sono ancora contenuti e questo consente l’acquisto soprattutto ad acquirenti giovani. Il quartiere, limitrofo all’Eur, attira famiglie che spesso lavorano nelle aziende che qui hanno sede. A queste si aggiungono giovani originari del posto che rientrano per vivere vicino ai genitori. Prevalgono le case di enti pubblici ormai riscattate e la zona è servita da metropolitane e bus. I prezzi medi si aggirano intorno a 3.500 euro al mq. La domanda di tagli ampi e dotati di spazi esterni sta portando la ricerca verso tipologie che si trovano nel quartiere di Serafico dove ci sono soluzioni di grandi metrature, spesso dotate di terrazzo o giardino. Il quartiere ha avuto un buon riscontro dopo il primo lockdown e questo, insieme a una bassa offerta, sta portando a un recupero dei valori. I prezzi, intorno a 3.800-4.000 euro al mq consentono l’acquisto a famiglie con una buona disponibilità di spesa e che fanno un acquisto migliorativo.   

PALERMO – A Palermo è la ricerca di abitazioni di taglio ampio (oltre i 100 mq) e dotate di spazi esterni a determinare l’incremento della domanda nei quartieri di Emiro, Zisa Nuova e Noce. Il mercato immobiliare ha messo in luce le tendenze emerse post lockdown. Emiro offre appartamenti, quasi sempre di metratura superiore a 100 mq, all’interno di complessi condominiali con spazio verde, parco giochi e posto auto costruiti tra gli anni ’70 e gli anni ’80 e acquistabili a prezzi medi di 1.300-1.400 euro al mq con punte di 1.500 euro al mq per le soluzioni ristrutturate. La presenza di tale offerta immobiliare determina richieste che provengono da persone residenti nei quartieri limitrofi. Altro aspetto apprezzato è la concentrazione dei principali servizi. Più popolare l’offerta immobiliare nel quartiere Noce dove i prezzi medi intorno a 800-1.000 euro al mq determinano richieste da parte di chi ha un budget più limitato. Qui comprano anche giovani che fanno ricorso, quando possibile, alle agevolazioni under 36. E queste ultime hanno dato una spinta anche al mercato del quartiere di Montepellegrino-Fiera, dove l’offerta immobiliare spazia dalle soluzioni di tipo popolare ante ’67, acquistabili a 600-700 euro al mq, agli immobili di tipo civile degli anni ’60-’70. a 1.500 euro al mq.