Febbraio 14, 2026
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I mercati europei sapranno gestire lo shock delle elezioni francesi?

L’ombrello dell’UE limita le ripercussioni dei cambiamenti di governo in Francia. Le banche centrali ridurranno gradualmente i tassi di interesse reali. Ancora positivi sulle mid-small cap italiane.

di Andrea Scauri, gestore azionario Italia presso Lemanik

L’aumento dell’incertezza geopolitica, che passa anche dalle elezioni in Francia, continuerà a mettere in discussione la narrativa “Goldilocks” (cioè di un ciclo economico equilibrato) e ad aumentare la volatilità dei mercati nel breve periodo. Tuttavia, riteniamo che le possibili ricadute dei cambiamenti di governo in Francia siano gestibili dai mercati, grazie a un assetto istituzionale europeo più solido rispetto al passato. I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di giugno in territorio leggermente positivo, con i mercati azionari statunitensi che hanno toccato nuovi massimi grazie alla performance dei “Magnifici 7“. Al contrario, i mercati azionari europei hanno faticato dopo l’esito delle elezioni europee e lo shock delle elezioni anticipate in Francia. Anche i mercati azionari sudamericani sono stati deboli a causa dei persistenti venti contrari sul fronte macroeconomico e delle transizioni politiche.

Nelle elezioni per il nuovo Parlamento europeo, abbiamo assistito a un aumento del numero di deputati dei partiti di destra e conservatori, con un indebolimento dei Verdi. Le implicazioni economiche più importanti potrebbero essere che il sostegno alle politiche di transizione verde potrebbe essere leggermente diluito, anche se il PPE rimane il partito più forte dell’Ue e quindi con spazio per confermare gli attuali obiettivi della politica energetica europea. Il Presidente francese Macron ha sorpreso i mercati sciogliendo il Parlamento a seguito dei risultati delle elezioni europee a livello nazionale e ha indetto nuove elezioni, dove al primo turno si è affermato il Rassemblement National di Marine Le Pen. L’aumento dell’incertezza politica che ne è derivato, unito ai crescenti rischi che ciò possa danneggiare le finanze pubbliche francesi, ha portato il differenziale di rendimento dell’OAT decennale francese rispetto alla Germania a 84 pb (+35 pb), il livello più alto degli ultimi 12 anni, con il rendimento dell’OAT decennale al 3,28%, mentre il rendimento del Bund è sceso di 22 pb al 2,4%. L’incertezza politica in Francia ha avuto un impatto anche sugli spread di altri paesi periferici: lo spread BTP-Bund è salito di 30 pb a 160 pb, con il 10Y al 4%.

Come ampiamente previsto, la Commissione europea ha proposto al Consiglio l’apertura di una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia (e di altri sei Paesi). Non vediamo alcun impatto rilevante a breve termine dalla richiesta di procedura d’infrazione. Lo sforzo per il bilancio italiano non è significativo ed è in gran parte già previsto nel percorso programmatico del governo, che tuttavia ha margini di manovra limitati. Giudichiamo positivamente le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giorgetti (nella foto), che ha rafforzato il concetto di “percorso di cautela” e “selettività” sulla finanza pubblica.

Negli Stati Uniti, l’ufficio di bilancio del Congresso ha pubblicato nuove proiezioni che indicano che il deficit federale dovrebbe essere di 1,9 trilioni di dollari, pari al 6,7% del Pil, nell’attuale anno fiscale 2024. Questa proiezione è superiore di oltre 400 miliardi di dollari rispetto alle previsioni di febbraio. Inoltre, si prevede che il deficit si ridurrà solo marginalmente nei prossimi anni, raggiungendo un minimo del 5,5% del Pil nel 2027, prima che l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei costi di servizio del debito lo riportino verso il 7% del Pil entro un decennio. Anche se riteniamo che i tassi rimarranno strutturalmente più alti rispetto al recente passato, la riduzione del costo del debito ci sembra l’unica strada politicamente percorribile per gestire la crescita del debito pubblico, motivo per cui ci aspettiamo che la Fed riduca i tassi il prima possibile. Questo scenario è favorevole alle azioni nel medio termine.

Il nostro scenario di base prevede una crescita economica modesta che non sfoci in una recessione, con un miglioramento in Europa e un rallentamento della velocità di crescita negli Stati Uniti (in particolare dei consumi) e le banche centrali che ridurranno gradualmente i tassi di interesse reali, prima la Bce, poi la Fed. In questo contesto continuiamo a essere costruttivi sulle mid-small cap italiane: storicamente, queste hanno sovraperformato, in media, all’inizio del ciclo di riduzione dei tassi. I temi chiave del nostro portafoglio rimangono il Green capex, con titoli come Danieli e Prysmian che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori, e la transizione energetica, dove confermiamo il nostro posizionamento sempre su Prysmian.

Le mid-small cap italiane hanno valutazioni attraenti. Focus su MPS, Intesa e BPM

Secondo Andrea Scauri (Lemanik), le valutazioni del mercato Usa sembrano elevate, mentre quelle Europee e italiane appaiono attraenti soprattutto per le mid-small cap.

di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik

Nel contesto macroeconomico attuale manteniamo la nostra visione prudente sui mercati perché vediamo ancora il rischio che le politiche monetarie restrittive continuino a influenzare la crescita economica nei prossimi mesi. È l’analisi di. In portafoglio rimaniamo complessivamente sovrappesati sui titoli finanziari, mentre siamo fuori dal settore dei servizi di pubblica utilità a causa del peggioramento dello scenario dei prezzi dell’energia. Siamo più prudenti sul lusso nel breve termine dopo la forte corsa dei titoli Ytd e abbiamo preso parzialmente profitto dal nostro posizionamento nell’Energia. Manteniamo un posizionamento selettivo sugli industriali e un’esposizione alle infrastrutture.

I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di marzo in territorio positivo, grazie ai segnali dovish (cioè a mantenere bassi i tassi) delle banche centrali, alla presenza di liquidità sui mercati, al significativo aumento delle probabilità di uno scenario “Goldilocks” – ossia un’economia in cui la crescita è positiva, ma non abbastanza consistente da spingere l’inflazione e neppure troppo debole da generare una recessione – caratterizzato da una crescita più forte del previsto e, in una certa misura, al boom dell’intelligenza artificiale. A nostro avviso, il mercato statunitense continua a prezzare con eccessivo compiacimento uno scenario in cui il rialzo sincronizzato delle banche centrali di circa 500 pb per frenare l’inflazione non porterà a evidenti danni macroeconomici o alle aspettative di una crescita degli utili strutturalmente più elevata, come indicato dalla compressione dei premi di rischio e degli spread di credito. Il mercato azionario sarà quindi vulnerabile nei prossimi mesi se la crescita economica dovesse deludere o in presenza di un’inflazione più resistente, mentre riteniamo leggermente meno in uno scenario in cui la Fed mantenga i tassi più alti per un periodo più lungo a causa del continuo aumento del debito pubblico statunitense.

La mediana dei partecipanti al Fomc (Federal Open Market Committee) ha confermato tre tagli dei tassi di interesse per quest’anno, anche se ora con un percorso più leggero di tagli nel 2025 e 2026 rispetto all’ultima previsione di dicembre. Tuttavia, il messaggio complessivo del presidente Powell è stato accomodante, con una posizione rilassata sull’aumento dell’inflazione a gennaio e febbraio. Pertanto, a meno di sviluppi sfavorevoli sull’inflazione, il piano per iniziare a tagliare i tassi da giugno sembra probabile. Nel caso della Fed, il mercato prevede un taglio dei tassi di circa 75 pb entro la fine del 2024, al 4,58% dal 5,33%. Lo stesso vale per l’Europa, dove il mercato prevede un taglio dei tassi di circa 100 pb entro la fine del 2024 al 3% (primo taglio di 25 pb a giugno con una probabilità dell’86%).

Le valutazioni del mercato statunitense sembrano elevate, mentre quelle dell’Europa e dell’Italia appaiono molto meno estreme e attraenti soprattutto per le mid-small cap italiane. Un altro fattore da tenere in considerazione è la concentrazione, che sta diventando sempre più elevata sia negli Usa che in Europa. Il gruppo noto come “Granolas” – Gsk, Roche, Asml, Nestlé, Novartis, Novo Nordisk, L’Oréal, Lvmh, AstraZeneca, Sap e Sanofi ha raggiunto circa il 25% della capitalizzazione dell’indice Stoxx600 e questo rappresenta un rischio, soprattutto in un momento in cui questa tendenza dovrebbe cambiare direzione. Un altro esempio è l’indice statunitense a media e piccola capitalizzazione Russell 2000, la cui performance ha recuperato da inizio novembre, ma gran parte del contributo è arrivato da un singolo titolo, Super Micro Computer (+254% Ytd), che ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 59 miliardi di dollari.

In portafoglio nel campo dei finanziari abbiamo mantenuto il nostro posizionamento su Banca Monte dei Paschi grazie alla valutazione e all’appeal speculativo. Gli altri nomi sono Intesa e Banco Bpm. Relativamente ai petroliferi abbiamo ridotto la nostra posizione su Tenaris e siamo ancora investiti in Saras. Nella difesa spicca Leonardo, che sta sfruttando tutto il suo potenziale (purtroppo anche aiutato dalla situazione geopolitica) in termini di ritracciamento grazie alle buone azioni messe in atto dal nuovo management. Nel green capex e sulla transizione energetica alcuni titoli beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori. In particolare, sulla transizione energetica confermiamo il nostro posizionamento su Prysmian, che sul tema beneficia dei grandi piani di investimento.
 

Lemanik: è il momento di un approccio più difensivo sui mercati

Le politiche monetarie restrittive potrebbero influenzare ancora negativamente la crescita economica nei prossimi mesi, per cui aumenterà la pressione sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. 

“Dopo la corsa registrata nei primi due mesi dell’anno, stiamo assumendo una visione più difensiva sui mercati perché vediamo il rischio che le politiche monetarie restrittive continuino a influenzare la crescita economica nei prossimi mesi. Inoltre, la performance del mercato è stata buona e il posizionamento degli investitori è tutt’altro che difensivo“. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

La volatilità dei mercati è diminuita e l’indice delle materie prime è sceso. Il prezzo del gas in Europa è sceso ulteriormente al livello più basso da giugno 2021 a causa delle temperature più miti, dei dati più deboli sulla produzione industriale in Europa e in Asia e della significativa ripresa della produzione rinnovabile. Il prezzo del petrolio è leggermente aumentato, mentre l’oro è rimasto sostanzialmente stabile. Il debito pubblico statunitense ha raggiunto la cifra record di 34 trilioni di dollari e la spesa per interessi è aumentata bruscamente da 200 a 700 miliardi di dollari all’anno, con una spesa annuale che supera addirittura quella per la difesa. La situazione si complica ulteriormente in un anno elettorale in cui i temi centrali sono l’aumento della spesa fiscale e la riduzione dei tassi di interesse.

A nostro avviso, ciò eserciterà nuove pressioni sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. “A livello settoriale, in questo contesto non stiamo apportando cambiamenti significativi nel nostro portafoglio. Rimaniamo complessivamente sovrappesati sui titoli finanziari e non abbiamo alcuna esposizione sui servizi di pubblica utilità a causa del peggioramento dello scenario dei prezzi dell’energia. Manteniamo il nostro posizionamento nell’energia, un posizionamento selettivo negli industriali e un’esposizione alle infrastrutture“, spiega Scauri. “Sui finanziari abbiamo mantenuto il nostro posizionamento su Banca Monte dei Paschi grazie alla valutazione e all’appeal speculativo. Gli altri nomi sono Intesa e Banco BPM. Unipol, dopo l’operazione di cui sopra, rappresenta ancora una partecipazione core”, continua Scauri. “Nel campo del petrolio abbiamo mantenuto la nostra posizione su Tenaris. Attualmente il nostro posizionamento è focalizzato sui temi legati al cosiddetto “green capex“, con titoli come Danieli e Prysmian che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori. Prysmian beneficerà anche dei grandi piani di investimento per spingere la transizione energetica“.

Lemanik: rallentamento e debito faranno scendere i tassi di interesse reali

Il conflitto tra Israele e Hamas ha aggiunto ulteriore complessità sul fronte dell’inflazione e della crescita, sulla quale prevediamo un rallentamento nel resto del 2023 e nella prima metà del 2024.

Di Andrea Scauri*

Il conflitto tra Israele e Hamas ha aggiunto ulteriore complessità sul fronte dell’inflazione e della crescita a un contesto macroeconomico già complesso. Nei prossimi mesi prevediamo un rallentamento della crescita economica, poiché il forte aumento dei tassi d’interesse inizierà ad avere un effetto restrittivo sull’economia. La curva dei rendimenti Usa a 2 e a 10 anni sta iniziando ad appiattirsi, come è tipico quando si avvicina la prospettiva di un rallentamento economico significativo e il mercato inizia a prezzare l’assenza di ulteriori rialzi dei tassi nel breve termine”. 

L’Eurozona ha registrato un ulteriore rallentamento economico, con il Pmi composito sceso a 46,5 punti, rispetto ai 47,2 di settembre e al livello più basso degli ultimi 35 mesi. La componente manifatturiera è rimasta stabile ma in territorio di profonda recessione (a 43 punti), mentre quella dei servizi è scesa a 47,8 punti dai 48,7 di settembre. Anche la Cina ha mostrato segni di rallentamento, con il Pmi manifatturiero sceso a 50,6 punti a settembre, mentre le preoccupazioni per il settore immobiliare sono rimaste elevate.

Sul fronte societario, questo trimestre abbiamo assistito a un aumento dei profit warning, con diverse aziende che hanno segnalato una riduzione dei volumi e/o della domanda, un peggioramento del contesto macroeconomico e pressioni inflazionistiche. In particolare: Worldline (titolo -59%), nel settore dei pagamenti, ha ridotto significativamente le aspettative per il 2023-24 segnalando un rallentamento maggiore del previsto dei consumi discrezionali in Germania e la decisione di interrompere i rapporti con alcuni commercianti online; Electrolux (titolo -14%), nel settore degli elettrodomestici, ha riportato risultati trimestrali ben al di sotto delle aspettative, con una crescita organica dei ricavi del -7,9% rispetto al -5,2% previsto, una domanda che rimane poco promettente. Sanofi (titolo -19%), nel settore farmaceutico, ha rivisto al ribasso le sue previsioni per il 2024 a causa di un aumento degli investimenti previsti in R&S e in parte a causa di un’aliquota fiscale più elevata; Société Generale (titolo -11%), nel settore bancario, ha ridotto la crescita annua dei ricavi prevista per i prossimi 3 anni da almeno il 3% a un intervallo compreso tra lo 0% e il 2%, riducendo anche l’obiettivo di ROTE; Alstom (titolo -38%), gruppo industriale operante nel settore delle infrastrutture ferroviarie, ha ridotto la propria guidance di Fcf per il 2024 di circa 1 miliardo di euro, a causa dell’inatteso aumento delle scorte, dei ritardi nell’esecuzione dei contratti e del rinvio degli ordini.

Continuiamo a prevedere che i tassi di interesse reali scenderanno nei prossimi mesi in risposta all’indebolimento del contesto macroeconomico e all’aumento del debito pubblico, con un leggero ampliamento degli spread creditizi. Sul fronte delle imprese, prevediamo un ulteriore rallentamento della crescita nel resto del 2023 e nella prima metà del 2024, in quanto i volumi rimangono sotto pressione, l’effetto positivo dei prezzi si attenua e i portafogli ordini si normalizzano. Anche le aziende che hanno necessità di rifinanziamenti significativi nel 2024 e nel 2025 dovranno essere monitorate attentamente, poiché le spese per interessi aumenteranno.

In questo scenario, in portafoglio continuiamo a preferire la qualità ai ciclici. Sui finanziari abbiamo concentrato il nostro posizionamento su due banche (Banco BPM e Banca Monte dei Paschi) sulla base della valutazione e dell’interesse speculativo, mentre abbiamo chiuso il nostro posizionamento su Mediobanca. Sebbene il piano industriale annunciato sia solido, la performance del titolo dovrebbe essere stata favorita dalle recenti speculazioni sulla prossima nomina del consiglio di amministrazione. Sul petrolio, abbiamo mantenuto la nostra posizione su Tenaris, così come la nostra partecipazione in Saipem. Il nostro posizionamento si concentra poi sui temi legati al cosiddetto “green capex“, con titoli come Danieli e Prysmian, che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori.

*Gestore azionario Italia di Lemanik