Aprile 29, 2026
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Immobili per l’impresa: nel 2023 i capannoni e i negozi gli asset più interessanti

I capannoni saranno l’asset più interessante per le imprese della Logistica. Nel retail, i negozi di prossimità sono certezze su cui contare. In aumento il cambio di destinazione in abitazioni civili dei locali su strade non di passaggio.

Di Fabiana Megliola*

Sebbene il 2022 sia stato un anno in cui il mercato degli immobili per l’impresa ha mostrato un andamento migliore rispetto a quanto si potesse pensare, i dati previsionali per l’anno in corso sono più difficili da stimare. Infatti, le prospettive economiche per il Paese sono di una crescita più contenuta rispetto al 2022, e i rincari energetici e delle materie prime faranno ancora sentire i propri effetti nel 2023, e questo potrebbe incidere sul mercato immobiliare; a questo si aggiunge l’aumento dei tassi di interesse, che condiziona non poco chi deve finanziare le operazioni di acquisizione tramite il credito.  

I capannoni sono l’asset su cui in questo momento si stanno concentrando gli interessi degli operatori del settore, per cui lo sprint della logistica e della produzione insieme alla carenza di prodotto sul mercato potrebbero creare tensione sui prezzi, soprattutto sulle tipologie in buono stato o nuovo. Si parla di un settore con un importante impatto sull’ambiente e, per questo, sarà sempre più orientato verso la sostenibilità e il recupero dell’esistente laddove non ci fossero gli spazi per edificare. Inoltre, si confermerà la tendenza delle aziende a edificare l’immobile da utilizzare, così come sono buone le prospettive per la c.d. logistica dell’ultimo miglio.

Più articolato e complesso il futuro del segmento del retail, in attesa di capire quale impatto avrà l’aumento dei prezzi sui costi di gestione degli imprenditori e, soprattutto, come cambieranno – e se cambieranno – le abitudini di consumo dei consumatori. Il delivery e i negozi di prossimità sono ormai certezze del mondo retail, e si confermeranno nel tempo. Nelle località attrattive dal punto di vista turistico, così come nelle grandi metropoli, saranno le top location a tenere i prezzi dei negozi, mentre i brand più importanti, soprattutto del settore luxury, cercheranno di posizionarsi nel migliore dei modi. Anche la ristorazione in queste località dovrebbe reggere, ma soprattutto continueranno a esserci interesse e opportunità per gli investitori che punteranno a rendimenti elevati del proprio investimento. In tal senso, si potrebbe fare strada una certa tendenza a trasformare le soluzioni su strada non di passaggio – oggi scarsamente attrattive per qualunque imprenditore del retail – in abitazioni civili, sempre che i regolamenti comunali e condominiali lo consentano. Infatti, il cambio di destinazione d’uso non sempre è consentito, ma è una pratica largamente diffusa nelle località e città turistiche più rinomate, per via della domanda di alloggi in affitto breve sempre in crescita dalla fine delle restrizioni pandemiche.

Fabiana Megliola (Tecnocasa)

Sugli uffici, le soluzioni più obsolete, alla luce del recupero del mercato residenziale, potranno ancora subire un cambio di destinazione d’uso in residenziale (laddove possibile). Non dovrebbero esserci, invece, difficoltà per il collocamento di immobili di ultima generazione, soprattutto se costruiti secondo criteri di efficienza energetica: il contenimento dei costi di gestione è un aspetto ben accetto dalle aziende. Ma non dobbiamo dimenticare che queste ultime continuano a incentivare lo smart working, e che nei loro obiettivi c’è quello di dare importanza alla cura dei dipendenti, puntando al loro benessere e cercando di conseguenza spazi di lavoro sempre più integrati con l’ambiente circostante. Pertanto, si confermerà il trend emerso nel 2022, che ha visto le aziende rivedere il layout degli spazi ed evitare sprechi di risorse in seguito al progressivo rientro in presenza dei dipendenti.

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Immobili commerciali, -13,8% tra prezzo iniziale e finale. Quanto rende investire in un negozio in città

Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi. Ecco quanto può rendere un negozio nelle grandi città d’Italia. Roma e Firenze superano il 10% annuo.

Nel 2021 il mercato degli immobili per l’impresa si è ripreso, pur dimostrando ancora delle fragilità. I dati sui volumi scambiati lo confermano. Uno dei segmenti maggiormente dinamici è stato quello dei capannoni grazie all’esplosione della logistica e alla ricerca di spazi da parte di aziende di produzione che, in molti casi, hanno riportato in Italia l’attività con un’operazione di reshoring.

A questa domanda elevata non corrisponde tuttavia altrettanta offerta, soprattutto di nuova costruzione. Sul mercato, infatti, abbondano le tipologie usate e questo spiega il motivo per cui il ribasso, rispetto al prezzo richiesto, è elevato. Tecnocasa lo ha calcolato uno sconto medio del 13,8% in fase di trattativa, soprattutto sui negozi dove a muoversi per l’acquisto sono prevalentemente investitori alla ricerca di un asset che possa garantire rendimenti annui lordi intorno al 10%. La possibilità di trattare il prezzo sta portando molti alla ricerca di “occasioni”. A seguire i laboratori (-12,2%) e i capannoni (-11,0%). Questi ultimi in particolare penalizzati dalla vetustà. Sconti più contenuti sugli uffici (-9,4%) dove, al momento, c’è interesse in particolare per le tipologie immobiliari di nuova generazione per le quali è più difficile negoziare. Comprano sia professionisti, certi della solidità della propria attività, sia investitori che si orientano su soluzioni all’interno di contesti residenziali al fine di mettere in atto un cambio di destinazione d’uso in abitativo.    

Il segmento degli immobili per l’impresa ha messo in luce una ripresa nella prima parte del 2021, soprattutto lato compravendite come testimoniano i dati delle agenzie delle Entrate che hanno registrato un trend crescente. Se guardiamo alle tipologie commerciali, si evidenza un aumento del 15,4% rispetto alla prima parte del 2019 e del 61,8% rispetto alla prima parte del 2021, e la metà delle compravendite (di negozi) sono state indirizzate all’investimento. Gli investitori, infatti, stanno tornando anche se con prudenza a impiegare i propri capitali su questo asset cercando soluzioni ben posizionate e già locate da tempo e puntando a rendimenti elevati. I rendimenti annui lordi possono infatti superare anche il 10% in vie di passaggio per scendere in alcune zone top. Nelle grandi città i rendimenti annui lordi possono andare dall’8,5% medio di Milano per arrivare all’11,1% di Roma e al 10,4% di Firenze.

Immobili per l’impresa nel 2021. Lo sviluppo industriale e commerciale passa anche da loro

I dati Istat relativi al terzo trimestre del 2021 evidenziano un aumento del Pil del 2,6% rispetto al trimestre precedente, e confermano la chiusura d’anno a +6%. Risultati incoraggianti, che si trasmettono anche al settore immobiliare per l’impresa.  

di Fabiana Megliola*

Per parlare del settore degli immobili per l’impresa, occorre contestualizzarlo all’interno del quadro economico del nostro Paese, che continua a dare segnali positivi grazie ai progressi della campagna vaccinale e al recupero della mobilità. Infatti, gli ultimi dati diffusi dall’Istat, relativi al terzo trimestre del 2021, evidenziano un aumento del Pil del 2,6% rispetto al trimestre precedente, e confermano la chiusura d’anno a +6%.

Risultati incoraggianti, resi possibili grazie al traino dell’industria e al recupero dei servizi, in particolare dal comparto manifatturiero. All’interno di questo scenario, Tecnocasa evidenzia un aumento della domanda di immobili per l’impresa, in acquisto ed in affitto, da destinare alla produzione e allo stoccaggio delle merci. Le aziende, infatti, cercano metrature ampie per collocare impianti o per stoccare le materie prime a seguito di processi di riorganizzazioni delle filiere o di reshoring finalizzato a ridurre la distanza tra approvvigionamento, produzione e consumo. Continua, poi, il buon andamento della logistica grazie al boom dell’e-commerce, dato che su questo settore è stato realizzato il 73,5% di operazioni di locazione ed il 26,5% di operazioni di acquisto. Per le prime prevale la finalità di stoccaggio (48%), seguita dalle lavorazioni artigianali (14,4%) e dalla produzione (11%); ed anche in acquisto prevale la finalità di stoccaggio (50,8%). Questo trend trova conferma nei dati di uno studio del Politecnico di Milano, che conferma lo stoccaggio merce come prioritario, sebbene preveda un futuro di magazzini capillari e di prossimità, automatizzati e sostenibili.

Per tutte queste tipologie di immobili, a prescindere dalla finalità per cui vengono locate o acquistate, è importante la location lungo arterie di collegamento strategiche e a ridosso delle metropoli. Anche il contenimento dell’impatto ambientale è importante in questo settore, che soffre di una carenza di offerta in grado di rispondere alle esigenze delle imprese: aree di carico scarico, presenza di bilici, altezze adeguate e soprattutto impianti a norma. Inoltre, vi è carenza di nuove costruzioni per l’impresa, per cui nell’ultimo anno diverse aziende hanno commissionato la costruzione di capannoni e sta aumentando la ricerca di terreni dove costruire.

I capannoni si lasciano alle spalle dieci anni di ribasso di prezzi, che sono diminuiti del 31,4% per le soluzioni nuove e del 34,6% per quelle usate. I canoni di locazione hanno avuto un ribasso maggiore sulle tipologie nuove (-29,3%) rispetto a quelle usate (-24,7%). Questo ha portato però le imprese solide patrimonialmente ad acquistare, cogliendo delle opportunità e sapendo che poi devono procedere a riqualificare.  Lo dimostrano anche i dati diramati dall’Agenzia delle Entrate, che nel 2021 hanno testimoniato un aumento delle transazioni di immobili destinati all’impresa del 65,2% rispetto al 2020 e del 20% rispetto al 2019. I tagli più richiesti sia in locazione che acquisto sono inferiori a 500 mq, ma c’è un discreto movimento per le metrature oltre i 1500 mq.

Sul mercato dei negozi, i prezzi e i canoni sono ancora in diminuzione e, dopo le difficoltà importanti registrate durante il lockdown, sembrano esserci ora spiragli di ripresa. Le informazioni congiunturali più recenti segnalano un’ulteriore forte espansione dei consumi, favorita dall’allentamento delle restrizioni associato ai progressi nella campagna di vaccinazione. Il clima di fiducia delle famiglie è a livelli elevati e gli ultimi dati sui consumi degli Italiani, diffusi da Censis e Confimprese, fanno ben sperare (+14,2% rispetto allo stesso periodo del 2020). A tal proposito, diverse indagini suggeriscono che gli italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico, da cui trarre emozioni e benessere. Pertanto, la tendenza sarà quella di procedere ad una combinazione di canali fisici e online. Tra questi certamente il settore della ristorazione, che in seguito al forte ridimensionamento dei flussi turistici è in parte sopravvissuta grazie al delivery e alla possibilità di occupare gli spazi esterni nei mesi estivi, ed anche grazie alla rinegoziazione dei canoni di locazione.

Si conferma la tenuta del negozio di vicinato, in particolare nelle zone più periferiche dove aprono ancora minimarket. Le catene della distribuzione organizzata continuano a cercare spazi da destinare all’apertura di supermercati di prossimità, anche in zone centrali. Maggiori difficoltà per le posizioni di minor passaggio occupate da attività che ricorrono esclusivamente all’e-commerce e da chi eroga servizi a persone e imprese (è il caso dell’ufficio su strada).  C’è interesse da parte degli investitori, che restano prudenti, alla ricerca di immobili spesso già locati da tempo ad inquilini affidabili e con rendimenti che possono superare anche il 10 % annuo lordo. Il ribasso dei prezzi di questo asset immobiliare, infatti, ha incentivato l’acquisto: negli ultimi dieci anni i valori sono diminuiti del 38% nelle vie di passaggio e del 42,5% nelle vie non di passaggio, i canoni di locazione hanno registrato una contrazione del 36% sulle vie non di passaggio e del 37,8% nelle vie di passaggio. E così, i dati sulle compravendite diramati dall’Agenzia delle Entrate hanno visto nel 2021 un aumento del 61,8% rispetto al 2020 e del 15,4% rispetto al 2019.

Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno coinvolto soprattutto il segmento degli uffici che, prima del Covid, soffrivano già per problematiche di vetustà, posizionamento e costi di gestione elevati. Tante aziende confermeranno lo smart working, con modalità diverse, all’interno di una revisione dei processi organizzativi e hanno già provveduto a ridisegnare i layout degli uffici. I luoghi di lavoro del futuro punteranno soprattutto a facilitare le relazioni tra i lavoratori e a garantire loro benessere. Si pensano strutture che comunichino con il quartiere circostante e che siano efficienti dal punto di vista energetico. Gli interventi di ultima generazione, e Milano ancora una volta è capofila in questo, sono progettati per avere certificazioni green. I professionisti, in particolare, si associano o si spostano in strada per abbattere i costi, e se l’immobile ha un prezzo interessante chi ha un’attività solida lo acquista.

Infine, lieve aumento dei canoni di locazione e ribasso dei prezzi sui laboratori che vedono comunque un buon riscontro da parte di piccoli artigiani. Negli ultimi dieci anni i prezzi sono diminuiti del 35,1%, i canoni di locazione del 29,3%”.

* Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Immobili per l’impresa, compravendite in aumento. Segnali di ripresa da tutti i settori

Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Nel secondo trimestre del 2021 le compravendite degli immobili per l’impresa hanno registrato un aumento.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sugli immobili per l’impresa, durante la pandemia, sono stati piuttosto seri, accentuando il trend negativo degli anni precedenti sui canoni di locazione, rivisti costantemente al ribasso anche grazie al fiorire di accordi in deroga. Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Il calo riscontrato nel 2020 sulle compravendite di capannoni (-27,2%) ha favorito durante gli ultimi mesi del 2021 una ripresa dell’interesse ed una crescente propensione all’acquisto, conseguente alla ripresa della produttività delle imprese.

Del resto, il trend dei prezzi dei capannoni, negli ultimi dieci anni, ha visto ridimensionare drasticamente le quotazioni, con il nuovo sceso del 32% e l’usato del 36%. Idem per gli affitti, calati del 31,4% per il nuovo e del 29,2 % per l’usato. Nel secondo trimestre del 2021, però, le compravendite degli immobili per l’impresa secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate hanno registrato un aumento: il settore produttivo + 85,4%, i depositi +102,3%, i negozi + 94,2%, gli uffici +81,5%. Balzi importanti dovuti ai bassi volumi che si sono realizzati durante il lockdown. Un confronto con lo stesso periodo del 2019 evidenzia comunque un incremento su tutte le tipologie, e oggi i dati dell’ufficio studi di Tecnocasa e Tecnorete Immobili per l’Impresa segnalano un aumento di richieste di acquisto e di conseguenza anche di compravendite.

Sui capannoni e depositi, tipologia che dallo scoppio della pandemia ha registrato un recupero costante, la ripresa sembra essere determinata soprattutto dai prezzi bassi che ormai hanno raggiunto e che ha portato le aziende all’acquisto, in particolare quelle consolidate sul territorio. Infatti, negli ultimi dieci anni i prezzi dei capannoni sono diminuiti del 31,4% per le tipologie nuove e del 34,6% per quelle usate. La maggioranza delle compravendite di capannoni ha avuto come finalità la creazione di depositi, a seguire l’investimento. Il 62,1% delle transazioni ha interessato tagli fino a 500 mq. L’aspetto cruciale, in questo momento, sembra essere la scarsa offerta che sta spingendo molte aziende, soprattutto nella logistica, a cercare terreni per costruire il capannone. Il segmento del retail è stato quello più impattato dalla pandemia, e questo ha determinato anche la liberazione di molti spazi. Nella maggioranza dei casi sono stati gli investitori a cogliere l’occasione per comprare sia spazi vuoti sia occupati. Inoltre i negozi, in particolare se posizionati in via non di passaggio, siano stati spesso destinati ad uso ufficio.

Il 48,4% degli acquisti è finalizzato all’investimento. Si scambiano prevalentemente tagli fino a 50 mq. Anche questa tipologia immobiliare ha evidenziato, negli ultimi dieci anni, un calo dei valori del 38% per le posizioni in via di transito e del 42,5% per quelle in via non di passaggio. Per gli uffici si segnala un aumento delle transazioni e in questo caso ad acquistare sono nella maggior parte dei casi utilizzatori, spesso liberi professionisti, che stanno approfittando del ribasso dei prezzi che negli ultimi 10 anni è stato del 37% per le soluzioni nuove e del 38,4% per quelle usate.